"
"Ridurre l'anarchismo alla nozione di "autogoverno", significa depotenziarlo come critica sociale e come alternativa sociale, che consistono nella demistificazione della funzione di governo, individuata come fattore di disordine."

Comidad
"
 
\\ Home Page
Benvenuto nel blog del COMIDAD:

Home Page
 
Di comidad (del 24/09/2026 @ 00:05:03, in Commentario 2026, linkato 3018 volte)
Il mitico accordo ottenuto da Trump sulla Groenlandia non aggiunge assolutamente nulla a quanto già era pienamente nella disponibilità degli USA. Nulla di strano che i danesi abbiano celebrato l’accordo come una loro vittoria, visto che lascia invariato il dato attuale; infatti la Groenlandia è sotto l’esclusivo controllo militare degli USA da più di ottanta anni. Per quanto riguarda poi le terre rare e le altre risorse minerarie, quelle sono sempre state a disposizione delle multinazionali USA; sennonché investire in ricerche ed estrazioni minerarie in Groenlandia è particolarmente costoso e rischioso a causa dello spessore della crosta glaciale. Vale per la Groenlandia ciò che vale per il Venezuela: le corporation multinazionali sono disposte ad investire soltanto se il governo federale sussidia l’operazione e garantisce finanziariamente per costi e rischi. L’attitudine delle corporation a privatizzare i profitti e socializzare costi e perdite, è ormai talmente sgamata che nessuno si è bevuto la retorica distopica e catastrofista dei CEO delle aziende dell’IA; si è capito invece all’istante dove andavano a parare, cioè pretendere che i governi elargiscano sussidi e protezioni alle aziende dell’IA col pretesto della sicurezza nazionale.
Se si analizzano i risultati effettivi dell’aggressione di Trump al Venezuela al di là delle suggestioni mediatiche, anche in quel caso ci si accorge che gli USA non hanno ottenuto nulla di più di ciò che Maduro aveva già offerto prima di essere sequestrato; persino la vendita del petrolio in dollari era impedita dalle sanzioni USA e non dalle fisime del governo di Caracas. La propaganda non è più una delle componenti della politica, ma soppianta integralmente la politica, per cui le iniziative non sono mirate a ottenere un risultato reale, ma per l’effetto scenico: uno spot pubblicitario per vendere il mito della superpotenza americana. L’esibizione di una immagine vincente può essere in parte funzionale a spingere gli investitori esteri a continuare a comprare i titoli del Tesoro USA; ma è soprattutto il diversivo esterno di una cleptocrazia concentrata al suo interno a spremere i contribuenti poveri.
Sarebbe interessante individuare il periodo in cui nel cosiddetto Occidente il ruolo delle pubbliche relazioni ha cominciato a debordare. L’ideologia liberale è nata tra il ’600 e il ’700 per tutelare gli interessi dei ceti proprietari contro la pressione fiscale dei monarchi; quindi niente tasse senza rappresentanza parlamentare. I vari apologeti della proprietà privata, come John Locke, ci narravano di un parlamento “buono” a difesa della libertà contro l’assolutismo dei monarchi. Fin qui niente di strano; anzi, è del tutto fisiologico che una ideologia offra una rappresentazione idealizzata degli interessi di una parte. Del resto c’era un po’ di fondamento nel vittimismo dei proprietari fondiari che si lamentavano dell’avidità e della arroganza di sovrani pronti a sperperare denaro in guerre dinastiche e in sfarzo regale. Il problema quindi non sta nel liberalismo classico, ma nel cosiddetto neoliberalismo (o neoliberismo: i due termini sono alternati e ormai usati come sinonimi). Il cosiddetto neoliberalismo si affaccia alla metà degli anni ’70 del secolo scorso con Milton Friedman, che può essere considerato l’autore che fa da anello di passaggio dalla rappresentazione idealizzata degli interessi di una parte al vero e proprio imbonimento fraudolento che sovverte completamente i fatti. Friedman avalla la spregiudicatezza narrativa affermando che per “cambiare”, cioè per privatizzare e concentrare la ricchezza, è necessario approfittare delle crisi, che siano reali o “percepite”. Insomma per saccheggiare le risorse pubbliche va benissimo inventare emergenze fittizie.

...

