Vai al contenuto

Andrea Centazzo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Andrea Centazzo
Andrea Centazzo nel 2006
NazionalitàItalia (bandiera) Italia
Stati Uniti (bandiera) Stati Uniti
GenereJazz
Jazz d'avanguardia
Free jazz
Improvvisazione libera
Periodo di attività musicaleanni 1970 – in attività
Strumentopercussioni
EtichettaIctus Records, PDU, Metalanguage, Dodicilune, Klanggalerie, Don Giovanni Records
Sito ufficiale

Andrea Centazzo (Udine, 23 marzo 1948) è un percussionista, compositore, produttore discografico e artista multimediale italiano naturalizzato statunitense.[1]

Attivo professionalmente dagli inizi degli anni settanta, si è affermato nell'ambito del jazz d'avanguardia e della musica improvvisata, sviluppando successivamente un'attività che comprende composizione contemporanea, ricerca sulle percussioni, musica elettroacustica, arti visive, teatro musicale e produzioni multimediali.[1][2]

Nel corso della carriera ha collaborato, fra gli altri, con Giorgio Gaslini, Steve Lacy, Derek Bailey, Evan Parker, John Zorn, Don Cherry, Alvin Curran, Albert Mangelsdorff, Gianluigi Trovesi, Giancarlo Schiaffini, Toshinori Kondo, Eugene Chadbourne, Tom Cora, Henry Kaiser, Fred Frith, Anthony Coleman, Andrew Cyrille, Sylvano Bussotti e Theo Jörgensmann.[1][2][3]

Nel 1976 ha fondato con Carla Lugli la Ictus Records, etichetta indipendente dedicata soprattutto alla musica improvvisata e di ricerca. Dagli anni ottanta ha progressivamente esteso la propria attività alla composizione per grandi ensemble, alla videoarte, alle musiche di scena e alle opere multimediali. La Biblioteca delle Arti dell'Università di Bologna conserva il Fondo e Archivio Andrea Centazzo, che documenta la sua produzione e una parte significativa della scena italiana e internazionale dell'improvvisazione dagli anni settanta in poi.[4]

Formazione e primi anni

[modifica | modifica wikitesto]

Dopo una breve esperienza con il clarinetto, Centazzo si avvicinò alla batteria durante gli anni del liceo, fondando con alcuni compagni i Messengers, gruppo attivo nel repertorio beat e rock degli anni sessanta. La formazione tentò nel 1966 un provino con la RCA, senza ottenere un contratto discografico.[5]

Inizialmente autodidatta, dai primi anni settanta intraprese uno studio sistematico della batteria. Nel 1972 frequentò la Swiss Jazz School di Berna, dove studiò con il percussionista svizzero Pierre Favre, destinato a esercitare una significativa influenza sulla sua concezione timbrica delle percussioni.[5]

Dopo la laurea in giurisprudenza si iscrisse al DAMS dell'Università di Bologna. Nel 1973 tenne a Udine Jazzrockconcert One, con Armando Battiston alle tastiere, Franco Feruglio al basso e Virginio Zambelli alla chitarra. Il nucleo Battiston-Centazzo-Feruglio registrò quindi Ictus, primo album a nome di Centazzo, pubblicato dalla PDU nel 1974.[5]

Nel novembre 1973 entrò nel quartetto di Giorgio Gaslini, insieme al sassofonista Gianni Bedori e al contrabbassista Bruno Tommaso. All'interno della formazione ampliò progressivamente il tradizionale set di batteria con gong, campane e altri strumenti, sviluppando una concezione sempre meno limitata alla funzione ritmica e più orientata alla ricerca timbrica e coloristica.[5]

Il quartetto si esibì anche in manifestazioni legate ai movimenti politici e sociali dell'epoca. Fra le registrazioni che documentano questa fase figura il Concerto della Resistenza, registrato dal vivo all'Università Statale di Milano il 24 aprile 1974. La collaborazione con Gaslini terminò nel marzo 1976.[5]

Nel 1975 il trio Battiston-Centazzo-Feruglio promosse inoltre a Udine l'iniziativa JazzRock progressivo in Friuli, concepita come «controconcerto» rispetto ai prezzi elevati di alcuni spettacoli jazz dell'epoca.[5]

Ictus Records e la musica improvvisata

[modifica | modifica wikitesto]

