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Filippo Mazzei

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Filippo Mazzeï (1730-1816), homme politique, agent du roi de Pologne Stanislas-Auguste Poniatowski à Paris
Jacques-Louis David, 1790 circa, Museo del Louvre

Filippo Mazzei (Poggio a Caiano, 25 dicembre 1730 – Pisa, 19 marzo 1816) è stato un medico, filosofo e agente segreto italiano.

Cadetto di una famiglia toscana di proprietari terrieri e viticoltori, Mazzei fu una figura dell'Illuminismo settecentesco, sostenitore delle libertà individuali, dei diritti civili e della tolleranza religiosa. Nel corso della sua vita svolse numerose attività, tra cui quelle di medico, mercante, agricoltore, scrittore e agente politico, soggiornando a lungo fuori dall'Italia e attraversando alterne vicende economiche.

Trasferitosi nel 1773 in Virginia, partecipò alla vita politica e intellettuale delle Tredici colonie negli anni che precedettero e accompagnarono la Guerra d'indipendenza americana. Legato in particolare a Thomas Jefferson, del quale fu vicino di casa, collaboratore e interlocutore politico, intrattenne rapporti anche con altri protagonisti della nascita degli Stati Uniti d'America, tra cui George Washington, John Adams, James Madison e James Monroe. Durante il conflitto svolse inoltre incarichi per conto della Virginia in Europa, cercando di procurare armi, credito e sostegno politico alla causa americana. Le sue riflessioni sui diritti naturali e sull'uguaglianza politica, espresse negli anni immediatamente precedenti alla Dichiarazione d'indipendenza, sono state messe in relazione dalla storiografia con l'ambiente intellettuale nel quale maturò il pensiero politico di Jefferson.

Iniziato alla massoneria,[1] dopo l'esperienza americana continuò a svolgere attività politica e diplomatica in Europa. Fu anche testimone diretto della Rivoluzione francese e trascorse gli ultimi decenni della propria vita tra la Polonia e l'Italia, mantenendo fino alla vecchiaia rapporti epistolari con esponenti della vita politica e culturale europea e statunitense.

Giovinezza e soggiorno in Europa

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Dopo aver compiuto gli studi tra Prato e Firenze, nel 1752, in seguito a contrasti con il fratello maggiore Jacopo sulla gestione del patrimonio familiare, Filippo Mazzei si trasferì dapprima a Pisa[2] e successivamente a Livorno, dove esercitò per breve tempo la professione medica. Dopo circa due anni lasciò la Toscana e si recò a Smirne, nell'Impero ottomano, dove lavorò come chirurgo al seguito di un medico locale.

Nel 1754 raggiunse Londra. Dopo un primo periodo segnato da difficoltà economiche, durante il quale si mantenne anche impartendo lezioni di lingua italiana, intraprese con crescente successo l'attività commerciale. Nei successivi quindici anni si occupò soprattutto dell'importazione e della vendita di prodotti mediterranei, in particolare vino, inserendosi progressivamente negli ambienti mercantili e intellettuali della capitale britannica.

Un temporaneo ritorno in Italia si concluse con il suo rientro in Inghilterra, dopo che Mazzei fu denunciato al tribunale dell'Inquisizione per l'introduzione di libri proibiti. L'esperienza contribuì a rafforzare il suo orientamento favorevole alla libertà religiosa e alle idee dell'Illuminismo, che trovavano nella società britannica del XVIII secolo uno spazio di circolazione più ampio rispetto agli Stati italiani dell'epoca.

La Rivoluzione americana

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Durante il lungo soggiorno londinese Mazzei entrò in contatto con esponenti degli ambienti politici e intellettuali delle colonie britanniche d'America, tra i quali Benjamin Franklin, maturando un crescente interesse per la società nordamericana.

Nel 1773, attratto anche dalle opportunità economiche offerte dalla disponibilità di terre e dalla possibilità di introdurre nel continente americano colture mediterranee, si trasferì in Virginia accompagnato da un gruppo di agricoltori toscani. Del gruppo facevano parte anche Carlo Bellini, che dal 1779 al 1803 insegnò italiano al College di William e Mary,[3] e Maria Martin, vedova che Mazzei avrebbe sposato nel 1778.

