Basilicata
| Basilicata regione a statuto ordinario | |
|---|---|
| Regione Basilicata | |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Amministrazione | |
| Capoluogo | Potenza |
| Presidente | Vito Bardi (FI) dal 16-4-2019 (2º mandato dal 24-5-2024) |
| Data di istituzione | 1º gennaio 1948[1] |
| Territorio | |
| Coordinate del capoluogo | 40°38′21″N 15°48′19″E |
| Altitudine | 633[2] m s.l.m. |
| Superficie | 10 073,32 km² |
| Abitanti | 523 301[3] (31-5-2026) |
| Densità | 51,95 ab./km² |
| Province | Matera, Potenza |
| Comuni | 131[4] |
| Regioni confinanti | Calabria, Campania, Puglia |
| Altre informazioni | |
| Fuso orario | UTC+1 |
| ISO 3166-2 | IT-77 |
| Codice ISTAT | 17 |
| Nome abitanti | lucani, basilicatesi, basilischi[5][6][7] |
| Patrono | Gerardo Maiella, Madonna Nera del Sacro Monte di Viggiano[8] |
| PIL | (nominale) 15 287 mln € (2023)[9] |
| PIL procapite | (PPA) 28 600 € (2023)[10] |
| Rappresentanza parlamentare | 4 deputati 3 senatori |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
La Basilicata (AFI: /baziliˈkata/[11]) è una regione italiana a statuto ordinario dell'Italia meridionale, istituita nel 1948 e resa operativa nel 1970. Ha il suo capoluogo nella città di Potenza e conta 523 301 abitanti.[3] È detta anche Lucania, denominazione che fu ufficiale dal 1932 al 1947[12] oltre a identificare anticamente una regione dai confini differenti, che inglobava gran parte di quella odierna.[13]
Confina a nord e a est con la Puglia, a nord e a ovest con la Campania, a sud con la Calabria, a sud-ovest è bagnata dal mar Tirreno (Golfo di Policastro) e a sud-est dal mar Ionio (Golfo di Taranto). È divisa in 2 province (Potenza e Matera) e comprende 131 comuni.
Origine dei nomi della regione
[modifica | modifica wikitesto]L'origine del nome Basilicata ha diverse ipotesi:
- il termine Basilikos in greco vuol dire "funzionario del re" e deriva dalla parola greca Basileus, denominazione del monarca e dunque degli imperatori bizantini detti appunto Basileus e Basilissa dei Romei (Re e Regina dei Romani); tuttavia sembra che non siano mai esistiti funzionari bizantini chiamati Basilici alle dipendenze degli imperatori, infatti le suddivisioni del regno denominate thema, erano circoscrizioni governate dai generali, e la provincia civile-militare in questione era denominata Lucania anche in epoca bizantina. La cronologia delle fonti (orale)[non chiaro] dimostra che il termine si rinviene per la prima volta nel Catalogo dei baroni normanni del 1154, quindi indicherebbe a posteriori una dipendenza della regione dell'Impero romano d'Oriente, dato che questa era ormai occupata dai normanni già dal 1150.[14][15] Documentalmente, invece, l'uso del coronimo è ancora più tardo, perché risalente all'epoca sveva, come si evince dal decreto istitutivo.[senza fonte]
- un'altra tesi fa derivare il nome dalla basilica di Acerenza, il cui vescovo aveva la giurisdizione sull'intero territorio.[senza fonte]
Lucania (unitamente all'etnonimo Lucani) ha invece diverse radici filologiche:
- la prima è leucos, parola greca trasmessa al latino che significa «bianco», «lucente»; infatti una leggenda vuole che il nome fosse dato da un popolo diretto verso Sud, una volta giunto in una terra dalla quale si vedeva sorgere il Sole, e che il nome Lucania indicasse quindi "Terra della Luce";
- possibile è l'origine da lucus, cioè "bosco sacro";
- accreditata è anche l'ipotesi di origine dal greco lycos, ossia "lupo"; se così fosse l'etimologia sarebbe del tutto analoga a quella della tribù degli Hirpini (stanziata immediatamente a nord dei Lucani), il cui etnonimo deriva dall'osco hirpos che significava ugualmente "lupo".[16]
Benché lo statuto regionale preveda, esclusivamente, l'uso del vocabolo lucani per identificare i suoi abitanti,[17] vi è anche una certa diffusione dell'etnico basilicatesi, soprattutto tra XIX e inizi XX secolo. Studiosi locali come Giustino Fortunato, Giacomo Racioppi, Tommaso Claps e Giuseppe Gattini, come altri eruditi quali Benedetto Croce e Angelo De Gubernatis, ricorrevano all'uso del termine.[18] Fu Racioppi a proporne l'uso assieme a basilicaioti e basilicani, benché questi ultimi non abbiano mai trovato spazio nel linguaggio comune.[19] Più raro l'appellativo basilisco, citato nel Deonomasticon Italicum di Wolfgang Schweickard (in cui vengono elencate altre varianti come basilicatense e basilicatino, oltre al suddetto basilicatese)[20] che circolò nei primi decenni del 1900, talvolta con accezione negativa, soprattutto da parte di stampa e avversari politici nei confronti di personalità come Francesco Ciccotti, rivale ed ex collega di Mussolini ai tempi del Partito Socialista,[21] e Francesco Saverio Nitti, in carica come primo ministro del regno italiano.[22]
