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Al Pacino

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Al Pacino nel 2016
Statuetta dell'Oscar Oscar al miglior attore 1993

Alfredo James Pacino, detto Al (New York, 25 aprile 1940), è un attore statunitense.

Firma di Al Pacino

Tra gli attori più celebri ed apprezzati di Hollywood, Pacino è considerato uno dei migliori interpreti di tutti i tempi.[1][2][3][4][5] Nell'arco di una carriera quasi sessantennale, ha interpretato personaggi divenuti iconici, entrati nell'immaginario collettivo ed impressi nella cultura popolare;[6] tra questi si annoverano maggiormente gangster quali Michael Corleone nella trilogia de Il padrino (1972, 1974, 1990) di Francis Ford Coppola, Tony Montana in Scarface (1983) e Carlito Brigante in Carlito's Way (1993), entrambi di Brian De Palma, Benjamin Ruggiero in Donnie Brasco (1997) di Mike Newell e il sindacalista Jimmy Hoffa in The Irishman (2019) di Martin Scorsese.

Ha poi consolidato la propria notorietà prendendo parte a diverse pellicole di successo come Serpico (1973) e Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975), entrambe di Sidney Lumet, Heat - La sfida (1995) e Insider - Dietro la verità (1999), ambedue di Michael Mann, L'avvocato del diavolo (1997) di Taylor Hackford e Ogni maledetta domenica - Any Given Sunday (1999) di Oliver Stone. È inoltre uno degli attori maggiormente decorati; fra i numerosi riconoscimenti conferitogli vi sono due premi Emmy, un premio BAFTA, due Tony Award – con i quali ha completato la tripla corona della recitazione –, cinque Golden Globe, di cui uno alla carriera, e un premio Oscar, a cui venne candidato nove volte, che si aggiudicò per l'interpretazione del tenente colonnello Frank Slade in Scent of a Woman - Profumo di donna.[7] È stato poi insignito del Life Achievement Award dall'American Film Institute nel 2007, della National Medal of Arts nel 2011 e del Kennedy Center Honors nel 2016.[8][9][10]

Attore di formazione teatrale, ha ottenuto gli elogi della critica anche per le sue interpretazioni sul palcoscenico, contesto in cui si concentrò prevalentemente su ruoli shakesperiani;[11] dagli anni sessanta rappresentò inoltre opere di Bertolt Brecht, Eugene O'Neill, Oscar Wilde e David Mamet. Si cimentò anche alla regia e prese parte a diverse produzioni per la televisione; tra queste vi sono la miniserie Angels in America (2003), dove fece incetta di premi per il ruolo del malato terminale di AIDS Roy Cohn, e il film You Don't Know Jack - Il dottor morte (2010), prodotto da HBO, in cui interpretò Jack Kevorkian. La collaborazione con l'emittente televisiva proseguì con Phil Spector (2013) e Paterno (2018), in cui impersonò rispettivamente l'omonimo produttore cinematografico e l'omonimo allenatore di football americano.[12][13]

Alfredo James Pacino nacque il 25 aprile 1940 a East Harlem, unico figlio di Salvatore Pacino (1922-2005) e Rose Gerardi (1918-1962);[14][15] il padre era un venditore porta a porta di polizze assicurative, i cui genitori erano emigrati da San Fratello, in provincia di Messina; la madre, casalinga, era la primogenita di una famiglia di origini napoletane e corleonesi.[16][17][18][19][20] I due divorziarono quando Pacino aveva solamente due anni e il padre si trasferì a Covina dedicandosi a tempo pieno all'attività di ristoratore e lasciando contestualmente la famiglia in condizioni economiche precarie.[18] Proprio per questo motivo, Pacino e la madre si trasferirono nel South Bronx, all'epoca quartiere prevalentemente ebraico, trovando ospitalità presso la casa dei nonni materni:[21] James – così ribattezzato dopo il suo arrivo, probabilmente clandestino, negli Stati Uniti, sebbene all'anagrafe fosse stato registrato come Vincenzo Giovanni –[22] e Kate.

Corleone, città d'origine dei nonni materni di Pacino, è legata all'attore da una singolare coincidenza: fu proprio interpretando Michael Corleone, il cui cognome richiama il centro siciliano da cui la famiglia trae le proprie origini, che egli si consacrò nel panorama cinematografico.

Sin dall'infanzia, Pacino manifestò un profondo interesse per il cinema, a cui si appassionò grazie alla madre, la quale lo accompagnava frequentemente nelle sale cinematografiche di New York.[22] La sua adolescenza si svolse in un ambiente complicato, poiché negli anni quaranta e cinquanta il South Bronx era un quartiere operaio segnato da povertà, criminalità e tensioni sociali;[23] egli cominciò a fumare all'età di nove anni e a tredici aveva già avuto esperienze con alcol e marijuana; tuttavia, non fece mai uso di droghe pesanti, scelta che attribuì sia all'influenza protettiva della madre – che ringrazierà per averlo tenuto lontano dal mondo della delinquenza –[24] sia alla morte per overdose di tre amici stretti: Bruce, Petey e Cliffy.[25] Soprannominato Sonny Boy – dall'omonimo brano che la madre era solita cantargli –[26] ma anche Pacci, Pistacchio, dal suo gusto di gelato preferito, e l'attore, a causa del suo temperamento,[27] egli venne spesso coinvolto in piccole risse e problemi con la legge; l'episodio più noto risale al 1961, quando venne arrestato per porto abusivo d'arma da fuoco e si giustificò affermando che essa lo avrebbe aiutato a immergersi più facilmente nel personaggio che avrebbe dovuto interpretare in una pellicola.[28][29][30]