Durante il viaggio verso il luogo inizialmente prescelto per l'insediamento, Mazzei si fermò presso la tenuta di Monticello per incontrare Thomas Jefferson, con il quale era già entrato in relazione attraverso conoscenze comuni. Jefferson lo convinse a stabilirsi nelle vicinanze e gli cedette circa 193 acri, corrispondenti a circa 0,78 km², della propria proprietà. Su quei terreni Mazzei fondò la tenuta denominata Colle, successivamente ampliata.[3]

Tra Mazzei e Jefferson nacque un rapporto duraturo, insieme personale, politico ed economico. I due collaborarono a progetti agricoli, tra cui il tentativo di introdurre la coltivazione della vite e altre colture mediterranee in Virginia, e condivisero un intenso confronto sui temi della libertà politica, della rappresentanza e della tolleranza religiosa.

Le difficoltà ambientali compromisero tuttavia una parte dei progetti agricoli di Mazzei: il clima della Virginia si rivelò poco favorevole ad alcune colture mediterranee e una forte gelata del 1774 danneggiò gravemente le piantagioni.

Parallelamente, Mazzei si inserì rapidamente nella vita pubblica della colonia. Prese posizione contro la politica britannica e pubblicò scritti a sostegno delle libertà coloniali, alcuni dei quali furono tradotti o rielaborati in inglese con l'aiuto di Jefferson. In essi sostenne principi di uguaglianza naturale, libertà civile e indipendenza politica che appartenevano al più ampio dibattito ideologico nel quale maturò la Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America.

Poco dopo il suo arrivo fu coinvolto anche nella vita della comunità locale e partecipò alle assemblee della contea di Albemarle. Tra gli scritti politici attribuiti a questa fase figura Instructions of the Freeholders of Albemarle County to their Delegates in Convention, elaborato nel contesto della mobilitazione politica seguita allo scioglimento dell'assemblea coloniale della Virginia.

Naturalizzato cittadino della Virginia e sostenitore della causa indipendentista, nel 1778 Mazzei fu inviato in Europa con l'incarico di promuovere gli interessi dello Stato della Virginia, ricercando prestiti, rifornimenti militari e appoggi politici alla causa americana.

«Quanto più egli si sentì preso dalle idee e dalle passioni della sua nuova patria, tanto più egli intese operare da cosmopolita, in Toscana, Francia e Austria. Sotto questa doppia spinta egli si trasformò in un militia diplomat, come allora si chiamarono, in uno di quegli avventurosi rappresentanti degli Stati Uniti che tentarono in tutti i modi e in tutte le direzioni di persuadere il mondo della bontà della causa americana.»

Durante il soggiorno europeo pubblicò articoli, intervenne nel dibattito politico e tentò di creare rapporti economici e diplomatici tra la Virginia e diversi Stati europei. Per l'attività svolta ricevette una remunerazione ufficiale dallo Stato della Virginia tra il 1779 e il 1784.

Tornato in Virginia nel 1783, non ottenne l'incarico consolare cui aspirava. Ricoprì comunque funzioni pubbliche nella contea di Albemarle. Nel 1785 lasciò definitivamente gli Stati Uniti, pur mantenendo una fitta corrispondenza con diversi protagonisti della Rivoluzione americana, soprattutto con Jefferson, che avrebbe nuovamente incontrato a Parigi.

La moglie Maria Martin rimase invece nella tenuta di Colle fino alla morte, avvenuta nel 1788. Nel 1783 Mazzei aveva trasferito la proprietà alla figliastra Margherita Maria Martini e al marito di questa, il francese Justin Pierre Plumard, conte di Rieux.[3]

Il rapporto con Thomas Jefferson

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Il rapporto tra Mazzei e Thomas Jefferson durò per oltre quarant'anni ed è ampiamente documentato dalla loro corrispondenza. Jefferson espresse in diverse occasioni apprezzamento per le capacità, l'integrità e l'impegno politico dell'italiano.