La questione della denominazione territoriale era già dibattuta agli inizi del XIX secolo. Nel 1820, fu avanzata nel parlamento delle Due Sicilie la proposta di rinominare la province di Basilicata e Principato Citra (i cui territori corrispondevano grossomodo all'antica Lucania), con gli appellativi di Lucania Orientale e Lucania Occidentale.[23] Il dibattito s'intensificò all'indomani dell'unità d'Italia.[24] Michele Lacava fu uno dei maggiori promotori del ripristino di 'Lucania', che considerava «splendido e nazionale», al contrario di Basilicata che riteneva «estranio ed oscuro»,[25] entrando in contrasto con Racioppi che difendeva il nome attuale. Lacava considerò 'Basilicata' un nome imposto «in onore di Basilio II, imperatore Bizantino, despota feroce ed ippocrita»[26] e riferì come Lucania fosse ancora vivo nella memoria degli abitanti a distanza di secoli. Fortunato, strenuo sostenitore del toponimo 'Basilicata', ritenne 'Lucania' un ricordo del passato, rimarcando come i confini delle due regioni fossero differenti, ed ebbe a dire: «nato basilicatese, basilicatese – e non lucano – spero morire».[27] Durante il periodo fascista il territorio regionale riprese il nome Lucania,[12] ma con la nascita della Repubblica tornò a chiamarsi Basilicata[28]. Carlo Levi, che ivi soggiornò in epoca fascista e repubblicana, testimoniò che i contadini con cui ebbe contatti privilegiavano, in gran parte, il nome Lucania ed erano più inclini a presentarsi come lucani.[29] Il dibattito sull'identificazione della regione e dei residenti persiste tuttora.[30][31]
Regione storica della Lucania
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La Lucania antica era ben più vasta dell'odierna Basilicata; oltre a questa infatti comprendeva vasti territori appartenenti oggi ad altre due regioni: alla Campania (Cilento e Vallo di Diano nel Salernitano) e alla Calabria (arrivava a Sibari, Turi, e al fiume Lao, nel Cosentino). Non comprendeva però le terre a est del fiume Bradano, quindi la stessa Matera, né l'area più settentrionale del Vulture, la cui principale città era Venusia, all'epoca dei Dauni. Tali confini geografici riflettono la situazione posteriore alla scissione fra Bruzi (antichi abitanti della Calabria) e Lucani avvenuta nel 356 a.C. con il confine fra le due regioni nell'istmo tra Turi e Cirella (Piccola Lucania). Prima di questa data, le fonti dal V secolo in poi si riferivano a una vasta area, chiamata convenzionalmente dai moderni Grande Lucania, che si spingeva fino allo stretto di Messina ed era abitata da genti di ceppo italico. I suddetti confini nord-orientali della Lucania furono poi mantenuti nell'istituzione delle regioni augustee, avvenuta intorno al 7 d.C.: le terre dei Lucani (al di qua del Bradano) entrarono a far parte della Regio III Lucania et Bruttii, mentre Matera e il Vulture della Regio II Apulia et Calabria.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Dalla preistoria al Medioevo
[modifica | modifica wikitesto]Il sito archeologico di Notarchirico ha restituito reperti paleolitici faunistici e litici, oltre ad un fossile di femore di un adolescente della specie Homo heidelbergensis vissuto intorno a 630 000 anni dal presente, classificati come appartenenti alla cultura acheuleana, tra le più antiche evidenze riferibili a questa cultura in Europa[32]. I primi insediamenti attribuibili all'Homo sapiens risalgono al Paleolitico inferiore e a rifugi del Mesolitico. Dal V millennio a.C. si diffusero gli insediamenti in villaggi fortificati e nell'età del ferro esistette una cultura indigena locale. Dall'VIII secolo a.C. fu fondata la colonia greca di Siris (di madrepatria microasiatica) e intorno al 630 a.C. quella di Metaponto, di colonizzazione achea, completando l'occupazione della costa ionica, mentre nell'interno continuano a fiorire le comunità indigene. I primi contatti dei Romani con i Lucani si ebbero con una temporanea alleanza anti sannita intorno al 330 a.C. Dopo la conquista di Taranto nel 272 a.C., il dominio romano si estese a tutta la regione. Venne prolungata la via Appia fino a Brindisi e vennero fondate le colonie di Potentia (Potenza) e Grumentum.
Alla fine del V secolo la Lucania era già ampiamente cristianizzata e dopo la caduta dell'impero romano restò in possesso bizantino fino alla conquista longobarda nel 568, entrando a far parte del Ducato di Benevento. Nel 968, dopo la conquista bizantina, venne costituito il thema di Lucania, con capoluogo Tursikon (attuale Tursi)[33]. Con l'arrivo dei Normanni, il thema scomparve favorendo la nascita del ducato di Puglia e Calabria, di cui Melfi (già sede della Contea di Puglia) fu inizialmente capitale. Con le Costituzioni di Melfi, promulgate da Federico II di Svevia, nel 1231 nacque il giustizierato di Basilicata[34]. I confini del giustizierato coincidevano quasi del tutto con l'odierna regione, con l'esclusione di Matera (che entrerà nel 1663) e alcune zone del Melandro, della Val d'Agri e del Metapontino. Sotto la dominazione angioina, la Basilicata attraversò una profonda crisi demografica[35] ma nella seconda metà del XV secolo si ebbe una certa ripresa, dovuta anche all'arrivo di esuli greco-albanesi dalle regioni balcaniche dell'Impero bizantino dopo la caduta di Costantinopoli.
Età moderna e borbonica
[modifica | modifica wikitesto]Tra XV e XVI secolo, la Basilicata fu teatro di conflitti tra Francia e Spagna: Miglionico ospitò la congiura dei baroni contro Ferrante d'Aragona, a Rionero s'incontrarono i generali Louis d'Armagnac e Consalvo Fernandez di Cordova tentando, invanamente, una pacifica spartizione del Regno di Napoli,[36] e Melfi subì un pesante assedio da parte dell'esercito francese. Sotto il vicereame spagnolo, fu in gran parte sottoposta alla giurisdizione del Principato Citra ma nel 1642 ottenne un'autonomia istituzionale, destinando a Stigliano la prima sede della Regia Udienza di Basilicata.[37] Quando a Napoli scoppiò la rivolta di Masaniello, nel 1647, una sollevazione popolare guidata da Matteo Cristiano e Francesco Salazar coinvolse tutta la regione, che aderì alla Repubblica, ma la rivolta venne rapidamente repressa. Nel 1663 venne creata una nuova provincia per la Basilicata, per assicurarne un maggiore controllo, con capoluogo a Matera, fino ad allora parte della Terra d'Otranto.
