Dolly Parton
| Dolly Parton | |
|---|---|
| Nazionalità | |
| Genere | Country[1] |
| Periodo di attività musicale | 1965 – 2026 |
| Strumento | voce, chitarra, banjo, autoharp, pianoforte, batteria, dulcimer, violino, armonica a bocca |
| Etichetta | Goldband, Monument, RCA, CBS, Decca, Sugar Hill |
| Album pubblicati | 285 |
| Studio | 48 |
| Live | 9 |
| Colonne sonore | 6 |
| Raccolte | 222 |
| Sito ufficiale | |
Dolly Rebecca Parton Dean (Pittman Center, 19 gennaio 1946 – Nashville, 25 agosto 2026) è stata una cantautrice, polistrumentista, attrice, paroliera, imprenditrice e filantropa statunitense, celebre soprattutto per il suo contributo al genere country.
Durante la sua lunga carriera si è guadagnata l’appellativo di «regina della musica country»;[2][3] in oltre 60 anni di attività musicale, Dolly Parton ha avuto venticinque singoli in vetta alle classifiche di musica country[4], 9 album piazzatisi al primo posto nelle classifiche dello stesso genere[5] e ha venduto oltre 100 milioni di dischi in tutto il mondo.[6] Risulta essere inoltre l'unica artista country ad aver raggiunto la prima posizione nella Billboard Hot 100 almeno una volta per quattro decenni consecutivi.[7]
Considerata una delle migliori cantautrici country nella storia della musica, nota soprattutto per il suo particolare timbro vocale, caratterizzato da una voce da soprano,[8][9] fra i tanti suoi brani musicali più celebri si possono citare I Will Always Love You, di cui Whitney Houston nel 1992 ha realizzato una reinterpretazione, Jolene, 9 to 5, Here You Come Again e Coat of Many Colors. Parton ha collaborato con artisti del mondo country come Porter Wagoner, Kenny Rogers, Emmylou Harris, Loretta Lynn, Tammy Wynette e Linda Ronstadt, oltre che con Beyoncé nell'album Cowboy Carter, appoggiandone le scelte artistiche dell'album,[10] e Miley Cyrus, di cui si è definita madrina artistica.[11]
Vincitrice di undici Grammy Award (tra cui il Grammy Award alla carriera), si è aggiudicata tredici Academy of Country Music Awards, dieci Country Music Association Awards, oltre ad aggiudicarsi un Primetime Emmy Award e l'Oscar Premio umanitario Jean Hersholt. Nel 2022 è stata inserita nella Rock and Roll Hall of Fame,[12] e nel 2023 la nota rivista Rolling Stone l'ha inserita nella lista dei migliori 100 cantanti di tutti i tempi.[13]
Dolly Parton ha anche recitato in alcuni film di successo, tra cui Dalle 9 alle 5... orario continuato, ed è stata protagonista di una serie tv e di molti show televisivi, ottenendo candidature ai Premio Oscar e Golden Globe, oltre ad aver prodotto film e serie televisivo di successo attraverso la Sandollar Productions e la società di parchi divertimenti e intratteninento The Dollywood Company, con un patrimonio stimato di 450 milioni di dollari.[14]
Era anche nota per la sua attività filantropica nei diritti umani; la fondazione Dollywood, da lei creata e diretta, si occupava principalmente dell'alfabetizzazione dei bambini.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Infanzia
[modifica | modifica wikitesto]Dolly Parton nacque a Pittman Center, una cittadina di campagna del Tennessee orientale, ai piedi delle Smoky Mountains. Era la quarta di dodici fratelli, molti dei quali fecero carriera come artisti; fra questi si possono ricordare Stella Parton (anch'essa cantante, nata nel 1949) e Randy Parton (cantante e uomo d'affari, nato nel 1953). La sua era una famiglia estremamente povera, come lei spesso ricordò nelle sue interviste[15] e in alcune delle sue canzoni più autobiografiche, come Coat of Many Colors. Era anche una famiglia molto religiosa, di orientamento pentecostalista; lo stesso nonno di Dolly era un predicatore.[16] Fin da piccola, Parton iniziò a cantare in chiesa, e queste sue radici musicali si riflettono nella sua produzione musicale in studio e dal vivo, che include numerosi spiritual.
Prima di compiere dieci anni aveva già cantato in programmi radiofonici e televisivi locali dell'area del Tennessee orientale, incluso il noto show di Cas Walker, che andava in onda sulla radio WIVK-FM e sul canale televisivo WBIR-TV di Knoxville. A tredici anni incise alcuni brani per la Goldband Records, una piccola etichetta discografica della Louisiana, e si esibì nel programma radiofonico Grand Ole Opry di Nashville (per l'emittente radio WSM), occasione in cui conobbe il cantautore Johnny Cash, che ebbe un ruolo importante nell'incoraggiarla a proseguire la carriera musicale.[17] Appena completati gli studi nel 1964, Parton si trasferì a Nashville in cerca di fortuna nel business della musica country.
Esordio discografico
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1965 firmò un contratto con la Monument Records, che tentò di lanciarla come cantante nel genere bubblegum con il brano Happy, Happy Birthday Baby, da lei scritto e interpretato, che però non riscosse il successo sperato.[18] Nello stesso periodo ebbero invece successo alcuni brani scritti da Parton per altri cantanti, in particolare Put It Off Until Tomorrow per Bill Phillips e Fuel to the Flame per Skeeter Davis, entrambi i quali raggiunsero la top ten. Fu in particolare il successo di Put It Off Until Tomorrow, un brano country, a convincere la Monument Records a indirizzare la cantante verso questo genere musicale. Il primo singolo country cantato da Dolly Parton, Dumb Blonde, raggiunse la posizione 22 nelle classifiche nel 1967; nello stesso anno l'artista raggiunse la top twenty con Something Fishy (posizione 17). Il buon successo di questi due singoli convinse la Monument a pubblicare ancora nel 1967 il primo album di Parton, Hello, I'm Dolly, che raggiunse la posizione 11 nelle classifiche degli album country più venduti dell'anno.