Nel 1778, raccomandandolo a John Hancock, scrisse:

(inglese)
«[Mazzei] possesses first rate abilities .... He has been a zealous whig from the beginning and I think may be relied on perfectly in point of integrity. He is very sanguine in his expectations of the services he could render us on this occasion and would undertake it on a very moderate appointment.[4]»
(italiano)
«[Mazzei] possiede capacità di prim'ordine... È stato un Whig zelante sin dall'inizio e credo che ci si possa fidare perfettamente della sua integrità. È molto ottimista sulle possibilità di servizio che potrebbe renderci in questa occasione e lo farebbe con un incarico molto moderato.»

Il rapporto non fu tuttavia privo di difficoltà. In una lettera a James Madison del 1784, Jefferson reagì ironicamente alla notizia dell'imminente arrivo di Mazzei ad Annapolis:

(inglese)
«I am induced to this quick reply to [your letter] by an alarming paragraph in it, which is that Mazzei is coming to Annapolis. I tremble at the idea. I know he will be worse to me than a return of my double quotidian head-ach.[5]»
(italiano)
«Sono spinto a questa risposta rapida a causa di un paragrafo allarmante nella tua lettera, ovvero che Mazzei sta venendo ad Annapolis. Tremo all'idea. So che per me sarà peggio del ritorno della mia doppia emicrania quotidiana.»

Il tono della lettera rifletteva le peculiarità del carattere di Mazzei e alcune tensioni personali del momento, ma non determinò una rottura definitiva. La corrispondenza tra i due proseguì infatti per decenni.

Alla morte di Mazzei, nel 1816, Jefferson ne ricordò il rapporto quarantennale in una lettera a Giovanni Carmignani:

(inglese)
«[A]n intimacy of 40. years had proved to me his great worth; and a friendship, which had begun in personal acquaintance, was maintained after separation, without abatement, by a constant interchange of letters. his esteem too in this country was very general; his early & zealous cooperation in the establishment of our independance having acquired for him here a great degree of favor.[6]»
(italiano)
«[Un']amicizia di 40 anni mi aveva dimostrato il suo grande valore; e un'amicizia, iniziata con la conoscenza personale, fu mantenuta dopo la separazione, senza diminuire, da un costante scambio di lettere. Anche la sua stima in questo paese era molto diffusa; la sua cooperazione precoce e zelante all'istituzione della nostra indipendenza gli aveva fatto guadagnare qui un grande favore.»

Nello stesso giorno Jefferson scrisse anche al diplomatico Thomas Appleton:

(inglese)
«Your letters ... brought me the first information of the death of my antient friend Mazzei, which I learn with sincere regret. he had some peculiarities, & who of us has not? but he was of solid worth; honest, able, zealous in sound principles moral & political, constant in friendship, and punctual in all his undertakings. he was greatly esteemed in this country ....[7]»
(italiano)
«Le tue lettere... mi hanno portato la prima notizia della morte del mio vecchio amico Mazzei, che apprendo con sincero rammarico. Aveva alcune stranezze, e chi di noi non le ha? Ma era di valore solido; onesto, capace, zelante nei sani principi morali e politici, costante nell'amicizia e puntuale in tutte le sue iniziative. Era molto stimato in questo paese...»

Un episodio particolarmente noto della loro corrispondenza riguarda una lettera inviata da Jefferson a Mazzei il 24 aprile 1796. Commentando la situazione politica statunitense, Jefferson criticò duramente gli ambienti federalisti vicini all'amministrazione di George Washington, sostenendo che negli Stati Uniti fosse sorto un gruppo politico

(enAnglican, monarchical, and aristocratical[8])
«»
(italiano)
«anglicano, monarchico e aristocratico»

e aggiungendo:

(enall timid men that prefer the calm of despotism to the boisterous sea of liberty [...] It would give you a fever were I to name to you the apostates who have gone over to these heresies, men who were Samsons in the field and Solomons in the council, but who have had their heads shorn by the harlot England.[8])
«»
(italiano)
«tutti uomini timorosi che preferiscono la calma del dispotismo al turbolento mare della libertà [...] Sarebbe per voi una febbre se vi nominassi gli apostati che sono passati a queste eresie, uomini che erano Sansone sul campo e Salomone nel consiglio, ma che hanno avuto la testa rasata dalla prostituta Inghilterra.»