Conclusa l'esperienza con Gaslini, Centazzo intensificò i rapporti con la scena internazionale della musica improvvisata. Nel 1976 incontrò Steve Lacy, con il quale intraprese una tournée conclusasi nel febbraio dello stesso anno con un concerto a Casarsa della Delizia. La registrazione fu pubblicata con il titolo Clangs e costituì la prima uscita della Ictus Records.[5][2]

L'etichetta fu fondata da Centazzo con Carla Lugli, allora sua moglie, che ne seguì anche gli aspetti gestionali. Ictus nacque come struttura indipendente controllata direttamente dai musicisti, con l'obiettivo di produrre musica improvvisata e sperimentale difficilmente accolta dalle case discografiche tradizionali.[5]

Al duo Centazzo-Lacy si aggiunse successivamente il contrabbassista Kent Carter, documentato nell'album Trio Live. Tra il 1976 e il 1984 Ictus pubblicò registrazioni con musicisti quali Derek Bailey, Lol Coxhill, Eugene Chadbourne, Tom Cora, LaDonna Smith, Toshinori Kondo, Henry Kaiser, John Zorn, Polly Bradfield, Giancarlo Schiaffini, Gianluigi Trovesi e il Rova Saxophone Quartet.[5]

Nel 1978 Centazzo registrò in California The Bay con il Rova Saxophone Quartet, pubblicato nel 1979. Nello stesso periodo ampliò la propria attività negli Stati Uniti, entrando in relazione con la scena newyorkese della musica improvvisata e d'avanguardia. Environment for Sextet, pubblicato nel 1979, documenta l'incontro con John Zorn, Eugene Chadbourne, Tom Cora, Toshinori Kondo e Polly Bradfield.[5][1]

Nel corso degli anni collaborò inoltre con Don Cherry, Albert Mangelsdorff, Anthony Coleman, Fred Frith, Sylvano Bussotti, Theo Jörgensmann, Andrew Cyrille, Elliott Sharp, Roberto Ottaviano, Enrico Rava e altri musicisti provenienti dal jazz d'avanguardia, dalla musica improvvisata e dalla composizione contemporanea.[1]

La prima fase di Ictus Records terminò nel 1984. Nella seconda metà degli anni novanta l'etichetta New Tone ripubblicò su CD una parte del catalogo Ictus degli anni settanta e ottanta, ormai divenuto di difficile reperibilità.[5]

Centazzo rilanciò direttamente Ictus in California nel 2006, riprendendo sia la pubblicazione di nuove registrazioni sia il recupero e la rimasterizzazione del catalogo storico.[3]

Dalla percussione alla composizione

[modifica | modifica wikitesto]

Fra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta Centazzo affiancò progressivamente alla pratica improvvisativa una scrittura maggiormente strutturata. Un passaggio centrale fu Indian Tapes, ciclo pubblicato originariamente nel 1980 in tre LP, nel quale percussioni acustiche, strumenti elettronici, voci e suoni registrati vengono organizzati attraverso un lavoro di composizione, montaggio e missaggio.[5]

Per rappresentare la complessità timbrica delle composizioni elaborò inoltre sistemi di notazione non convenzionale e simboli grafici specifici. Indian Tapes ricevette particolare attenzione dalla critica internazionale: nel 1983 DownBeat lo indicò come disco dell'anno e lo collocò al primo posto fra le registrazioni per sola percussione.[5]

Negli stessi anni Centazzo estese la propria scrittura a organici più ampi e fondò e diresse la Mitteleuropa Orchestra, formazione attraverso la quale sviluppò ulteriormente il rapporto fra composizione e improvvisazione.[1]

Nel 1983 il Comune di Udine gli commissionò Cjant in occasione delle celebrazioni per il millenario della città. L'opera, articolata in sette movimenti e destinata originariamente a un ensemble di 27 esecutori, combina scrittura, improvvisazione controllata, linguaggi jazzistici, elementi della musica contemporanea e riferimenti alla tradizione musicale friulana.[5]

Nel 1985 compose Omaggio a Pier Paolo Pasolini, nel decennale della morte dello scrittore, ampliando l'organico di Cjant con soprano e voce recitante e utilizzando testi poetici di Pier Paolo Pasolini. Il rapporto con l'opera di Pasolini sarebbe stato ripreso da Centazzo in successivi progetti realizzati a intervalli decennali.[5]