Sodalizio con Porter Wagoner
[modifica | modifica wikitesto]Nell'anno del suo debutto discografico Parton accettò la proposta del cantante Porter Wagoner, che la volle nel suo show televisivo (The Porter Wagoner Show) come sostituta di Norma Jean, che si stava ritirando dalle scene musicali. Nonostante un'accoglienza inizialmente tiepida del pubblico di Wagoner, Dolly Parton riuscì gradualmente a farsi conoscere ed apprezzare, e nel 1968 fu scritturata dall'etichetta discografica RCA e pubblicò un singolo di successo in cui duettava con Wagoner, The Last Thing on My Mind. Il duo Wagoner-Parton, premiato come miglior ensemble vocale country dell'anno dalla Country Music Association, inanellò nei sei anni successivi una serie di successi. Negli stessi anni Parton tentò più volte (con l'assistenza dello stesso Wagoner) di sfondare anche come solista con singoli come Just Because I'm a Woman, In the Good Old Days (When Times Were Bad) e Mule Skinner Blues e con l'album Coat of Many Colors (che la rivista Rolling Stone ha inserito nella lista dei 500 migliori album di tutti i tempi). Sebbene molti brani di questo periodo siano in seguito diventati dei classici della produzione di Parton, il loro successo iniziale fu moderato.
Il sodalizio discografico Wagoner-Parton ebbe fine nel 1974. Negli anni successivi, pur partecipando ancora allo show di Wagoner fino al 1976, Dolly Parton si concentrò sulla propria carriera solista.
Successo come solista
[modifica | modifica wikitesto]Il suo primo grande successo come solista fu il brano Jolene, che raggiunse la prima posizione nelle classifiche. Il brano rimane uno dei più noti di Dolly Parton ed è stato incluso dalla rivista Rolling Stone nella lista delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi.
Nello stesso anno di Jolene Parton pubblicò un altro dei suoi brani più celebri, I Will Always Love You, una ballata romantica ispirata allo scioglimento del sodalizio con Wagoner. Il brano ebbe un tale successo che lo stesso Elvis Presley si dichiarò interessato a registrarne una cover; il progetto però non fu portato a termine perché Dolly Parton rifiutò la clausola che garantiva a Presley metà dei diritti sulla canzone. Questa scelta coraggiosa portò in seguito alla cantante molti milioni di dollari di royalties[19], specialmente in seguito alla pubblicazione della reinterpretazione del brano da parte di Whitney Houston (nel 1992), che è uno dei singoli di più grande successo commerciale di tutti i tempi. La decisione di non cedere alla richiesta di Presley fece guadagnare alla Parton, nell'ambiente dello show business, l'appellativo di "Iron Butterfly" (farfalla di ferro).
Dopo Jolene e I Will Always Love You, Dolly Parton iniziò a inanellare una serie di successi, con otto singoli piazzati nella prima posizione delle classifiche dal 1974 al 1980. Ciò le consentì di avere un proprio programma televisivo, intitolato Dolly! (1976-1977), e di produrre in proprio i suoi album. Le sue canzoni divennero talmente celebri che molti artisti di spicco vollero inciderne delle reinterpretazioni; tra questi si possono citare Rose Maddox, Kitty Wells, Olivia Newton-John, Emmylou Harris e Linda Ronstadt.[20]
La svolta pop
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Nella seconda metà degli anni settanta la produzione di Dolly Parton divenne gradualmente più pop, consentendole di imporsi all'attenzione di un pubblico più vasto. L'album più rappresentativo di questa operazione di contaminazione fra pop e country è Here You Come Again (1977), che superò il milione di copie vendute e le valse il Grammy come miglior cantante donna di genere country, e il cui singolo omonimo giunse contemporaneamente in testa alle classifiche di vendita country e pop, risultato che fu ripetuto da moltissimi singoli dell'artista pubblicati a cavallo fra gli anni settanta e gli anni ottanta, come Two Doors Down, Heartbreaker, Baby I'm Burning, You're the Only One e 9 to 5. Contemporaneamente Dolly Parton iniziò a dedicarsi in misura minore alla composizione delle proprie canzoni, avvalendosi della collaborazione di autori pop affermati come Donna Summer, Barry Mann, Cynthia Weil, Rupert Holmes, Gary Portnoy, i Bee Gees e Carole Bayer Sager. Negli anni ottanta i singoli di punta di Dolly Parton divennero via via sempre più nettamente pop o adult-pop; tuttavia, la cantante non perse mai il proprio ascendente sul pubblico del genere country, mantenendo costante la propria presenza nelle classifiche di vendita specifiche del settore con brani come Save the Last Dance for Me, Tennessee Homesick Blues, Real Love, Don't Call it Love e Think About Love.
