Vai al contenuto

Donna Summer

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Disambiguazione – Se stai cercando l'album, vedi Donna Summer (album).
Donna Summer
Donna Summer nel 1977
NazionalitàStati Uniti (bandiera) Stati Uniti
GenereDisco[1]
Contemporary R&B[1]
Periodo di attività musicale1968  2012
Album pubblicati23
Studio17
Live2
Raccolte4
Sito ufficiale

Donna Summer, pseudonimo di LaDonna Adrian Gaines (Boston, 31 dicembre 1948[2]Naples, 17 maggio 2012[3]), è stata una cantautrice statunitense.

Firma di Donna Summer

Con oltre 100 milioni di dischi venduti, è stata una delle artiste musicali di maggior successo nella storia.[4][5][6][7] È stata anche la prima cantante ad aver ottenuto tre doppi album consecutivi in vetta alla Billboard 200 statunitense e quattro singoli al primo posto in un solo anno.[4][8] In oltre quarant'anni di carriera ha vinto premi tra i più prestigiosi, tra cui 6 American Music Award e 5 Grammy Award; è stata inoltre interprete di una canzone, Last Dance, il cui autore è stato premiato con un Golden Globe e un Premio Oscar;[9] nel 1992 è stata premiata con una stella da parte della Hollywood Walk of Fame. Nel 2013, un anno dopo la sua morte, è stata inserita nella Rock and Roll Hall of Fame.

Dopo aver esordito alla fine degli anni sessanta, ha ottenuto il successo anche grazie al supporto di Giorgio Moroder, che ha prodotto per lei molti dei suoi più famosi successi, tra cui I Feel Love (1977) e Hot Stuff (1979), considerati da Rolling Stone due delle 500 canzoni più belle di tutti i tempi.[10] Sebbene abbia legato il proprio nome soprattutto alla disco music, tanto da guadagnarsi l'appellativo di "Regina della Disco",[11][12] il suo repertorio include anche brani contemporary R&B, rock e gospel; l'artista viene anche classificata esponente di varie espressioni di musica pop e electronic dance music da AllMusic.[1][13]

Primi anni di vita e inizi di carriera

[modifica | modifica wikitesto]

LaDonna Adrian Gaines è nata la notte di San Silvestro del 1948 a Boston,[2][9][14] terza di sette figli concepiti da Andrew, macellaio, e Mary Gaines, un'insegnante di scuola media. All'età di otto anni ha iniziato a cantare nel coro della chiesa.[9] Nella sua biografia, l'artista riporta:[9]

«Un giorno avevo appena iniziato a cantare quando, alzando lo sguardo, mi accorsi che tutte le persone presenti erano commosse; persino mio padre che non avevo mai visto piangere (...) La mia voce usciva potente e pura: da quel momento capii quale sarebbe stata la mia strada.»

Negli anni sessanta, durante gli anni del liceo, Donna ha fatto parte del gruppo The Crow e frequentato il Psychedelic Supermarket, locale underground nel quale si è esibita, tra gli altri, Janis Joplin.[9] Nel 1967 i Crow hanno ottenuto un ingaggio nel Village Purple Onion di New York. Poco più tardi, ha lasciato gli Stati Uniti per trasferirsi in Germania Ovest, dove è stata scritturata per la versione tedesca del musical Hair.[9] Si è sposata con l'austriaco Helmuth Sommer, conosciuto a Monaco di Baviera e da cui ha avuto una figlia, Mimi Sommer; il suo nome d'arte deriva proprio dall'anglicizzazione del cognome del primo marito.[9]

Nel 1974, dopo aver lavorato come modella part-time,[15] Donna Summer è entrata in contatto con Giorgio Moroder. Il loro sodalizio porta alla pubblicazione dell'LP 'Lady of the Night (1974) dal quale vengono estratti sotto forma di singolo la title-track e The Hostage, entrati nelle classifiche di Belgio, Francia e Paesi Bassi, ma ignorati negli Stati Uniti.[9]