Negli anni novanta realizzò anche composizioni di più ampio respiro, fra cui A Bosnian Requiem (1994), lavoro sinfonico-vocale legato alla guerra nella ex Jugoslavia.[6]

Tra il 1994 e il 2001 Warner Chappell Music Italy pubblicò in partitura numerose opere di Centazzo, comprendenti musica sinfonica, composizioni per grandi ensemble, musica da camera, lavori per percussioni e archi e composizioni vocali.[5]

Nel 1985 Centazzo conseguì presso l'Università di Bologna un diploma di perfezionamento in Musicologia.[1]

Arti visive e video

[modifica | modifica wikitesto]

Dai primi anni ottanta Centazzo estese la propria ricerca alla grafica e alle arti visive. Le partiture grafiche furono progressivamente sviluppate anche come opere visive autonome, come nella serie Immaginografie e nelle installazioni realizzate a partire da frammenti delle proprie partiture.[5]

Nel 1984 iniziò a utilizzare sistematicamente la macchina da presa e a sviluppare lavori nei quali musica e immagine venivano concepite come componenti di un'unica struttura. Da questa ricerca nacque Tiare, poema audiovisivo dedicato al Friuli, realizzato con percussioni, nastro magnetico, elettronica e immagini filmate.[5]

Tiare fu presentato in numerose rassegne cinematografiche e video e ottenne fra il 1985 e il 1987 diversi riconoscimenti, tra cui il Gabbiano d'oro al Bellaria Film Festival, lo Special Merit Award dell'International Video Festival di Tokyo e il premio MilanoScienza.[5]

Nel 1988 realizzò Arx, videofilm dedicato ai castelli friulani. A questa fase appartiene anche I colori di un sogno, lavoro audiovisivo dedicato a Bologna, nel quale manipolazione dell'immagine ed elaborazione sonora procedono parallelamente.[5]

Teatro e opere multimediali

[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1986 Centazzo si dedicò in misura crescente alla composizione, al video e alle musiche di scena. Tra il 1986 e il 1991 collaborò con Luca Barbareschi per diversi spettacoli teatrali, fra cui Jacques e il suo padrone, Tutti gli uomini sono puttane, Mercanti di bugie, Il presente prossimo venturo, Caro bugiardo e Il ritorno di Casanova.[5]

Nei primi anni novanta si stabilì nell'area di Los Angeles, concentrando una parte significativa della propria attività sulla composizione, sul teatro e sulle colonne sonore.[3]

Nel 1993 ricevette un Drama-Logue Critics Award per le musiche di scena dello spettacolo Incommunicado dell'Odyssey Theatre di Los Angeles, con il quale continuò a collaborare anche successivamente.[5]

Nel 1996 realizzò Tina, opera lirica multimediale dedicata alla fotografa e militante Tina Modotti. Prodotta dal Teatro Verdi di Trieste, l'opera integra musica, parola, danza, fotografia e video e impiega ventuno strumentisti, soprano, baritono, voce recitante e danzatori. La versione inglese fu rappresentata alla Freud Playhouse dell'UCLA il 6 e 7 giugno 1998.[5]

A Tina seguirono altre due opere liriche multimediali: Memento (2000), ispirata alla storia del Patriarcato di Aquileia, e Simultas (2001), prodotta dal Teatro Comunale di Bologna e ambientata nella Bologna medievale.[5]

Nel 2001 registrò inoltre con un grande ensemble The Heart of Wax, suite per balletto, successivamente ripresa e rimasterizzata per Ictus Records.[7]

Nel 2002 compose Sacred Shadows, lavoro nel quale un ensemble e un coro occidentali vengono affiancati da un'orchestra gamelan balinese.[5]

Nel 2003 partecipò al Festival delle Letterature di Roma a una performance con lo scrittore Jeffrey Eugenides, combinando percussioni, campionamenti e immagini con una lettura da Middlesex.[3]

Dal 2000 è cittadino statunitense.[1]

Ritorno alla performance e progetti multimediali

[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1998 Centazzo tornò stabilmente all'attività concertistica, sviluppando una forma di concerto solistico multimediale nella quale percussioni acustiche, strumenti digitali, elettronica, campionamenti e immagini video vengono controllati dal vivo dall'esecutore.[1]