Il cinema e Dollywood
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All'inizio degli anni ottanta Dolly Parton iniziò a diversificare la propria attività artistica e professionale anche al di fuori dell'ambito musicale, debuttando come attrice cinematografica a fianco di Jane Fonda nel 1980 con il film Dalle 9 alle 5... orario continuato (della cui colonna sonora faceva parte il singolo 9 to 5). L'interpretazione in Dalle 9 alle 5 le valse una candidatura al Golden Globe, e segnò l'inizio di una carriera di attrice di buon successo; fra le successive interpretazioni cinematografiche si possono ricordare Il più bel casino del Texas (1982), Jack colpo di fulmine (1984), Nick lo scatenato (1984) e Fiori d'acciaio (1989). Numerose sono anche le sue apparizioni come attrice in fiction televisive, incluso un ruolo minore nella serie Hannah Montana, in cui interpretò la zia della protagonista Hannah Montana (interpretata da Miley Cyrus di cui Dolly Parton, tra l'altro, era madrina).
Alla metà degli anni ottanta Dolly Parton fondò il Parco di divertimento Dollywood, a Pigeon Forge, in Tennessee. La struttura ebbe un grandissimo successo e negli anni successivi continuò a svilupparsi; attualmente dà lavoro a circa 3000 persone. A partire da Dollywood, la Parton costruì gradualmente un piccolo impero di strutture nell'ambito dei divertimenti, che oggi include tra l'altro un parco acquatico (Dollywood's Splash Country) e la catena di teatri-ristoranti Dixie Stampede.
Ritorno al country
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1987 la produzione discografica di Parton ebbe una nuova svolta, con un ritorno al country e in particolare al bluegrass. Nel 1987 fu infatti pubblicato l'album Trio, una raccolta di brani bluegrass interpretati da Parton insieme a Emmylou Harris e Linda Ronstadt. Trio diede nuovo impulso alla sua carriera musicale, ottenendo un grande successo di critica e di pubblico; rimase per cinque settimane in testa alle classifiche degli album country di Billboard, vinse il Grammy come miglior performance di un gruppo vocale country (e ricevette una candidatura come miglior album dell'anno), e vendette diversi milioni di copie. Grande successo ebbero anche i quattro singoli estratti dall'album, soprattutto la reinterpretazione di To Know Him Is to Love Him di Phil Spector. Sulla scia di questo successo, Parton riprese anche l'esperienza cominciata con lo spettacolo televisivo Dolly! del 1976, presentando un nuovo varietà televisivo dal titolo Dolly sulla rete ABC.
Nello stesso anno di Trio Dolly Parton pubblicò anche un album solista più pop, Rainbow; lo scarso successo di questo lavoro la portò a concentrarsi nuovamente sul genere country. Ne conseguì la pubblicazione dell'album White Limozeen (1989), accompagnato da due singoli country di successo, Why'd You Come in Here Lookin' Like That e Yellow Roses. Nonostante l'avvento del contemporary country all'inizio degli anni novanta, che contribuì a far sparire dalla scena molti veterani del country tradizionale, Dolly Parton continuò negli anni successivi a riscuotere un buon successo con lavori come Rockin' Years (1991), in duo con Ricky Van Shelton). Grandissimo successo ebbero nello stesso periodo una reinterpretazione del brano I Will Always Love You incisa da Whitney Houston per la colonna sonora del film Guardia del corpo e The Day I Fall in Love, incisa da Dolly Parton in duo con James Ingram per la colonna sonora del film Beethoven 2 (1993), che ricevette una candidatura all'Oscar come migliore canzone originale.
Procedendo sulla falsariga di Trio, nel 1994 Dolly Parton incise Honky Tonk Angels in trio con Loretta Lynn e Tammy Wynette; l'album raggiunse lo status di disco d'oro.[21] Altri lavori country di successo degli anni successivi furono l'album Something Special del 1995 (che conteneva tra l'altro una nuova interpretazione di I Will Always Love You in due con Vince Gill), Trio II del 1999 (ancora con Harris e Ronstadt), The Grass Is Blue ancora nel 1999 (che vinse il Grammy come miglior album bluegrass), Little Sparrow nel 2001 (il cui singolo Shine, cover del brano dei Collective Soul, vinse un Grammy per la migliore performance vocale femminile country) e Halos & Horns del 2002 (che contiene, tra l'altro, una versione bluegrass del classico dei Led Zeppelin Stairway to Heaven).
Ultimi anni
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Dolly Parton proseguì la propria produzione discografica fino alla fine. Fra i suoi ultimi lavori si possono citare Those Were the Days del 2005 (una raccolta di cover di brani classici degli anni sessanta e settanta come Imagine di John Lennon e Where Do the Children Play? di Cat Stevens), il singolo Travelin' Thru incluso nella colonna sonora del film Transamerica del 2005 (candidato all'Oscar per il miglior brano originale) e la reinterpretazione del brano di Elvis Presley When I Get Where I'm Going (che raggiunse la prima posizione nelle classifiche dei singoli country).
Il suo ultimo lavoro discografico degli anni 2000 è l'album Backwoods Barbie del 2007, il primo pubblicato dall'etichetta discografica fondata da Parton, la Dolly Records. Sempre in questi anni, Parton comparve nella serie TV di Disney Channel Hannah Montana, in cui interpretò una zia della protagonista Miley Stewart. Del resto, nella vita reale Parton è la madrina di Miley Cyrus, la star della serie.[22]
Nel 2009 venne pubblicata una raccolta dei suoi più grandi successi in forma di un cofanetto di 4 CD dal titolo Dolly. L'ultimo album pubblicato da Parton fu Better Day uscito nel 2011 con l'etichetta discografica Dolly Records. Il 13 gennaio 2012 uscì nei cinema il film Joyful Noise, in cui Parton recitò al fianco di Dante A. Mars. Negli anni '10, la sua carriera musicale continuò ad essere molto prolifica: nel 2011 pubblicò l'album Better Days, a cui fecero seguito gli album Blue Smoke (2014), Letter To Heaven (2016), Pure and Simple (2016) e I Believe In You (2017). Sempre nel 2017, Dolly Parton duettò con la sua figlioccia Miley Cyrus nel brano Rainbowland.[22]
Nel 2018 curò le musiche del film Netflix Voglio una vita a forma di me, pubblicandone la colonna sonora alla stregua di un album. A partire dal 2019 realizzò vari singoli in collaborazione con artisti più giovani, tra cui God Only Knows con i For King and Country e Faith con Mr Probz e i Galantis. Nello stesso anno pubblicò anche un album collaborativo con la stella del country Donna Fargo.