Nel 1735, la Basilicata passò sotto il dominio dei Borbone di Napoli. Sull'onda dei fatti del 1799, Avigliano, ancor prima di Napoli,[38] piantò l'albero della libertà e proclamò la Repubblica Napoletana; da lì i moti si estesero in tutta la regione, ma la rivoluzione venne soffocata dall'esercito sanfedista del cardinale Ruffo, soggiogando le città di Potenza, Melfi, Tito e Picerno.
I francesi ritornarono sette anni più tardi, nonostante la resistenza della popolazione (che, in gran parte, manifestò fedeltà alla corona borbonica),[39] ponendo sotto assedio città come Lauria, Maratea e Viggiano. I francesi riorganizzarono l'assetto amministrativo e spostarono la sede dell'allora provincia di Basilicata da Matera a Potenza.[40] Charles Antoine Manhès, fissando il suo quartier generale a Potenza, attuò una repressione molto violenta ma efficace contro il brigantaggio che imperversava nelle campagne basilicatesi e calabresi. Con il ritorno dei Borbone, nel 1848 le forze radicali tentarono, senza successo, di costituire a Potenza un governo provvisorio, dopo che Ferdinando II aveva ritirato la costituzione liberale, a pochi mesi dalla promulgazione.
Unità d'Italia e brigantaggio
[modifica | modifica wikitesto]Nell'agosto 1860, la Basilicata fu la prima provincia continentale del Regno delle Due Sicilie a dichiarare la propria annessione al nascente stato unitario, mentre Garibaldi si trovava ancora in Sicilia.[41] Decaduta l'autorità borbonica, l'esercito di Garibaldi giunse in Basilicata senza incontrare difficoltà, toccando i comuni di Rotonda, Maratea e Lagonegro. Alla spedizione si unirono circa tremila volontari della brigata "Cacciatori Lucani", che seguì Garibaldi fino al suo scioglimento nel novembre dello stesso anno.[42]
Dopo l'annessione, però, la Basilicata, afflitta da una povertà remota e, al tempo, la provincia più arretrata e isolata del regno borbonico,[43] vide vanificare le proprie speranze di un cambiamento sociale: la mancata promessa di una redistribuzione demaniale, lo status quo mantenuto dalla classe dirigente e l'incomprensione del regio governo, generarono il malcontento del ceto popolare, che si tradusse in una rivolta armata.[44] Il brigantaggio, fenomeno endemico del Meridione del quale la monarchia borbonica se ne servì ogni qual volta il proprio regno fosse minacciato da potenze straniere,[45] agli albori dell'unità d'Italia assunse i connotati di una vera e propria guerra civile che interessò le province dell'ex Regno delle Due Sicilie per circa dieci anni, causando migliaia di morti tra rivoltosi e truppe del regio esercito. La Basilicata fu la provincia con il maggior numero di bande, di cui se ne contarono 47 in totale.[46] Le più notorie, capeggiate da Carmine Crocco, fecero del Vulture la propria base operativa.
Sconfitto il brigantaggio, la Basilicata, come tutta l'Italia del tempo, iniziò a subire la piaga dell'emigrazione; un fenomeno che, tuttora, affligge la regione.[47] Tra fine Ottocento e inizio Novecento iniziò a emergere il meridionalismo, movimento politico-culturale in favore del Mezzogiorno che tra i suoi esponenti annoverò personalità lucane come Giustino Fortunato, Francesco Saverio Nitti, Ettore Ciccotti e Raffaele Ciasca. Grazie all'impegno dei meridionalisti, la Basilicata conobbe un lieve ma fondamentale sviluppo, con la realizzazione di scuole, vie di comunicazione, acquedotti, e politiche di bonifica e cura farmacologica.
Storia contemporanea
[modifica | modifica wikitesto]Sotto il fascismo, la Basilicata (che fu rinominata in Lucania) divenne terra di confino per gli oppositori poiché Mussolini, escludendo sporadici episodi di ribellione e oltraggio al regime, non intravide movimenti di vasta portata sociale che ne avrebbero arrecato seri problemi.[48] Il confinato più celebre fu Carlo Levi che, dalla sua esperienza in terra lucana, trasse il romanzo Cristo si è fermato a Eboli, in cui denuncia l'arretratezza della regione, con la quale instaurò un forte legame.[49] Con l'abolizione dei circondari, nel 1927 fu istituita la provincia di Matera. Tuttavia, sul finire del ventennio, si verificarono alcuni episodi di insurrezione popolare, come la rivolta di San Mauro Forte del marzo 1940 (al cui termine si contarono due vittime), dove centinaia di contadini si ribellarono al regime. Anche nei comuni di Bernalda, Pomarico, Salandra e Ferrandina scoppiarono tumulti fra il 1943 e il 1945 con veri e propri scontri armati.
Nel settembre 1943 città come Matera (prima città del Mezzogiorno a insorgere contro i tedeschi occupanti)[50] e Rionero furono vittime di rappresaglie nazifasciste mentre Potenza, Maratea e Lauria subirono i bombardamenti alleati. La Repubblica di Maschito, nonostante la sua breve durata, fu una delle prime esperienze repubblicane nate dalla Resistenza.[51][52] Nel 1944 si verificò il più grave incidente ferroviario italiano e uno dei più gravi mai accaduti, il disastro di Balvano, in cui morirono più di cinquecento persone.[53] Nel dopoguerra vi furono diverse agitazioni popolari per la redistribuzione delle terre ai contadini, l'episodio più significativo fu l'occupazione delle terre avvenuta a Montescaglioso nel dicembre 1949, seguita da una repressione che portò alla morte del rivoluzionario Giuseppe Novello.
