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OGGIGIORNO

Aldo Grasso

Accusava Sinner, chi si droga è lui

Due anni fa il tennista australiano Nick Kyrgios non credeva alla contaminazione accidentale del nostro campione: «Squalificatelo!». Ma ora è nei guai per cocaina

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C’è una legge non scritta dello spettacolo, e ormai anche dello sport: prima o poi il microfono passa di mano. Chi ieri stava in tribuna a giudicare finisce sul banco degli imputati.
E così Nick Kyrgios, il tennista australiano che nell’estate del 2024 si era trasformato nel più implacabile pubblico accusatore di Jannik Sinner, si ritrova oggi sospeso provvisoriamente dopo una positività alla cocaina. La vecchia storia dell’accusatore accusato, con una morale che sarebbe perfino banale se non fosse così istruttiva. Quando esplose il caso Clostebol, Kyrgios non si limitò a esprimere dubbi. Fece il procuratore, il giudice e la giuria, tutto insieme. La spiegazione della contaminazione involontaria del campione altoatesino gli parve «ridicola», la gestione del caso uno scandalo, la mancata squalifica la prova che nel tennis esistessero giocatori di serie A e giocatori di serie B. Per Sinner chiedeva due anni di stop. Non un dubbio, non una sospensione del giudizio: la sentenza era già stata pronunciata sui social.

Sospensione provvisoria

Ora la scena si è capovolta. Il controllo del 22 giugno al torneo di Maiorca avrebbe rilevato la presenza di benzoilecgonina, metabolita della cocaina, e l’International Tennis Integrity Agency ha disposto la sospensione provvisoria. Kyrgios ha ammesso «un errore enorme», si è assunto «la piena responsabilità» e ha chiesto scusa. È un gesto che va riconosciuto.
Ma inevitabilmente, nel grande archivio digitale dove nulla scompare, qualcuno ha riaperto le vecchie cartelle e ritrovato le sue invettive contro Sinner.
Attenzione, però: le due vicende non sono sovrapponibili. Ed è proprio questo il punto. Il caso di Sinner riguardava una contaminazione accidentale, riconosciuta nelle sedi competenti, e una vicenda complessa che non poteva essere ridotta a un titolo o a un tweet indignato. Quello di Kyrgios è un procedimento ancora in corso, con una sospensione provvisoria e accertamenti da completare.

Problemi al ginocchio, niente Open

Sarebbe dunque grottesco applicare a Kyrgios quella stessa giustizia sommaria che lui aveva invocato per Sinner. Non si risponde al tribunale dei social con un altro tribunale dei social.

Oggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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