Fra i progetti di questa fase figurano Anmin/Sounsleep, Mandala, Eternal Traveler, Einstein's Cosmic Messengers e R-Evolution.[5]

Mandala, sviluppato a partire dalla metà degli anni duemila, fu eseguito in diverse sedi internazionali; nel 2009 venne presentato anche al Kennedy Center di Washington.[5]

Eternal Traveler (2007) fu concepito come progetto solistico ispirato alla figura di Leonardo da Vinci.[8]

Nel 2008 Centazzo realizzò con il fisico Michele Vallisneri Einstein's Cosmic Messengers, progetto multimediale dedicato alla ricerca sulle onde gravitazionali. La prima mondiale ebbe luogo il 30 ottobre 2008 al Beckman Auditorium del California Institute of Technology, con la partecipazione dei fisici Kip Thorne e Jay Marx. Lo spettacolo integrava musica dal vivo, immagini e animazioni scientifiche collegate alla ricerca del LIGO.[9]

Nel 2016 sviluppò Tides of Gravity, progetto commissionato nell'ambito della divulgazione scientifica connessa a LIGO, NASA e Caltech in occasione del primo rilevamento diretto delle onde gravitazionali.[1]

Secondo la Biblioteca delle Arti dell'Università di Bologna, la produzione di Centazzo comprende oltre cinquecento composizioni per organici differenti, fra cui tre opere liriche, due sinfonie, musiche per il teatro e il cinema e opere multimediali.[1]

Attività recente

[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2023 Centazzo tornò al Centro d'Arte dell'Università di Padova con il concerto solistico Cycles of Life e con la presentazione di Bullfighting on Ice!, pubblicazione realizzata con Evan Parker a partire dalla registrazione inedita del concerto tenuto dal duo nello stesso Centro d'Arte il 12 dicembre 1977.[10]

Nel novembre dello stesso anno il Comune di Udine gli conferì il Sigillo della Città per la sua attività di ricerca musicale e artistica e per il contributo alla diffusione internazionale della cultura italiana e friulana. In occasione del riconoscimento presentò al Cinema Visionario Animae Mundi, progetto multimediale dedicato alla crisi climatica.[11]

Nel 2024 l'Istituto Italiano di Cultura di Sydney presentò la prima australiana di Imaginary Travel, concerto multimediale dedicato a Marco Polo, nel quale percussioni, elettronica e immagini seguono idealmente il percorso della via della seta.[12]

Nel 2025 presentò Distant Shadows, progetto dedicato a Pier Paolo Pasolini nel cinquantesimo anniversario della morte dello scrittore e inserito nella serie di omaggi avviata da Centazzo nel 1985. Il lavoro combina musica, immagini e registrazioni della voce di Pasolini.[13]

L'attività discografica è proseguita fra il 2024 e il 2026 con nuove registrazioni e recuperi d'archivio, fra cui Indian Summer, Ictus@45 – Out Off Nights, Mystic River of the Universe, Endless Dialogues 1977 & 2024 con Pierre Favre, Octagonal Music con Elisabeth Harnik e Udo Schindler e A Map of Vanishing con Zsolt Sőrés.[14]

Ricerca sulle percussioni e organologia

[modifica | modifica wikitesto]

La ricerca timbrica costituisce uno degli elementi centrali dell'attività di Centazzo. Fin dagli anni settanta ampliò il tradizionale set di batteria mediante gong, campane, metallofoni, piatti e strumenti appartenenti a differenti tradizioni musicali, affiancando precocemente agli strumenti acustici dispositivi elettronici e, successivamente, sistemi digitali.[5]

Tra il 1974 e il 1975 iniziò a collaborare con la UFIP, azienda italiana produttrice di piatti e strumenti a percussione. Modern Drummer colloca l'inizio della collaborazione nel 1974; in una successiva nota dello stesso Centazzo l'incarico come progettista di gong e percussioni metalliche viene datato al 1975.[3][15]

Per UFIP sviluppò una linea di gong, campane e oggetti metallici denominata Ictus 75. Fra gli strumenti nati da questa ricerca figura l'Icebell, piccolo strumento metallico a metà fra campana e piatto, ottenuto originariamente attraverso la lavorazione della campana di un piatto.[3][15]

Fra gli strumenti e oggetti sonori documentati nel Fondo Centazzo figurano inoltre l'ogororo e il lokole.[5]