Nel 2020 annunciò l'imminente pubblicazione di un album a tema natalizio, il primo dopo 30 anni, ed una nuova collaborazione con Netflix per un film in cui la stessa cantante recitò, oltre a curarne le musiche attraverso il citato album.[23] L'album natalizio A Holly Dolly Christmas viene pubblicato il 2 ottobre 2020.[24]
Nel 2021 vinse il Premio Emmy per avere prodotto il film Natale in città con Dolly Parton.[25] Nel 2022 pubblicò il quarantanovesimo album in studio Run, Rose, Run, seguito nel 2023 da Rockstar, quest'ultimo comprendente cover di brani in duetto con artisti, tra cui Wrecking Ball con Miley Cyrus e Every Breath You Take con Sting.
Nel 2024 collaborò all'ottavo progetto discografico di Beyoncé, Cowboy Carter, in cui introdusse la collega nella sua reinterpretazione del brano Jolene, associando il personaggio di «Jolene» a «Becky with the good hair (Becky dai bei capelli)» presente nel brano Sorry dell'album Lemonade di Beyoncé, e collaborò vocalmente nella traccia Tyrant.[26][27]
Morte
[modifica | modifica wikitesto]Dopo una breve battaglia contro il cancro, la cui natura la famiglia ha preferito tenere riservata, Dolly Parton muore il 25 agosto 2026, all'età di 80 anni a Nashville.[28] È stata sepolta accanto al marito Carl Dean, in una bara ricoperta di glitter rosa.
Vita privata
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1964, il giorno in cui arrivò nella città di Nashville (Tennessee), Dolly Parton incontrò Carl Dean, imprenditore di una piccola ditta di pavimentazione stradale in asfalto.[29] Due anni dopo, il 30 maggio 1966, si sposarono a Ringgold, in Georgia.[30]
Nel corso del matrimonio, Dean visse senza partecipare alla vita pubblica di Parton e intervenendo raramente negli eventi mondani.[31] La cantante dichiarò che Dean non si era trovato a proprio agio ai primi eventi cui i due avevano partecipato assieme, e che da allora lei non aveva più forzato il marito a parteciparvi.[32] Sebbene non avessero potuto avere figli a causa dell'endometriosi di lei,[33] Parton e Dean contribuirono a crescere molti dei fratelli e delle sorelle più piccoli di lei a Nashville, cui si aggiunsero i loro nipoti e in seguito anche i pronipoti.[34] Parton si diceva riconciliata con l'idea di non avere figli.[35]
Carl Dean morì il 3 marzo 2025 a Nashville, all'età di 82 anni.[36]
Imprenditoria e altre attività
[modifica | modifica wikitesto]The Dollywood Company
[modifica | modifica wikitesto]Parton ha investito gran parte dei suoi guadagni in iniziative imprenditoriali nella sua regione natale, il Tennessee orientale, in particolare a Pigeon Forge. È stata comproprietaria con la Herschend Family Entertainment Corporation della Dollywood Company, società che gestisce il parco a tema Dollywood, un teatro, il Dolly Parton's Stampede, il parco acquatico Dollywood's Splash Country, il Dream More Resort and Spa, oltre che gestine show ed eventi cittadini.[37]
Sandollar Productions
[modifica | modifica wikitesto]Parton era comproprietaria della Sandollar Productions insieme a Sandy Gallin, il suo ex manager. Questa società di produzione cinematografica e televisiva ha realizzato il documentario Common Threads: Stories from the Quilt (1989), vincitore dell’Oscar al miglior documentario; la serie televisive Babes (1990–91), Buffy l'ammazzavampiri (1997–2003) e Angel (1999–2004). La società ha prodotto inoltre i film Il padre della sposa (1991), Il padre della sposa 2 (1995), Linea diretta - Un'occasione unica (1992) e Sabrina (1995). I Dopo il ritiro di Sandy Gallin, Parton ha gestito per un breve periodo la Dolly Parton’s Southern Light Productions, ridimensionata e denominata Dixie Pixie Productions nel 2015, per la produzione di tre film per la NBC Universal TV Networks Distribution e la Magnolia Hill Productions.[38]
Hotel e museo celebrativo
[modifica | modifica wikitesto]Nel giugno 2026 Parton innaugura il suo nuovo SongTeller Hotel nel centro di Nashville, in collaborazione con la società Herschend. Nello stesso mese apre anche il suo nuovo museo Dolly’s Life of Many Colors, basato sulla propria vita.[39]
Stile musicale e popolarità
[modifica | modifica wikitesto]Popolarità
[modifica | modifica wikitesto]Dolly Parton è riconosciuta all'unanimità come una degli artisti più influenti e popolari della storia della musica; durante la sua carriera ha infatti venduto più di 100 milioni di dischi.
