Tour de France 2026
| Edizione | 113ª | ||||
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| Data | 4 luglio - 26 luglio | ||||
| Partenza | Barcellona | ||||
| Arrivo | Parigi (Champs-Élysées) | ||||
| Percorso | 3 246[N 1] km, 21 tappe | ||||
| Tempo | 73h56'26" | ||||
| Media | 43,227 km/h | ||||
| Valida per | UCI World Tour 2026 | ||||
| Classifica finale | |||||
| Primo | |||||
| Secondo | |||||
| Terzo | |||||
| Classifiche minori | |||||
| Punti | |||||
| Montagna | |||||
| Giovani | |||||
| Squadre | |||||
| Combattività | |||||
| Cronologia | |||||
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Il Tour de France 2026, centotredicesima edizione della corsa, valevole come prova dell'UCI World Tour 2026, si è svolto in ventuno tappe dal 4 al 26 luglio 2026 per un totale di 3 246 km[N 1] con partenza da Barcellona in Catalogna ed arrivo sugli Champs Élysées a Parigi.[1] È stata la terza volta che il Tour parte dalla Spagna, dopo San Sebastián nel 1992 e Bilbao nel 2023. La vittoria fu appannaggio dello sloveno Tadej Pogačar, al suo quinto successo alla Grande Boucle, il terzo consecutivo, il quale completò il percorso in 73h56'26" alla media di 43,227 km/h, davanti al belga Remco Evenepoel e al messicano Isaac Del Toro.
Sul traguardo degli Champs-Élysées di Parigi 160 ciclisti, su 184 partiti da Barcellona, portarono a termine la competizione.
Con questo successo, Pogačar raggiunge Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain a quota cinque vittorie, e diventando, a 27 anni e 308 giorni, il più giovane a vincere cinque edizioni della corsa a tappe francese. Inoltre, porta a sette le edizioni consecutive concluse sul podio della classifica generale. Del Toro, alla sua prima partecipazione al Tour de France, conquista il suo primo podio nella corsa a tappe francese, portando per la prima volta nella storia il Messico sul podio della classifica generale finale.
Descrizione delle tappe
[modifica | modifica wikitesto]Per la prima volta dal 1971 una cronometro a squadre ha dato il via alla Grande Boucle: dopo le prime due tappe svoltesi completamente nella regione spagnola della Catalogna, con l'arrivo in entrambe le occasioni allo Stadio olimpico, la corsa rientra in territorio francese affrontando i Pirenei con gli arrivi di tappa a Les Angles e Gavarnie-Gèdre.
La seconda settimana di corsa si è aperta il 14 luglio con una tappa nel Massiccio Centrale, per poi terminare affrontando prima i Vosgi, e poi la scalata inedita del Plateau de Solaison. La terza settimana di gara ha visto la presenza dell'unica cronometro individuale di questa edizione, corsasi sulle rive meridionali del lago di Ginevra, a cui successivamente fanno seguito l'arrivo nella località sciistica alpina di Orcières-Merlette e la doppietta all'Alpe d'Huez – affrontata prima dal suo storico versante con 21 tornanti e il giorno successivo da est, attraverso il Col de Sarenne. Come nella precedente edizione, ritorna il circuito di Montmartre, stavolta con l'ultima ascesa alla Basilica del Sacro Cuore posta a maggior distanza dall'arrivo.
Tappe
[modifica | modifica wikitesto]Squadre e corridori partecipanti
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Dettagli delle tappe
[modifica | modifica wikitesto]1ª tappa
[modifica | modifica wikitesto]- 4 luglio: Barcellona (ESP) > Barcellona (ESP) – Cronometro a squadre – 19,6 km
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Descrizione e riassunto
La prima tappa della corsa è stata una cronometro a squadre a Barcellona, in Spagna. Il percorso di 19,6 km è iniziato al Fòrum e si è concluso all'Estadi Olímpic Lluís Companys sulla collina del Montjuïc. Negli ultimi 4 km erano presenti due salite: la Côte de Montjuïc (1,1 km con una pendenza media del 5,1%) seguita dalla Côte du Stade Olympique (800 metri con una pendenza media del 7%) fino al traguardo. La cronometro a squadre ha utilizzato un nuovo formato in cui il tempo di tappa di ciascuna squadra veniva determinato dal primo corridore a tagliare il traguardo; ogni corridore riceveva poi il proprio tempo individuale per la classifica generale.
La Netcompany Ineos è apparsa inizialmente veloce nei primi due intertempi, ma Kévin Vauquelin ha subito una foratura e il vincitore del 2019 Egan Bernal si è staccato. Il due volte campione del mondo a cronometro Filippo Ganna ha attaccato sulle salite al posto di Vauquelin, facendo registrare un tempo di 31 secondi più veloce rispetto alla Alpecin-Premier Tech. La Lidl-Trek è partita più forte, ma Juan Ayuso ha rallentato in salita, chiudendo infine con 8 secondi di ritardo rispetto alla Netcompany. La Red Bull-Bora-Hansgrohe ha visto sia Remco Evenepoel che Florian Lipowitz provare ad affrontare la salita finale, tuttavia Lipowitz si è staccato ed Evenepoel ha fatto registrare un tempo di 11 secondi più lento rispetto alla Netcompany.
