mercoledì, settembre 23, 2026

Chubby Checker - Chequered!

E’ sempre molto affascinante addentrarsi in quegli album anomali nella carriera di un musicista, che a un certo punto decide di uscire dai consueti binari artistici, per abbracciare ambiti sonori che l’ascoltatore non si sarebbe mai immaginato potesse frequentare.
Il più delle volte disorientano i fan, soprattutto li allontanano. Per fare uno degli esempi più classici, quando nel 1980 i Clash incisero il monumentale triplo album Sandinista!, infarcendolo di funk, disco, rap, folk, dub, swing, rockabilly e tanto altro, lo sconcerto fu unanime (pur se London Calling aveva già dato chiare avvisaglie).
Ancora oggi se ne discute.

Alla fine degli anni Sessanta il nuovo trend psichedelico contaminò pesantemente anche la soul music.
La strada fu aperta da Jimi Hendrix e, soprattutto, Sly and the Family Stone, a cui si accodarono, per citare i più noti, Temptations, Chamber Brothers, i meno noti The Equals, i War con Eric Burdon, Undisputed Truth, 5Th Dimension, perfino le Supremes di Diana Ross in Love Child e Stoned Love. Un discorso proseguito poi in ambito funk dalle due creature gemelle di George Clinton, Funkadelic e Parliament, da Betty Davis e perfino dagli esordienti Earth Wind and Fire nell’omonimo esordio e nel secondo album The Need of Love del 1971 (d’altronde la loro precedente incarnazione, The Salty Peppers, aveva lasciato nel 1969 due ottimi 45 giri in pieno trip psychedelic soul).

Più difficile pensare a un Chubby Checker psichedelico.
Diventato famoso nei primissimi anni Sessanta come uno dei più autorevoli esponenti del twist, grazie all’irresistibile ritmo di The Twist, Let’s Do the Twist Again e brani di altrettanto successo, anche se meno conosciuti in Europa, come Pony Time e Limbo Rock, che andavano dritti nelle classifiche ai primi posti.
Il sound era sempre impostato sui classici ritmi del twist, lui appariva in televisione ballandolo alla perfezione, voce potente, estetica elegante e pulita. Se da una parte gli diede grande popolarità, dall’altra diventò una gabbia.
"The Twist" mi ha davvero rovinato la vita. Stavo per diventare un famoso artista da night club ma"The Twist" ha spazzato via tutto. La situazione è degenerata. Nessuno ha più creduto che io avessi talento.

L’arrivo di Beatles e relativa British Invasion, il mondo musicale che cambiò radicalmente, lo cancellò dalle classifiche. Lui continuò a portare in giro in America ed Europa il vecchio cliché twist anche se provò una nuova strada nel 1965 con Folk Album, tra country, gospel e un po’ di Elvis e nel 1969 con una buona cover rhythm and blues/soul di Back in the USSR dei Beatles ma senza riuscire a tornare ai vertici.

Inaspettatamente, agli inizi del 1970, entra in studio a New York con la sua band The Ship, con cui suonò per qualche mese in città, Canada e Florida, aprendo alcune date addirittura per gli incendiari Stooges di Iggy Pop.
Larry Marshak della rivista “Rock” andò a un suo concerto nel leggendario “Ungano” a New York e cercò di avvicinarlo:
Ha rinnegato il suo passato a tal punto che quasi mi ha preso a pugni nel backstage quando gli ho suggerito di fare "The Twist" durante il suo set. Lo trovo un tipo assolutamente insopportabile fuori dal palco.

E’ una fase nuova.

Checker abbraccia le nuove atmosfere in circolazione (ai tempi non ha ancora compiuto trent’anni, nonostante sia considerato alla stregua di un vecchio esponente di una musica di una manciata di anni prima ma che sembra risalire al secolo precedente).
Il batterista Dave Donen lo vede in concerto a New York e rimane stupefatto:
All'epoca suonavo con gente come Slim Harpo e Chuck Berry e conoscevo il proprietario dell'Ungano, quindi entravo gratis ogni fine settimana per vedere nuove band come i Free e i Fleetwood Mac. Quando ho saputo che Chubby sarebbe stato lì ci sono andato, pensando che mi sarei divertito. Ho trovato un Chubby molto diverso da quanto mi aspettassi.
Indossava una camicia e pantaloni psichedelici, sciarpe colorate e una fascia nei capelli, suonava musica heavy fragorosamente pesante, un po' di psichedelia stereotipata e, sì, non ha suonato 'The Twist', nonostante il pubblico continuasse a chiederla. Ironia della sorte, quattro anni dopo ho fatto un'audizione e sono andato in tour con la sua band per sei mesi. La scaletta era tutta composta da vecchi successi rock 'n' roll, senza traccia di psichedelia o fasce nei capelli.


Chubby Checker incide un nuovo album che diventa presto un oggetto mitico, di culto e misterioso.
Chequered! viene realizzato nel 1971 ma non trova nessuna etichetta disposta a pubblicarlo in America.
Il suo manager è Ed Chalpin, un mezzo squalo che ebbe un lungo contenzioso con Jimi Hendrix, in virtù di un contratto firmato quando il chitarrista era ancora con Curtis Knight, con cui registrò alcuni nastri. Materiale più volte stampato da Chalpin che pubblicò anche un album di Hendrix (utilizzando solo la sua chitarra ritmica su cui fece sovra incidere assoli nello stile di Jimi, con una band di accompagnamento).
L’album esce solo in Inghilterra, Spagna e Germania (pubblicato come The Other Side Of), vende pochissimo e sarà più volte ristampato, sia come bootleg o in versione ufficiale con titoli diversi, da New Revelation a Chubby Checker Goes to Psychedelic! a Slow Twistin’.

L’autore rinnega da subito il suo lavoro, si rifiuterà per sempre di parlarne nelle interviste (minacciando chi osa fare domande al proposito), non ne suonerà mai più un brano dal vivo. Il disco scompare senza lasciare tracce.
Perfino un appassionato come Lenny Kaye (chitarrista del Patti Smith Group ma anche profondo cultore di band garage rock psichedeliche degli anni Sessanta che raccolse nel mitico doppio album Nuggets), se lo lasciò sfuggire:
Non sapevo nemmeno che esistesse, pur lavorando in un negozio di dischi e scrivendo di musica, all'epoca della sua uscita. È un album strano, quasi come se Chubby fosse entrato in un universo alternativo e si fosse trasformato in un credibile cantante soul con sfumature alla Curtis Mayfield e Baby Huey, sfuggendo alla caricatura di coreografo di danza. Ricrea il paesaggio sonoro quasi psichedelico della fine degli anni Sessanta ma è stato trascurato al punto da diventare invisibile.

Paradossalmente non è corretto parlare di psichedelia, che entra solo occasionalmente nelle undici canzoni, ma più specificatamente di un rock blues, spesso molto potente, che può ricordare i primi album di Joe Cocker, Richie Havens, addirittura i Cream o i War di Eric Burdon. Basti ascoltare l’infuocata Love Tunnel o l’Hendrixiana Stoned in the Bathroom, con un organo Hammond in primo piano e un distorto solo di chitarra blues. Ci sono anche No Need To Get So Heavy, che potremmo trovare nel primo album dei Traffic e la funerea He Died, che parla della crocifissione di Cristo.
La band suona benissimo, con precisione, grande tecnica ed elevata espressività, la voce di Checker è adattissima al genere, intensa, “nera”.
L’album non è un capolavoro ma si allinea con molta della produzione dei tempi e lascia il rimpianto che il musicista non abbia voluto proseguire e insistere su questa linea, che avrebbe potuto regalarci ulteriori soddisfazioni.
E' stato ristampato dalla Sunbeam Records nel 2012 ed è ora più facilmente reperibile. Chubby Checker ha proseguito la sua carriera provando sempre ad accostarsi al nuovo che avanzava, prima con qualche brano in chiave discomusic, poi nel 1988 in una versione di The Twist in chiave rap con i Fat Boys (che ebbe un buon riscontro in Gran Bretagna) e ancora con Knock Down The Walls nel 2008, arrivato in alto nelle chart dance in UK.
Nel 2013 fece causa alla HP per un’applicazione che utilizzava il nome Checker per stimare le dimensioni del pene a partire dalla misura delle scarpe (…).
Nel 2025 è entrato nella Rock n Roll Hall Of Fame.

martedì, settembre 22, 2026

The Cramps

Riprendo l'articolo sui CRAMPS che ho scritto per Il Manifesto, sabato scorso.