La ricerca di Centazzo non si limitò a una singola tradizione organologica: nel corso degli anni approfondì anche repertori e strumenti collegati al gamelan balinese, alla musica tradizionale giapponese e alle culture musicali aborigene australiane.[3]

Successivamente collaborò anche con Paiste nell'impiego e nello sviluppo di gong, piatti e altre sonorità metalliche; una nota autobiografica del 2017 colloca l'inizio del rapporto con l'azienda nel 1984.[15]

La ricerca organologica si accompagnò a quella sulla notazione. Nelle composizioni per percussioni Centazzo elaborò simboli e soluzioni grafiche destinati a rappresentare gesti, articolazioni e qualità timbriche difficilmente traducibili mediante la notazione convenzionale. Questo percorso contribuì anche al successivo sviluppo delle sue partiture come opere visive.[5]

Stile e ricerca musicale

[modifica | modifica wikitesto]

Il percorso musicale di Centazzo attraversa jazz d'avanguardia, free jazz, improvvisazione libera, composizione contemporanea, musica elettroacustica e produzione multimediale. Un elemento ricorrente è l'attenzione al timbro e alla trasformazione del ruolo delle percussioni, già evidente durante la collaborazione con Giorgio Gaslini e sviluppata successivamente nelle improvvisazioni, nelle composizioni solistiche e nei lavori orchestrali.[5][2]

Un secondo elemento è il rapporto fra composizione e improvvisazione. Nei lavori degli anni settanta e dei primi anni ottanta strutture scritte e processi improvvisativi convivono frequentemente; nella produzione successiva la scrittura diviene progressivamente più determinata e si estende a grandi ensemble, orchestra, coro, teatro e opera.[5]

Dalla metà degli anni ottanta assume inoltre un ruolo crescente l'integrazione fra linguaggi differenti: musica, immagine, segno grafico, parola, teatro ed elettronica concorrono alla costruzione di video, opere e concerti multimediali nei quali la componente visiva costituisce parte integrante della struttura compositiva.[5]

Attività saggistica e didattica

[modifica | modifica wikitesto]

Dagli anni settanta Centazzo ha affiancato all'attività musicale quella saggistica, scrivendo per riviste specializzate quali La 440 Hertz, Gong, Fare Musica, Percussioni e Musica Van. Negli anni ottanta e novanta ha pubblicato volumi dedicati alla storia, all'organologia e alle tecniche degli strumenti a percussione.[5]

Nel 1981 curò a Reggio Emilia In Battere, mostra dedicata agli strumenti a percussione, e diresse Pulsus, rivista specialistica trimestrale della quale fu pubblicato un solo numero.[5]

Ha inoltre svolto attività seminariale in Europa e negli Stati Uniti. Nel 1986 tenne al DAMS dell'Università di Bologna un corso dedicato alla «Percezione del timbro strumentale nell'educazione musicale».[5]

Fondo e Archivio Andrea Centazzo

[modifica | modifica wikitesto]

Il Fondo e Archivio Andrea Centazzo è conservato presso la Biblioteca delle Arti dell'Università di Bologna. Nel settembre 2009 Centazzo donò alla biblioteca oltre seicento fra volumi e audiovisivi di argomento musicale provenienti dalla propria collezione personale. Una parte dei volumi andò a costituire un fondo specificamente dedicato alle percussioni, comprendente materiali di organologia, tecnica e repertorio.[4]

La donazione è stata successivamente ampliata con partiture originali, in gran parte autografe, registrazioni sonore, filmati, testi, opere pittoriche, fotografie, rassegne stampa, programmi di sala, locandine, manifesti, materiali promozionali e scritti critici relativi alla sua attività di compositore, interprete, musicologo, produttore discografico e videoartista.[4]

Per l'ampiezza delle collaborazioni documentate, il fondo costituisce anche una fonte sulla scena italiana e internazionale del jazz d'avanguardia e della musica improvvisata a partire dai primi anni settanta. L'archivio continua a essere incrementato attraverso nuovi materiali forniti dal musicista.[4]

Il completamento analitico del catalogo e la descrizione archivistica sono stati portati a termine nell'ottobre 2022. I materiali sono consultabili attraverso i cataloghi dell'Università di Bologna e l'inventario archivistico della Regione Emilia-Romagna.[4]

Composizioni e progetti principali

[modifica | modifica wikitesto]