Ha raggiunto ben 25 volte la vetta della classifica dei singoli Billboard hot 100 country e 49 volte quella degli album Billboard hot 200 country[40](entrambi record per un’artista femminile). Al 2024 le sue canzoni hanno collezionato, sommando tutti i siti di streaming musicale, più di 3 miliardi di ascolti.[41]
Stile
[modifica | modifica wikitesto]Era una nota polistrumentista e una prolifica cantautrice (nella sua carriera ha composto circa 3000 canzoni).[42] Gli stili delle sue canzoni sono molto vari e passano dal pop al country e dal rock al folk. È anche nota per i suoi testi, svariati per quanto riguarda le tematiche ma sempre caratterizzati da una forte impronta emotiva.[43]
I suoi testi hanno toccato temi quali amore, patria, famiglia e religione .[44][45]
Filantropia e posizioni politiche
[modifica | modifica wikitesto]Alfabetizzazione e politiche per i minori
[modifica | modifica wikitesto]Dalla metà degli anni 1980, Dolly Parton sostenne numerose iniziative benefiche, in particolare nel campo dell’alfabetizzazione, soprattutto attraverso la sua Fondazione Dollywood. Il suo programma di alfabetizzazione, la Dolly Parton’s Imagination Library, che fa parte della Fondazione Dollywood, fu fondato in onore del padre, che non imparò mai a leggere e a scrivere. Nel febbraio 2018 l'artista donò il suo 100 milionesimo libro gratuito.[46]
Sostegno alla comunità LGBTQ+
[modifica | modifica wikitesto]Dolly Parton, che non si pronunciò mai sul proprio orientamento politico, era nota per il sostegno aperto alla comunità gay sin dagli inizi della sua carriera, dichiarandosi favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso e parlando apertamente della Comunità LGBT nei talk show statunitensi sin dagli anni '70.[47] Espresse inoltre il proprio appoggio alla comunità trans dopo l’entrata in vigore, nel 2023, di una serie di misure anti-trans nel Tennessee.[48]
Lotta alla COVID-19
[modifica | modifica wikitesto]Dolly Parton finanziò la ricerca sulla COVID-19 (in particolare effettuando donazioni al Vanderbilt University Medical Center di Nashville) e fu tra le prime celebrità a farsi inoculare il vaccino.[49]
Filmografia
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Cinema
[modifica | modifica wikitesto]- Dalle 9 alle 5... orario continuato (9 to 5), regia di Colin Higgins (1980)
- Il più bel casino del Texas (The Best Little Whorehouse in Texas), regia di Colin Higgins (1982)
- Nick lo scatenato (Rhinestone), regia di Benjamin Clark (1984)
- Fiori d'acciaio (Steel Magnolias), regia di Herbert Ross (1989)
- Linea diretta - Un'occasione unica (Straight Talk), regia di Barnet Kellman (1992)
- A Beverly Hills... signori si diventa (The Beverly Hillbillies), regia di Penelope Spheeris (1993)
- Frank McKlusky, C.I., regia di Arlene Sanford (2002)
- Miss F.B.I. - Infiltrata speciale (Miss Congeniality 2: Armed and Fabulous), regia di John Pasquin (2005)
- Joyful Noise - Armonie del cuore (Joyful Noise), regia di Todd Graff (2012)
- Hollywood to Dollywood, regia di John Lavin (2012) - documentario
- Natale in città con Dolly Parton (Dolly Parton's Christmas on the Square), regia di Debbie Allen (2020)
Televisione
[modifica | modifica wikitesto]- A Smoky Mountain Christmas, regia di Henry Winkler – film TV (1986)
- Quattro donne in carriera (Designing Women) – serie TV, episodi 4x13-4x14 (1990)
- Babes – serie TV, episodio 1x15 (1991)
- Wild Texas Wind, regia di Joan Tewkesbury – film TV (1991)
- Heavens to Betsy, regia di Joan Tewkesbury – serie TV mai trasmessa (1994)
- Mindin' My Own Business, regia di Joan Tewkesbury – pilot TV mai trasmesso (1994)
- Big Dreams and Broken Hearts: The Dottie West Story, regia di Joan Tewkesbury – film TV (1995)
- Naomi & Wynonna: Love Can Build a Bridge, – film TV (1995)
- Come in una favola (Unlikely Angel), regia di Joan Tewkesbury – film TV (1996)
- Get to the Heart: The Barbara Mandrell Story, – film TV (1997)
- Jackie's Back, – film TV (1999)
- Blue Valley Songbird, regia di Richard A. Colla – film TV (1999)
- Reba – serie TV, episodio 4x18 (2005)
- Hannah Montana – serie TV, 3 episodi (2006-2010)
- 21 sotto un tetto (19 Kids and Counting) – serie TV, episodio 3x04 (2009)
- A Country Christmas Story, – film TV (2013)
- Un cappotto di mille colori (Dolly Parton's Coat of Many Colors), regia di Stephen Herek – film TV (2015)
- Un Natale di mille colori (Dolly Parton's Christmas of Many Colors: Circle of Love), regia di Stephen Herek - film TV (2016)
- Dolly Parton: Le corde del cuore (Dolly Parton: Heartstrings) – serie TV (2019)
- Christmas at Dollywood, – film TV (2019)
- Grace and Frankie – serie TV, episodio 7x16 (2022)
- The Orville – serie TV, episodio 3x08 (2022)
- Dolly Parton's Mountain Magic Christmas, – film TV (2022)
- Call Me Kat – serie TV, episodio 3x10 (2023)
Doppiatrice
[modifica | modifica wikitesto]- Allacciate le cinture! Viaggiando si impara (The Magic School Bus) – serie TV, episodio 3x13 (1996)