La lettera, non destinata originariamente alla pubblicazione negli Stati Uniti, fu tradotta e pubblicata in Europa; una versione inglese circolò successivamente sulla stampa statunitense, provocando un'importante controversia politica. Il testo fu interpretato dagli avversari di Jefferson come un attacco anche a Washington e contribuì ad acuire le tensioni tra i due uomini negli ultimi anni della presidenza washingtoniana.[8]

La Rivoluzione francese e l'attività in Polonia

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Durante il soggiorno europeo Mazzei continuò a promuovere la conoscenza degli Stati Uniti e delle loro istituzioni. Nel 1788 pubblicò a Parigi i quattro volumi delle Recherches historiques et politiques sur les États-Unis de l'Amérique Septentrionale, ampia opera dedicata alla storia politica, alle istituzioni e alla società della nuova repubblica americana.[3]

Il libro contribuì alla diffusione in Europa della conoscenza dell'esperienza politica statunitense e accrebbe la notorietà di Mazzei negli ambienti illuministici e diplomatici.

Entrò quindi in relazione con Stanislao II Augusto Poniatowski, re della Confederazione polacco-lituana, per il quale svolse attività di rappresentanza e consulenza politica a Parigi. La posizione gli consentì di seguire direttamente sia le riforme polacche della fine del XVIII secolo sia gli avvenimenti della Rivoluzione francese, della quale condivise inizialmente alcuni principi liberali, prendendo tuttavia le distanze dalla successiva radicalizzazione rivoluzionaria.

Nel 1791 si trasferì a Varsavia, nel periodo delle grandi riforme culminate nella Costituzione del 3 maggio 1791. Pur inserito negli ambienti riformatori della monarchia polacca, non può essere considerato uno degli autori della costituzione; partecipò tuttavia al più ampio ambiente politico e intellettuale che sosteneva il programma riformatore di Stanislao Augusto.

Il progressivo smembramento della Confederazione polacco-lituana, aggravato dalla seconda spartizione del 1793, pose fine alle prospettive politiche cui Mazzei aveva collaborato. Lasciata la Polonia, rientrò definitivamente in Toscana e si stabilì a Pisa.

Nel 1796 sposò Antonina Tonini, dalla quale nel 1798 ebbe una figlia, Elisabetta.[3]

Nel 1799, ormai quasi settantenne, assistette all'occupazione francese di Pisa e alla successiva reazione antifrancese. Frequentò gli ambienti liberali cittadini che si riunivano anche presso il Caffè dell'Ussero sul Lungarno e fu coinvolto nelle indagini avviate dopo il ripristino del precedente ordine politico, senza tuttavia subire conseguenze rilevanti.

Targa commemorativa sulla casa di Pisa nella quale morì Mazzei

Negli ultimi anni Mazzei si ritirò progressivamente dalla vita politica attiva, dedicandosi agli studi, all'agricoltura e all'orticoltura e frequentando gli ambienti liberali e intellettuali pisani.

Dopo la scomparsa definitiva della Confederazione polacco-lituana con la terza spartizione del 1795, rimase creditore di somme dovutegli dalla corte polacca. Nel 1802 lo zar Alessandro I di Russia, che aveva assunto parte degli obblighi finanziari della precedente monarchia, gli riconobbe un vitalizio.

Mazzei mantenne per tutta la vita un forte legame ideale con la Virginia e con gli amici americani, continuando a corrispondere con diversi protagonisti della rivoluzione e della prima repubblica statunitense, in particolare con Thomas Jefferson.[3] Pur progettando più volte un ritorno negli Stati Uniti, non vi fece mai ritorno dopo la partenza del 1785.

Assistette negli ultimi decenni della sua vita all'ascesa e alla caduta di Napoleone Bonaparte e redasse le proprie memorie, pubblicate postume nel 1848.

Morì a Pisa il 19 marzo 1816, all'età di 85 anni. Fu sepolto nel Cimitero Suburbano di Pisa.

La figura di Filippo Mazzei conobbe una rinnovata attenzione storiografica soprattutto nella seconda metà del XX secolo, anche in relazione alle celebrazioni per il bicentenario della Rivoluzione americana e alla crescente riscoperta del contributo italiano alla formazione politica degli Stati Uniti d'America.