Pacino frequentò la Herman Ridder Junior High School, dove mostrò scarso interesse per tutte le materie, fatta eccezione per l'inglese. In tale contesto incontrò l'insegnante Blanche Rothstein, che ne riconobbe il talento precoce e lo incoraggiò a prendere parte alle recite scolastiche; gli affidò inoltre letture pubbliche durante le assemblee e si recò presso la casa della famiglia Gerardi, comunicando alla nonna che il nipote era nato per fare l'attore.[31][32][33] Dopo aver abbandonato l'istituto, venne ammesso alla High School of Performing Arts, in cui avrebbe potuto seguire i corsi dedicati al metodo Stanislavskij, ma fu costretto a interrompere il percorso formativo a causa delle gravi condizioni di salute materne, le quali avevano già portato a un tentativo di suicidio; per questo motivo, Pacino dovette svolgere numerose occupazioni per guadagnarsi da vivere, tra cui il facchino, il fruttivendolo, l'operaio e il lustrascarpe,[34] oltre ad essere impiegato nell'ufficio postale della rivista Commentary, unica mansione da cui non fu licenziato.[35] In seguito frequentò l'HB Studio, dove conobbe l'insegnante di recitazione Charlie Laughton, che divenne il suo mentore, nonché uno dei suoi amici più cari. Lo studio gli consentì di frequentare gratuitamente i corsi in cambio della pulizia dei corridoi e delle sale prove.[36] Durante questo periodo condivise l'appartamento nel Greenwich Village con Martin Sheen, suo compagno di corso,[37] il quale individuò Pacino quale figura adatta a sostituirlo in The Wicked Cooks, opera teatrale nella quale Sheen avrebbe dovuto recitare, ma si ammalò poco prima della rappresentazione.[38] L'attore rivelò inoltre che all'età di vent'anni visse in Sicilia e che, al fine di garantirsi vitto e alloggio, decise di offrire l'unico bene che aveva a disposizione, ovvero il suo corpo, a una donna più anziana di lui;[39] ammise poi che per un periodo della sua vita recitò in alcune commedie nei seminterrati dei teatri di New York, tentando di entrare al prestigioso Actors Studio, nel quale venne ammesso sul finire degli anni sessanta.[40]

Anni sessanta: gli esordi

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«Mi sento più vivo in un teatro che in qualunque altro posto, ma quello che faccio in teatro l'ho preso dalla strada.[41]»

Nel corso degli anni sessanta Pacino fece i primi passi in ambito teatrale; all'inizio del decennio debuttò nella scena off-Broadway prendendo parte all'opera drammatica Hello Out There! di William Saroyan, in cui fu diretto dall'amico Charlie Laughton.[42] L'esperienza, la prima in cui dovette recitare davanti a un pubblico adulto, gli provocò diverse insicurezze, tanto da spingerlo a rimanere lontano dal palcoscenico per oltre un anno.[43] Dalla seconda metà del decennio ottenne i primi riconoscimenti, tra cui una nomination agli Obie Award come miglior attore per la sua performance in Why is a Crooked Letter,[42] e nel 1967 si esibì per un'intera stagione al Charles Playhouse di Boston, dove recitò in Awake and Sing! di Clifford Odets – primo incarico teatrale che gli fruttò una retribuzione considerevole, pari a 125 dollari settimanali –[44] e in America, Hurrah di Jean-Claude Van Itallie; durante questo periodo conobbe la collega Jill Clayburgh, con cui, all'inizio degli anni settanta, intraprese una relazione destinata a protrarsi per cinque anni.[45][46] Nel 1968 interpretò il giovane teppista Murph, protagonista dell'opera teatrale The Indian Wants the Bronx di Israel Horovitz, ruolo che gli valse una prima affermazione e per cui si aggiudicò un Obie Award quale miglior interprete; la commedia debuttò a gennaio in una doppia programmazione con It's Called the Sugar Plum dello stesso Horovitz, in cui Pacino condivise il palcoscenico con Clayburgh.[42] I due collaborarono anche in ambito televisivo prendendo parte all'episodio Deadly Circle of Violence della serie NYPD - New York Police Department, trasmessa nel novembre dello stesso anno.

Pacino nella commedia drammatica The Basic Training of Pavlo Hummel nel 1977

Assistendo a queste interpretazioni, il produttore cinematografico Martin Bregman, colpito dalle notevoli doti artistiche di Pacino, decise di assumerne la rappresentanza; il loro sodalizio si rivelò particolarmente proficuo e determinante per la carriera dell'attore poiché permise a quest'ultimo di prendere parte a numerose pellicole di rilievo, le quali contribuirono ad accrescerne la notorietà.[47][48]

Nel febbraio 1969 Pacino debuttò a Broadway con l'opera Does a Tiger Wear a Necktie? di Don Petersen, che nell'occasione venne rappresentata al Belasco Theatre; benché quest'ultima fosse rimasta in cartellone per poche repliche, l'interpretazione di Pacino suscitò ampi consensi da parte della critica, permettendogli inoltre di aggiudicarsi un Tony Award, un Drama Desk Award e un Theatre World Award.[49][50] Poco dopo venne contattato dalla responsabile del casting Marion Dougherty, la quale decise di offrirgli un parte minore in Me, Natalie, commedia drammatica diretta da Fred Coe;[51][52] la sua prova attoriale, seppur molto fugace, non passò inosservata e venne accolta favorevolmente da diversi critici, tra cui Judith Crist del New York Herald Tribune.[53] Parallelamente all'attività teatrale, Pacino proseguì la propria formazione presso l'Actors Studio, dove ebbe come mentore Lee Strasberg, da lui stesso più volte indicato quale il principale maestro che ne influenzò maggiormente il percorso artistico.[54][55] Nel 1982, alla morte di quest'ultimo, Pacino ne raccolse l'eredità assumendo la direzione artistica dell'istituzione; tredici anni più tardi ne divenne copresidente insieme a Ellen Burstyn e Harvey Keitel – questìultimo sostituito nel 2017 da Alec Baldwin.[56]

Anni settanta: l'affermazione

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Pacino al fianco di James Caan