Ogni band che si rispetti ha il suo “lost album”, per il quale ogni fan farebbe carte false. Uno scrigno di brani mai pubblicati, sfuggiti anche ai bootleg o al web, che, non importa la qualità o l'importanza artistica, vadano ad aggiungere ulteriore materiale a quello già collezionato.
Ancora più se si tratta di una band di culto come i Cramps che ha sempre potuto godere di una nicchia di seguaci fedelissima e agguerrita.
La band della coppia immarcescibile, Lux Interior (alla voce) e Poison Ivy (chitarra), si è circondata nella lunga carriera, durata dal 1975 al 2009 (all'indomani della tragica scomparsa del cantante), di decine di altri componenti che hanno affiancato l'inossidabile duo.
Eravamo studenti d'arte... credo che lo siamo ancora. Stavo facendo l'autostop e Lux mi ha dato un passaggio. E da allora continua a darmi passaggi (Poison Ivy).

Entrambi fan del rock 'n' roll più oscuro e primitivo degli anni Cinquanta (di cui diventarono accaniti collezionisti) ma anche di blues e rhythm and blues, seppero accostare quelle influenze, guardate sempre con devoto rispetto a un'attitudine e travolgente spontaneità punk (soprattutto nelle spettacolari esibizioni live), diventando un punto di riferimento per centinaia di band e una gruppo pressoché inimitabile.
Le nostre influenze arrivano principalmente dai film horror. Frasi tratte da vecchi film, fumetti che collezioniamo, gli unici sono horror oscuri, quelli veramente malati degli anni Cinquanta. Un po' di materiale viene da lì, ma soprattutto dischi, vecchi dischi rockabilly e roba del genere, soprattutto singoli, 45 giri.(Lux Interior).

Quando incominciarono a calcare il palco del CBGB'S a New York trovarono subito un estimatore d'eccellenza, Alex Chilton, già assurto a grande popolarità con i Box Tops e i Big Star (progenitori del power pop). Molto attratto dal nuova scena punk, Chilton li convinse a registrare un singolo negli Ardent Studios di Memphis. Alla fine incisero dodici brani. Buona parte è stata ripresa in altre versioni negli album successivi, altri sono rimasti inediti.
Quelle registrazioni vengono riportate alla luce da due icone dell’hardcore punk, Henry Rollins (Black Flag) e Ian McKaye (Fugazi), grandi fan della band, nell'album Gravest Gravy, in cui troviamo l'essenza della “prima volta” con interpretazioni crude, urgenti, deraglianti, che rivelano quanto la band fosse già matura, sia a livello strumentale/esecutivo che da un punto di vista artistico.

Se nel 1977 l'ipotesi di un album non va in porto, rimediano l'anno successivo con due 45 giri in cui palesano già le loro influenze, dalla cover del gruppo surf Trashmen del piccolo classico Surfin Bird (già nel repertorio dei Ramones), al country di Lonesome Town a Domino di Roy Orbison.
Il tutto trattato attraverso un sound particolarissimo, con solo due chitarre acide e dalla media distorsione, poco disponibili ad assoli da virtuosi, l'assenza del basso e una batteria ipnotica e minimale (in pieno stile Maureen Tucker dei Velvet Underground). Su tutto la voce scatenata, sguaiata, urlata, di Lux Interior, novello Iggy Pop, che supera facilmente le prodezze del “maestro” quando si tratta di salire su un palco. Il cantante diventa un vero demone, si spoglia, si infila il microfono fino in gola, non si risparmia mai.
Al suo fianco, ineffabile e imperturbabile, la fascinosa Poison Ivy macina riff rockabilly con la sua chitarra, giocando con un look spesso più che succinto.

Nel 1978 suonano in un ospedale psichiatrico per i pazienti, a Napa, in California (ripreso anche in video, probabilmente uno dei più deliranti e surreali nella storia del rock 'n' roll, in cui si evince a chi si è palesemente ispirato Nick Cave), con Lux Interior che si rivolge al pubblico con uno stupendo: Qualcuno mi ha detto che voi siete pazzi, ma io non ne sono così sicuro... a me sembrate persone a posto. Il cantante ricorda:
Quando suonammo lì sedici detenuti evasero, fu un evento clamoroso. La notizia si diffuse in altri istituti psichiatrici e da allora abbiamo provato a suonarci ancora ma non ci siamo più riusciti.

Alex Chilton non demorde e li riporta in studio a Memphis per il primo album che vede finalmente la luce nel 1980.
The Songs The Lord Taught Us ha un sound assolutamente originale, definito per la prima volta “psychobilly”, nel suo guardare al profondo passato, in un momento in cui il primo punk lascia il posto alla new wave più sintetica e gente come Clash e Talking Heads prende il volo verso la contaminazione con le musiche del mondo.

Dal classicissimo Fever alla oscura Strychnine dei Sonics, Sunglasses After Dark di Link Wray e una serie di splendidi brani autografi, è un minaccioso manifesto che gioca con un'altra grande passione della band, l'horror dal taglio fumettistico, esagerato, pacchiano tipico della trasmissione video del conduttore Ghoulardi, in onda nei primi anni Sessanta, in Usa, che con il suo slogan “Stay Sick!” (resta “malato/malsano/macabro”), ispirò il titolo di un album del 1990 della band.

L'album arriverà al primo posto delle classifiche indipendenti inglesi, grazie anche al contemporaneo tour europeo di supporto nientemeno che ai Police, già all'apice del successo.
Approdano anche a Milano il 2 aprile del 1980.
Il pubblico accorso per Sting non apprezza lo sferragliare chitarristico e le urla di Lux, sotto il palco siamo in uno sparuto drappello a incitare la band, incomincia a volare di tutto (un'epoca in cui non c'erano controlli all'ingresso), a un certo punto il batterista Nick Knox sfascia la batteria e se ne va con il resto del gruppo. Tanto breve quanto devastante.

Esce un anno dopo Psychedelic Jungle, con metà dei 14 brani composto da cover, meno incisivo ma ugualmente distintivo, in cui troviamo Goo Goo Muck, resa poi famosa recentemente dal balletto nel film sulla Famiglia Addams.
Ci vorranno cinque anni per l'ottimo A Date With Elvis.
La band prosegue un'intensa attività live, soprattutto in Inghilterra, dove nutre un fortissimo seguito, a scapito di quella discografica (alla fine si conteranno solo otto album in più di trent'anni di carriera).

Le tematiche dei testi si spostano progressivamente verso l'ambito “sessuale”, con riferimenti espliciti, provocatori e volutamente volgari, lasciandosi parzialmente alle spalle il gusto per il macabro, da Can Your Pussy Do the Dog? a Kizmiaz fino a Bikini Girls with Machine Guns (brano citato da Ringo Starr per dichiararsi loro grande fan!).

Nel 2006 suonano il loro ultimo concerto in Arizona, nel febbraio del 2009 Lux Interior muore per problemi cardiaci, i Cramps finiscono e Poison Ivy si ritira a vita privata, scomparendo pressoché completamente dalla scena musicale.

Non hanno mai venduto cifre importanti, non hanno avuto grandi soddisfazioni con il mainstream ma sono stati amati tantissimo dai fan, che continuano a tributare loro deferente omaggio.
I Cramps rimangono nell’Olimpo dei gruppi seminali del punk e del rock ‘n’ roll.
Non è poco.

FUORI I DISCHI
L'ep del 1979 Gravest Hits raccoglie i primi due singoli e un inedito, cogliendo l'urgenza degli esordi.
Ovviamente è l'esordio The Songs the Lord Taught Us (1980) ad avere un posto necessario in ogni discografia rock 'n' roll che si rispetti, per la sua portata, paradossalmente, innovativa, pur facendo base sulle fondamenta più antiche del rock.
Anche il successivo Psychedelic Jungle (1981) è tra i momenti più riusciti della carriera mentre il live Smell Of Female del 1983 riesce a restituire abbastanza fedelmente la selvaggia carica dal vivo.
Per completare una totale visione del mondo Cramps anche A Date with Elvis (1986) e Stay Sick! (1990) meritano ascolto e attenzione.

domenica, settembre 20, 2026

Rifrazione - Candy Says

Rifrazione ci regala una magica cover del brano del 1969 dei Velvet Underground "Candy Says".