1975: Love to Love You Baby

[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1975 ha pubblicato l'album Love to Love You Baby che l'ha resa nota anche al mercato statunitense grazie alla distribuzione della Casablanca Records. Il brano più noto dell'album, la title-track, è una traccia di diciassette minuti e dalla forte carica sensuale (avendo avuto una formazione cristiana, l'artista si sarebbe sentita inizialmente a disagio all'idea di registrarla; secondo Time, i finti orgasmi emessi dalla cantante nella traccia sarebbero 22)[16] ispirata alle sonorità orchestrali di Isaac Hayes e Norman Whitfield.[9]. Nonostante l'erotismo della traccia abbia portato a delle censure radiofoniche (la traccia è stata più volte paragonata a Je t'aime... moi non plus di Gainsbourg e Birkin),[17] il relativo singolo è giunto ai vertici delle classifiche ed è valso all'artista il soprannome "dea del sex-rock".[9]

1976: A Love Trilogy e Four Seasons of Love

[modifica | modifica wikitesto]

A Love Trilogy e il concept album Four Seasons of Love, pubblicati entrambi nel 1976, sono entrati nelle classifiche di tutto il mondo. Dal primo di essi sono stati estratti i due singoli Try me, I Know We Can Make it, la cui versione su LP è una lunghissima suite divisa in quattro movimenti (Try me, I Know, We Can Make it e Try me, I Know We Can Make it) e la cover in versione disco di Could It be Magic di Barry Manilow.[9] Il secondo, la cui copertina, ritraente l'artista distesa su uno spicchio di Luna è stata scattata da Mario Casilli,[9] è un altro concept narrante una storia d'amore messa a paragone con le quattro stagioni dell'anno. Dall'album sono stati estratti i singoli Spring Affair e la ballata Winter Melody.

In questo periodo, Summer si è guadagnata l'appellativo di First Lady of Love (lett. "primadonna dell'amore") per la sua sensualità e avvenenza.[18]

1977-1978: I Feel Love, Last Dance e Live And More

[modifica | modifica wikitesto]
Donna Summer durante la registrazione del brano Theme From the Deep (Down, Deep Inside) nel 1977

Nel 1977, Donna Summer ha pubblicato un terzo concept intitolato I Remember Yesterday. La sua traccia I Feel Love, oltre a costituire una delle maggiori hit della cantante, viene considerata importantissima nell'evoluzione di tutta la electronic dance music, la new wave e il synth pop;[19] in Italia, la traccia ha raggiunto la vetta della classifica settimanale, restando per diciotto settimane nella top ten e divenendo il quinto singolo più venduto dell'anno;[20][21] grazie a questo brano, Summer ha inoltre ottenuto la sua prima nomination agli American Music Award.[22] Dal disco sono state estratte sotto forma di singolo anche Love's Unkind, la title-track, I Remember Yesterday e Back in Love Again.

Sempre nel 1977, Donna Summer ha pubblicato Once Upon a Time altro concept in cui Summer si cala ne panni di una moderna Cenerentola in versione disco. Hanno avuto un certo successo suoi singoli I Love You, che ha raggiunto la vetta della classifica dance statunitense,[23] e Rumor Has it, che si è piazzata alla posizione numero 21 della classifica dei singoli R&B.[24] Hanno avuto invece minore fortuna la title-track (usata anche nello speciale televisivo dedicato alla cantante) e la fiabesca Fairy Tale High. Nello stesso periodo, ha pubblicato Down, Deep Inside, brano di discreto successo proveniente dalla colonna sonora del film Abissi del 1977.