Il primo film nel quale recitò da protagonista fu Panico a Needle Park, che scelse accuratamente dopo aver declinato undici proposte.[57] La pellicola fu accolta favorevolmente dalla critica specializzata e gli valse l'attenzione del regista Francis Ford Coppola, che decise di scritturarlo per il ruolo di Michael Corleone ne Il padrino, adattamento dell'omonimo romanzo di Mario Puzo.[58] Nonostante fossero stati presi in considerazione interpreti maggiormente conosciuti e affermati quali Jack Nicholson, Warren Beatty, Robert Redford e Dustin Hoffman,[59][60] e il produttore esecutivo avesse manifestato dubbi in merito al provino di Pacino, arrivando a definire quest'ultimo con l'epiteto di nano,[61] Coppola riuscì a convincere la produzione mostrando loro un filmato di otto minuti circa la performance dell'attore in Panico a Needle Park.[62] Dopo le prime settimane di lavorazione, tuttavia, quest'ultima espresse nuovamente insoddisfazione per la sua interpretazione; determinante fu, ancora una volta, l'intervento di Coppola, il quale anticipò le riprese della sequenza in cui Michael Corleone assassina il narcotrafficante Virgil Sollozzo e il corrotto capitano della polizia McCluskey, convincendo definitivamente gli addetti ai lavori.[63][64][65] Pacino percepì un compenso di trentacinquemila dollari; tuttavia, poiché nel momento in cui gli venne offerto il ruolo aveva già firmato un contratto con la Metro-Goldwyn-Mayer per recitare nella pellicola La gang che non sapeva sparare, egli dovette destinare l'intera cifra in spese legali.[66][67]

Al Pacino e Simonetta Stefanelli durante le riprese de Il padrino; i due interpretano rispettivamente Michael Corleone, figlio di don Vito, e Apollonia Vitelli, giovane siciliana di cui Michael s'innamora.

Il film, distribuito nelle sale cinematografiche nel 1972, ottenne un notevole successo commerciale e di critica, aggiudicandosi tre premi Oscar e divenendo rapidamente un'opera di riferimento per il genere mafioso;[68] inoltre, nel corso degli anni incassò complessivamente oltre un miliardo di dollari.[69] L'interpretazione di Pacino, definita dalla Halliwell's Film Guide come intensa e profonda, gli permise di essere candidato per la prima volta agli Oscar; quest'ultimo disertò la cerimonia dichiarando di non sentirsi ancora a proprio agio con la crescente popolarità,[70][71] ma non boicottò l'evento come supposero le voci dell'epoca che lo diedero offeso dopo esser stato nominato nella categoria miglior attore non protagonista, malgrado sullo schermo vantasse un minutaggio maggiore rispetto a quello del coprotagonista e vincitore della statuetta Marlon Brando – che a sua volta boicottò la cerimonia ma per motivi diversi.[72][73]

Pacino sul set di Serpico nel 1973

Negli anni seguenti Pacino prese parte a diverse pellicole che gli valsero l'apprezzamento della critica e del pubblico, permettendogli inoltre di assurgere quale uno dei migliori interpreti della cosiddetta New Hollywood.[74] Subito dopo l'uscita de Il padrino, venne scritturato nel film Lo spaventapasseri, in cui condivise lo schermo con Gene Hackman; malgrado un rapporto tra i due mai completamente consolidatosi, nonché divergenze creative sorte fra Pacino e il regista Jerry Schatzberg,[75] il film si aggiudicò la Palma d'oro al Festival di Cannes e contestualmente l'attore venne nominato per la seconda volta al premio Oscar. Nello stesso anno prese parte a Serpico, opera biografica diretta da Sidney Lumet e incentrata sulla storia dell'omonimo poliziotto, noto per aver denunciato la corruzione all'interno del dipartimento di polizia di New York.[72] Per calarsi al meglio nel personaggio, Pacino trascorse diverso tempo con l'ex poliziotto – il quale non assistette alle riprese, poiché Lumet temeva che la sua presenza avrebbe potuto mettere eccessivamente in soggezione lo stesso Pacino –[76] e frequentò alcuni dei quartieri più pericolosi della città;[77] inoltre, secondo quanto dichiarato da lui stesso nella sua autobiografia, durante questo periodo arrivò persino a fermare un camionista, minacciando di arrestarlo per le emissioni del suo veicolo.[78][79] Per la sua prova si aggiudicò un Golden Globe e ottenne una nomination agli Academy.

Pacino durante una scena di Serpico

Sebbene inizialmente riluttante,[57] l'anno successivo riprese le vesti di Michael Corleone ne Il padrino - Parte II, primo sequel di sempre ad aggiudicarsi il premio Oscar come miglior film; per la sua interpretazione, definita dal settimanale Newsweek quale una delle più radicali e intense trasformazioni psicologiche di un personaggio,[80] venne candidato nuovamente agli Oscar; inoltre, grazie a una sua proposta, nella pellicola ebbe la possibilità di recitare al fianco di Lee Strasberg, suo storico maestro dell'Actors Studio, che interpretò il criminale ebreo Hyman Roth.[81] Durante le venti settimane di riprese, l'attore ebbe difficoltà a prendere le distanze dal proprio personaggio, un coinvolgimento che lo provò sia fisicamente sia psicologicamente, al punto da rendere necessario un ricovero in ospedale.[57][82] Per questo motivò in un primo momento rifiutò il ruolo del protagonista nel thriller Quel pomeriggio di un giorno da cani, inducendo la produzione a contattare Dustin Hoffman;[82] tuttavia, il suo manager Martin Bregman e la sceneggiatura curata da Frank Pierson lo convinsero ad accettare la parte.[83] Il film, ispirato alla rapina compiuta da John Wojtowicz e Sal Naturile, che presero in ostaggio gli impiegati di una banca di Brooklyn,[84] ricevette recensioni contrastanti; con il passare del tempo fu però ampiamente rivalutato, affermandosi come un'opera di notevole influenza.[85][86][87]