- I Simpson (The Simpsons) – serie TV, episodio 10x12 (1999)
- Gnomeo e Giulietta (Gnomeo & Juliet), regia di Kelly Asbury (2011)
- The Year Dolly Parton Was My Mom, regia di Tara Johns (2011)
Doppiatrici italiane
[modifica | modifica wikitesto]Nelle versioni in italiano delle opere in cui ha recitato, Dolly Parton è stata doppiata da:
- Claudia Balboni in Dalle 9 alle 5... orario continuato, Linea diretta - Un'occasione unica
- Rita Savagnone in Il più bel casinò del Texas
- Maria Pia Di Meo in Nick lo scatenato
- Vittoria Febbi in Fiori d'acciaio
- Germana Dominici in A Beverly Hills... signori si diventa
- Daniela Fava in Joyful Noise - Armonie del cuore
- Cristiana Lionello in Dolly Parton: Le corde del cuore
- Antonella Alessandro in Hannah Montana
Come doppiatrice, è stata sostituita da:
- Antonella Alessandro in I Simpson
- Claudia Balboni in Gnomeo e Giulietta
Discografia
[modifica | modifica wikitesto]- 1967 – Hello, I'm Dolly
- 1968 – Just Because I'm a Woman
- 1969 – In the Good Old Days (When Times Were Bad)
- 1969 – My Blue Ridge Mountain Boy
- 1970 – The Fairest of Them All
- 1971 – The Golden Streets of Glory
- 1971 – Joshua
- 1971 – Coat of Many Colors
- 1972 – Touch Your Woman
- 1972 – My Favorite Songwriter: Porter Wagoner
- 1973 – My Tennessee Mountain Home
- 1973 – Bubbling Over
- 1974 – Jolene
- 1974 – Love Is Like a Butterfly
- 1975 – The Bargain Store
- 1975 – Dolly: The Seeker - We Used To
- 1976 – All I Can Do
- 1977 – New Harvest... First Gathering
- 1977 – Here You Come Again
- 1978 – Heartbreaker
- 1979 – Great Balls of Fire
- 1980 – Dolly, Dolly, Dolly
- 1980 – 9 to 5 and Odd Jobs
- 1982 – Heartbreak Express
- 1983 – Burlap & Satin
- 1984 – The Great Pretender
- 1984 – Once Upon a Christmas (con Kenny Rogers)
- 1985 – Real Love
- 1987 – Trio (con Emmylou Harris e Linda Ronstadt)
- 1987 – Rainbow
- 1989 – White Limozeen
- 1990 – Home for Christmas
- 1991 – Eagle When She Flies
- 1993 – Slow Dancing with the Moon
- 1993 – Honky Tonk Angels (con Loretta Lynn e Tammy Wynette)
- 1995 – Something Special
- 1996 – Treasures
- 1998 – Hungry Again
- 1999 – Trio II (con Emmylou Harris e Linda Ronstadt)
- 1999 – Precious Memories
- 1999 – The Grass Is Blue
- 2001 – Little Sparrow
- 2002 – Halos & Horns
- 2003 – For God and Country
- 2005 – Those Were the Days
- 2008 – Backwoods Barbie
- 2011 – Better Day
- 2014 – Blue Smoke
- 2016 – Pure & Simple
- 2017 – I Believe in You
- 2020 – A Holly Dolly Christmas
- 2022 – Run, Rose, Run
- 2023 – Rockstar
Riconoscimenti
[modifica | modifica wikitesto]- Premio Oscar
- 1981 – Candidatura per l'Oscar alla migliore canzone – 9 to 5 (dal film Dalle 9 alle 5... orario continuato)
- 2006 – Candidatura per l'Oscar alla migliore canzone – Travelin' Thru (dal film Transamerica)
- 2026 – Premio umanitario Jean Hersholt[50]
- Grammy Award[51]
- 1970 – Candidatura alla miglior interpretazione country femminile per Just Someone I Used to Know
- 1971 – Candidatura alla miglior interpretazione country femminile per Mule Skinner Blues (Blue Yodel No. 8)
- 1971 – Candidatura alla miglior interpretazione country di un duo o gruppo per Daddy Was an Old Time Preacher Man (con Porter Wagoner)
- 1972 – Candidatura alla miglior interpretazione country femminile per Joshua
- 1972 – Candidatura alla miglior interpretazione country di un duo o gruppo per Better Move It on Home (con Porter Wagoner)
- 1972 – Candidatura alla miglior interpretazione ghospel o sacra per The Golden Streets of Glory
- 1973 – Candidatura alla miglior interpretazione country femminile per per Touch Your Woman
- 1974 – Candidatura alla miglior interpretazione country di un duo o gruppo per If Teardrops Were Pennies (con Porter Wagoner)
- 1975 – Candidatura alla miglior interpretazione country femminile per Jolene
- 1976 – Candidatura alla miglior interpretazione country femminile per Jolene - Live Version
- 1977 – Candidatura alla miglior interpretazione country femminile per All I Can Do
- 1978 – Candidatura alla miglior interpretazione vocale pop femminile femminile per Here You Come Again
- 1978 – Candidatura alla miglior interpretazione country femminile per (Your Love Has Lifted Me) Higher and Higher
- 1979 – Miglior interpretazione country femminile per Here You Come Again
- 1982 – Miglior interpretazione country femminile per 9 to 5
- 1982 – Miglior canzone country per 9 to 5
- 1982 – Candidatura alla canzone dell'anno per 9 to 5
- 1982 – Candidatura alla miglior colonna sonora per i media visivi per 9 to 5 (Original Motion Picture Soundtrack)
- 1983 – Candidatura alla miglior interpretazione country femminile per I Will Always Love You
- 1984 – Candidatura alla miglior interpretazione country di un duo o gruppo per Islands in the Stream (con Kenny Rogers)
- 1984 – Candidatura alla miglior interpretazione country femminile per Burlap & Satin
- 1986 – Candidatura alla miglior interpretazione country di un duo o gruppo per Real Love (con Kenny Rogers)