Summer ha poi recitato in Thank God It's Friday nei panni di un'aspirante cantante.[9] Nella colonna sonora della pellicola Summer registra tre brani, compreso Last Dance, che è valso alla cantante diversi premi, tra cui un Grammy Award alla miglior canzone R&B,[25] mentre l'autore del brano Paul Jabara ha ricevuto un Premio Oscar e un Golden Globe alla migliore canzone.[26][27] Sempre nel 1978, ha pubblicato Live And More, un album live che contiene MacArthur Park e Heaven Knows, cantata con i Brooklyn Dreams. Queste due tracce, presenti nell'album sotto forma di un medley lungo oltre 17 minuti (MacArthur Park Suite) hanno ottenuto grande successo in tutto il mondo.[9] Completa l'album la traccia intitolata One of a Kind.[9]

1979: Hot Stuff e On The Radio

[modifica | modifica wikitesto]
Donna Summer nel 1980

Nel 1979, Donna Summer ha pubblicato, anche questa volta con il supporto di Moroder, Bad Girls, album più rock dei precedenti e ricordato per essere stato quello di maggior successo di tutta la sua carriera[9] grazie alle sue 4 milioni di copie vendute.[28] Il singolo di lancio Hot Stuff, con un assolo di Jeff Baxter, si è aggiudicato il triplo disco di platino,[9] è valso a Summer un Grammy altro come miglior interpretazione vocale rock femminile (il primo in assoluto ottenuto da un artista afroamericano e donna).[9] Il secondo singolo, ovvero la title-track, ha ottenuto un American Music Award. Altri singoli estratti da Bad Girls sono Dim All the Lights, che ha ottenuto il disco d'oro,[29] Sunset People, Walk Away e Our Love.

Sei mesi dopo, Summer ha pubblicato la sua prima compilation On the Radio, diventato il terzo album consecutivo di Summer al primo posto della classifica di Billboard. Qui sono presenti le hit On the Radio (brano incluso nel film A donne con gli amici, con Jodie Foster) e No More Tears (Enough is Enough), un duetto con Barbra Streisand, entrambe di successo planetario.[9]

Anni 1980-anni 2010

[modifica | modifica wikitesto]
Donna Summer in posa durante un servizio fotografico per la promozione di The Wanderer, nell'ottobre 1980
Donna Summer al concerto per il Premio Nobel per la Pace nel 2009

Nel 1980, l'artista ha annunciato di volersi allontanare dalla Casablanca per firmare un contratto discografico con la Geffen Records.[30]

Il 20 ottobre 1980, Summer ha pubblicato The Wanderer, che, sulla scia di Bad Girls, approfondisce ulteriormente il processo integrativo di elementi rock, new wave e musica cristiana; viene intanto registrato I'm a Rainbow, pubblicato soltanto nel 1996 per timore di un flop. Per ordine dell'etichetta discografica la cantante ha abbandonato gli autori storici Moroder e Bellotte, a favore di Quincy Jones.

Con Quincy Jones ha pubblicato l'album Donna Summer del 1982, dal quale vengono estratti i singoli Love Is in Control (Finger on the Trigger), The Woman in Me e State of Independence.[9]

Nel frattempo, Summer ha dato alla luce le figlie Brooklyn e Amanda Sudano (che intraprenderanno rispettivamente la carriera di attrice e cantautrice) ed è stata oggetto di critiche per aver presumibilmente affermato di disprezzare la comunità gay, una constatazione da lei smentita.[31]

La cantante è tornata in classifica con She Works Hard For The Money (1983) e il singolo del 1989 This Time I Know It's for Real, di successo globale.[9] Il suo brano Carry On del 1992 le varrà, nel 1998, un Grammy Award alla miglior registrazione dance.[32] Nel 1994 ha elogiato pubblicamente la cantante Giorgia Todrani (ha dichiarato: «È una cantante bianca, ma ha davvero una gran voce da nera»).[33] Nel 1996, Summer ha reinterpretato Does He Love You di Reba McEntire con Liza Minnelli. Nel 1998 ha tenuto un concerto benefico presso la Carnegie Hall New York a sostegno della Gay Men's Health Crisis. Nel 1999 ha inciso I Will Go with You (Con te partirò), una cover in chiave house del brano di Andrea Bocelli e Love Is the Healer, entrato al primo posto della classifica dance statunitense.[34]

Nel 2000 è stata la voce della colonna sonora del film: Pokémon 2 - La forza di uno con il brano The Power of One, distribuita da Warner Bros. Records. Nel 2004 è entrata per prima nella Dance Music Hall of Fame, insieme ai Bee Gees e a Barry White. Nel maggio del 2008, dopo 17 anni, ha pubblicato un nuovo album che include 13 canzoni inedite tra cui The Queen Is Back.