Pacino con Penelope Allen sul set di Quel pomeriggio di un giorno da cani

Dopo due anni recitò nel film Un attimo, una vita, ispirato al romanzo Paradiso salvato di Erich Maria Remarque, la cui partecipazione gli valse un compenso di un milione di dollari.[57] Per prepararsi al ruolo, Pacino si sottopose a un rigoroso programma di allenamento sotto la guida del preparatore atletico Al Silvani.[88] Il film, anche a causa di divergenze d'intenti tra l'attore e il regista Sydney Pollack, non ottenne il successo atteso nè al botteghino nè presso la critica specializzata, ma Pacino venne candidato ai Golden Globe come miglior attore in un film commedia o musicale.[83][89] Nel 1979 prese parte a ...e giustizia per tutti, pellicola in virtù della quale ricevette ampi consensi dalla critica, che ne sottolineò la notevole versatilità interpretativa.[90] Per la sua performance ottenne una nomination agli Oscar, non riuscendo ad aggiudicarsi l'ambita statuetta, conquistata da Dustin Hoffman per la sua parte in Kramer contro Kramer, ruolo che Pacino aveva precedentemente rifiutato.[72][91] Parallelamente all'attività cinematografica, l'attore mantenne un costante impegno in ambito teatrale, vincendo il secondo Tony Award per The Basic Training of Pavlo Hummel e interpretando opere quali Camino Real, La resistibile ascesa di Arturo Ui e Riccardo III.

Anni ottanta: il declino e il successo di Scarface

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Dopo i numerosi successi conseguiti nel decennio precedente, all'inizio degli anni ottanta la carriera di Pacino attraversò una fase di declino.[92] Nel 1980 prese parte a Cruising, diretto da William Friedkin, in cui interpretò il detective Steve Burns, incaricato di infiltrarsi nella sottocultura sadomasochista di New York per individuare un brutale serial killer. Il film suscitò forti polemiche da parte della comunità omosessuale newyorkese, la quale ne criticò la rappresentazione, giudicata eccessivamente stereotipata e caricaturale;[93][94][95] inoltre vi furono numerosi tentativi di boicottare le riprese, tanto che, nella fase di post produzione, una cospicua parte del film dovette essere ridoppiata per eliminare il rumore provocato dai manifestanti;[96] in seguito alle controversie, l'attore decise di devolvere il proprio compenso in beneficenza.[97] L'opera fu oggetto di critiche negative, le quali influenzarono il risultato al botteghino – venti milioni di dollari di incasso –,[98] ma con il tempo venne rivalutata.[99] Due anni più tardi tornò sul grande schermo recitando nella commedia Papà, sei una frana, la cui sceneggiatura venne curata da Israel Horovitz, il quale si ispirò alle proprie vicende familiari.[100] Malgrado l'accoglienza tiepida della pellicola,[101] Pacino ottenne una candidatura ai Golden Globe come miglior attore in un film commedia o musicale.

Murales di Tony Montana a Barcellona

Il momento di svolta nella carriera di Pacino giunse nel 1983, quando interpretò il narcotrafficante cubano Antonio Montana nel film Scarface, diretto da Brian De Palma, remake dell'omonima pellicola del 1932. La volontà di dare vita al progetto nacque proprio dallo stesso attore, il quale assistette a una proiezione del film originale in un cinema di Los Angeles;[102] inizialmente quest'ultimo pensò di mantenere la trama della prima opera, ma successivamente si rese conto che un adattamento fedele sarebbe risultato difficilmente realizzabile a causa della sua natura fortemente melodrammatica.[103] In seguito, Sidney Lumet, cui fu affidata la regia, propose di trasferire l'ambientazione a Miami e di sostituire il tema del proibizionismo con quello del traffico internazionale di stupefacenti; tuttavia, poco dopo lo stesso Lumet abbandonò il progetto per divergenze creative, venendo sostituito da De Palma.[103][104] Per prepararsi al ruolo, Pacino si sottopose ad un intenso programma di allenamento volto a conferirgli un aspetto più asciutto e aggressivo: seguì una rigida dieta alimentare, si allenò sotto la supervisione del pugile Roberto Durán e ricevette un addestramento specifico nel combattimento con il coltello;[105] inoltre, il coprotagonista Steven Bauer gli impartì lezioni di spagnolo e lo aiutò a perfezionare la pronuncia dell'accento cubano. Alla sua uscita nelle sale, il film venne duramente criticato per le scene di violenza, il linguaggio esplicito e la rappresentazione del traffico di droga, suscitando reazioni contrastanti sia da parte della critica sia del pubblico.[106] Nel corso degli anni, tuttavia, venne progressivamente rivalutato fino ad assumere lo status di film di culto[107][108] e l'interpretazione di Pacino, che gli permise di ricevere una nuova candidatura ai Golden Globe, è tutt'oggi annoverata tra le più iconiche della sua carriera; difatti, il personaggio di Tony Montana è diventato un punto di riferimento nell'immaginario collettivo, esercitando una notevole influenza sulla cultura popolare, sulla musica hip hop e su numerose opere cinematografiche e televisive successive.[109][110][111][112]

Dopo due anni di pausa Pacino prese parte a Revolution, diretto da Hugh Hudson; ambientato durante la guerra d'indipendenza americana, il film si rivelò un clamoroso insuccesso commerciale tanto che Pacino, il quale attribuì tale risultato a una produzione troppo affrettata,[113][114] meditò il ritiro e in seguito si allontanò dalle scene per quattro anni.[115] Durante questo periodo tornò a teatro dove rappresentò Giulio Cesare di William Shakespeare e The Local Stigmatic di Heathcote Williams. Nel 1989 fece ritorno sul grande schermo recitando nel thriller Seduzione pericolosa, opera che venne accolta positivamente incassando oltre cento milioni di dollari.[116]