L’omaggio è anche ad una leggendaria rock band italiana i Not Moving e alla loro carriera , ospiti di eccezione infatti Antonio Bacciocchi alla batteria e Dome La Muerte alla chitarra.
La scelta del brano nasce dalla “ venerazione” che ci accomuna per la musica della band newyorkese.

“ Candy …dice” dedicata da Lou Reed alla transgender Candy Darling , parla del disagio e delle sue insicurezze nell’accettare il suo corpo ma ha tra le sue righe un significato ancora più profondo , quello di riconoscere ogni forma di diversità e le difficoltà che un essere umano può provare per farsi accettare.

Il brano registrato e mixato al Duna Studio vede anche la partecipazione di Morena Vasile alla voce e all'organo Hammond e di Ugo. Cappadonia al basso e alla produzione.

Puoi ascoltarlo qui 👇
https://open.spotify.com/int.../track/42UMcWfp770dWToPyeJeWW

sabato, settembre 19, 2026

Appuntamenti

Domenica 20 Settembre alla Cooperativa Popolare Infrangibile 1946 Piacenza.
🕒 18:00 📖 Presentazione del libro: "Ballare nella catastrofe. La poetica della dancehall" di Enrico Lazzeri.
Antonio Bacciocchi: moderatore
🕒 21:00 🎧 DJ Set della Domenica: Gianni Fuso + Henry

venerdì, settembre 18, 2026

Philip Norman - George Harrison. Il Beatle riluttante

Da ormai mezzo secolo leggo e rileggo libri, articoli, approfondimenti e quant'altro sui BEATLES in ogni loro forma, epoca, vicenda.
Ma, inevitabilmente, a ogni nuova pubblicazione non mi sottraggo mai, rileggendo, ovviamente, la stessa storia, con qualche particolare più o meno inedito, con qualche opinione discordante rispetto ad altri scritti.

Anche questo nuovo lavoro di Philip Norman (tradotto da Eelena Montemaggi) non si è sottratto al rituale.

Ovviamente non ci sono chissà quali nuove rivelazioni, se non una visione un po' troppo "partigiana" nei confronti di Beatle George che, francamente, mia opinione, ha sempre avuto lo spazio che meritava nella band (su queste pagine si contesta essere stato troppo limitato da John e Paul), come ha ampiamente e indiscutibilmente dimostrato nella carriera solista.
Ovvero ottimo/eccellente compositore di un paio di brani ad album, poi riempiti di altri episodi mai indimenticabili, spesso del tutto trascurabili.

Non vengono risparmiati i suoi eccessi, così in contrasto con l'aura "mistica", la brutalità psicologica nei confronti delle compagne (Pattie Boyd in particolare), l'amore per super alcolici e cocaina e tanto altro.

Purtroppo l'autore incappa in errori piuttosto imperdonabili per i Beatlesiani, come attribuire la casa d'infanzia di Lennon a Melton Avenue (in realtà, Menlove Avenue, fu anche il titolo di un album postumo) - pagina 35 - e altri particolari sparsi, esagerati ed enfatici.

Ogni Beatlesiano che si rispetti lo troverà comunque interessante e godibile, per il resto del mondo, se non ha mai approfondito la figura di George, una lettura sicuramente più che interessante.

Philip Norman
George Harrison. Il Beatle riluttante.
Caissa Italia EDitore
366 pagine
25 euro

giovedì, settembre 17, 2026

Gianni Maroccolo - Il Sonatore di Basso. Collezione Spartiti Indipendenti.

Una edizione speciale limitata e numerata de Il Sonatore di Basso, realizzata in occasione del tour CSI interamente dedicata al repertorio del Consorzio Suonatori Indipendenti, recentemente tornati insieme per sette acclamatissime date, nel tour "In Viaggio".

28 brani con le linee complete di basso di Gianni Maroccolo, illustrate e annotate a mano, trascritte in spartito e tablatura da Mur Rouge, selezionate tra le 104 contenute nel libro Il Sonatore di Basso e arricchite da alcune disponibili in precedenza solo nel cofanetto limitato Flight Case: https://tonyface.blogspot.com/2026/08/gianni-maroccolo-flight-case-il.html

Il basso di Maroccolo, ancora più che nelle altre esperienze, è stato ed è uno strumento preponderante e portante nell'economia del suono dei CSI, mai un semplice accompagnamento.

Questo libro è uno strumento di studio e insieme un documento musicale: un modo per entrare nel cuore di brani che hanno segnato un’epoca, seguendo da vicino il battito inconfondibile di Gianni Maroccolo.
Dedicato a chi suona, a chi ascolta e a chi desidera proseguire questo viaggio.


Gianni Maroccolo
Il Sonatore di Basso. Collezione Spartiti Indipendenti
60 pagine
Edizioni Libri Aparte
25 euro

martedì, settembre 15, 2026

Roger Daltrey - La mia storia con e senza gli Who

Ho riletto con piacere l'autobiografia di ROGER DALTREY che già avevo affrontato in inglese alla sua uscita e che da qualche anno è stata tradotta (molto bene, da Elena Montemaggi) in italiano.

Roger non è uomo con i peli sulla lingua, va diretto e sincero a esprimere il suo parere (allo stesso modo con cui risolveva le diatribe negli Who, in quel caso con le mani da ex metalmeccanico).

C'è la storia dagli inizi, fino al 2018, anno dell'uscita del libro, incluse tutte le difficoltà, anno per anno, vicenda per vicenda.
One minute, I’m on the factory floor in Shepherd’s Bush, the next, I’m headlining Woodstock.

La vicenda degli Who ha seguito un filo spesso sfociato in tragedia (le morti di Keith e John, gli spettatori schiacciati al concerto di Cincinnati, Pete alle prese con dipendenze varie e il conivolgimento in un sito pedofilo - abbondantemente assolto dalla vicenda).
In mezzo crisi, debiti, scontri, una saga incredibile, nonostante il successo planetario.
It's expensive living the life of a rockstar when you're not earning rock star money.

Ne avevo parlato ai tempi qui: https://tonyface.blogspot.com/2018/12/roger-daltrey-thanks-lot-mr-kibblewhite.html

Indispensabile per ogni fan degli Who, interessante per chi ama la musica rock.

Roger Daltrey
La mia storia con e senza gli Who
220 pagine
Caissa Italia Editore
22 euro

lunedì, settembre 14, 2026

I 500 migliori dischi della musica italiana

Piaccia o meno la Musica Italiana gravita storicamente intorno a un lotto di nomi inscalfibili: Lucio Battisti, Fabrizio De André, Lucio Dalla, Franco Battiato, Francesco Guccini, Edoardo Bennato, Pino Daniele, Paolo Conte, Vasco Rossi, la voce di Mina, il mito degli Area.

Ovviamente li ritroviamo anche in questa lista di 500 dischi italiani stilata da 18 giornalisti e collaboratori di "Vinile" / "Classic Rock" (tra cui il sottoscritto), con titoli scelti dopo democratica votazione.
E' palese che cambiando i votanti, muterebbero scelte e classifica, posizioni e nomi.

Il cammino è stato molto tortuoso e complesso, il risultato finale discutibile a seconda di chi lo legge.

E', come sempre, un "gioco", utile per riassumere la storia della canzone e della musica italiana attraverso un elenco davvero corposo in cui troviamo Afterhours e Balletto di Bronzo insieme a Gianni Togni e Quartetto Cetra.

Ah, ha vinto "Rimmel" di De Gregori, davanti a "La voce del padrone" di Battiato e "Nero a metà" di Pino Daniele.

Come riportato nell'introduzione la mia dichiarazione riassume la mia opinione: "Lo dico con leggerezza e, in confidenza, senza polemiche: a vedere certi nomi di vengono i brividi".

Ma se vuoi giocare, accetti le regole del gioco.

I 500 migliori dischi della musica italiana
Sprea Edizioni
12.90


IN EDICOLA

sabato, settembre 12, 2026

Appuntamenti

PRESENTAZIONE libro "Keith Moon. Batterista"
Moderatore Enrico Lazzeri
Giovedì 17 settembre ore 18
La Battagliera Via Palmanova 56 Milano
🎛️ Afterset by Piazza della Scala Mods

https://www.facebook.com/events/991763153710139/

Domenica 20 Settembre alla Cooperativa Popolare Infrangibile 1946 Piacenza.
Presentazione di "Ballare nella catastrofe"
Dj Henry Autore
Antonio Bacciocchi moderatore
Gianni Fuso Nerini disc jockey

giovedì, settembre 10, 2026

Il Circolo Beethoven



Nelle foto il menù del Beethoven e il sottoscritto con membri di Hermits e Link Quartet in concerto con TAV FALCO.

Il 20 ottobre del 1994 in compagnia di mia moglie Rita e altri tre soci (tra cui un noto paroliere vincitore anche di un Festival di Sanremo, addirittura), aprivo il Circolo Culturale Beethoven nel bel mezzo di Piacenza.
In due anni di attività organizzammo qualcosa come 500 eventi, tra concerti di musica leggera, rock, blues, jazz, funk etc, rassegne di musica classica, cabaret, teatro, mostre di quadri, fumetti, dischi da collezione, presentazioni di libri, reading di poesie, incontri con rappresentanti di minoranze etniche ,feste a tema, rassegne cinematografiche.

Negli angusti sotterranei suonarono tra gli altri New Trolls, Enrico Ruggeri, Alberto Camerini (interminabili, bellissime, serate con un Alberto colto e informatissimo di calcio), Gatto Panceri ma anche Tav Falco, Giulio Capiozzo (Area), Afterhours, Carnival of Fools, una ancora sconosciuta Cristina Donà, Statuto, Laura Fedele, Piero Bassini, parlò il poeta pellerossa Lance Henson e due rappresentanti degli indios Mapuche e ancora Le Madri della Psicanalisi, Brando e non so quanti altri.

La concorrenza fu spietata, le istituzioni e i vicini si prodigarono con ingiunzioni di ogni genere per disturbi di tutti i tipi (anche se prevalentemente si trattava di concerti acustici).
Alla fine gettammo la spugna e dopo due anni chiudemmo l’esperienza senza rimpianti.

mercoledì, settembre 09, 2026

Go Down Records

Prosegue il viaggio informale tra le etichette italiane, sempre super attive e interessantissime.
Spazio oggi alla Go Down Records con le parole di Massimo Recchia.


Go Down Records

https://www.godownrecords.com/

https://www.facebook.com/GoDownRecords

Puntate precedenti:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Etichette

* La Go Down Records opera da anni, in chiave indipendente, in un ambito piuttosto ampio, pur se circoscritto al panorama rock ’n’ roll, garage, stoner. Come è nata questa esperienza ormai da lungo tempo consolidata nel panorama italiano ed estero?
L’etichetta fu fondata nel 2003 per l’esigenza di pubblicare autonomamente gli album della mia band OJM, mantenendo pieno controllo della delicata fase produttiva e della promozione.
Erano gli anni in cui il DIY era una filosofia diffusa e Leonardo Cola, al tempo nostro tour manager e fonico, ebbe l’energia e l’entusiasmo necessari per fondare insieme a me “la Go Down”.
I nostri modelli di riferimento erano le label americane Gearhead e Man’s Ruin, che hanno prodotto nomi come The Hellacopters, Nebula, Kyuss e QOTSA.
Oltre alla qualità della musica, ci colpiva la loro cura nelle copertine e le frequenti collaborazioni tra le band dello stesso roster negli split album.

* Da gestore della label hai notato se c’è stato un effettivo ritorno alla voglia di possedere l'oggetto fisico negli ultimi anni, a scapito della fruizione digitale?
Il caro vecchio vinile sarà sempre il mio supporto preferito, per il calore del suono e la bellezza dell’oggetto.
Ti confermo che non sono l’unico a pensarla così e la cosa positiva è che concordano con me molte persone di generazioni successive alla mia.
Anche il CD non si è estinto e resta una risorsa utile per le band emergenti, con i suoi costi più contenuti.
Avere le copie fisiche in occasione dei concerti è tuttora apprezzato dal pubblico, che comprando una copia sostiene, anzitutto, il morale degli artisti e dell’etichetta.
Il digitale è uno strumento potente, ma insufficiente per riuscire a emergere, da indipendenti, nel mare magnum dell’offerta globale e soprattutto farlo con risultati tangibili e continuativi anche nel mondo reale.

* Hai un’idea di chi siano gli acquirenti dei dischi dell’etichetta? Giovani? Meno giovani? Pubblico trasversale?
Abbiamo uno zoccolo duro di clienti affezionati di età compresa tra i 40 e i 70 anni.
Negli ultimi anni stiamo lavorando molto per raggiungere le nuove generazioni. In quest’ottica sono molto fruttuose le collaborazioni con festival come il Venezia Hardcore, che sa coinvolgere moltissimi under 30.
Inoltre è aumentato il focus sulla produzione di nuove band, con membri giovani, come nel caso di Percossa Fossile, The Loyal Cheaters e To The Max!

* C’è un minimo di ritorno economico per un’etichetta così specializzata e che pubblica sempre confezioni molto curate e di conseguenza più costose?
Sì, direi di sì.
Dopo quasi 25 anni di duro lavoro, riusciamo a coprire le spese e il tempo dei nostri stretti collaboratori di ufficio stampa, comunicazione social, booking e i valorosi venditori ai banchetti dei dischi.
La nostra attività è di tipo associativo, senza scopo di lucro, gli introiti vengono sempre reinvestiti in nuove uscite, promozione e organizzazione di live per far conoscere gli artisti del nostro roster.

* Con che criterio scegliete le band da produrre?
Nella nostra storia l’aggancio è sempre avvenuto tramite conoscenza diretta dei musicisti, o da segnalazioni tra addetti ai lavori o durante i concerti della scena indipendente.
Da poco abbiamo istituito un sistema di candidatura online nel nostro sito per allargare il radar e provare a dare risposta alle numerose band che ci scrivono.
Le band vengono sempre selezionate in base alla proposta musicale, alla professionalità, alla proattività e alla caparbietà che dimostrano nel portare avanti il loro progetto.

* Quali sono le mosse promozionali per far conoscere l’attività dell’etichetta?
Lavoriamo con un nostro ufficio stampa, in pieno spirito DIY, e con All Noir per l’estero.
Portiamo avanti da molti anni l’organizzazione dei festival itineranti, i Go Down Fest, in Italia ed Europa, regalando all’ingresso CD e LP per far scoprire le nostre uscite, a volte anche a scatola chiusa, perché no?!
Crediamo molto nella socialità “reale”, quella che avviene ai concerti, tra persone accomunate da passione e curiosità per la musica suonata e sudata. Sono questi i contesti in cui promuoversi, facendo crescere la comunità, che per una sera si stacca da internet e decide di essere parte integrante dello spettacolo.

* Cosa c’è in programma per il futuro?
Tante belle nuove uscite: progetti consolidati come The Devils e Animaux Formidables, ritorni come gli Herba Mate, nuovi ingressi come Tangerine Stoned.
Sono in arrivo nuove date europee dei Go Down Fest, per le quali ringrazio i locali, che, appoggiandoci, danno lunga vita a questa avventura.

martedì, settembre 08, 2026

90/2000, l'evoluzione del Brit Pop

Riprendo l'articolo che ho pubblicato sabato scorso nelle paginbe dell'inserto "Alias" de "Il Manifesto".

L’ormai ultra settantennale storia del rock necessita sempre di più la sua collocazione all’interno di generiche e “giornalistiche” categorie, per definirne movimenti temporali, generi, sonorità, tendenze. E di conseguenza quando si parla di “beat”, “punk” o “grunge” si va a circoscrivere un contesto artistico, per quanto variegato e dai mille parametri, che va a determinare qualcosa che, più o meno, rappresenta l’ambito.

Ad esempio, il Britpop condensa tutta una serie di band, dagli Oasis ai Blur, Supergrass, Pulp, Suede, per citarne alcuni, in qualche modo legate da un filo conduttore che ci porta a raggrupparli in un recinto artistico ben preciso.
Allo stesso modo del Grunge: dai Nirvana, ai Mudhoney, Pearl Jam o Soundgarden, sappiamo bene a ciò a cui vanno incontro le nostre orecchie.

Un recente libro di Alessio Cacciatore e Giorgio Di Berardino, “Boys In The Band” (Arcana) (https://tonyface.blogspot.com/2026/07/alessio-cacciatore-giorgio-di-berardino.html) va ad esplorare invece quell’indefinito e indefinibile magma sonoro prodotto alla fine degli anni Novanta, quando i due “generi” citati avevano preso la strada del declino.
E’ un periodo in cui nascono decine di band che in qualche modo catturano i semi e i fiori degli anni precedenti, li rielaborano, aggiungono o sottraggono, senza potere venire accorpati a un contesto artistico ben preciso.
Si passa da nomi destinati a una popolarità planetaria (Radiohead, Coldplay, Arctic Monkeys), a una lunga serie di piccole realtà (molte delle quali hanno invece solcato le classifiche inglesi, soprattutto, veleggiando ai primi posti, senza che dalle nostra parti ce ne accorgessimo più di tanto, dai Travis, Doves o Belle and Sebastian).

Il sound, genericamente, accorpa elementi Britpop (ovvero la lezione degli anni Sessanta inglesi, da Beatles, Stones, Who, Small Faces, Kinks, per i più tradizionalisti), filtrati attraverso psichedelia, un po’ di Dylan, Bowie, Paul Weller e tanto altro), con l’aggiunta di una certa energia post punk/grunge (riconducibile alle melodie e ballad più malate di Kurt Cobain/Eddie Vedder/Alice In Chains). C’è ovviamente un nuovo slancio, uno sguardo ad altre contaminazioni ma, è chiaro, le radici sono quelle.

C’è anche, giusto per rimanere nelle definizioni un po’ arbitrarie, il “New Acoustic Movement” con i delicatissimi Kings Of Convenience (figli più che legittimi degli Everything But The Girl), Badly Drawn Boy, Turin Brakes, I Am Kloot, Damien Rice.
Dall’America replicano con forza.
Basterebbe “Is This It” esordio travolgente dei New Yorkesi The Strokes, primo grande classico dei 2000, tra ritmi amfetaminici, chitarre taglienti, melodie irresistibili.
A cui fanno da supporto i favolosi White Stripes di Jack White, Interpol, Yeah Yeah Yeahs. Disse bene Conor McNicholas del New Musical Express in un articolo del 2002: “Per ogni generazione accade qualcosa di rivoluzionario nella musica e da quel momento in poi più nulla è lo stesso. Ed è esattamente quello che sta succedendo ora.”

Musicisti che reagiscono alla preponderanza di suoni sintetici, hip hop, rap, metal, alle scelte ruffiane di MTV e creano una nuova scena, attingendo dalle “basi” punk, garage, beat, blues, new wave. Su questa onda surfano progressivamente nuove band, alcune destinate a ottimi successi (Black Keys, Killers, Kings Of Leon, Franz Ferdinand, Hives, Kaiser Chiefs, Kasabian, Bloc Party, Ordinary Boys), altre che si affacceranno nelle classifiche, arriveranno a lambire la popolarità ma torneranno nell’oblìo.

Ci sono anche alcune anomalie.
Ad esempio i Libertines di Peter Doherty e Carl Barat.
Sound anarchico e sconclusionato, quanto la loro predilezione per gli eccessi. Un esordio che diventa una pietra miliare come “Up The Bracket”, nel 2002, prodotto, non a caso, come perfetto collegamento con le radici menzionate, dall’ex Clash, Mick Jones.
Dureranno poco.
Troppa la predilezione per gli abusi.
Doherty passerà anni nelle dipendenze di sostanze e gossip ma ogni volta che riuscirà a tornare ci regalerà piccoli gioielli, sia con i Babyshambles che con le esperienze soliste.
Le reunion successive agli scioglimenti non saranno mai così fresche come gli esordi ma sempre dignitose.

Anche i The Coral si inseriscono in questo contesto, come una delle realtà più interessanti e originali, mischiando anni Sessanta, psichedelia, country e folk rock, senza mai premurarsi più di tanto di seguire una linea ben precisa, se non quella della loro attitudine.
Lo conferma il recentissimo “388” in cui si dedicano a una riuscita e irresistibile miscela di rocksteady, ska, reggae e beat.
Un altro nome di spicco è quello degli scozzesi Franz Ferdinand, in grado di produrre un sound riconoscibilissimo al primo ascolto, tra post wave, britpop, riff chitarristici spigolosi, Talking Heads.
Partiti con il motto “Volevamo essere il miglior gruppo pop del mondo, come Beatles, Bowie o Clash ma se avessimo venduto 500 copie del nostro singolo sarebbe stato fantastico!”, hanno poi piazzato diversi brani nelle chart inglesi e vinto due Grammy Awards.

Gli Arctic Monkeys sono un caso particolarissimo, da manuale.
Sfruttarono, tra i primissimi, il potere del web, appena “nato”, nei primi anni 2000, postando su MySpace loro brani e demo, sfruttando la spinta dei fan e approdando solo nel 2006 all’album d’esordio “Whatever People Say I Am, That's What I'm Not”. Vendette un milione di copie in una settimana, stracciando il record degli Oasis, nonostante un sound aspro e poco incline al facile ascolto.
E proprio dagli Arctic Monkeys a un certo punto esce il leader Alex Turner, affiancato dall’amico Miles Kane che arriva da un paio di band in circolazione nella “scena”, i discreti Little Flames e Rascals.
Costruiscono un nuovo progetto dall’intrigante nome di Last Shadow Puppets e pubblicano nel 2008 un incredibile gioiello di grazia, raffinatezza ed energia, “The Age Of The Understament” dove uniscono atmosfere orchestrali, Beatles, Brian Wilson, Scott Walker e una creatività al massimo delle loro potenzialità.
Torneranno otto anni dopo con “Everything You Come To Except” ma non sarà più la stessa cosa.

FUORI I DISCHI

Sicuramente i sopracitati album di Arctic Monkeys, Last Shadow Puppets e Libertines sono indispensabili.
L’omonimo esordio del 2004 dei Franz Ferdinand merita un posto di rilievo.
Decisamente più anomalo l’inserimento di due band ai limiti con l’ambito di cui si parla, Coldplay e Radiohead, che pur arrivando dal contesto hanno intrapreso carriere troppo personali per entrare nel calderone di cui sopra ma che meritano comunque una citazione.
L’esordio degli Strokes è sicuramente importante, allo stesso modo in cui “Quiet Is The New Loud” (titolo più che programmatico) dei Kings Of Convenience può essere la bandiera issata sul pennone più alto del “New Acoustic Movement”.
“Icky Thump” dei White Stripes ci entra un po’ a fatica ma è giusto a testimonianza dell’apporto di una band importante e seminale.
I Little Barrie sono da sempre un nome trascurato e oscuro.
In realtà la mente della band, Barrie Cadogan, non ha dedicato moltissimo tempo alla sua attività, perché sempre impegnato come chitarrista di Paul Weller, Morrissey, Primal Screma. Black Keys, tra i tanti.
Eppure i dischi del gruppo sono un originalissimo mix di funk, rock, psichedelia, blues, rock n roll, freakbeat e l’esordio “We Are Little Barrie” del 2005 un vero e proprio piccolo capolavoro.
E infine “Brassbound”dei favolosi Ordinary Boys che riprendevano radici mod, punk, ska, ma che si bruciarono in breve tempo, lasciando tanti rimpianti per una delle band più promettenti dei 2000.

lunedì, settembre 07, 2026

Classic Rock

E' in edicola il nuovo numero di Classic Rock con tante cose interessanti (vedi un approfondimento dettagliato sulla Sensational Alex Harvey Band, di cui si è sempre parlato poco in Italia).

Da parte mia contribuisco con recensioni di Womack Sisters, Frigidaire Tango, Drakulas, Nick The Freak, Lupe Veléz, The Wine Barrels, Fay Hallam, Sweeping Promises, la ristampa del primo dei Thin Lizzy, il libro/box di Gianni Maroccolo.

sabato, settembre 05, 2026

Appuntamenti

NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour

Sabato 05 settembre:
Prato "Santa Valvola" Festival
con The Cogs e Big Boss Man +Festa Cencio's w/ Pippo Dj
Orto Sonoro Via Spina, 2, 59100 Prato PO, Italia

https://www.facebook.com/events/2545531385923399
Domenica 06 settembre:
Piacenza "Festival Tendenze"
Ex Caserma Cantore (Stradone Farnese)

https://www.facebook.com/tendenzefactory
Mercoledì 28 ottobre:
Milano "Swamp Fest" con Kim Salmon e Three Blind Mice.
Arci Bellezza.

https://www.facebook.com/events/1621131312863628/
PRESENTAZIONE libro "Keith Moon. Batterista"
Moderatore Enrico Lazzeri
Giovedì 17 settembre ore 18
La Battagliera Via Palmanova 56 Milano
🎛️ Afterset by Piazza della Scala Mods

https://www.facebook.com/events/991763153710139/

Domenica 20 Settembre alla Cooperativa Popolare Infrangibile 1946 Piacenza.
Presentazione di "Ballare nella catastrofe"
Dj Henry Autore
Antonio Bacciocchi moderatore
Gianni Fuso Nerini disc jockey

venerdì, settembre 04, 2026

Howie Casey and the Seniors

Derry and the Seniors fu la prima rock 'n' roll band di Liverpool, fondata nel 1959 da HOWIE CASEY, saxofonista, diventato in futuro valente session man con i Wings di Paul McCartney (suonò in "Band On he Run", nei brani "Jet", "Bluebrird" e Mr.Vanderbilt", in vari singoli e fu spesso in tour con loro), Marc Bolan, John Entwistle, Mott The Hopple, nella colonna sonora del film "Tommy" degli Who e con gli ABC.

Fonda nel 1959 i Seniors, con il cantante di colore (particolarità non molto comune in UK ai tempi) Derry Wilkie.
La band si trasforma in Derry Wilkie and the Seniors e dopo una serie di brevi esperienze, nel 1960 approda ad Amburgo a suonare nel Kaiserkeller, dove a breve arriveranno i Beatles (con cui stringeranno una divertente esolida amicizia).
Saranno rimpatriati dopo un po' perché privi dei permessi di soggiorno.

Cambiano nome in Howie Casey and the Seniors e incidono, prima band di Liverpool, un album rock 'n' roll/beat nel febbraio del 1962 "Twist at the Top" un ottimo lavoro, molto vicino al mood di Little Richard, tra rhythm and blues e selvaggio, velocissimo, rock 'n' roll.

Sciolta la band, si divide in mille altre esperienze, approndando nei primi 70 prima alla corte di Sir Paul e poi in quella degli Who con cui va in tour alla fine degli anni Settanta.
Il cantante fonderà i Derry Wilkie and the Pressmen (in cui suonerà anche Ainsley Dunbar poi con Jeff Beck, David Bowie, Zappa, John Mayall) con cui inciderà un buon album di rhythm and blues, This Is Merseybeat, nel 1963.

Per maggiori informazioni una bella intervista a Howie Casey è qui: https://beatlesmagazine.com/meeting-the-beatles-exclusive-interview-with-howie-casey/

giovedì, settembre 03, 2026

Radio Days - Off the Record
Temponauts -

RADIO DAYS - Off The Record
Continua imperterrita la strada dei favolosi Radio Days, alle prese con un nuovo scintillante album, in cui ribadiscono la qualità compositiva che li ha sempre contraddistinti e la personalità del loro sound, pur se consapevole debitore al miglior power pop (ambito in cui non è facile distinguersi con così tanto carattere).
I riferimenti spaziano nel consueto universo dai confini labili del "non genere" in oggetto, dai Sixties a Knack, Big Star, Flamin Groovies fino a Buzzcocks, Undertones, Squeeze, primo Elvis Costello.
Tanta energia, padronanza della materia, freschezza, un vero gioiello.

THE TEMPONAUTS - The Summer Rain Archive
Terzo album, in più di vent'anni di attività, per la band piacentina, che meriterebbe cento volte più di quello che ha raccolto in carriera, in virtù di un sound abbracciato con sincera passione quando in pochi ancora lo consideravano.
Il loro jingle jangle rock, che parte da Byrds e Love, ha sempre avuto un taglio personale, con ritmiche incisive e un'attitudine mutuata dal garage punk.
E' la ricetta che ritroviamo in questi dodici magnifici brani autografi che splendono di vitalità, dinamismo, spontaneità, genuinità.
Eccellente.

mercoledì, settembre 02, 2026

Kalakuta Museum

Sorge a Lagos, Nigeria, il Kalakuta Museum, spazio dedicato a FELA KUTI, situato nella sua abitazione.

Oltre all'esposizione di foto, quadri, strumenti, oggetti della sua vita quotidiana, c'è anche la possibilità di soggiornare nell'edificio.
I prezzi sono più che abbordabili (circa 5 euro l'ingresso al museo, dai 20 ai 30 euro il pernottamento).

https://www.kalakutamuseum.com/

Qui una visita video all'interno del museo: https://www.youtube.com/watch?v=FSGS18uv_eo

martedì, settembre 01, 2026

Franco Forte - Vero. Il romanzo di Marco Aurelio, l'imperatore filosofo

Non è facile rendere fruibile e agile la storia di un imperatore romano, pur nella sua anomalia di filosofo "pacifista", attento e sensibile ai diritti umani, in epoca di gladiatori, schiavi, sacrifici nelle arene, stragi dei nemici.

Franco Forte riesce alla perfezione ad appassionareil lettore alla tribolata vita di Marco Aurelio (121-180 d.c.), tra le classiche congiure di palazzo, guerre per mantenere il potere di Roma sull'impero, minato da continue rivolte ai "limes", gestione complessissima di un mondo dalle mille regole, omaggi agli dei, lutti personali etc.
Alla fine si prova profonda empatia per un personaggio che provò a concepire il comando in modo filosofico/progressista, morì tra notevoli sofferenze fisiche, lasciando il posto al figlio Commodo, giudicato successivamente spietato e depravato.

Esercitò il potere anelando sempre la possibilità di applicare le sue teorie ideologiche alla realtà, scontrandosi con un mondo ancora impreparato, dovendosi alla fine adattare alla superstizione, alla repressione sanguinosa di rivolte e insurrezioni.

Un ottimo libro, avvincente e istruttivo, soprattutto nella certosina descrizione (quasi cinematografica) dell'Antica Roma e le sue usanze.

L'olezzo di sudore, vino e polvere si mescolava all'aria che vibrava di mille emozioni. Tutti volevano assistere al trionfo degli Imeratori che avevano sconfitto i Parti.

Se il popolo vede nell'Imperatore avidità, imparerà a essere avido. Se vede giustizia sarà spinto a cercarla dentro di sé. Non si governa con la forza ma con la virtù. E' il logos, la ragione universale, a guidarci. Mai il capriccio, mai la rabbia.

Non disprezzare il popolo per la sua ignoranza. Ricorda che è più facile deridere che educare, condannare che comprendere. (Quinto Giunio Rustico, maestro di filosofia).

Franco Forte
Vero. Il romando di Marco Aurelio, l'imperatore filosofo
Mondadori
392 pagine
23 euro

lunedì, agosto 31, 2026

Agosto 2026. Il meglio.

Siamo ben oltre la metà del 2026.
La lista di ottimi dischi si allunga:

Paul McCartney, Rolling Stones, Kneecapp, Aja Monet, Black Crowes, Jack White, Fantastic Negrito, Little Barrie, Brian Jackson, Womack Sisters, Anthony Joseph, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller, The Darts, Thee Marloes, The Strokes, Cramps, Robyn Hitchcock, Neil Jones / Nick Corbin.

In Italia:
Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Bloody Riot, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite, Polemica, Marlon Bianco and the Clones.


WOMACK SISTERS - s/t
BG Womack, Zeimani Womack, Kucha Womack sono figlie di Cecil e Linda Womack, il celebre duo (Linda) Womack & (Cecil) Womack e nipoti della leggenda del soul americano Bobby Womack (autore di It's All Over Now ripresa dagli Stones, tra le tante). La madre Linda è figlia del grandissimo Sam Cooke che, a sua volta fu lo scopritore dei Valentinos in cui cantava Cecil e la cui vedova sposò Bobby Womack. Le tre ragazze sono all'esordio con una carriera in proprio che si preannuncia scintillante, a partire dall'etichetta per cui incidono, la superlativa Daptone Records. Il sound è volutamente e palesemente debitore alla migliore tradizione soul tra anni 60 e 70, con arrangiamenti raffinatissimi, doti vocali eccelse e canzoni semplicemente bellissime. Grande album.

THE CRAMPS - Gravest Gravy
Le mitiche registrazioni, mai pubblicate, del 1977 al Ardent Studios di Memphis, curate da Alex Chilton e riesumate ora grazie all'impegno di due icone dell'hardcore, Henry Rollins e Ian McKaye.
I Cramps andarono, suonarono tutto ciò che sapevano, nel modo più punk, diretto, minimale e crudo che si possa immaginare. Contrariamente alla vulgata, suonavano bene, precisi, con suoni assolutamente originali per l'epoca, con riff rockabilly, l'attitudine punk (in una chiave assolutamente "avanti"), l'unicità del loro approccio (due chitarre scarne, batteria ipnotica e super essenziale, la voce unica di Lux Interior). Chissà se fosse uscito nel 1977.
Rimane la magia di quel sound inimitabile che mai nessuno è riuscito a riprodurre ed eguagliare.

NEIL JONES / NICK CORBIN - Silent Stream
Neil Jones (Stone Foundation) e Nick Corbin (dei favolosi New Street Adventure) si fanno accompagnare da Mr. Hammond in persona, Mick Talbot, Ernie McKone, bassista dei Galliano e decine di altre band, Crispin Taylor alla batteria (anche lui con Galliano, Push, Blow Monkeys) per un album stilosissimo, dal groove soul funk, ricco di melodie e, poco da dire, perfettamente allineato al gusto degli Style Council (i fan dell'ex band di Weller impazziranno per questi suoni).
Ottime canzoni, atmosfere avvolgenti e suadenti, album più che godibile.

SOUL REVIVERS - Holding It Down
Di un disco così c'é da innamorarsi solo per la copertina, con foto dal Notting Hill Carnival del 1966.
Ma i Soul Revivers hanno ben altre frecce al loro arco.
Con l'aiuto, tra i tanti, di Johnny Clarke, Susan Cadogan, Vin Gordon, sfornano un superbo album di (original) superlativo REGGAE, con ombre rocksteady e un gusto sopraffino.
Non tutti/e hanno confidenza con il sound (system) in oggetto ma in questo caso chiunque ne può usufruire al meglio.

ROBYN HITCHCOCK - The Confuser
Si vola in alto con il nuovo album (il 23° più una decina di live, singoli, ep etc) dello psychorocker inglese. Dieci brani uno più bello dell'altro, ruvidi, diretti, pieni di melodie 60's, ritmo, perfino un funk beat alla Prisoners/Kula Shaker ("Building From The Ruins"), Kinks, power pop, Bo Diddley psichedelico ("How To Feel Alright"), Beatles ("Ghost in Sunlight"). Grandi canzoni, atmosfere perfette, un lavoro top!

MAMA TERRA - Inner Space
Un viaggio spaziale in un mondo, pressoché totalmente strumentale, di spiritual jazz, funk, fusion, tra Nu British Jazz e "The Epic" di Kamasi Washington. Esecuzioni perfette, con la voce di Conrad Roberts (collaboratore di Miles Davis) a fare da narratore e tanto groove.

MAN/WOMAN/CHAINSAW - Cannonball
Nonostante il nome respingente, la band di Brixton esce con un album d'esordio capace di spaziare tra mille imprevedibili influenze (dal pop, al barocco, al post punk), in grado di scrivere un gioiello come l'introduttiva "Only Girl" e proseguire con chitarre distorte e dissonanti, loop elettronici, ballate pianistiche, folate grunge. Di tutto, di più, forse troppo. Comunque buono.

KING GIZZARD AND THE WIZARD LIZARD - Alien Metal
Nei 28 album incisi dal 2012 ad oggi la band australiana ha sperimentato di tutto, regalandoci spesso lavori di alta qualità, talvolta un po' meno ma sempre a livelli più che dignitosi. Ci mancava il tuffo nella EDM da rave e affini. a parer mio abbastanza velleitario e inutile, preferisco passare oltre.

THE SURF TRIO - Almost Summer
Non tragga in inganno il nome della band. Certo, il surf è prevalentemente protagonista ma il quartetto dell'Oregon, in questo album inciso nel 1986, prodotto da Brett Gurevitz dei Bad Religion, pubblicato dalla Voxx di Greg Shaw e ristampato ora con 5 bonus tracks da Area Pirata, amava molto anche il garage stile "Nuggets" (vedi la cover di "You're gonna miss me" dei 13th Floor Elevators), punk, beat, spesso ricorrenti nei 19 brani del CD. Il sound è grezzo, diretto e minimale, il disco una piacevole sorpresa per chi non lo aveva ascoltato all'epoca.

NIA ARCHIVES - Emotional Junglist
Molto interessante e originale la commistione di un sound che attinge da soul e pop rock con elementi trip hop, hip hop, elettronica e drum and bass. Un album di alto livello compositivo, ricco di arrangiamenti perfetti e decisamente stimolante.

MARK ADAMS - This is Neo Soul
A lungo a fianco di Roy Ayers, il tastierista e arrangiantore si cimenta ora con un album solista in cui chiama a raccolta altri membri della band e uno stuolo di musicisti in arrivo da esperienze con for Teddy Pendergrass, Bernard Purdie), Gladys Knight, Chic, Gloria Gaynor, Gil Scott-Herron, Mary J. Blige, Wyclef Jean. L'album è un perfetto esempio di moderno soul funk fusion, pieno di groove e ritmo. Raffinato ed elegante.

MARLON BIANCO and the CLONES – Magnitude
Notevole il secondo album dell’artista italiano residente a Brighton. Un lavoro prevalentemente strumentale, dalle tinte lo-fi Sixties, con pennellate psichedeliche, funk, jazz, lounge, intensi sguardi alle colonne sonore “poliziesche” e blaxploitation oltre che alla musica library dell’epoca. Compositivamente molto vario e complesso, ben suonato e prodotto, ricchissimo di spunti spesso imprevedibili e sorprendenti. Più che ottimo.

POLEMICA - Hear Us Scream
Il quarto album del trio italo americano, guidato dall'incontenibile energia vocale (e non solo) di Hilary Binder (from Washington DC) è un nuovo rumoroso e violento schiaffo, fatto di ritmiche serrate, dissonanze, minimalismo, aggressione sonora. Non c'è un attimo di pausa, tra ricordi di Fugazi, Sonic Youth, post punk, Shellac, Unwound e una personalità unica. Eccellenti.

CLOUD CANYONS – Body Wisdom
Secondo album per il progetto di Nicola Caleffi (Julie’s Haircut) e le voci di Laura Storchi, Michelle Cristofori, Stella Baraldi. Un’ora e venti di elettronica, sperimentazione, atmosfere ambient avvolgenti, dall’afflato talvolta trance psichedelico, ritmiche pulsanti, grooves motorik. Un lavoro fascinoso, dalla forte personalità, che ricava molti spunti dalle ultime esperienze della band di Caleffi, i Julie’s Haircut e si caratterizza non solo come un side project ma come una vera e propria interessantissima esperienza a se stante.

COLD DIAMONDS & MINK - Organ-Ized
Per gli amanti dell'Hammond e le musiche da colonna sonora/library strumentali, ecco un nuovo album molto carino in tal senso. Niente più che un sottofondo gradevole ma quel suono...

LIBRI

Nicola Gaeta - Black Beauty. Storie di musica nera
Scrivere un libro sulla black music è come tentare di raccogliere il mare in una bottiglia.
Per ogni artista citato, ce ne sono dieci che aspettano, silenziosi o inascoltai, sul bordo della pagina.
La Black Music non si lascia chiudere né in un libro Nè nei decenni, né nelle etichette.
E' una forza fluida,una corrente, che attraversa i corpi, la storia, la spiritualità e la tecnica.
E' voce e battito, è resistenza e reinvenzione
.
Le 800 pagine di questo libro non devono impaurire il lettore.
D'altronde la cosiddetta "Black Music" (per meglio dire, come spesso si sottolinea in questo saggio, la BAM, Black American Music) non può essere concentrata in così poco spazio. Ce ne vorrebbero 8000 o forse 80.000.
Questa non è un'enciclopedia esaustiva, un catalgo di nomi e dischi.
E' qualcosa di più.
Il percorso di Nicola Gaeta ci porta dai semi, lontani, primitivi e arcaici, nati nei tempi della schiavitù, agli albori del blues e del jazz, alle mille evoluzioni e contaminazioni, attraverso mille nomi e mille dischi, aneddoti, storie, biografie.
La musica classica fu inventata perché la gente bianca non aveva ritmo così poteva scriverla e pianificarla a tavolino.
(Miles Davis)
La Black Music non è un genere musicale, è un sistema di linguaggi che si intrecciano, un patrimonio vivo che dal gospel ai nostri giorni ha plasmato tutto il secolo scorso e continua a generare nuove forme nel nuovo millennio.
Proprio perché non è un elenco di nomi e dischi questo libro è IMPORTANTE.
E' una visione, spesso personale e discutibile, ma che parte da un senso critico competente e autorevole.
Perciò è un lavoro indispensabile per approfondire e capire la BAM.
Poi se 800 pagine sono un ostacolo, ci sono sempre Topolino o Bruno Vespa.
Per me libro dell'anno.