Il Donna Summer Memorial realizzato dai fan davanti alla sua casa di Naples il 18 maggio 2012

Malata di cancro ai polmoni (stando a quanto da lei dichiarato, il cancro sarebbe stato causato dalla troppa esposizione al fumo e alle polveri create dalle Torri Gemelle durante gli attentati dell'11 settembre 2001, in quanto la cantante aveva abitato in quella zona proprio in concomitanza con gli attacchi),[35] è morta il 17 maggio 2012 all'età di 63 anni, nella sua casa di Naples, località marittima in Florida.[3] Le esequie sono state celebrate presso la Christ Presbyterian Church di Nashville il 23 maggio successivo in forma privata e senza l'ammissione di telecamere, e la salma è stata sepolta nell'Harpeth Hills Memory Gardens Cemetery di Nashville.

Oltre al marito Bruce Sudano e alle due figlie, alle esequie hanno partecipato il fratello Ricky Gaines e la sorella Linda, oltre agli amici musicisti Giorgio Moroder, David Foster e Natalie Grant.[36][37] Il 17 aprile 2013, dopo anni di nomination, il suo nome è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame.

Citazioni e omaggi

[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Discografia di Donna Summer.

Album in studio

[modifica | modifica wikitesto]
  1. 1 2 3 (EN) Donna Summer, su allmusic.com. URL consultato il 12 maggio 2026.
  2. 1 2 allmusic (Donna Summer > Biography), su allmusic.com. URL consultato il 7 febbraio 2009.
  3. 1 2 Addio Donna Summer, "regina" della disco music, su www3.lastampa.it. URL consultato il 17 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 22 maggio 2012).
  4. 1 2 (EN) Billboard Staff, Donna Summer, Queen of Disco, Dead at 63, su Billboard, 17 maggio 2012. URL consultato il 4 marzo 2026.
  5. Client Challenge, su www.digitalspy.com. URL consultato il 4 marzo 2026.
  6. Client Challenge, su www.biography.com. URL consultato il 4 marzo 2026.
  7. (EN) Donna Summer: a decade since disco legend's death, su dw.com. URL consultato il 4 marzo 2026.
  8. (EN) 14 of the best sunshine-filled songs that scream Summer, su Irish Independent, 16 maggio 2014. URL consultato il 4 marzo 2026.
  9. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 Andrea Angeli Bufalini, Giovanni Savastano, La storia della disco music, Hoepli, 2019, pp. 155-161.
  10. (EN) Rolling Stone, The 500 Greatest Songs of All Time, su Rolling Stone, 16 febbraio 2024. URL consultato il 4 marzo 2026.
  11. Rockol com s.r.l, √ Donna Summer, otto anni fa moriva la Regina della Disco Music, su Rockol. URL consultato il 4 marzo 2026.
  12. Donna Summer «post disco», la rivincita della regina senza artigli, su il manifesto, 22 aprile 2025. URL consultato il 4 marzo 2026.
  13. Thomas Krettenauer, Hit Men: Giorgio Moroder, Frank Farian and the eurodisco sound of the 1970s/80s, in Michael Ahlers e Christoph Jacke (a cura di), Perspectives on German Popular Music, London, Routledge, 2017, ISBN 978-1-4724-7962-4.
  14. (EN) Donna Summer - Songs, Last Dance & Career, su Biography, 15 marzo 2022. URL consultato il 4 marzo 2026.
  15. Donna Summer, la storia di "Love to love you baby", su rockol.it. URL consultato il 12 maggio 2026.
  16. (EN) Music: Gaudy Reign of the Disco Queen, su time.com. URL consultato il 12 maggio 2026.
  17. LOVE TO LOVE YOU BABY, su hitparadeitalia.it. URL consultato il 12 maggio 2026.