- 1986 – Candidatura alla miglior interpretazione country femminile per Real Love
- 1988 – Miglior interpretazione country di un duo o gruppo per Trio (con Emmylou Harris e Linda Ronstadt)
- 1988 – Candidatura all'album dell'anno per Trio (con Emmylou Harris e Linda Ronstadt)
- 1990 – Candidatura alla miglior interpretazione country femminile per Why'd You Come in Here Lookin' Like That
- 1992 – Candidatura alla miglior interpretazione country collaborativa per Rockin' Years (con Ricky Van Shelton)
- 1992 – Candidatura alla miglior canzone country per Eagle When She Flies
- 1994 – Candidatura alla miglior interpretazione country collaborativa per Romeo (con Billy Ray Cyrus)
- 1994 – Candidatura per Silver Threads and Golden Needles (con Loretta Lynn e Tammy Wynette)
- 2000 – Miglior interpretazione country collaborativa per After the Gold Rush (con Emmylou Harris e Linda Ronstadt)
- 2000 – Candidatura al miglior album country per Trio II (con Emmylou Harris e Linda Ronstadt)
- 2001 – Miglior album bluegrass per The Grass Is Blue
- 2001 – Candidatura alla miglior interpretazione country femminile per Travelin' Prayer
- 2002 – Miglior interpretazione country femminile per Shine
- 2002 – Candidatura al migliore album bluegrass per Little Sparrow
- 2003 – Candidatura al miglior album country per Halos & Horns
- 2005 – Candidatura alla miglior interpretazione country collaborativa per Creepin' In (con Norah Jones)
- 2007 – Candidatura alla miglior canzone scritta per i media visivi per Travelin' Thru
- 2010 – Candidatura al miglior album di un musical per 9 to 5: The Musical (Original Broadway Cast Recording)
- 2011 – Grammy Award alla carriera
- 2014 – Candidatura alla miglior interpretazione country collaborativa perYou Can't Make Old Friends (con Kenny Rogers)
- 2017 – Miglior interpretazione country collaborativa per Jolene (con Pentatonix)
- 2020 – Miglior canzone di musica cristiana contemporanea per God Only Knows (con i For King & Country)
- 2020 – Candidatura alla miglior canzone scritta per i media visivi per Girl in the Movies
- 2021 – Miglior canzone di musica cristiana contemporanea per There Was Jesus (con Zack Williams)
- 2022 – Candidatura al Grammy Award al miglior album pop vocale per A Holly Dolly Christmas
- 2024 – Candidatura alla miglior interpretazione country solista per The Last Thing on My Mind
- 2025 – Candidatura al miglior registrazione di un audiolibro, narrazione e storytelling per Behind the Seams: My Life in Rhinestones
- Premio Emmy
- Premio Emmy al miglior film per la televisione – Natale in città con Dolly Parton
- Candidatura per il Premio Emmy alla miglior performance individuale in un programma di varietà o musicale – Cher... Special
- Candidatura per il Premio Emmy al miglior film per la televisione – Dolly Parton's Christmas of Many Colors: Circle of Love
- Candidatura per il Premio Emmy al miglior film per la televisione – Dolly Parton: Le corde del cuore
- Tony Award
- Candidatura per il Tony Award alla migliore colonna sonora originale – 9 to 5: The Musical
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Curiosità
[modifica | modifica wikitesto]- La celebre pecora Dolly, primo mammifero clonato della storia, deve il suo nome proprio a Dolly Parton. Il nome "Dolly" è nato infatti da un suggerimento del suo allevatore in onore alla prosperosa cantante country, dato che la cellula clonata era una cellula mammaria.[52]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ (EN) Dolly Parton, su AllMusic, All Media Network.
- ↑ Whitburn (2005), p. 578
- ↑ Dolly Parton - Biografia :, su OndaRock. URL consultato il 16 ottobre 2023.
- ↑ Bronson (2006)
- ↑ About Dolly, su dollypartonmusic.net. URL consultato il 12 gennaio 2010 (archiviato dall'url originale il 2 gennaio 2010).
- ↑ (EN) Dolly Parton Makes So Much Damn Money Thanks to Song Royalties Alone, su Cosmopolitan, 16 novembre 2023. URL consultato il 23 febbraio 2024.
- ↑ La vita e la carriera di Dolly Parton, la cantante country più famosa d'America, su ELLE, 28 maggio 2022. URL consultato il 16 ottobre 2023.
- ↑ (EN) Bill Friskics-Warren, Dolly Parton, Country Music Superstar Whose Songs Spoke to Millions, Dies at 80, in The New York Times, 25 agosto 2026. URL consultato il 25 agosto 2026.
- ↑ (EN) Melinda Newman, Dolly Parton Reacts to Her Title as Billboard’s Greatest Country Artist of All Time, Sings ‘I Will Always Love You’, su Billboard, 26 novembre 2024. URL consultato il 25 agosto 2026.
- ↑ (EN) Katie Atkinson,Keith Caulfield, One Queen to Another: Why Dolly Parton’s Co-Sign of Beyoncé’s Country Era Matters, su Billboard, 27 febbraio 2024. URL consultato il 25 agosto 2026.
- ↑ (EN) How Dolly Parton became Miley Cyrus’ godmother, su The Independent, 25 agosto 2026. URL consultato il 25 agosto 2026.
- ↑ (EN) Dolly Parton | Rock & Roll Hall of Fame, su rockhall.com. URL consultato il 25 agosto 2026.