Gli anni novanta: la vittoria del premio Oscar

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Pacino nel 1994

Gli anni novanta segnarono il ritorno di Pacino in diverse produzioni di rilievo.[117] All'inizio del decennio recitò nel ruolo di Alphonse "Big Boy" Caprice nel film Dick Tracy, ottenendo una candidatura agli Oscar come miglior attore non protagonista – a diciassette anni di distanza dalla sua prima nomination nella medesima categoria per Il padrino –, e riprese le vesti di Michael Corleone nel capitolo conclusivo della saga diretta da Francis Ford Coppola; la pellicola, generalmente considerata di livello inferiore rispetto alle due produzioni precedenti,[118] fu comunque accolta positivamente dalla critica e l'interpretazione di Pacino gli valse una candidatura ai Golden Globe come miglior attore. Parallelamente si dedicò ad un progetto sperimentale e indipendente: The Local Stigmatic, adattamento cinematografico dell'omonima pièce di Heathcote Williams, che lo stesso Pacino aveva precedentemente rappresentato sul palcoscenico. L'opera fu soggetta ad una circolazione estremamente limitata, tanto da rimanere a lungo inedita; soltanto nel giugno 2007 venne distribuita nel mercato statunitense in formato DVD all'interno del cofanetto Pacino: An Actor's Vision.[119] Poco dopo prese parte alla commedia sentimentale Paura d'amare, trasposizione dell'opera teatrale Frankie and Johnny in the Clair de Lune di Terrence McNally, ricevendo un'accoglienza favorevole da parte della critica specializzata.[120][121]

Nel 1992 vestì i panni del tenente colonnello Frank Slade in Scent of a Woman - Profumo di donna, remake dell'omonima pellicola del 1974 diretta da Dino Risi e interpretata da Vittorio Gassman. Per impersonare al meglio un ex ufficiale dell'esercito divenuto cieco, Pacino si documentò a lungo frequentando istituti per non vedenti e studiando attentamente reazioni, gesti, postura e movimenti oculari.[122] La sua performance, accolta con pressoché unanimi consensi, gli permise di aggiudicarsi numerosi riconoscimenti, fra cui il premio Oscar come miglior attore, conquistato dopo sette candidature complessive; in ragion di ciò, esordì nel consueto discorso di ringraziamento ironizzando sulle precedenti sconfitte e suscitando l'apprezzamento del pubblico presente.[123] Nello stesso anno recitò nel film corale Americani, trasposizione cinematografica dell'acclamata opera teatrale di David Mamet, autore particolarmente apprezzato da Pacino;[124][125] malgrado la pellicola non riscosse un successo significativo al botteghino, la sua interpretazione dell'agente immobiliare Ricky Roma fu riconosciuta da una candidatura nella categoria miglior attore non protagonista; in virtù di ciò, divenne il primo interprete di sempre ad ottenere più di una nomination in due sezioni attoriali differenti nella medesima edizione degli Oscar.[126]

Al Pacino al Festival di Cannes nel 1996

Nel 1993 prese parte a Carlito's Way, diretto da Brian De Palma e liberamente tratto dai romanzi Carlito's Way e After Hours del giudice e scrittore Edwin Torres. Il film, caratterizzato da un'interpretazione di Pacino maggiormente introspettiva e malinconica rispetto alle precedenti incarnazioni di personaggi gangster,[127][128] ricevette ampi consensi dalla critica e, nel corso degli anni, si elevò progressivamente assumendo lo status di film di culto, venendo tuttora annoverato tra i pilastri del genere.[129][130] L'anno successivo, in occasione della 51ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, Pacino venne insignito del Leone d'oro alla carriera, conferitogli per i suoi contributi al mondo del cinema.[131] Nel 1995 recitò nel film Un giorno da ricordare, ambientato durante la grande depressione, che tuttavia ricevette giudizi piuttosto tiepidi dalla critica, e successivamente in Heat - La sfida, film poliziesco diretto da Michael Mann, in cui ebbe la possibilità di lavorare per la prima volta con Robert De Niro; infatti, benché avessero già condiviso il set ne Il padrino - Parte II, i due non avevano mai recitato nella stessa scena,[132] indi per cui il momento del confronto al tavolo di un ristorante di Los Angeles – realizzata con entrambi gli attori presenti simultaneamente sul set, senza ricorrere a controfigure o montaggi separati, come era stato ipotizzato –[133] è annoverata tra le più iconiche sequenze cinematografiche.[134] Parzialmente ispirata alle indagini del detective di Chicago Chuck Adamson e alla figura del criminale Neil McCauley, nonché remake del film televisivo Sei solo, agente Vincent, diretto dallo stesso Mann, la pellicola ottenne un notevole successo commerciale e fu unanimemente lodata per il realismo delle scene di azione e per la regia di Mann,[135][136] tanto da essere gradualmente considerata tra i massimi capisaldi del genere.[137]

Dopo aver preso parte al thriller di stampo politico City Hall e al documentario teatrale Riccardo III - Un uomo, un re, da lui stesso diretto e legato alla sua profonda passione per William Shakespeare,[138][139] nel 1997 interpretò il mafioso Benjamin Ruggiero, conosciuto con il soprannome di Lefty, nel film biografico Donnie Brasco, incentrato sulla reale storia dell'agente dell'FBI Joe Pistone, infiltratosi nella cosca di Cosa Nostra a New York. Considerato tra i più apprezzati film a tema mafioso del decennio, la performance di Pacino venne ampiamente lodata e riconosciuta da due candidature, rispettivamente ai premi BAFTA e Screen Actors Guild Awards. Dalla seconda metà degli anni novanta l'attore orientò progressivamente la propria carriera verso ruoli di supporto e interpretazioni corali, privilegiando progetti che gli consentissero di esplorare registri differenti da quelli che ne avevano segnato l'affermazione;[140] verso la fine del decennio, dunque, interpretò Satana nel thriller L'avvocato del diavolo, tornò a collaborare con Mann in Insider - Dietro la verità, tratto dalla vicenda del dirigente dell'industria del tabacco Jeffrey Wigand e all'inchiesta giornalistica condotta dalla trasmissione 60 Minutes,[141] venendo nominato ai Golden Globe, e infine vestì i panni dell'allenatore di football americano Tony D'Amato in Ogni maledetta domenica - Any Given Sunday di Oliver Stone.[142][143] A partire dagli anni novanta, inoltre, l'attore riprese con costanza l'attività teatrale, prendendo parte a diverse produzioni, tra cui Salomè di Oscar Wilde e Hughie di Eugene O'Neill.