La Visma-Lease a Bike è stata la penultima squadra ad affrontare il percorso, con quattro corridori che hanno provato l'attacco sulle salite. Jonas Vingegaard ha dato uno strappo e ha tagliato il traguardo con 8 secondi di vantaggio su Ganna. L'ultima squadra a scendere in strada è stata la UAE Team Emirates XRG, ma la formazione è risultata più lenta della Visma lungo tutto il tragitto. Sulla salita finale verso il traguardo, il campione in carica Tadej Pogačar ha attaccato riducendo il distacco, chiudendo infine a 12 secondi dalla Visma-Lease a Bike.
La Visma si è aggiudicata così la vittoria di tappa, precedendo la Netcompany e la UAE. Vingegaard ha indossato la sua prima maglia gialla dalla vittoria nell'edizione 2023 ed è apparso "visibilmente felice" dopo la tappa, ringraziando i compagni di squadra per l'impegno e definendo il risultato "l'inizio perfetto". A Bernal è stata assegnata la maglia verde della classifica a punti per essere stato il più veloce nel primo tratto del percorso, mentre a Pogačar è andata la maglia a pois della classifica scalatori per aver completato al miglior tempo l'ultima salita. Ayuso ha conquistato il primato nella classifica dei giovani.
2ª tappa
[modifica | modifica wikitesto]- 5 luglio: Tarragona (ESP) > Barcellona (ESP) – 168,5 km
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Descrizione e riassunto
La seconda frazione, la prima in linea dell'edizione e secondo e ultimo arrivo in territorio spagnolo, parte da Tarragona e termina a Barcellona, dipanandosi attraverso 168km e quattro GPM. I primi 85km tra le coste mediterranee di Torredembarra, Sitges e Castelldefels non presentano particolari difficoltà altimetriche; dopo il traguardo volante di Viladecans, i corridori affronteranno la Côte de Begues (GPM di seconda categoria, 6,1 km al 6,5% di pendenza media) quindi, dopo il falsopiano ascendente fino ad El Pla Del Pèlag, entreranno nell'area metropolitana della Ciutat Comtal. La corsa termina all'interno di un circuito lungo 12km, da percorrere per tre volte. L'ascesa principale è la Côte du Castell de Montjuïc (terza categoria, 1.6 km al 9.3%, max 19%), seguita da una discesa prima dello strappo di 700 metri all'8% che porta al traguardo nei pressi dello Stadio Olimpico.[4]
Al via delle ostilità, dopo alcuni infruttuosi tentativi, riescono ad evadere dal gruppo Felix Engelhardt, Frank van den Broek e Alex Molenaard. Dopo pochi chilometri, una caduta coinvolge una decina di corridori, tra cui il velocista Biniam Girmay, pur senza gravi conseguenze. La Pinarello Q36.5 Pro Cycling, al fine di contenere lo svantaggio dai fuggitivi, attestatosi sui quattro minuti, guadagna la testa del peloton. Molenaard vince il traguardo volante di Viladecans, mentre nel gruppo s'impone lo stesso Girmay su Mads Pedersen. Il plotone, intanto, continua ad erodere il vantaggio del terzetto di testa che, a 81km dal termine, è di circa due minuti. Ai piedi della Côte de Begues, la UAE Team Emirates XRG prende il comando delle operazioni, mentre van den Broek si rialza e velocisti quali Arnaud De Lie e Fernando Gaviria perdono contatto. Isaac Del Toro e Paul Seixas forano: il primo (non senza alcuni problemi logistici per il cambio bici per cui verrà anche multato un meccanico della compagine emiratina) verrà aspettato da Nils Politt riuscendo a rientrare agevolmente; il secondo, aiutato dai compagni Tiesj Benoot e Aurélien Paret-Peintre, completa l'inseguimento a 32km dal termine, quando il gruppo, che ha ormai inglobato la fuga, si appresta ad affrontare il circuito finale.