Selezione di lavori rappresentativi:[1][5]

  • 1983 – Cjant, concerto per piccola orchestra
  • 1985 – Tiare, poema audiovisivo
  • 1985 – Omaggio a Pier Paolo Pasolini, per piccola orchestra, soprano e voce recitante
  • 1988 – Arx, videofilm
  • 1994 – A Bosnian Requiem, composizione sinfonico-vocale
  • 1996 – Tina, opera lirica multimediale
  • 2000 – Memento, opera lirica multimediale
  • 2001 – Simultas, opera lirica multimediale
  • 2001 – The Heart of Wax, suite per balletto
  • 2002 – Sacred Shadows, per ensemble, coro e orchestra gamelan
  • 2006 – Mandala, concerto multimediale
  • 2007 – Eternal Traveler, progetto multimediale ispirato a Leonardo da Vinci
  • 2008 – Einstein's Cosmic Messengers, progetto multimediale sulle onde gravitazionali
  • R-Evolution, progetto multimediale dedicato a Charles Darwin
  • 2016 – Tides of Gravity, progetto multimediale
  • 2023 – Animae Mundi, progetto multimediale dedicato alla crisi climatica
  • 2024 – Imaginary Travel, concerto multimediale dedicato a Marco Polo
  • 2025 – Distant Shadows, progetto multimediale dedicato a Pier Paolo Pasolini

Discografia selezionata

[modifica | modifica wikitesto]

La discografia di Centazzo comprende album solistici, registrazioni per ensemble, collaborazioni e pubblicazioni di registrazioni d'archivio. Nella seguente selezione l'anno indica, per quanto verificabile, la prima pubblicazione del titolo citato e non quello di successive ristampe, rimasterizzazioni o distribuzioni digitali.[2][16]