Al Pacino nel 2004 alla 61ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia

Nel 2000 Pacino tornò dietro la macchina da presa dirigendo e interpretando Chinese Coffee, film indipendente tratto dall'omonima opera teatrale di Ira Lewis, quest'ultimo coinvolto anche nella stesura della sceneggiatura.[144] L'opera fu presentata in diverse rassegne cinematografiche, ottenendo giudizi favorevoli; tuttavia, l'attore decise di non distribuirla su larga scala, ritenendo che l'assenza di adeguate risorse economiche per la promozione ne avrebbe compromesso la corretta valorizzazione presso il pubblico.[145]

Due anni più tardi prese parte al thriller Insomnia, remake dell'omonimo film norvegese, sancendo la sua prima collaborazione con il regista Christopher Nolan. Il film fu accolto positivamente dalla critica e riscosse un discreto successo commerciale, incassando oltre cento milioni di dollari.[146] Nello stesso periodo recitò nella commedia fantascientifica S1m0ne, che tuttavia non ottenne risultati significativi al botteghino, e in People I Know, che, nonostante gli apprezzamenti riservati all'interpretazione di Pacino,[147] ricevette giudizi contrastanti.[148] Nel 2003 prese parte al thriller La regola del sospetto e apparve in un breve cameo nella commedia romantica Amore estremo - Tough Love, film che si rivelò un clamoroso insuccesso sia di critica sia di pubblico, entrando nella storia dei Razzie Awards per l'elevato numero di candidature ricevute.[149][150][151]

Poco dopo ricoprì il ruolo di protagonista, accanto a Meryl Streep ed Emma Thompson, nella miniserie televisiva Angels in America. Incentrata su temi delicati, tra cui l'AIDS, la serie riscosse un notevole successo di pubblico e critica e l'interpretazione di Pacino gli valse un Emmy Award e un Golden Globe come miglior attore protagonista.[152][153] Nel 2004, in seguito al rifiuto di Marlon Brando e su suggerimento di quest'ultimo al regista Michael Radford, Pacino interpretò Shylock ne Il mercante di Venezia, adattamento cinematografico dell'omonima opera di William Shakespeare,[154][155][156] venendo ampiamente elogiato dalla critica.[157] L'anno successivo recitò in Rischio a due, accanto a Matthew McConaughey, mentre nel 2007 fu impegnato nella realizzazione del thriller 88 minuti. Nello stesso anno prese parte anche a Ocean's Thirteen, terzo capitolo della trilogia diretta da Steven Soderbergh, accanto a George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon e Andy García.

Nel 2008 tornò a recitare accanto a Robert De Niro nel film poliziesco Sfida senza regole; la pellicola rappresentò soltanto la seconda occasione, dopo Heat - La sfida, in cui i due attori condividevano effettivamente la scena, suscitando grande attesa tra il pubblico e la critica. Nonostante le elevate aspettative, il film fu accolto negativamente dalla critica e valse a Pacino una candidatura ai Razzie Awards come peggior attore.[158][159] L'anno successivo apparve nel documentario I Knew It Was You, realizzato in memoria di John Cazale, attore che Pacino definì «il compagno di recitazione ideale».[160]

Anni duemiladieci

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Al Pacino nel 2016

Nel 2010 interpretò Jack Kevorkian nel film televisivo You Don't Know Jack - Il dottor morte; la sua interpretazione fu accolta con grande favore dalla critica e gli valse un Golden Globe, un Emmy Award e un Satellite Award come miglior attore. L'anno successivo tornò sul grande schermo prendendo parte a The Son of No One, accanto a Channing Tatum, e a Wilde Salomé, che diresse personalmente.[161] Quest'ultimo venne presentato in concorso alla 68ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia; per il film Pacino ottenne il Queer Lion e, nel corso della medesima manifestazione, ricevette anche il premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker. Dopo un cameo nei panni di sé stesso in Jack e Jill – pellicola che gli valse un Razzie Award come peggior attore non protagonista –[162] nel 2012 prese parte alla commedia Uomini di parola, accanto a Christopher Walken e Alan Arkin, che si rivelò un insuccesso commerciale.

Nel 2013 interpretò l'omonimo produttore discografico nel film televisivo biografico Phil Spector, ruolo che gli valse una candidatura ai Golden Globe. Dopo The Humbling e Manglehorn, entrambe presentate fuori concorso alla 71ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, nel 2015 interpretò il protagonista in Danny Collins - La canzone della vita, ispirato alla vicenda reale del cantautore folk Steve Tilston;[163] nella pellicola compare inoltre, con un'apparizione minore, la figlia di Pacino, Olivia Rose.