Il 23 novembre 1980 la Basilicata fu sconvolta dal terremoto dell'Irpinia, che colpì buona parte del potentino. Nel 1993, i Sassi di Matera vennero dichiarati patrimonio dell'umanità tutelato dall'UNESCO, primo sito nel mezzogiorno d'Italia a ricevere tale riconoscimento.[54] Nel 2003 il decreto varato dal governo Berlusconi, che prevedeva l'installazione di un deposito di scorie radioattive a Scanzano Jonico, provocò un'intensa protesta a cui aderirono oltre 100.000 persone[55] che portò il governo ad annullare il proposito.[56]
Simboli
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Lo stemma della regione è costituito da uno scudo sannitico di color argento riportante quattro fasce ondate azzurre che, secondo l'articolo 8 dello Statuto della regione, rappresentano i principali fiumi lucani.
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]— Roma, decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 ottobre 2010[58]
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Territorio
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Il territorio della Basilicata è prevalentemente montuoso (47%) e collinare (45%) con un'esigua percentuale pianeggiante (8%).[59] Possiede un'unica grande pianura: la Piana di Metaponto. I massicci del Pollino (Monte Pollino - 2.248 m) e del Sirino (Monte Papa - 2.005 m), il Monte Alpi (1.900 m), il Monte Raparo (1.764 m) e il complesso montuoso della Maddalena (Monte Volturino, 1.835 m) costituiscono i maggiori rilievi dell'Appennino lucano.
Nell'area nord-occidentale della regione è presente un vulcano non attivo, il monte Vulture. Le colline costituiscono il 45,13% del territorio e sono di tipo argilloso, soggette a fenomeni di erosione che danno luogo a frane e smottamenti. Le pianure occupano l'8% del territorio. La più estesa è la piana di Metaponto che occupa la parte meridionale della regione, lungo la costa ionica.
I fiumi lucani sono a carattere torrentizio e sono il Bradano, il Basento, l'Agri, il Sinni, il Cavone, il Noce e al confine con la Puglia e la Campania l'Ofanto. Inoltre sono presenti affluenti di notevole importanza fra cui il Sarmento che confluisce nel Sinni, il torrente Sauro nell'Agri, il Camastra affluente del Basento e i torrenti Basentello e Gravina di Matera e di Picciano del fiume Bradano. Tra i laghi, quelli di Monticchio hanno origini vulcaniche, mentre quelli del Pietra del Pertusillo, di San Giuliano, di Monte Cotugno e di Gannano sono stati costruiti artificialmente per usi potabili e irrigui. Artificiale è anche il lago Camastra le cui acque vengono potabilizzate. Le coste del litorale ionico sono basse e sabbiose mentre quelle del litorale tirrenico sono alte e rocciose (Golfo di Policastro).
La Basilicata ha una grande diversità ambientale ed è suddivisa in sei sotto-zone diverse:
- Vulture-Melfese a nord-est con caratteristiche di altopiani per lo più seminati a grano, mentre nella zona del Vulture abbiamo alternanza di boschi e viti;
- Potentino/Dolomiti lucane a nord-ovest con una prevalenza di boschi e montagne con un'altezza media di 1.200-1.500 metri;
- Massiccio del Pollino/Monte Sirino a sud-ovest, che rappresentano le vere montagne lucane con altitudini anche superiori ai 2.000 metri e una forte presenza di foreste e boschi;
- Val d'Agri al centro-ovest, un altopiano che parte dai 600 m s.l.m. e segue il corso del fiume Agri fino a convergere nella piana di Metaponto;
- Collina materana al centro-est che presenta collina e alta collina con una grande presenza di argille brulle e calanchi;
- Metapontino a sud-sud-est che è una vasta pianura alluvionale dove si pratica un'agricoltura intensiva di tipo industriale e una tipologia di costa di tipo bassa e sabbiosa.
Queste diversità si enunciano sia a livello faunistico, sia a quello floristico e infine a quello climatico.
Geologia
[modifica | modifica wikitesto]L'intera area della Basilicata è considerata a rischio sismico moderato o elevato, specie in corrispondenza dell'entroterra e dei rilievi dell'Appennino lucano, sia a nord verso il confine con la Campania sia a sud verso il confine con la Calabria. Relativamente minore è il rischio sismico sulle coste e nelle zone pianeggianti. Il più grave terremoto mai registrato in Basilicata, nonché uno dei più gravi nella storia della penisola, avvenne nel 1857, con epicentro Montemurro, e provocò circa 11.000 vittime.[60]
Clima
[modifica | modifica wikitesto]Il clima della Basilicata cambia di zona in zona; infatti una caratteristica rilevante è che la Regione è esposta a due mari, Tirreno e Ionio. La parte orientale della regione (non avendo la protezione della catena appenninica) risente dell'influsso del mar Adriatico, a cui va aggiunta l'orografia del territorio e l'altitudine irregolare delle montagne. Ma nonostante la diversità, il clima della regione può essere definito continentale, con caratteri mediterranei solo nelle aree costiere. Infatti se ci si addentra già di qualche chilometro nell'interno, soprattutto in inverno, la mitezza viene subito sostituita da un clima rigido e umido.
Presenta quattro aree climatiche rispettivamente suddivise in questo modo:
- Pianura ionica del Metapontino, dove a inverni miti e piovosi si alternano estati calde e secche, ma abbastanza ventilate.
- Costa tirrenica. Qui si riscontrano le stesse affinità con il clima dell'area ionica, con la sola differenza che in inverno la temperatura è leggermente più elevata e in estate è leggermente più fresca e l'umidità è molto accentuata.
- Collina materana, dove i caratteri climatici mediterranei si attenuano notevolmente andando verso l'interno: già a partire dai 300-400 metri gli inverni divengono freddi e nebbiosi, e la neve può fare la sua comparsa diverse volte all'anno da novembre a marzo inoltrato. Anche qui le estati sono calde e secche, con escursioni termiche giornaliere abbastanza elevate.