  • 1974 – Ictus – PDU, Pld A 5090
  • 1976 – Clangs, con Steve Lacy – Ictus Records, ICTUS 0001
  • 1977 – Drops, con Derek Bailey – Ictus Records, ICTUS 003
  • 1977 – Dialogues, con Pierre Favre – Ictus Records, ICTUS 0004
  • 1977 – Trio Live, con Steve Lacy e Kent Carter – Ictus Records, ICTUS 0005
  • 1978 – Real Time, con Alvin Curran ed Evan Parker – Ictus Records, ICTUS 0006
  • 1978 – Moot, con Lol Coxhill e Giancarlo Schiaffini – Ictus Records, ICTUS 0008
  • 1979 – Environment for Sextet, con John Zorn, Eugene Chadbourne, Tom Cora, Toshinori Kondo e Polly Bradfield – Ictus Records, ICTUS 0017
  • 1979 – Protocol, con Henry Kaiser e Toshinori Kondo – Metalanguage, 102
  • 1979 – The Bay, con Rova Saxophone Quartet – Ictus Records, ICTUS 0019
  • 1980 – Indian Tapes – Ictus Records, ICTUS 0013/14/15
  • 1981 – Percussion Interchanges, con David Moss e Alex Cline – Ictus Records, ICTUS 0021
  • 1982 – Solo de La Passion selon Sade, su musiche di Sylvano Bussotti – Ictus Records, ICTUS 0020
  • 1983 – Cjant – Concerto per piccola orchestra – Ictus Records, ICTUS 0023/24
  • 1984 – Shock!!, con Gianluigi Trovesi – Ictus Records, ICTUS 0016
  • 1985 – Tiare – Ictus Records, ICTUS 0025
  • 1989 – Omaggio a Pier Paolo Pasolini – Index Audiovideo Productions, INDEX CDAC 0010
  • 1994 – A Bosnian Requiem – Warner Bros.
  • 1996 – Highlights from the Opera Tina – Warner/Chappell Music Italy, WCH-IT 149
  • 2007 – The Soul in the Mist, con Perry Robinson e Nobu Stowe – Ictus Records, ICTUS 141
  • 2008 – West Coast Trio – Ictus Records, ICTUS 148
  • 2011 – Moon in Winter, con Dave Ballou, Daniel Barbiero, Nobu Stowe e Achille Succi – Ictus Records, ICTUS 153
  • 2011 – Snowplow, con Elliott Sharp – Ictus Records, ICTUS 154
  • 2017 – Sacred Gong Dive – Ictus Records, ICTUS 407
  • 2018 – Trigonos, con Giancarlo Schiaffini e Sergio Armaroli – Dodicilune, Ed402
  • 2018 – Reloaded, con Giancarlo Schiaffini – Ictus Records, ICTUS 180
  • 2020 – Above & Beyond Protocol, con Henry Kaiser – Metalanguage, ML 9103/4
  • 2020 – The Journey, con Perry Robinson – Ictus Records, ICTUS 177
  • 2020 – Orbits, con Harri Sjöström, Sergio Armaroli e Giancarlo Schiaffini – Ictus Records, ICTUS 190
  • 2020 – Dark Noise, con Giancarlo Schiaffini – Ictus Records, ICTUS 191
  • 2020 – Duophonic Landscape, con Elisabeth Harnik – Klanggalerie
  • 2020 – Steps, con Harri Sjöström e Sergio Armaroli – Ictus Records, ICTUS 192
  • 2021 – The Taoist Concert, con Perry Robinson – Ictus Records, ICTUS 197
  • 2022 – Binary Souls, con Francesca Gemmo – Ictus Records
  • 2023 – Bullfighting on Ice!, con Evan Parker – Holidays Records / Ictus Records; registrazione dal vivo del concerto tenuto al Centro d'Arte dell'Università di Padova il 12 dicembre 1977, pubblicata per la prima volta nel 2023.[10]
  • 2024 – Indian Summer, con Francesca Gemmo e Sergio Armaroli – Ictus Records
  • 2024 – Two Views of Steve Lacy's The Wire, con Bruce Ackley, Tania Chen, Danielle DeGruttola, Henry Kaiser e Michael Manring – Don Giovanni Records, DG-296
  • 2024 – Ictus@45 – Out Off Nights, con artisti vari – Fundacja Słuchaj!
  • 2025 – Mystic River of the Universe, con Masayo Koketsu e Kiyoto Fujiwara – Ictus Records; registrato al Jazz Art Sengawa Festival di Tokyo nel novembre 2024 e pubblicato il 10 gennaio 2025.[17]
  • 2026 – Endless Dialogues 1977 & 2024 (The Complete Sessions), con Pierre Favre – Ictus Records, ICTUS 417; comprende la sessione di Dialogues del 1977 e una nuova sessione registrata nel 2024.[18]
  • 2026 – Octagonal Music, con Elisabeth Harnik e Udo Schindler – Ictus Records, ICTUS 215A; registrato dal vivo il 29 ottobre 2023 alla Waldkirche di Planegg e pubblicato il 1º aprile 2026.[19]
  • 2026 – A Map of Vanishing, con Zsolt Sőrés – Ictus Records; pubblicato il 9 giugno 2026.[20]
  • Romance (1986)
  • Obiettivo indiscreto (1992)
  • L'ombra abitata (Shadow of a Kiss) (1995)
  • Aaron Gillespie Will Make You a Star (1995), distribuito anche come Star Struck
  • Karaoke (1999), cortometraggio
  • The Circle (2001), cortometraggio
  • La corsa (2009), cortometraggio
  • Mei Mei (2009), cortometraggio
  • Toto Forever (2010), cortometraggio[21]
  • Desire Street (2011)
  • Ni Jing: Thou Shalt Not Steal (2013), cortometraggio[22]
  • Less Than a Whisper (2015)
  • Floating Melon (2015), cortometraggio[23]
  • Ad-vientu (Advent) (2016), cortometraggio
  • Sunken Plum (2017), cortometraggio[24]
  • Círculos sobre agua, bajo nubes de algodón (Water Circles Under Cotton Clouds) (2023), cortometraggio

Pubblicazioni

[modifica | modifica wikitesto]
  • Andrea Centazzo, Guida agli strumenti a percussione: storia e uso, Milano, Il Formichiere, 1979.
  • Andrea Centazzo, Strumenti per fare musica, Milano, Gammalibri, 1982.
  • Andrea Centazzo, La batteria. Stili, protagonisti e tecniche, Padova, Franco Muzzio, 1982, ISBN 978-88-7021-198-6.
  • Andrea Centazzo, Il batterista, 1982.
  • Andrea Centazzo, La percussione. Nuove tecniche, Milano, Ricordi, 1983.
  • Andrea Centazzo, Smart drumming: metodo per batteria, Milano, Nuovo Carisch, 1995, ISBN 978-88-7207-143-4.