Nel febbraio 2016 uscì nelle sale il thriller Conspiracy - La cospirazione; nonostante l'attesa iniziale, il film fu accolto tiepidamente dalla critica e dal pubblico, rivelandosi un insuccesso commerciale: a maggio aveva incassato meno di 900.000 dollari a fronte di un budget di 11 milioni.[164] Nello stesso anno gli fu conferito il Kennedy Center Honors dal presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama.[165] Nel 2019 recitò al fianco di Robert De Niro e Joe Pesci in The Irishman di Martin Scorsese,[166] nonché in C'era una volta a... Hollywood di Quentin Tarantino, sancendo la sua prima collaborazione con entrambi i registi.[167] Per l'interpretazione del sindacalista Jimmy Hoffa in The Irishman ottenne la sua nona candidatura al premio Oscar.[168]

Anni duemilaventi

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Al Pacino in occasione della presentazione del film Killing Castro nel 2026

Nel 2020 figurò tra i protagonisti della serie televisiva Hunters, prodotta da Amazon e distribuita su Prime Video.[169] L'anno seguente prese parte al film House of Gucci, diretto da Ridley Scott, nel quale vestì i panni di Aldo Gucci, imprenditore e stilista, nonché zio del celebre Maurizio.[170] Pur ricevendo recensioni contrastanti, la pellicola ottenne un buon riscontro presso il pubblico e l'interpretazione di Pacino fu elogiata dalla critica, al pari di quelle di Lady Gaga e Jared Leto.[171] Parallelamente recitò nel film American Traitor - Alto tradimento.

Nel 2023 tornò sul grande schermo nel thriller La memoria dell'assassino, diretto e interpretato da Michael Keaton. L'anno successivo prese parte a Modì - Tre giorni sulle ali della follia, film diretto da Johnny Depp e dedicato alla figura di Amedeo Modigliani. Sempre nel 2024 pubblicò la sua autobiografia Sonny Boy, in cui ripercorse la sua vita: l'infanzia segnata dalla povertà, i primi ruoli a teatro, il complesso rapporto con il successo conseguito con Il padrino, la vita privata, gli eccessi fino ad arrivare al figlio avuto all'età di 83 anni.[172][173]

Nel 2025 prese parte a diverse produzioni cinematografiche indipendenti: L'esorcismo di Emma Schmidt - The Ritual, pellicola accolta in modo prevalentemente negativo dalla critica,[174] in cui interpretò il sacerdote Theophilus Riesinger, e Billy Knight, che, al contrario, guadagnò giudizi migliori.

Nel settembre dello stesso anno recitò in due opere presentate fuori concorso alla 82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia: Il filo del ricatto - Dead Man's Wire, dove interpretò un facoltoso agente immobiliare, e La mano di Dante, dove apparve con un breve cameo. Sempre nel 2025 prese parte a Easy's Waltz, presentato invece al Toronto International Film Festival.

Nel 2026 interpretò l'agente della CIA Robert Maheu in Killing Castro, film presentato in anteprima al Tribeca Festival. Nello stesso anno lo Shakespeare's Globe gli conferì il Sam Wanamaker Award, riconoscendone il contributo al teatro e al cinema e, in particolare, alle interpretazioni delle opere di William Shakespeare.[175]

Progetti rifiutati

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Pacino rifiutò numerosi ruoli in pellicole che, dopo la loro uscita, ottennero un grande successo: tra questi vi sono Travis Bickle in Taxi Driver (1976), Ian Solo in Guerre stellari (1977), Roy Neary in Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977), Benjamin L. Willard in Apocalypse Now (1979), Ted Kramer in Kramer contro Kramer (1979), John Rambo in Rambo (1982), David "Noodles" Aaronson in C'era una volta in America (1984), John McClane in Trappola di cristallo (1988), Edward Lewis in Pretty Woman (1990), Nick Curran in Basic Instinct (1992), David Kujan ne I soliti sospetti (1995) e William Somerset in Seven (1995).[176][177][178]

Ha poi affermato di aver declinato proposte di importanti cineasti, tra i quali Ingmar Bergman, Bernardo Bertolucci, Federico Fellini e Gillo Pontecorvo.[179]

Pacino con la compagna Lucila Solá nel 2014

È padre di Julie Marie (1989), nata dalla relazione con l'insegnante di recitazione Jan Tarrant,[180] e dei gemelli Olivia Rose e Anton James, nati nel 2001 dalla relazione con l'attrice Beverly D'Angelo; in seguito alla loro separazione, i due furono affidati a Pacino dopo una lunga e complessa vicenda legale, vinta dall'attore nel 2003.[181] Quest'ultimo divenne padre per la quarta volta all'età di 83 anni con la nascita di Roman, venuto alla luce il 15 luglio 2023 dalla compagna Noor Alfallah, con la quale terminò il legame nel settembre seguente.[182]

Pacino ha avuto relazioni sentimentali con numerose attrici, tra cui Jill Clayburgh, Tuesday Weld, Marthe Keller, Carol Kane, Diane Keaton, Kathleen Quinlan, Penelope Ann Miller e Madonna. Pur avendo intrattenuto relazioni durature, non si sposò mai, dichiarando in diverse occasioni, e anche nella propria autobiografia, di non aver mai ritenuto il matrimonio una scelta adatta alla propria vita personale.[183]

Dal 2008 al 2018 intrattenne una relazione con l'attrice argentina Lucila Solá,[184] mentre fino al febbraio 2020 fu legato sentimentalmente all'attrice israeliana Meital Dohan.[185]

Pacino ha dichiarato inoltre di aver fatto uso di alcol e farmaci, in particolare tranquillanti, all'inizio della propria carriera, attribuendo tale comportamento alle difficoltà incontrate nella gestione della notorietà conseguita con Il padrino.[186][187] Nella sua autobiografia, pubblicata nel 2024, ha inoltre riferito di aver contratto il COVID-19 nel 2020, descrivendo la successiva condizione clinica come un’esperienza prossima alla morte.[188][189]

Cultura popolare

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De Niro e Pacino, annoverati tra gli attori più celebri ed influenti nella storia del cinema.[190][191][192]