  18. Donna Summer - Luci e ombre sul dancefloor, su ondarock.it. URL consultato il 12 maggio 2026.
  19. Simon Reynolds, Futuromania - Sogni elettronici da Moroder ai Migos, Minimum Fax, 2020, pp. 15-16, 30.
  20. Top Annuale Singoli 1977, su hitparadeitalia.it. URL consultato il 12 maggio 2026.
  21. (EN) I singoli più venduti in Italia nel 1977, su corriere.it. URL consultato il 12 maggio 2026.
  22. (EN) Past Winners Database, su theenvelope.latimes.com. URL consultato il 12 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 12 settembre 2006).
  23. (EN) Donna Summer Chart History (Dance Club Songs), su billboard.com. URL consultato il 12 maggio 2026.
  24. (EN) Once Upon a Time... awards on Allmusic, su allmusic.com. URL consultato il 12 maggio 2026.
  25. (EN) "Bee Gees Head Lists For 6 Grammy Awards". Daytona Beach Morning Journal[collegamento interrotto], su news.google.com. URL consultato il 12 maggio 2026.
  26. (EN) David Roberts, British Hit Singles & Albums, Guinness World Records Limited, 2006, p. 136.
  27. (EN) Bob Esty Question Time, su donnasummer.it. URL consultato il 12 maggio 2026.
  28. (EN) "Donna Summer: The Disco Queen's Life and Career in Pictures, su hollywoodreporter.com. URL consultato il 12 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2021).
  29. (EN) American single certifications – Donna Summer – Dim All the Lights, su riaa.com. URL consultato il 12 maggio 2026.
  30. DECEMBER 2024, su daeida.com. URL consultato il 4 marzo 2026.
  31. (EN) Donna Summer: Disco Queen and Uneasy Gay Icon, su wnycstudios.org. URL consultato il 12 maggio 2026.
  32. (EN) Rock veterans Dylan, McCartney face off for album of year, su news.google.com. URL consultato il 12 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 5 dicembre 2012).
  33. Sanremo giovani altri 8 nomi. e Donna Summer elogia Giorgia 1993, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 17 maggio 2012 (archiviato dall'url originale l'8 giugno 2015).
  34. (EN) Joel Whitburn, Hot Dance/Disco: 1974-2003, Record Research, 2004, p. 249.
  35. Donna Summer uccisa dalle polveri delle Torri Gemelle, su Libero, 18 maggio 2012. URL consultato il 15 giugno 2019.
  36. Alan Duke, Donna Summer's friends gather for disco queen's funeral, CNN, 24 maggio 2012. URL consultato il 25 maggio 2012.
  37. Donna Summer's friends gather for disco queen's funeral, in CNN, 24 maggio 2012.
  • Donna Summer e Marc Eliot, Ordinary Girl. The Journey, Random House, 2003, Stati Uniti. ISBN 1-4000-6031-1
  • Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano, Donna Summer.La Voce Arcobaleno. Da Disco Queen a icona pop, prefazione di Pete Bellotte, Coniglio Editore, 2023. ISBN 978-8860633248
  • Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano, La storia della disco music, Hoepli Editore, 2019, Italia. ISBN 978-88-203-8268-1
  • Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano, La Disco. Storia illustrata della disco music, Arcana, 2014, Italia. ISBN 978-88-623-1322-3

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàVIAF (EN) 85917580 · ISNI (EN) 0000 0001 3272 9275 · SBN UBOV509312 · Europeana agent/base/61221 · LCCN (EN) n78067244 · GND (DE) 118620029 · BNE (ES) XX828304 (data) · BNF (FR) cb13900180w (data) · J9U (EN, HE) 987007412874005171 · NSK (HR) 981005667450309366 · CONOR.SI (SL) 21578851