- Montagna appenninica, che corrisponde quasi alla metà del territorio regionale. Qui gli inverni risultano molto freddi, con temperature che possono arrivare anche a -15 °C,[61] soprattutto oltre i 1 000 metri di quota, dove la neve al suolo rimane fino a metà primavera, ma può rimanere fino alla fine di maggio sui rilievi maggiori. A Potenza, capoluogo regionale posto a 819 metri s.l.m., l'inverno può essere molto nevoso, e le temperature possono scendere anche di molti gradi sotto lo zero, risultando tra le città più fredde d'Italia.[61] Le estati sono moderatamente calde, anche se le temperature notturne possono essere molto fresche. I venti più frequenti provengono in prevalenza dai quadranti occidentali e meridionali.
Ambiente
[modifica | modifica wikitesto]Aree protette
[modifica | modifica wikitesto]La regione Basilicata ospita nel suo territorio undici aree protette, di cui due parchi nazionali e tre regionali:
- il Pollino, diviso tra Basilicata e Calabria; il parco nazionale più esteso d'Italia, inserito nella lista dei geoparchi mondiali UNESCO[62]
- il Val d'Agri
- tre parchi regionali (parco regionale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane, parco naturale regionale del Vulture e parco della Murgia Materana)
- sette riserve naturali regionali e otto riserve statali.
Le zone sottoposte a protezione occupano circa il 30% dell'intera superficie regionale[63].
Flora
[modifica | modifica wikitesto]Il nord della regione alterna ampie radure con sporadiche piante di nocciolo, cratego e rosa selvatica ad aree agricole spoglie e ai boschi che sono costituiti essenzialmente da alberi di castagno, cerro, farnetto, rovere meridionale, molto rara la presenza del tiglio nostrale della sottospecie meridionale e faggio, accompagnati da specie arboree più mediterranee ed arbustive quali la roverella, l'acero campestre, l'acero minore, l'acero napoletano, agrifoglio, pero selvatico, il carpino orientale, il carpino bianco, pioppo nero, pioppo bianco, varie specie di salici, che si alternano a seconda dell'altitudine favorevole solo al di sopra dei 600/700 metri come sul Vulture.[64] Sull'Appenino lucano e nella Val d'Agri la biodiversità è complessa in quanto l'area passa dai 300 ai 2000 metri d'altitudine mostrando eterogeneità ecologica. La fascia fitoclimatica montana che si colloca dai 1.000 ai 1.800 m è quella in cui ricadono le faggete dei Monti Maruggio, Arioso e Pierfaone, presenti anche Aceri: Acero di Lobel, l’Acer Opalus e l’Acero Campestre nonché la Carpinella.

Nell'area del bosco di Rifreddo prevale invece il faggio e, ad altitudini meno superiori, boschi di cerro, farnetto e rovere meridionali. Non sono rari i boschi eliofili dove si ammirano il carpino orientale, il carpino nero, il nocciolo e l'acero opalo subspecies neapolitanum. Tra le erbacee sono presenti tipicamente nelle aree appenniniche e nelle valli: Veronica officinalis, Anemone apennina, Scilla bifolia, Atropa belladonna e Allium ursinum, nei valloni più freschi e fertili si presentano in estese coltri vegetali insieme a Sambucus nigra e Galantus nivalis. Scendendo al di sotto dei 1000 metri, continua ad essere frequente la ginestra comune, come in tutta la regione.[65] L'area del Pollino presenta, oltre al bosco e al sottobosco tipici dell'Appennino, dei fondi sabbiosi e rocciosi, dove si evidenzia una vegetazione bassa e rada denominata "gariga", costituita da specie, talvolta aromatiche, come cisto, timo e camedrio arboreo; in altri casi predomina la "steppa mediterranea" con graminacee perenni con alcuni esemplari di ginepro fino ai 900 m di quota, grazie a condizioni microclimatiche determinate dalla capacità della roccia di accumulare calore.
Le specie endemiche più rappresentative sono l'ontano napoletano e il pino loricato, emblema del Parco del Pollino, che svetta imponente, sino a 2200 metri, in gruppi o isolato. La corteccia ricorda la lorica dei soldati romani, da qui il nome, impiegato in passato per costruzione di mobili e imbarcazioni. Il pino loricato è, oggi, una specie protetta. Si trovano nell'area, lungo le praterie: millefoglio montano, genziana maggiore, asfodelo montano, narciso selvatico, zafferano maggiore, ranuncolo lanuto, e varie specie di Orchidaceae quali Orchis mascula e Dactiylorhiza latiifoglia.[66] Nell'area marina della costa di Maratea è diffuso il finocchio marino, sono presenti anche il limonio salernitano e sulle spiagge alcuni esemplari del papavero giallo delle sabbie detto anche papavero cornuto. Più in alto: il fiordaliso delle scogliere, il garofano rupicolo, la cineraria marittima e la campanula napoletana. Esclusiva dell'area del Golfo di Policastro è la rara Primula palinuri, questa specie protetta di antiche origini è paleoendemica ed è sopravvissuta a diverse ere geologiche. Dominano il paesaggio la tagliamani e l'euforbia.[67] Nel Materano la flora è lievemente più omogenea nell'area della murgia, dove le specie endemiche sono circa 36, quelle rare 60. Nel materano sono sporadici i boschi, ma si trovano specie di alberi e arbusti tipicamente mediterranei come: la roverella, il fragno, quercia spinosa nella varietà calliprinos il carrubo e il leccio, il ginepro, il lentisco, la ginestra, e specie della "gariga" come il cisto, il pungitopo, il timo spinoso, la ferula e l’asfodelo. Numerosi sono i fiori come la vedovella dei prati, la campanula pugliese, l’eliantemo ionico, il convolvolo, il lino di Tommasini, lo zafferano di Thomas e l’ofris matheolana una piccola e rara orchidea endemica.[68] Tipica dell'area dei calanchi, spoglia arida ed argillosa, è l'alimo, specie adatta ad ambienti desertificati.