Considerato tra i più influenti attori della storia del cinema e del teatro,[193] Pacino è stato ampiamente citato e omaggiato nella televisione, nella musica, nel cinema e nella cultura popolare.[194][195] Le sue interpretazioni più celebri sono state incluse dall'American Film Institute nella classifica AFI's 100 Years... 100 Heroes and Villains: due personaggi da lui interpretati, Frank Serpico e Michael Corleone, figurano tra i cento più grandi personaggi cinematografici di tutti i tempi, rispettivamente nelle categorie degli eroi e dei cattivi. Inoltre, tre battute pronunciate dai suoi personaggi figurano nell'elenco delle cento migliori citazioni del cinema americano.[196]

Nel 2003 venne eletto dai telespettatori britannici la più grande star cinematografica di tutti i tempi in un sondaggio promosso da Channel 4.[197] Nel 2022 la rivista Esquire lo collocò al sesto posto nella classifica dei cento più grandi attori della storia del cinema[198] e, l'anno successivo, tra i dieci migliori attori viventi.[199] La critica ha spesso sottolineato l'intensità delle sue interpretazioni, evidenziando in particolare l'espressività dello sguardo, frequentemente indicata come elemento distintivo del suo stile recitativo.[200][201]

Nel corso della sua carriera è stato indicato come fonte di ispirazione da numerosi attori ed è stato pubblicamente elogiato da diverse figure dell'industria cinematografica, tra cui Steve Buscemi,[202] Jeffrey Wright,[203] Javier Bardem[204] e Jamie Foxx.[205] Diversi interpreti hanno inoltre dichiarato di aver accettato ruoli in specifici progetti in virtù della sua partecipazione al cast, tra cui John Cusack, Russell Crowe, Johnny Depp, Colin Farrell e Matthew McConaughey.[206]

Pacino partecipò a numerose iniziative benefiche, tra cui produzioni teatrali e letture sceniche organizzate a sostegno di compagnie teatrali e istituzioni culturali. Inoltre sostenne diverse campagne umanitarie e di sensibilizzazione; nel 2001 ha preso parte alla maratona televisiva benefica America: A Tribute to Heroes, organizzata per raccogliere fondi a favore delle vittime e delle famiglie colpite dagli attentati dell'11 settembre.[207] In seguito aderì alla ONE Campaign contro la povertà estrema, la fame e l'AIDS,[208] prese parte agli appelli per gli aiuti alle vittime dell'uragano Sandy nel 2012[209] e, nel 2023, alla campagna internazionale Halftime, dedicata alla promozione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.[210]

Per il suo impegno filantropico, nel 2009 ricevette il Jane Wyman Humanitarian Award, il più alto riconoscimento assegnato dalla sezione della California meridionale dell'Arthritis Foundation, conferitogli per il sostegno continuativo alle attività dell'organizzazione e per le donazioni effettuate nel corso degli anni, alcune delle quali in forma anonima.[211][212]

Nella sua autobiografia Sonny Boy, Pacino dichiarò di aver devoluto in beneficenza il compenso percepito per il film Cruising, dopo aver ritenuto che l'opera, nella versione definitiva, presentasse una rappresentazione distorta della comunità omosessuale.[213][214]

Sceneggiatore

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Le impronte di Al Pacino sul piazzale del Grauman's Chinese Theatre, Los Angeles

Riconoscimenti

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Lo stesso argomento in dettaglio: Premi e riconoscimenti di Al Pacino.

Nel corso della sua carriera è stato candidato ai più prestigiosi premi cinematografici; è stato candidato nove volte agli Oscar, vincendone uno come miglior attore protagonista per Scent of a Woman - Profumo di donna, nel 1993. Ha anche ottenuto venti candidature ai Golden Globe, vincendone cinque, di cui uno alla carriera.

Doppiatori italiani

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Nelle versioni in italiano delle opere in cui ha recitato, Al Pacino è stato doppiato da:

  • Giancarlo Giannini in Quel pomeriggio di un giorno da cani, Cruising, Papà, sei una frana, Americani, Scent of a Woman - Profumo di donna, Carlito's Way, Heat - La sfida, City Hall, Riccardo III - Un uomo, un re, Donnie Brasco, L'avvocato del diavolo, Insider - Dietro la verità, Ogni maledetta domenica - Any Given Sunday, Insomnia, S1m0ne, La regola del sospetto, Amore estremo - Tough Love, Il mercante di Venezia, Ocean's Thirteen, You Don't Know Jack - Il dottor morte, Uomini di parola, Phil Spector, Paterno, C'era una volta a... Hollywood, The Irishman, Hunters, House of Gucci
  • Ferruccio Amendola in Panico a Needle Park, Il padrino, Serpico, Il padrino - Parte II, Un attimo, una vita, ...e giustizia per tutti, Scarface, Revolution, Seduzione pericolosa, Dick Tracy, Il padrino - Parte III, Paura d'amare, Un giorno da ricordare
  • Rodolfo Bianchi in The Son of No One, Manglehorn, Conspiracy - La cospirazione, American Traitor - Alto tradimento, La memoria dell'assassino, Modì - Tre giorni sulle ali della follia, Il filo del ricatto - Dead Man's Wire
  • Diego Reggente in People I Know, Rischio a due, 88 minuti, I Knew It Was You, The Humbling
  • Ugo Maria Morosi in Danny Collins - La canzone della vita, Hangman - Il gioco dell'impiccato
  • Sandro Iovino ne Lo spaventapasseri
  • Carlo Marini in Angels in America
  • Massimo Corvo in Sfida senza regole
  • Angelo Nicotra in Jack e Jill
  • Gabriele Lavia in Wilde Salomé
  • Mario Zucca ne I pirati della Somalia
  • Paolo Marchese in The Family Stallone
  • Bruno Alessandro ne L'esorcismo di Emma Schmidt - The Ritual
  • Edoardo Siravo ne La mano di Dante
  • Massimo Rossi nei ridoppiaggi de Il padrino e Il padrino - Parte II
National Medal of Arts - nastrino per uniforme ordinaria
 9 novembre 2011[215][216]
Kennedy Center Honors - nastrino per uniforme ordinaria
 4 dicembre 2016[217]
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