In occasione del 250º anniversario della nascita, nel 1980, Mazzei fu commemorato sia in Italia sia negli Stati Uniti con emissioni filateliche dedicate. Il United States Postal Service emise il 13 ottobre 1980 un francobollo di posta aerea del valore di 40 centesimi recante il suo ritratto;[9] il 18 ottobre successivo le Poste italiane emisero un francobollo commemorativo da 320 lire, anch'esso dedicato al 250º anniversario della sua nascita.[10]

A Pisa, città nella quale Mazzei trascorse gli ultimi anni della propria vita e morì nel 1816, gli sono state dedicate diverse iniziative commemorative. Tra queste figura il Circolo culturale Filippo Mazzei, associazione culturale nata dall'esperienza di un gruppo formatosi nell'ambiente universitario pisano tra il 1989 e il 1990 e costituitasi stabilmente nel 1990.[11] Il sodalizio, tuttora attivo,[12] promuove iniziative culturali ispirate alla figura e al pensiero di Mazzei.

La città di Pisa gli ha inoltre intitolato una strada nel quartiere di Cisanello e ne conserva un busto marmoreo nell'atrio di Palazzo Gambacorti, sede del comune.

In lingua italiana

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  • Filippo Mazzei, Ricerche storiche e politiche sugli Stati Uniti dell'America Settentrionale, Firenze, Ponte alle Grazie, 1991, p. 624, ISBN 8879281704.
  • Filippo Mazzei, Memorie della vita e delle peregrinazioni del fiorentino Filippo Mazzei, a cura di Gino Capponi, Lugano, Tipografia della Svizzera Italiana, 1845-1846.
  • Filippo Mazzei, Del commercio della seta fatto in Inghilterra dalla Compagnia delle Indie Orientali. Manoscritto inedito di Filippo Mazzei (1769), a cura di Silvano Gelli, Poggio a Caiano, Comune di Poggio a Caiano, 2001.
  • Filippo Mazzei, Le istruzioni per i delegati alla convenzione maggio-settembre 1776, testo italiano e inglese, Firenze, Morgana, 2001, p. 64, ISBN 8885698859.

In lingua francese

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  • (FR) Filippo Mazzei, Recherches historiques et politiques sur les États-Unis de l'Amérique septentrionale, Parigi, 1788.
  • (FR) Filippo Mazzei, Stanislao Augusto Poniatowski, Lettres de Philippe Mazzei et du roi Stanislas-Auguste de Pologne, Roma, Istituto storico italiano per l'età moderna e contemporanea, 1982.

Edizioni e studi a cura di Margherita Marchione

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Lo stesso argomento in dettaglio: Margherita Marchione.

In lingua italiana

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  • Filippo Mazzei, Scelta di scritti e lettere, a cura di Margherita Marchione, Prato, Edizioni del Palazzo per Cassa di Risparmi e Depositi di Prato, 1984.
    • vol. I: 1765-1788. Agente di Virginia durante la rivoluzione americana, pp. XLVII-582.
    • vol. II: 1788-1791. Agente del Re di Polonia durante la Rivoluzione francese, pp. XVI-703.
    • vol. III: 1792-1816. Cittadino del mondo, pp. XVII-633.
  • Margherita Marchione, Istruzioni per essere liberi ed eguali, Milano, Cisalpino-Goliardica, 1984, p. 160, ISBN 8820504812.
  • (EN, IT) Margherita Marchione, The Adventurous Life of Philip Mazzei - La vita avventurosa di Filippo Mazzei, Lanham, MD, University Press of America, 1995, p. 235.

