Bisano, Cà di Bazzone, Cà Corradini, Cà Merla, Cà del Vento, Cassano, Castelnuovo di Bisano, Farneto, Fiumetto, Pizzano, Rignano, San Benedetto del Querceto, San Clemente, Sassuno, Savazza, Vignale, Villa Sassonero, Villa di Cassano.
Il territorio comunale, partendo dalla sua estremità meridionale dal confine con la Toscana, si estende principalmente lungo il crinale che divide la vallata del fiume Idice e la vallata del fiume Sillaro, oltrepassandolo ad est in prossimità del Poggio del Falchetto e del Sasso Nero; A occidente, sulla sinistra idrografica del fiume Idice si stendono i gruppi montuosi del Monte Bibele e del Monte delle Formiche, quest’ultimo facente parte però del territorio del Comune di Pianoro. L’estremità settentrionale, infine, in località Cà del Vento e Farneto costituisce l’origine del bacino idrografico del torrente Quaderna.
Diversi sono i geositi presenti nel territorio comunale:
In località Cà dei Masi, il sito delle Salse di Sassuno o "del Dragone" si caratterizza per i fenomeni eruttivi ed è classificato geosito di rilevanza locale.[5][6]
Altro geosito locale degno di interesse sono i Castelloni di Pizzano, detti anche Piramidi del Fantini, ora scarsamente visibili per intervento umano e vegetazione, che si ergono lungo il crinale del Monte Jano.[7]
A poca distanza da quest’ultimo è presente la cosiddetta Discordanza di Pizzano[8], caratteristica ed imponente rupe dalle quali emergono le arenarie della Formazione di Monte Adone.
Proseguendo verso sud si trova la Miniera di Bisano[9], dalla quale si estrasse rame per alcuni anni nella seconda metà dell’800.
Spostandosi verso est e risalendo sul crinale si trova il Sasso della Mantesca[10], formazione ofiolitica legata al mito di San Zanobi e in passato sede di attività estrattive per la realizzazione di macine in pietra.
Attraversando il Sillaro, in destra idraulica del torrente di rimpetto alla frazione di Villa Sassonero, si trova un'altra formazione ofiolitica, il Sasso Nero[11], sulla cui sommità in età medievale era presente uno dei castelli del contado bolognese.
Il territorio comunale è caratterizzato da varie aree archeologiche che attestano la presenza di popolazioni etrusche e celtiche.
Le due più importanti sono l’insediamento Etrusco Celtico di Monte Bibele, poco a sud dell’abitato di Bisano sulla sinistra del fiume Idice e la Necropoli di Monterenzio Vecchio alcuni chilometri più a sud posta sul crinale tra Idice e Sillaro testimonianza della vita travagliata di questo territorio, importante asse di collegamento tra la Etruria settentrionale e la Pianura Padana in epoca pre-romana.
Questo periodo terminerà con la conquista definitiva dell’Appennino da parte del Console Gaio Flaminio nel 187 a.C. piegando definitivamente le popolazioni Liguri.
Proprio sul crinale dove si colloca la Necropoli di Monterenzio vecchio si trova uno dei tracciati proposti per la strada costruita dal console nel 187 a.C e citata da Tito Livio nella sua opera Ab Urbe Condita, la via Flaminia Minor.
Il territorio sarà poi conteso nell’alto medioevo tra i Longobardi, attestati verosimilmente nel territorio di Loiano e Monghidoro, e i Bizantini dell’esarcato di Ravenna.[12]
Il primo documento che attesta in modo indiretto l'esistenza di un insediamento detto Monte Renzolo (Mons Renzuli) risale al 998.
In un documento attestante un placito di Olderico quale messo dell'imperatore Ottone III, nella allora civitas Corneliensi, attuale Imola, si nomina fra i giudici chiamati anche un Teucio di Monte Renzolo.
Sul territorio, come in tutta Europa, in quell’epoca di grande instabilità, determinate dalle profonde incursione degli Ungari, stavano sorgendo numerosi fortilizi, castrum, e attorno a queste postazioni militari si radunavano le piccole comunità locali.
Il castrum di Monterenzio nacque proprio in quell’epoca, probabilmente preceduto da un altro fortilizio a Sassuno e forse a Cassano.
Le ultime vestigia di questo fortilizio e della sua origine rimangono in una casa colonica chiamata Torre dei Pagani.[13][14][15].
Lo stemma del Comune di Monterenzio è stato riconosciuto con decreto del Capo del Governo del 2 ottobre 1939.[16]
«Di rosso, al pino nodrito sulla cima più alta di un monte all'italiana di 6 colli, d’oro; al capo abbassato di azzurro, al lambello di quattro pendenti, di rosso, alternati da tre gigli d'oro»
(D.C.G. 2 ottobre 1939)
Il capo d'Angiò è tipico di molti comuni del contado di Bologna.
Stemma in arenaria installato presso le scuole di Pizzano
Al 1º gennaio 2025 gli stranieri residenti nel comune erano 862, pari al 14,02% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti:[34][35]
Appartengono al comune di Monterenzio le frazioni e località di
Monterenzio (capoluogo)(in precedenza chiamato Siberia),
Bisano,
Cà di Bazzone,
La Rocca,
Cassano,
Castelnuovo di Bisano,
Casella di Castelnuovo,
Farneto,
Pizzano,
Rignano,
San Benedetto del Querceto,
San Clemente,
Sassuno,
Savazza,
Vignale (ora scomparsa),
Villa Sassonero,
Cà del Vento,
Villa di Cassano,
Cà Merla,
Cà Corradini
Fiumetto
Monterenzio (capoluogo)
Sede dell'Amministrazione comunale, di un museo etrusco-celtico, della piscina e dei principali servizi comunali, in anteguerra la frazione, attualmente definita Monterenzio Vecchio, costituita in case sparse, era del tutto rurale e si trovava in alta collina, dato che in loco era presente un castello, di cui rimane come ultima vestigia una torre a pianta quadrata inserita in una casa colonica detta Torre dei Pagani. Gradualmente, e soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, il capoluogo si è insediato lungo il torrente Idice (come peraltro le altre principali frazioni), in quella frazione che fino ad allora era definita La Siberia.