Continua a leggere...

 
Di comidad (del 17/09/2026 @ 00:05:00, in Commentario 2026, linkato 5407 volte)
Una delle tecniche più usate e abusate dai media per bloccare una informazione che possa disturbare la narrativa ufficiale, è quella di enfatizzare gli aspetti già risaputi per distrarre dal dato inedito. Che il governo israeliano fosse stato messo al corrente da più parti di un imminente attacco di Hamas, risultò evidente immediatamente dopo il 7 ottobre del 2023. Altri aspetti della narrativa ufficiale sul 7 ottobre si sono sgonfiati immediatamente, come la storia degli sgozzamenti di bambini e degli stupri; inoltre è risultato che molte delle uccisioni la cui responsabilità era attribuita ad Hamas, erano invece state causate della famigerata “direttiva Hannibal”, applicata dall’IDF anche ai civili israeliani e non soltanto ai militari. La vera novità rappresentata dalla inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz di qualche giorno fa, consiste nello smontare uno dei maggiori alibi per giustificare il genocidio a Gaza. Nei giorni immediatamente successivi il Qatar aveva già prospettato al governo israeliano la possibilità di un rilascio senza condizioni da parte di Hamas di tutti gli ostaggi civili (che poi erano i soli ostaggi, dato che i militari andavano considerati prigionieri di guerra). L’attacco israeliano a Gaza non aveva quindi nulla a che vedere con la liberazione degli ostaggi. Le modalità dell’attacco israeliano a Gaza già indicavano un totale disprezzo per la vita dei cosiddetti ostaggi; oggi però i nostri media hanno una evidenza in più da omettere.
Va detto che è del tutto inutile chiedersi quale effetto politico possano sortire queste notizie, poiché la risposta sarebbe fin troppo ovvia: nessun effetto. Non esiste l’eventualità che prove contrarie possano in qualche modo disturbare la narrativa ufficiale, come si è visto nel caso dell’attentato al gasdotto North Stream. Sempre contro l’evidenza, in Germania l’AFD viene rappresentata dai media come un partito antisistema. Il fatto che l’AFD abbia più volte preso posizioni esplicitamente filoisraeliane e sioniste, è del tutto irrilevante; anzi, dimostrerebbe addirittura che l’AFD è antisemita. Quale sia invece la realtà, lo dimostra il modo in cui l’AFD ha contestato al governo Merkel la decisione di consentire l’ingresso in Germania di quasi un milione di profughi siriani. Per come la questione viene impostata, sembrerebbe che la Merkel abbia visto un milione di siriani passare da quelle parti e li abbia invitati di sua iniziativa. Ci si potrebbe figurare la conversazione, con la Merkel che invita i siriani in Germania esortandoli a non essere timidi e a non fare cerimonie, mentre i siriani rispondono che non vorrebbero disturbare; ma, visto che la Merkel insiste, accettano l’invito. La realtà è che nel 2015 era in corso un'aggressione occidentale alla Siria per eliminare il regime di Assad, quindi prendersi il milione di siriani era necessario per non screditare la propaganda sulle finalità umanitarie dell’aggressione occidentale. Che l’eliminazione di Assad fosse funzionale al Grande Israele, risulta palese oggi che l’esercito israeliano occupa il sud della Siria. Grazie alle posizioni acquisite in Siria, l’esercito israeliano sta occupando anche il sud del Libano ed effettuando una pulizia etnica; il che comporta la prospettiva di altri milioni di profughi che premono alle porte dell’Europa. Di tutto questo non c’è traccia nella comunicazione dell’AFD, il che indica la pretestuosità della sua polemica sull’immigrazione; e dimostra che, seppure nell’AFD ci fossero antisemiti, sicuramente non ci sono antisionisti. Del resto è il sistema della fintocrazia, per cui vengono offerte all’elettorato alternative fittizie in modo che proceda indisturbato il pilota automatico del flusso dei soldi. Se Israele e l’Ucraina la finiscono con la guerra, finisce anche il giro dei soldi di cui sono al centro e che li mantiene in vita.

...

Continua a leggere...