In lingua inglese

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  • (EN) Filippo Mazzei, My Life and Wanderings, a cura di Margherita Marchione, Traduzione inglese dell'autobiografia di Mazzei, Morristown, NJ, American Institute of Italian Studies, 1980, 437.
  • Filippo Mazzei, Selected Writings and Correspondence, a cura di Margherita Marchione, Prato, Cassa di Risparmi e Depositi di Prato, 1983lingua=en.
    • vol. I: Virginia's Agent during the American Revolution, pp. XLVIII-585.
    • vol. II: Agent for the King of Poland during the French Revolution, pp. 802.
    • vol. III: World Citizen, pp. 623.
  • (EN) Margherita Marchione, Philip Mazzei: Jefferson's "Zealous Whig", Morristown, NJ, American Institute of Italian Studies, 1975, p. 352.
  • (EN, IT) Margherita Marchione, The Adventurous Life of Philip Mazzei - La vita avventurosa di Filippo Mazzei, Lanham, MD, University Press of America, 1995, p. 235.
  • (EN) Margherita Marchione, The Constitutional Society of 1784, Morristown, NJ, Center for Mazzei Studies, 1984, p. 49.
  • (EN) Margherita Marchione, Philip Mazzei: World Citizen (Jefferson's "Zealous Whig"), Lanham, MD, University Press of America, 1994, p. 158.
  1. ↑ Paolo Russo, Nasce a Firenze un museo che racconta la massoneria, in la Repubblica, Firenze, 27 febbraio 2012. URL consultato il 28 novembre 2019 (archiviato il 3 marzo 2012).
  2. ↑ Washington D.C. Italian Genealogy Club, su geocities.com (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2008).
  3. 1 2 3 4 5 6 (EN) Philip Mazzei, su Monticello. URL consultato il 30 luglio 2023.
  4. ↑ (EN) Thomas Jefferson to John Hancock, 19 October 1778, su Founders Online, National Archives.
  5. ↑ (EN) Thomas Jefferson to James Madison, 16 March 1784, su Founders Online, National Archives.
  6. ↑ (EN) Thomas Jefferson to Giovanni Carmignani, 18 July 1816, su Founders Online, National Archives.
  7. ↑ (EN) Thomas Jefferson to Thomas Appleton, 18 July 1816, su Founders Online, National Archives.
  8. 1 2 3 (EN) Jefferson's Letter to Philip Mazzei, in The Papers of Thomas Jefferson. URL consultato il 4 dicembre 2025.
  9. ↑ (EN) 40c Philip Mazzei single, su National Postal Museum, Smithsonian Institution. URL consultato il 22 agosto 2026.
  10. ↑ 250º anniversario della nascita di Filippo Mazzei, su I Bolli. URL consultato il 22 agosto 2026.
  11. ↑ La storia del Circolo Culturale Filippo Mazzei, su Circolo Culturale Filippo Mazzei. URL consultato il 22 agosto 2026.
  12. ↑ Circolo Culturale Filippo Mazzei - Pisa, su Circolo Culturale Filippo Mazzei. URL consultato il 22 agosto 2026.

In lingua italiana

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  • AA.VV., Dalla Toscana all'America: il contributo di Filippo Mazzei, Poggio a Caiano, Comune di Poggio a Caiano, 2004.
  • Massimo Becattini, Filippo Mazzei mercante italiano a Londra (1756-1772), Poggio a Caiano, Comune di Poggio a Caiano, 1997.
  • Andrea Bolognesi, Luigi Corsetti; Luigi Di Stadio, Filippo Mazzei. Mostra di cimeli e scritti, Poggio a Caiano, Comune di Poggio a Caiano, 1996.
  • Ettore Bonora, Filippo Mazzei, in Letterati, memorialisti, viaggiatori del Settecento, Milano-Napoli, Ricciardi, 1951.
  • Guelfo Guelfi Camajani, Filippo Mazzei: un illustre toscano del Settecento: medico, agricoltore, scrittore, giornalista, diplomatico, Firenze, Associazione Internazionale Toscani nel Mondo, 1976.
  • Raffaele Ciampini, Lettere di Filippo Mazzei alla corte di Polonia (1788-1792), Bologna, N. Zanichelli, 1937.
  • Luigi Corsetti, Renzo Gradi, Bibliografia su Filippo Mazzei. Avventuriero della Libertà, Poggio a Caiano, C.I.C. Filippo Mazzei - Associazione Culturale "Ardengo Soffici", 1993.
  • Luigi Di Stadio, Filippo Mazzei tra pubblico e privato. Raccolta di documenti inediti, Poggio a Caiano, Biblioteca Comunale di Poggio a Caiano, 1996.
  • Gianni Fazzini, Il gentiluomo dei tre mondi, Roma, Gaffi, 2008.
  • Guido Gerosa, Il fiorentino che fece l'America. Vita e avventure di Filippo Mazzei 1730-1816, Milano, SugarCo Edizioni, 1990.
  • Renzo Gradi, Un bastimento carico di roba, bestie e uomini in un manoscritto inedito di Filippo Mazzei, Poggio a Caiano, Comune di Poggio a Caiano, 1991.
  • Renzo Gradi, Parigi: luglio 1789. Scritti e memorie del fiorentino Filippo Mazzei, Poggio a Caiano, Comune di Poggio a Caiano, 1989.
  • Giovanni Gullace, Figure dimenticate dell'indipendenza americana. Filippo Mazzei e Francesco Vigo, Roma, Il Veltro Editrice, 1977.
  • Giancarlo Masini, Iacopo Gori, L'America fu concepita a Firenze, Firenze, Bonechi, 1998.
  • Sara Tognetti Burigana, Tra riformismo illuminato e dispotismo napoleonico. Esperienze del "cittadino americano" Filippo Mazzei, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1965.
  • Edoardo Tortarolo, Illuminismo e rivoluzioni. Biografia politica di Filippo Mazzei, Milano, Franco Angeli, 1986.
  • Witold Łukaszewicz, Filippo Mazzei, Giuseppe Mazzini. Saggi sui rapporti italo-polacchi, Wrocław, Zakład Narodowy im. Ossolińskich, 1970.