Fauna
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Una delle specie faunistiche più rilevanti è il lupo, che trova dimora in particolar modo nel Pollino, nel Potentino e nel Lagonegrese.[69] Sono presenti inoltre volpe, capriolo, cinghiale, gatto selvatico, lontra, donnola, puzzola, faina, martora, tasso, driomio e istrice.Tra i pesci è da menzionare l'alborella del Vulture, scoperta nel 1838 dai botanici Giovanni Gussone e Michele Tenore durante un'escursione presso i laghi di Monticchio.[70] Altre specie ittiche maggiormente diffuse sono trota, carpa, cavedano, rovella, anguilla, gambero d'acqua dolce e granchio di fiume. Tra gli anfibi non è raro trovare la rana italica, tritone italiano, salamandra dagli occhiali, mentre tra i rettili si segnalano testuggine palustre, tartaruga caretta, biacco, cervone, biscia dal collare, geco di Kotschy e il drago di Santo Janni, una lucertola endemica dell'Isola Santo Ianni, vicino la costa di Maratea.[69]
L'avifauna è rappresentata soprattutto dai rapaci, come l'aquila reale, che nidifica sulle pareti dell'Appennino meridionale. Altre specie sono gheppio, poiana, falco pecchiaiolo, grillaio, astore, sparviero, nibbio reale e falco pellegrino. Vi sono anche rari esemplari di cicogna nera, presenti su Pollino e Dolomiti lucane.[69] In prossimità delle aree idriche si possono ammirare folaga, germano reale, airone cenerino, falco di palude, cavaliere d'Italia, cormorano e gru. La riserva regionale Lago piccolo di Monticchio tutela la bramea, una specie di farfalla notturna scoperta nel 1963 sul monte Vulture dall'entomologo Federico Hartig.
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]La Basilicata è la penultima regione per densità demografica, superiore solo alla Valle d'Aosta; e terzultima per numero di abitanti, prima di Molise e Valle d'Aosta. La regione soffre di uno spopolamento dovuto al fenomeno migratorio e al calo delle nascite, in parte compensato dall'immigrazione straniera.[71] Tra il 1951 e il 2019, si registra un sostanziale incremento della popolazione soltanto nelle quattro aree maggiormente sviluppate della regione (Materano, Metapontino, Potentino, Vulture). Il fenomeno è più accentuato a Matera e nel Metapontino, particolarmente nei comuni di Nova Siri, Scanzano Jonico e Policoro.[71]
Matera ha avuto un notevole incremento dovuto sia al cosiddetto polo del salotto, che ha dato origine a molte piccole imprese legate al campo degli arredamenti,[72] sia alle attività sorte per il grande afflusso turistico generato dall'interesse per il centro storico cittadino diventato "patrimonio dell'umanità". A Potenza, dopo un boom demografico tra gli anni 1950 e i primi 2000, si attraversa una fase di stallo, mentre alcuni centri limitrofi (Tito e Pignola), e Marsicovetere, in Val d'Agri, hanno conosciuto una crescita sistematica.[71]
È in atto, invece, un forte spopolamento dei borghi nell'entroterra; alcuni centri della provincia di Matera che, tra gli anni 1960 e 1970 raggiungevano, in media, i 10.000 abitanti come Tricarico, Montalbano Jonico, Irsina e Stigliano hanno visto dimezzarsi la loro popolazione. Numerose partenze avvengono anche in diversi comuni montani del Potentino e della Val d'Agri (ad esempio Anzi, Laurenzana, Corleto Perticara, Montemurro), del Pollino (Latronico, Viggianello, Chiaromonte) e nei comuni colpiti maggiormente dal terremoto dell'Irpinia del 1980 come Balvano, Castelgrande e Pescopagano. Al 2019, il bilancio demografico della regione, rispetto al censimento del 2011, mostra una diminuzione del -5,5 ‰ (pari a 24.782 unità),[71] un andamento che va peggiorando di anno in anno.
Città e comuni principali
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Di seguito vengono riportati i principali comuni della regione per popolazione residente[73]:
| # | Città | Popolazione (ab.) |
Provincia | Altitudine (m s.l.m.) |
Superficie (km²) |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Potenza | 63 602 | PZ | 819 | 175,43 |
| 2 | Matera | 59 586 | MT | 401 | 392,09 |
| 3 | Policoro | 17 743 | MT | 25 | 67,66 |
| 4 | Melfi | 16 865 | PZ | 530 | 206,23 |
| 5 | Pisticci | 16 707 | MT | 364 | 233,67 |
| 6 | Lavello | 12 845 | PZ | 313 | 134,67 |
| 7 | Rionero in Vulture | 12 406 | PZ | 643 | 53,52 |
| 8 | Bernalda | 11 882 | MT | 127 | 126,19 |
| 9 | Lauria | 11 698 | PZ | 430 | 176,63 |
| 10 | Venosa | 10 582 | PZ | 415 | 170,39 |
| 11 | Avigliano | 10 410 | PZ | 867 | 85,48 |
| 12 | Montescaglioso | 9 210 | MT | 365 | 175,79 |
Emigrazione
[modifica | modifica wikitesto]I flussi migratori hanno fatto sì che la popolazione basilicatese crescesse soltanto del 13% tra il 1861 e il 2011, il tasso di crescita più basso a livello nazionale, escludendo il Molise che ha persino registrato un regresso assoluto della popolazione residente nello stesso arco temporale.[74] La Basilicata è ancora oggi una regione con un rilevante deficit di sviluppo, benché la sua economia sia cresciuta in maniera piuttosto significativa a partire dagli anni novanta, anche grazie alla scoperta del petrolio e all'apertura della SATA di Melfi, tant'è che il suo Pil pro-capite è il secondo più alto del Mezzogiorno (al 2023).[10] Ma dopo un'interruzione negli anni novanta si è ripreso il fenomeno migratorio sia verso regioni più ricche, sia interna in cui si spopolano i centri più piccoli e si popolano i due capoluoghi e le città delle aree più sviluppate.