 
Di comidad (del 10/09/2026 @ 00:06:43, in Commentario 2026, linkato 5630 volte)
Il dibattito sulle prospettive dell’intelligenza artificiale spazia in un ventaglio piuttosto ampio, che va dal “palladivetrismo” da talk-show fino a proiezioni seriamente argomentate. Accerteremo nei prossimi anni se l’IA sarà stata capace di mantenere le sue promesse di spalancare nuove frontiere tecnologiche e, al tempo stesso, di attuare le sue minacce di distruzione di posti di lavoro. Per il momento ci tocca accontentarci delle evidenze, dei dati di fatto.
Secondo le ricerche pubblicate dal Massachusetts Institute of Technology, soltanto il 5% delle aziende di IA è attualmente in grado di produrre profitti. A fronte di profitti così esigui, le valutazioni dei titoli azionari di queste aziende risultano chiaramente gonfiate; infatti è entrata nell’uso comune l’espressione “bolla dell’intelligenza artificiale”.
Vedremo quando, oppure se, la bolla scoppierà. Il dato certo è che a gonfiare la bolla non sono semplicemente le manovre speculative e tantomeno le aspettative di futuri profitti delle aziende IA. Se Blackrock e il suo braccio nell’IA, Nvidia, continuano ad investire in queste aziende è, evidentemente, perché ritengono che i mancati profitti saranno compensati da qualcos’altro. In realtà alla base di tutto il castello speculativo c’è sempre il caro vecchio denaro pubblico. Nel 2022 l’amministrazione Biden ha stanziato circa duecentocinquanta miliardi di dollari nel settore dei chip e dell’IA. Circa cinquanta miliardi di dollari sono stati dati alle imprese in forma esplicita di sgravi fiscali e di sussidi. Una cifra molto maggiore, duecento miliardi, è stata invece distribuita sotto l’etichetta generica di fondi pubblici per la ricerca.

...

Continua a leggere...

 
Di comidad (del 03/09/2026 @ 00:05:48, in Commentario 2026, linkato 5757 volte)
L’ex analista della CIA Larry Johnson ha affermato che l’unica spiegazione plausibile del viaggio a Mosca del direttore della CIA, John Ratcliffe, è quella che si sia trattato di andare a recuperare le salme di appartenenti all’agenzia che sono caduti nei combattimenti in Ucraina. Un dettaglio che conferma questa ipotesi è quello delle dimensioni del Boeing che ha portato Ratcliffe a Mosca; si tratta infatti di un velivolo militare in grado di reggere carichi pesanti come i carri armati, quindi anche il peso di un certo numero di bare. Un ulteriore dettaglio a sostegno dell’ipotesi dell’operazione umanitaria, è la contestuale presenza a Mosca di un diplomatico del Vaticano, che potrebbe aver svolto un ruolo di trattativa presso il ministero degli Esteri russo per favorire il rilascio delle salme degli agenti della CIA, in modo da restituirle alle loro famiglie. La presenza massiccia di personale CIA in Ucraina non è una supposizione, bensì un dato di fatto più volte riferito dalla comunicazione ufficiale, spesso legata alla stessa CIA, come il quotidiano New York Times; in Italia la principale agenzia di stampa, l’ANSA, ha ripreso con dovizia di dettagli le notizie sul radicamento della CIA in Ucraina fin dal 2014 (anche se c’è una documentazione desecretata che fa risalire la penetrazione della CIA in Ucraina addirittura agli anni ’50). Del resto non sarebbe realistico ritenere che, con un numero così elevato di addetti all’intelligence dislocati sul campo, la CIA non abbia dovuto subire delle perdite in Ucraina. Certo, si tratta di bazzecole rispetto ai milioni e milioni di soldati russi morti di cui ci narrano i nostri media.

...

Continua a leggere...

 

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (5)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (52)
Commentario 2018 (52)
Commentario 2019 (52)
Commentario 2020 (54)
Commentario 2021 (52)
Commentario 2022 (53)
Commentario 2023 (53)
Commentario 2024 (51)
Commentario 2025 (53)
Commentario 2026 (38)
Commenti Flash (62)
Documenti (32)
Emergenze Morali (1)
Falso Movimento (12)
Fenêtre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (35)
Links (1)
Manuale del piccolo colonialista (19)
Riceviamo e pubblichiamo (1)
Storia (9)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


25/09/2026 @ 00:37:02
script eseguito in 67 ms