- ↑ (EN) Rolling Stone, The 200 Greatest Singers of All Time, su Rolling Stone, 1º gennaio 2023. URL consultato il 23 febbraio 2024.
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- ↑ Dolly Parton talks new album, tour Archiviato il 12 maggio 2006 in Internet Archive., CNN, 9 luglio 2002
- ↑ Backwoods glam Archiviato il 12 ottobre 2007 in Internet Archive., «The Washington Times», 1º dicembre 2006.
- ↑ V. Cash (1998)
- ↑ V. Nash (1978)
- ↑ "Dolly Parton Reflects on Her Greatest Moments", su cmt.com.
- ↑ PARTON&sql=11:wiftxql5ldde~T1 Biografia di Dolly Parton presso Allmusic
- ↑ Biografia di Dolly Parton presso CMT.com
- 1 2 Miley Cyrus - Rainbowland feat. Dolly Parton: Audio, testo e traduzione, su GingerGeneration.it, 28 settembre 2017. URL consultato il 16 agosto 2020.
- ↑ (EN) Tricia DespresPublished: August 12, 2020, Dolly Parton Releasing a Christmas Album With Miley Cyrus, Willie Nelson Duets, su Taste of Country. URL consultato il 16 agosto 2020.
- ↑ Rockol com s.r.l, √ Stanno già arrivando gli album di Natale, su Rockol. URL consultato il 2 ottobre 2020.
- ↑ (EN) Dolly Parton, su Television Academy. URL consultato il 13 settembre 2021.
- ↑ (EN) Anna Chan, Dolly Parton Has a Message to Share After Seeing ‘Jolene’ on Beyoncé’s ‘Cowboy Carter’ Tracklist, su Billboard, 28 marzo 2024. URL consultato l'8 aprile 2024.
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- ↑ Addio a Dolly Parton, la regina del country aveva 80 anni - Musica - Ansa.it, su Agenzia ANSA, 25 agosto 2026. URL consultato il 25 agosto 2026.
- ↑ (EN) Alanna Nash, A Rare Encounter With Dolly Parton’s Elusive Husband, Carl Dean: What a Journalist Learned From Her Glimpse of the Couple at Home, su Variety, 4 marzo 2025. URL consultato il 25 agosto 2026.
- ↑ (EN) Dolly Parton's husband Carl Dean dies at 82, su ABC News. URL consultato il 4 marzo 2025.
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- ↑ Dolly Parton Lived with Endometriosis. What She Said About Having to ‘Manage’ the Condition Before Her Death at 80, su people.com. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ ANTONIO PETRUCCI, Impero Dolly Parton: il patrimonio da 650 milioni di dollari in eredità a nipoti e pronipoti, dai diritti delle canzoni al tesoro immobiliare di Dollywood, su Quotidiano Nazionale, 25 agosto 2026. URL consultato il 25 agosto 2026.
- ↑ (EN) Alicia Lutes In News, We Love Dolly Parton's Thoughts on Not Having Kids, su Marie Claire, 23 dicembre 2023. URL consultato il 25 agosto 2026.
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- ↑ (EN) Jessica Nicholson, Dolly Parton Earns 3 New Guinness World Records Titles, su Billboard, 31 maggio 2023. URL consultato il 14 agosto 2023.
- ↑ Dolly Parton, su ilLibraio.it. URL consultato il 14 agosto 2023.
- ↑ Dolly Parton ha 70 anni, su Il Post, 19 gennaio 2016. URL consultato il 14 agosto 2023.
- ↑ Rockol com s.r.l, √ Dolly Parton, su Rockol. URL consultato il 14 agosto 2023.
- ↑ Mauro Abbate, Chi è Dolly Parton, la regina del country, su Notizie Musica, 19 gennaio 2023. URL consultato il 14 agosto 2023.
- ↑ (EN) Helena Andrews-Dyer, Dolly Parton likes to give away books. She just donated her 100 millionth., in The Washington Post, 27 febbraio 2018. URL consultato il 25 agosto 2026.
- ↑ (EN) Charles Gandee, From the Archives: Good Golly Miss Dolly, su Vogue, 25 agosto 2026. URL consultato il 25 agosto 2026.
- ↑ (EN) 10 Times Dolly Parton Cemented Her Status as an LGBTQ+ Icon | Them, su www.advocate.com. URL consultato il 25 agosto 2026.
- ↑ Dolly Parton, l’eredità che non ti aspetti: i suoi milioni hanno aiutato anche la ricerca sui vaccini
- ↑ The Academy to honor Debbie Allen, Tom Cruise, Dolly Parton and Wynn Thomas at the 2025 Governors Awards, su oscars.org, 17 giugno 2025. URL consultato il 17 giugno 2025.
- ↑ (EN) Dolly Parton, su GRAMMY.com. URL consultato il 26 agosto 2026.
- ↑ Listen to public, says Dolly scientist, su news.bbc.co.uk.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Fred Bronson (2006), Chart Beat, Billboard.
- Johnny Cash (1998), Cash: The Autobiography.
- Alanna Nash (1978), Dolly, Reed Books, Los Angeles, ISBN 0-89169-523-0.
- Joel Whitburn (2005), Top Country Songs 1944–2005, Billboard/Record Research Inc., ISBN 0-89820-165-9.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikiquote contiene citazioni di o su Dolly Parton
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Dolly Parton
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Sito ufficiale, su dollyparton.com.
- Dolly Parton (canale), su YouTube.
- Parton, Dolly, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- (EN) Virginia Gorlinski, Dolly Parton, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Opere di Dolly Parton, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Opere riguardanti Dolly Parton, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Dolly Parton (autore), su Goodreads.