Immigrati e minoranze
[modifica | modifica wikitesto]Gli stranieri regolari sono 23 297 (11 839 maschi e 11 261 femmine) pari al 4,22% della popolazione lucana. Le nazionalità con una maggior rappresentanza sono[75]:
| Stato | Stranieri regolari | Sul totale degli immigrati | Sulla popolazione residente |
|---|---|---|---|
| 9 121 | 39,29 % | 1,62 % | |
| 1 956 | 8,42 % | 0,35 % | |
| 1 746 | 7,52 % | 0,31 % | |
| 1 071 | 4,61 % | 0,19 % | |
| 1 022 | 4,40 % | 0,18 % | |
| Altre | 8 301 | 35,75 % | 1,47 % |
| TOTALE | 23 217 | 100,00 % | 4,12 % |
Tra le altre le più rappresentative sono nell'ordine: Cina, Ucraina, Bulgaria, Tunisia, Polonia, Gambia e Senegal.
Lingue e dialetti
[modifica | modifica wikitesto]Dialetti lucani
[modifica | modifica wikitesto]I dialetti lucani (o basilicatesi)[76] non hanno un'uniformità linguistica e presentano accenti e fonemi che variano a seconda della zona. Generalmente, i vernacoli regionali sono suddivisi in quattro sottotipi (appenninico-lucano, apulo-lucano, metapontino, calabro-lucano), tutti facenti capo al gruppo meridionale intermedio. Nelle aree del potentino (Potenza, Picerno, Tito, Pignola, Vaglio) e della valle del Noce (Trecchina, Rivello, Nemoli) sono parlati dialetti di origine galloitalica, influenzati da coloni provenienti dall’Italia nord-occidentale, che si stanziarono in Basilicata tra XII e XIII secolo.[77]
Minoranze etno-linguistiche
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In Basilicata è presente una consistente minoranza etnica e linguistica albanese detta arbëreshë. I sei comuni facenti parte della comunità di cui la Regione promuove la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio storico, culturale, artistico, linguistico, religioso-liturgico e folkloristico sono tutti in provincia di Potenza: Barile (Barilli), Brindisi Montagna, Ginestra (Zhura), Maschito (Mashqiti), San Costantino Albanese (Shën Kostandini), San Paolo Albanese (Shën Pali)[78].
La comunità albanese ha nei secoli preservato, seppur in maniera diversa fra le genti di appartenenza, i connotati etnici e culturali specifici degli arbëreshë e ancora oggi mantiene e difende la propria tipicità differenziandola da quella lucana. Un tratto caratteristico della cultura albanese in Basilicata è la lingua d'origine, l'arbërisht, che viene utilizzata dalla comunità intera anche per finalità differenti dal linguaggio colloquiale; infatti i cartelli, le insegne e gli scritti ufficiali degli enti municipali sono bilingui, quindi sia in italiano sia in albanese; in particolare per quest'ultima vige il riconoscimento da parte dello Stato italiano della condizione di co-ufficialità con la lingua nazionale.[79]
Criminalità organizzata
[modifica | modifica wikitesto]Come accaduto nella vicina Puglia, gruppi criminali organizzati hanno iniziato a operare in regione negli anni 1970, determinando un rallentamento dell'economia regionale[80]. Sono attivi in regione anche cartelli criminali indipendenti fra loro[81] che agevolano le attività dei gruppi criminali provenienti dalle regioni limitrofe.[82]
Dopo il 1980 però, quando in seguito al catastrofico terremoto furono investiti grandi capitali in Basilicata, le organizzazioni delle vicine Campania e Calabria cercarono di penetrare negli affari della regione. Nel 1994 venne fondata a Potenza la cosca dei Basilischi, una 'Ndrina della 'Ndrangheta calabrese, che si installò in diverse zone della Basilicata, finché non fu sgominata con il maxi-arresto del 22 aprile 1999.[83]
Da allora le piccole attività criminali organizzate che si trovano concentrate nel materano, nella zona del Metapontino[84] con posizione centrale di Policoro[85], Val d'Agri e Melfese (principalmente impegnate nel narcotraffico, nell'usura, ecc.) sono controllate[86], secondo la procura nazionale antimafia, da alcune cosche locali che fanno capo alla 'Ndrangheta.[87] Malgrado ciò, le province di Potenza e Matera figurano spesso in alte posizioni nelle classifiche inerenti alla sicurezza in Italia.[88][89][90]
Anche se in misura minore rispetto ad altri emigranti meridionali, alcuni di origine lucana diedero un impulso non indifferente allo sviluppo della criminalità organizzata italo-americana, ad esempio Paolo Vaccarelli, noto come Paul Kelly e fondatore della Five Points Gang; Johnny Torrio, boss del Chicago Outfit e mentore di Al Capone; William Cutolo, sicario e sottocapo della famiglia Colombo.
Religione
[modifica | modifica wikitesto]La regione ecclesiastica Basilicata è una delle sedici regioni ecclesiastiche in cui è suddiviso il territorio della Chiesa cattolica in Italia. Il suo territorio corrisponde al territorio della regione amministrativa Basilicata.
Le parrocchie sono 270.
Le diocesi sono 6:
- Arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo (1634 km², 61 parrocchie)
- Arcidiocesi di Acerenza (1250 km², 21 parrocchie)
- Arcidiocesi di Matera-Irsina (2020 km², 52 parrocchie)
- Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa (1316 km², 32 parrocchie)
- Diocesi di Tricarico (1237 km², 32 parrocchie)
- Diocesi di Tursi-Lagonegro (2509 km², 72 parrocchie)
Nella prima metà del novecento, è stato istituito in Basilicata l'unico seminario regionale in Italia, con la qualifica di "minore": il Pontificio seminario regionale minore di Basilicata, con sede a Potenza.