Durante il basso medioevo i proprietari del castello furono parte della nobiltà bolognese e uno di essi, Bertrando da Monterenzio (o Monterenzoli o Monterenzi), ereditando titoli e cognome dello zio materno, Giovanni, morto senza eredi, proseguì la potente dinastia dei Ludovisi che potrà annoverare anche un papa, Gregorio XV.
Monterenzio Capoluogo visto da Nord
Bisano
La frazione è a monte di Savazza e a valle di San Benedetto del Querceto.
Il nucleo antico (del tutto rurale) sorge attorno ad una chiesa che è l'ultima evoluzione di un antico castello medievale già attestato al 1109 e credibilmente più antico, oramai totalmente scomparso. Nell'800 si estraeva il rame in una miniera che rimase attiva vari anni. Sono tuttora presenti sorgenti sulfuree a ciò collegate.
Bisano. Sullo sfondo la chiesa di San Alessandro papa
Cassano
La frazione è costituita da due località principali:
Villa di Cassano, sviluppatasi nel secondo dopoguerra attorno ad un antico edificio altomedioevale, La Villa, nato con funzione di difesa della comunità di contadini, collocato sulle alture sovrastanti la vallata.Villa di CassanoSavazza, località a valle, attualmente la più popolosa, era inizialmente costituita da un piccolo nucleo urbano di poche case, sviluppatosi alla fine del secolo IX, attorno ad un mulino che fungeva anche da locanda per i viandanti. All'interno delle locanda campeggiava la scritta (in dialetto locale):
(emiliano-romagnolo)
«Que s'magna ben e s'bevv dal bon ven ch'ogni furestir s'avvazza.»
(italiano) «Qui si mangia bene e si beve del buon vino che ogni forestiero si avvezza»
Da quest'ultima parola (s'avvazza, in italiano "s'avvezza")
deriverebbe il nome della località.
Savazza
San Benedetto del Querceto
San Benedetto del Querceto
La frazione di San Benedetto del Querceto è situata al confine sud del territorio comunale, appena a sud del Rio Querceto, da cui prende il nome. La comunità cattolica presente venera la Madonna della Cintura, cui è dedicata l'ultima domenica di agosto con la tradizionale Festa Grossa.
Il 23 dicembre 2006 un'esplosione dovuta a una fuga di gas metano ha causato la morte di cinque persone e il crollo di alcuni edifici.[36]
Pizzano
È la frazione più popolosa e più a nord del territorio comunale e comprende principalmente le località di Cà di Bazzone e Cà Merla. In origine la frazione era collocata sulle alture sulla destra del fiume, col dopoguerra, complici gli eventi bellici e la rovina della Chiesa locale, l'abitato si è sviluppato lungo l'asse viario nel fondovalle. È nota anche perché legata alla figura di Christine de Pizan (in italiano Cristina da Pizzano), famosa letterata francese figlia di Tommaso da Pizzano, proprietario terriero del luogo.
Villa Sassonero
Abitato di origini molto antiche, si trova sulla sinistra del Torrente Sillaro. L’origine verosimilmente può essere ricondotta alla presenza di una ‘’curtis’’ o ‘’Villa’’ altomedievale. Durante il basso medioevo fu sede di un importante castello, ora scomparso, posto sul Sasso Nero, formazione rocciosa presente sulla destra idrografica del torrente [11][37].
La frazione presenta due edifici di culto antichi, l’Oratorio di San Mamante, e la Chiesa di San Pietro in Santa Maria Assunta, la cui doppia intitolazione è retaggio della presenza del castello medioevale.
La festa più sentita dalla comunità e la Festa di San Mamante che si tiene a metà Agosto.
Villa Sassonero vista da ovest. Sullo sfondo il Sasso Nero
Costituita dalle località di San Clemente e Fornace, attualmente la frazione si sviluppa lungo la fondovalle Sillaro. Nel territorio della frazione è presente una importante struttura termale, a poca distanza dalla Salsa del Dragone.
L’economia è legata principalmente al turismo e all’agricoltura.
Sono presenti però anche alcune attività, principalmente collocate nella zona artigianale nei pressi della frazione di Bisano, tra cui spicca il Consorzio Nazionale Apicoltori azienda leader nel settore.
Sul versante del comune insistente sulla valle del Sillaro, presso la frazione di Rignano, è presente una stazione termale.
Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune. Dal 08/06/2024 il sindaco è Davide Lelli (lista civica) che succede a Ivan Mantovani
↑Servizio geologico sismico e dei suoli (a cura di), Salse del Dragone (salse di Sassuno) (PDF), su mappegis.regione.emilia-romagna.it, Regione Emilia-Romagna. URL consultato il 3 maggio 2025.
↑Regio decreto del 5 giugno 1910 che approva gli annessi elenchi degli enti e delle persone ai quali vennero conferite medaglie ed attestazioni di menzione onorevole per l'opera da essi data in occasione del terremoto del 28 dicembre 1908, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 131 (straordinario) del 5 giugno 1910
↑Chiese italiane, su chieseitaliane.chiesacattolica.it. URL consultato il 31 agosto 2026.
Popolazione residente - Serie storica, su esploradati.istat.it. Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.