Riconoscimenti

[modifica | modifica wikitesto]
  • 1983 – Indian Tapes indicato da DownBeat come disco dell'anno e al primo posto fra le registrazioni per sola percussione.[5]
  • 1985 – Gabbiano d'oro al Bellaria Film Festival per Tiare.[5]
  • 1985 – Special Merit Award all'International Video Festival di Tokyo per Tiare.[5]
  • 1987 – premio MilanoScienza per Tiare.[5]
  • 1993 – Drama-Logue Critics Award per le musiche di scena di Incommunicado, Odyssey Theatre, Los Angeles.[5]
  • 2023 – Sigillo della Città di Udine.[11]
  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Andrea Centazzo, nota biografica, su Biblioteca delle Arti, Università di Bologna. URL consultato il 27 agosto 2026.
  2. 1 2 3 4 5 Guido Festinese, Tutte le avventure di Andrea Centazzo, su Il Giornale della Musica, 11 maggio 2023. URL consultato il 27 agosto 2026.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 (EN) Andrea Centazzo: The Drummer As Composer, Inventor, Writer…Searcher, su Modern Drummer, 13 luglio 2010. URL consultato il 27 agosto 2026.
  4. 1 2 3 4 5 Fondo e Archivio Centazzo, su Biblioteca delle Arti, Università di Bologna. URL consultato il 27 agosto 2026.
  5. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 Andrea Centazzo: immagini d'archivio raccontano l'artista, su Biblioteca delle Arti, Università di Bologna. URL consultato il 27 agosto 2026.
  6. ↑ Bio, su Lorena Fontana. URL consultato il 27 agosto 2026.
  7. ↑ (EN) The Heart of Wax, su Ictus Records. URL consultato il 27 agosto 2026.
  8. ↑ (EN) Eternal Traveler: solo percussion, su All About Jazz. URL consultato il 27 agosto 2026.
  9. ↑ (EN) "Einstein's Cosmic Messengers" Multimedia Concert Inspired by Quest for Gravitational Waves, su California Institute of Technology, 24 ottobre 2008. URL consultato il 27 agosto 2026.
  10. 1 2 Andrea Centazzo "Cycles of Life", su Centro d'Arte dell'Università di Padova, 26 ottobre 2023. URL consultato il 27 agosto 2026.
  11. 1 2 Armando Mucchino, Sigillo della città all'udinese Centazzo: una vita per la musica d'avanguardia, su RaiNews, 16 novembre 2023. URL consultato il 27 agosto 2026.
  12. ↑ Imaginary Travel (Tributo a Marco Polo), su Istituto Italiano di Cultura di Sydney, 5 settembre 2024. URL consultato il 27 agosto 2026.
  13. ↑ Conferenza e concerto – Omaggio a Pier Paolo Pasolini nel 50° anniversario della sua morte, su Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen, 26 novembre 2025. URL consultato il 27 agosto 2026.
  14. ↑ (EN) Music, su Ictus Records. URL consultato il 27 agosto 2026.
  15. 1 2 3 Sacred Gong Dive, su Nota. URL consultato il 27 agosto 2026.
  16. ↑ (EN) Andrea Centazzo, su Discogs. URL consultato il 27 agosto 2026.
  17. ↑ (EN) Mystic River of the Universe, su Ictus Records, 10 gennaio 2025. URL consultato il 27 agosto 2026.
  18. ↑ (EN) Endless Dialogues 1977 & 2024 (Double Album), su Ictus Records, 1º aprile 2026. URL consultato il 27 agosto 2026.
  19. ↑ (EN) Octagonal Music, su Ictus Records, 1º aprile 2026. URL consultato il 27 agosto 2026.
  20. ↑ (EN) A Map of Vanishing, su Ictus Records, 9 giugno 2026. URL consultato il 27 agosto 2026.
  21. ↑ Toto Forever, su Almost Red Productions. URL consultato il 27 agosto 2026.
  22. ↑ (EN) Ni Jing: Thou Shalt Not Steal, su Wikipedia in inglese. URL consultato il 27 agosto 2026.
  23. ↑ Floating Melon, su Almost Red Productions. URL consultato il 27 agosto 2026.
  24. ↑ (EN) Sunken Plum, su Wikipedia in inglese. URL consultato il 27 agosto 2026.

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
  Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie