Critiche, proteste, segnalazioni, chiarimenti, dispute: i protagonisti della televisione e i lettori possono ora tessere un filo diretto con Aldo Grasso, critico televisivo del «Corriere»

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No , non ci stiamo

Gentile dottor Grasso,
Gentile Isabella,
la serie “La legge di Lidia Poët” di Rai 1, creata da Guido Iuculano e Davide Orsini e diretta da Matteo Rovere, Letizia Lamartire è liberamente ispirata alla vita della prima donna in Italia a entrare nell'Ordine degli avvocati, ma la trama mescola grandi fatti reali a molta pura invenzione.
Il personaggio interpretato da Matilde De Angelis è dipinto in modo molto moderno, anticonformista, ironico e con una vita sentimentale assai libera, disinibita. La vera Lidia era una donna rigorosa, serissima e profondamente dedita al lavoro e all'attivismo politico-sociale, ben lontana dalla trasgressività e dal turpiloquio mostrati nella fiction, di una ricca famiglia valdese.
Perché le fiction devono mentire senza ritegno in questo modo?
La prima scena della fiction su Rai1 è stata una scena di sesso con un ragazzotto “che mi piaci” dice la Poet. Proprio la prima scena, poi ripetuta verso la fine della puntata addirittura con il ragazzotto che si dice stremato dalla voluttuosità dell’avvocatessa.
I produttori devono forse imbambolare lo spettatore con un sesso senza finalità nemmeno amorose ?
Per chi ci prendono ?
Per fortuna che la realtà era ed è diversa. Infatti creare una fiction con persone “normali” è difficile e questo rivela la sostanza dei creatori e registi, e non vale la frase “se non ti piace cambia canale”. Eh no, non ci stiamo.
di Gabriele

La risposta a cura Aldo Grasso
È una serie Netflix, abituata agli eccessi.