Tradizioni e folclore
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Le tradizioni regionali sono perlopiù legate al culto cristiano e pagano. Il carnevale è celebrato in tutta la regione, tra i più antichi e noti vi sono quelli di Satriano di Lucania e Tricarico e quello di Aliano con le sue maschere "cornute".[91] Diffusi anche i riti arborei, dei quali il più noto è il Maggio di Accettura, di probabili origini longobarde,[92] in cui si attribuisce agli alberi il potere di generare, soprattutto per propiziare una buona annata agricola. Simili celebrazioni si tengono in altri comuni sulle Dolomiti Lucane, nel Materano e nell'area del Pollino.
Tra le tradizioni cristiane vi è la festa della Madonna della Bruna di Matera, che si celebra il 2 luglio, le cui origini risalgono al 1389 ad opera di papa Urbano VI, già arcivescovo della città.[93] Nella città si celebra il presepe vivente sin dagli anni settanta, considerato il più grande al mondo.[94][95] Nei comuni del Vulture viene commemorata, nel periodo pasquale, la via Crucis, introdotta dagli albanesi a Barile nel XVII secolo, in cui i personaggi e le vicende delle sacre scritture si fondono con la cultura e i costumi arbëreshë. Il rito si è poi diffuso nei comuni contigui (Atella, Rionero, Melfi, Rapolla, Ripacandida, Maschito, Venosa).[96]

A Maratea si celebra la festa della traslazione delle reliquie di San Biagio, istituita nel 1695, mentre a Viggiano viene onorata la Madonna Nera, le cui celebrazioni si tengono due volte l'anno, la prima domenica di maggio e la prima domenica di settembre.

Di carattere storico sono la Pentecoste di Melfi, rievocazione dell'assedio della città compiuto dalle truppe francesi guidate da Odet de Foix e Pedro Navarro coadiuvate dai mercenari delle Bande Nere nel 1528, e la Congiura dei Baroni di Miglionico, dedicata all'omonimo evento che si tenne nel castello locale.[97] Tra storia e leggenda è la parata dei Turchi di Potenza, la quale simboleggia quella che fu, secondo i racconti popolari, la vittoria della resistenza potentina contro l'invasore turco grazie ad un miracolo di san Gerardo Della Porta, patrono della città.
Antiche credenze legate alle pratiche magiche hanno fortemente caratterizzato il folclore lucano, attirando gli studi dell'antropologo Ernesto de Martino. In voga all'epoca erano i riti eseguiti da fattucchiere (dette "masciare"), guaritori e indovini, tra cui quelli per liberare uno sventurato dalla "fascinazione" (in dialetto: fascinatura o affascino), definita dal de Martino come «una condizione psichica di impedimento e di inibizione, e al tempo stesso un senso di dominazione, un essere agito da una forza altrettanto potente quanto occulta, che lascia senza margine l’autonomia della persona, la sua capacità di decisione e di scelta».[98]
Alcune leggende molto note in Basilicata riguardano Colobraro (detto, scaramanticamente, "quel paese"),[99] in cui, secondo la convinzione dell'epoca, avvennero una serie di episodi sinistri. Similmente alle regioni limitrofe, è diffuso il mito di una creatura, in Basilicata nota, in forma italianizzata, come monachicchio, un folletto che assume differenti connotati fisici e una natura che varia da dispettoso e bonario a perfido e subdolo, del quale esiste anche una variante femminile meno nota detta monachella (o monachedd in dialetto), particolarmente diffusa nel Metapontino.[100]
Politica
[modifica | modifica wikitesto]Suddivisione amministrativa
[modifica | modifica wikitesto]Tanto nel Regno di Napoli che in quello delle Due Sicilie la Basilicata costituì sempre una semplice provincia, con vari capoluoghi a seconda delle epoche; a partire dal 1663 il capoluogo fu per più di un secolo Matera, poi, con la legge emanata da Giuseppe Bonaparte l'8 agosto 1806, si decise di spostare la sede a Potenza[101].
Con identica configurazione la Basilicata entrò nel Regno d'Italia. Con la legge n. 1 del 1927 la creazione della provincia di Matera spezzò la secolare unità, ricomposta al momento della progettazione delle regioni.
Dal 1º gennaio 1948, ex art. 131 della vigente Costituzione, la Basilicata è una regione ad autonomia ordinaria della Repubblica Italiana, ma solo con la legge n. 281 del 1970 furono attuate le sue funzioni.
La regione Basilicata è quindi divisa in due province:
| Stemma | Provincia | Mappa | Comuni | Abitanti (31-12-2021) |
Superficie (km²) |
Sito istituzionale |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Provincia di Matera | 31 | 191 663 | 3 478,89 | Matera | ||
| Provincia di Potenza | 100 | 348 336 | 6 594,44 | Potenza | ||
| Basilicata | 131 | 539 999 | 10 073,32 | Basilicata Archiviato il 5 marzo 2010 in Internet Archive. | ||
Economia
[modifica | modifica wikitesto]La Basilicata, svantaggiata dalla propria costituzione morfologica, emarginata per lungo tempo dagli investimenti e ancora largamente sprovvista di importanti vie di comunicazione, è una regione che vive una situazione di evidente penalizzazione in termini competitivi e di crescita, nonostante sia ricca di risorse naturali. Tuttavia, l'economia regionale ha visto un certo miglioramento dagli anni 1990. Secondo i dati raccolti dall'Eurostat al 2023, la Basilicata è in 18ª posizione tra le regioni italiane per prodotto interno lordo (15 287 €)[9] ma figura al 14º posto (2° nell'ambito del Mezzogiorno) in termini di pil procapite, con un reddito pari a 28 600 €.[10] Il tasso di disoccupazione si attesta al 7,5%, il 13° più basso a livello nazionale e il più basso del Mezzogiorno.[102] Meno incoraggiante è l'occupazione compresa tra 15 e 64 anni, in cui la regione si colloca al 16º posto (4° nell'Italia meridionale e insulare), con una percentuale del 54,9%.[103]