In lingua inglese

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  • (EN) Mario Biaggi, An Appreciation of Philip Mazzei – An Unsung American Patriot, in Congressional Record, Washington, D.C., 12 settembre 1984.
  • (EN) Conover Hunt-Jones, Dolley and the "Great Little Madison", Washington, D.C., 1977.
  • (EN) Marco Di Grazia, Philip Mazzei, a Hero of American Independence, illustrazioni e copertina di Marcello Mangiantini; traduzione di Miranda MacPhail, Poggio a Caiano, Tuscan Regional Government, 1990 circa.
  • (EN) William H. Gaines, Virginia History in Documents, 1621-1788, Richmond, Virginia State Library, 1974.
  • (EN) Richard Garlick Jr., Philip Mazzei, Friend of Jefferson: His Life and Letters, Baltimore-London-Paris, The Johns Hopkins Press-Humphrey Milford, Oxford University Press-Société d'Éditions Les Belles Lettres, 1933.
  • (EN) Richard Garlick Jr., Italy and the Italians in Washington's Time, New York, Arno Press, 1975 [1933].
  • (EN) Charles Guzzetta, Mazzei in America, in Lawrence DiStasi (a cura di), Dream Streets: The Big Book of Italian American Culture, New York, Harper & Row, 1989.
  • (EN) John F. Kennedy, A Nation of Immigrants, New York, Harper & Row, 1964.
  • (EN) Mary Theresa Lippucci, The Correspondence between Thomas Jefferson and Philip Mazzei, 1779-1815.
  • (EN) Dumas Malone (a cura di), Dictionary of American Biography, VI, New York, Charles Scribner's Sons, 1933.
  • (EN) Howard R. Marraro, An Unpublished Jefferson Letter to Mazzei, in Italica, vol. 35, n. 2, 1958, pp. 83-87.
  • (EN) Howard R. Marraro, Jefferson Letters Concerning the Settlement of Mazzei's Virginia Estate, in The Mississippi Valley Historical Review, vol. 30, n. 2, 1943, pp. 235-242.
  • (EN) Howard R. Marraro, Philip Mazzei – Virginia's Agent in Europe, New York, New York Public Library, 1935.
  • (EN) Howard Rosario Marraro, Philip Mazzei and His Polish Friends, 1944 circa.
  • (EN) Peter Sammartino, The Contributions of Italians to the United States before the Civil War: A Conference to Celebrate the 250th Anniversary of the Birth of Philip Mazzei, Washington, D.C., April 18-20, 1980, Washington, D.C., National Italian American Foundation, 1980.
  • (EN) Giovanni Ermenegildo Schiavo, Philip Mazzei: One of America's Founding Fathers, New York, Vigo Press, 1951.
  • (EN) Giancarlo Masini, Iacopo Gori, How Florence Invented America: Vespucci, Verrazzano, Mazzei and Their Contributions to the Conception of the New World, New York, Marsilio Publishers, 1999.

Voci correlate

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