Budgie - The Absence. Memoirs of a Banshee Drummer
L'ex batterista di Siouxsie and the Banshees (e a lungo compagno e poi marito della cantante) si racconta in un libro (solo in inglese) più acre che solare, tra grandi successi, clamorose cadute, risalite inaspettate, alcol e droga a profusione.
Siouxsie non ne esce bene, anzi, ma lo stesso Budgie non risparmia nulla a sé stesso.
Ci sono brevi cenni alle pur gloriose esperienze con Slits e Big In Japan, molto spazio alla fortunata esperienza con la cantante con i The Creatures (protagonisti di un sound semplicemente geniale e di rara originalità, eccessivamente sottovalutati) e vari particolari sul travagliato cammino con i Banshees.
Un lavoro non indispensabile ma particolarmente interessante per i fan della band madre, indiscutibilmente tra i progetti migliori e più affascinanti usciti dal post punk.

Gianni Maroccolo - Flight Case / Il Sonatore di basso
È uscito da poco il cofanetto Flight Case di Gianni Maroccolo che raccoglie il libro di memorie Il Sonatore di Basso e una serie di spartiti dei suoi brani più noti, uniti a inediti e rarità.
A breve verrà pubblicata una nuova edizione limitata e numerata del libro con i soli brani dei CSI, intitolata Collezione Spartiti Indipendenti, già in preorder su www.libriaparte.it.
Il libro ripercorre la carriera, in maniera sparsa e (dis)ordinata, di uno dei bassisti e musicisti più significativi e stilisticamente originali della scena italiana di sempre (basti dire Litfiba, CCCP, CSI, PGR, Producers, Marlene Kuntz e un'infinità di altri progetti e collaborazioni). Un libro sincero e diretto, onesto (sui Litfiba ad esempio: Sono orgoglioso delle canzoni che abbiamo composto e pubblicato insieme, ma molto meno di come furono registrate e prodotte - PS: cruccio di tanti musicisti...).
Ode al suo amato strumento: Il basso è il fedele compagno di viaggio che ha permesso a un ragazzo timido e introverso di scoprire e coltivare l'arte dell'incontro e delle vita. E massime che è difficile non condivide e sentire proprie. La musica è un linguaggio universale che non ha bisogno di molte parole per manifestarsi: non conosce barriere né confini. Ci si riconosce simili e si comunica con il nostro alfabeto fatto di note e suoni. La musica ha il potere di unire gli esseri umani, di renderci persone migliori, perché sollecita la nostra sensibilità e sfera emozionale, trascinandoci verso l'alto, dando luce e vita a quei territori misterisoi che spesso teniamo celati.
Una domanda estrapolata dall'intervista che gli ho fatto per "Alias" de "Il Manifesto" a Ferragosto.
Il cofanetto «Flight Case» contiene, tra le altre cose, due libri con spartiti e tablature di basso. Ti poni la questione che resti qualcosa del tuo lavoro e delle tue attività nella storia della musica italiana (in cui hai indubbiamente un ruolo più che importante)?
Non ti nascondo che l’idea di lasciare un piccolo segno del mio passaggio in questa vita terrena mi ha sempre accompagnato.
Non so se ci riuscirò o meno, ma certo sarebbe bello. Niente che abbia a che vedere con la vanità, è qualcosa di più profondo legato anche al senso della vita. In fondo, a ognuno di noi, più o meno consapevolmente, viene affidato un ruolo e mi piace pensare di averlo svolto nel migliore dei modi e di essere stato in qualche forma utile a qualcuno.
Non ho mai pensato invece di poter essere fonte di ispirazione o propedeutico per chi mi segue; come spesso mi è accaduto è la vita che mi ha fatto scoprire che tipo di percezione ci fosse nei miei confronti.
E ancora mi stupisco per l’affetto e la stima che ricevo ogni giorno da tantissime persone.
Il Sonatore di Basso è un progetto che rimanda all’incontro e alla condivisione di un pezzo di vita tra anime affini come Mur Rouge (bassista/Youtuber, trascrittore dei brani su spartito e illustratore dei libri, ndr) e l’editore Libri Aparte, che mi hanno fatto per primi questo dono. Tutte le forme che ha assunto nel tempo, su carta, musica, video, gli incontri dal vivo, hanno avuto sempre come comune denominatore il voler ricambiare l’affetto verso coloro che lo hanno reso possibile producendolo di fatto con noi.
Noi abbiamo solo rimesso queste energie in circolo, che hanno contribuito a far continuare il viaggio del «Sonatore» fino a oggi, e oltre.
E INFINE, ricordiamoci come dice Gianni che "La musica è un potentissimo generatore di illusioni".
Aggiungerei di sogni e speranze.
Se non hai quelle, sei un sasso.

Stefano Orlando Puracchio - Burt Bacharach. Non solo un hitmaker
Chiarisce fin da subito l'autore che una biografia su BURT BACHARACH sarebbe stata inutile anche in virtù di una discografia sterminata e una vita densissima di accadimenti.
Approfondisce invece una serie di aspetti specifici della sua opera, attraverso analisi di alcuni dei brani più particolari, del periodo dagli anni 80 al 2020 e un particolare sguardo alle versioni italiane di molti dei suoi brani, da Franco Califano a Mal a Dionne Warwick, fino ad Adriano Celentano con “Stai lontana da me” del 1962, ripresa di “Tower Of Strenght”.
C'è molta ironia nella scrittura e un taglio gradevole all'insegna della conversazione diretta con il lettore, invogliato (oltre che esortato) all'ascolto dei brani di cui si parla.
Un buon modo per avvicinarsi al Maestro.

COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".

APPUNTAMENTI

NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour

Sabato 05 settembre: Prato "Santa valvola" Festival
Domenica 06 settemnbre: Piacenza Festival "Tendenze"
Mercoledì 28 ottobre: Milano "Swamp Fest" con Kim Salmon e Three Blind Mice.

PRESENTAZIONE libro "Keith Moon. Batterista"
Moderatore Enrico Lazzeri
Giovedì 17 settembre ore 18
La Battagliera Via Palmanova 56 Milano
🎛️ Afterset by Piazza della Scala Mods

sabato, agosto 29, 2026

Appuntamenti

NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour

Sabato 05 settembre:
Prato "Santa Valvola" Festival
con The Cogs e Big Boss Man +Festa Cencio's w/ Pippo Dj
Orto Sonoro Via Spina, 2, 59100 Prato PO, Italia

https://www.facebook.com/events/2545531385923399
Domenica 06 settembre:
Piacenza "Festival Tendenze"
Ex Caserma Cantore (Stradone Farnese)

https://www.facebook.com/tendenzefactory
Mercoledì 28 ottobre:
Milano "Swamp Fest" con Kim Salmon e Three Blind Mice.
Arci Bellezza.

https://www.facebook.com/events/1621131312863628/
PRESENTAZIONE libro "Keith Moon. Batterista"
Moderatore Enrico Lazzeri
Giovedì 17 settembre ore 18
La Battagliera Via Palmanova 56 Milano
🎛️ Afterset by Piazza della Scala Mods

https://www.facebook.com/events/991763153710139/

Domenica 20 Settembre alla Cooperativa Popolare Infrangibile 1946 Piacenza.
Presentazione di "Ballare nella catastrofe"
Dj Henry Autore
Antonio Bacciocchi moderatore
Gianni Fuso Nerini disc jockey
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