L'alfiere della UAE Team Emirates Brandon McNulty impone un forcing deciso, che screma notevolmente il gruppo: perdono contatto, tra gli altri, Antonio Tiberi, Ben Healy, Derek Gee e Kévin Vauquelin. Durante il secondo passaggio sulla Côte du Castell de Montjuïc, il gruppo, sempre trainato dal corridore americano, continua a perdere unità. Succedono poi al comando, ormai durante la terza e ultima tornata del circuito, Mathias Vacek e Matteo Jorgenson, rispettivamente per la Lidl-Trek e la Visma-Lease a Bike. Tiesj Benoot, al servizio di Paul Seixas, sferza un'accelerazione decisa che costringerà molti atleti, tra cui Mathieu van der Poel, a cedere. Adam Yates guadagna, quindi, la testa, serbando un potenziale attacco del capitano Tadej Pogačar, che però tarda ad arrivare. In vista del GPM, prendono l'iniziativa Tobias Halland Johannessen, che transita per primo conquistando due punti validi per la classifica scalatori, e Richard Carapaz. Mattias Skjelmose rilancia in discesa, mentre Pogačar, seguito in marcatura da Jonas Vingegaard e Remco Evenepoel, non lascia spazio. Piomba su Skjelmose Isaac Del Toro, seguito dai tre succitati big, con Vingegaard che si occupa di chiudere. Il campione del mondo stacca il danese della Visma-Lease a Bike e si sposta sulla sinistra della carreggiata obbligando Vingegaard a seguirne la traiettoria e lasciando così al compagno Del Toro una linea più diretta verso il traguardo. Evenepoel sopravanza Vingegaard, mentre Del Toro, scortato dal compagno in parata, trionfa sul traguardo di Barcellona. In classifica generale, Vingegaard mantiene la maglia gialla, seguito a sei secondi dallo sloveno e a quindici da Evenepoel. Alex Molenaard guadagna la leadership della classifica scalatori, mentre Isaac Del Toro quella della classifica a punti.[5][6][7]
3ª tappa
[modifica | modifica wikitesto]- 6 luglio: Granollers (ESP) > Les Angles – 195,9 km
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Descrizione e riassunto
La terza tappa, con partenza da Granollers e arrivo entro i confini transalpini a Les Angles, presenta il primo percorso montuoso propriamente detto dell'edizione, dipanandosi attraverso 196km e 3850m di dislivello positivo. Dopo appena sette chilometri dal via, i corridori dovranno affrontare la prima asperità di giornata: la Côte de Saint Feliu de Codines (GPM di terza categoria, 7,6km al 4,5% di pendenza media). Il percorso spiana poi vero Els Hostalets de Balenyà, con un lungo tratto di falsopiano verso il traguardo volante di Campdevànol. Quando mancheranno ottanta chilometri dal traguardo, avrà inizio il Col de Toses (GPM di prima categoria, 9,3km al 6,5%), cui farà seguito una breve discesa prima del terzo GPM di giornata: il Col du Calvaire (terza categoria, 11,4km al 4,1%). Vi saranno poi, a 24 chilometri dal termine, due tratti di discesa intervallati da uno in contropendenza, prima che la strada torni a salire negli ultimi sette chilometri, per culminare nello strappo finale di Les Angles: GPM di terza categoria (1,7km al 6,7%) e primo arrivo in salita dell'edizione.[8]
Per via degli incendi presenti nella zona di Platja d'Aro a nord di Barcellona, nonché nel Dipartimento dei Pirenei Orientali, dove è localizzato l’arrivo di Les Angles, negli ultimi 40 chilometri la strada sarà aperta solo a corridori, ammiraglie e personale di servizio, vietando quindi l'accesso al pubblico.[9][10]
Lo scorcio embrionale della tappa vede una lunga ressa per provare ad andare in fuga. Diversi atleti tentano di evadere dal gruppo durante la prima asperità di giornata, tra cui Mads Pedersen, Julian Alaphilippe e Egan Bernal, ma tutti i tentativi vengono neutralizzati prontamente dal plotone, mentre Arnaud De Lie perde immediatamente contatto: il velocista della Lotto-Intermarché, scortato dal compagno Baptiste Veistroffer ed in grande difficoltà, si ritirerà prima della fine della tappa dopo aver perso circa trentacinque minuti dal gruppo. Una caduta coinvolge, pur senza gravi conseguenze, diversi corridori tra cui Thymen Arensman, Mathias Vacek e Bruno Armirail, il quale farà più fatica a ripartire dopo le medicazioni. Valentin Paret-Peintre conquista il GPM, mentre Cian Uijtdebroeks viene segnalato in difficoltà e Lenny Martinez perde contatto dopo esser stato costretto ad un cambio bici. Davanti continuano gli scatti ma tutti vengono neutralizzati dal gruppo: oltre ai sopracitati Uijtdebroeks e Martinez, faticano a rientrare Guillame Martin, Kévin Vauquelin e Thymen Arensman, che riusciranno a riaccodarsi dopo circa 50 chilometri dall'inizio della tappa.
Si materializza una fuga composita: su impulso di Louis Vervaeke, Magnus Cort, Nelson Oliveira e Mattéo Vercher, diversi altri corridori rimpolperanno progressivamente l'organico della testa della corsa. Tra gli altri, Mads Pedersen, Alex Baudin, Egan Bernal (che per una foratura verrà però riassorbito dal peloton), Harold Tejada e Michael Storer. La fuga, composta adesso da diciotto unità, arriva a guadagnare un margine di circa tre minuti dal gruppo, in testa al quale, alla Visma-Lease a Bike trainata da Per Strand Hagenes, succede la UAE Team Emirates XRG condotta da Florian Vermeesch. Il team emiratino inizia a rintuzzare lo svantaggio dalla fuga. Mads Pedersen transita per primo al traguardo volante, mentre il gap tra il plotone e la testa della corsa si è ridotto a circa un minuto. Ai piedi del Col de Toses, la fuga inizia a spezzarsi: sei corridori (Raúl García Pierna, Vercher, Vlad Van Mechelen, Baudin, Nicolas Prodhomme e George Bennett) s'avvantaggiano durante la salita, riuscendo poi a scollinare con circa 1’40’’ di margine dal plotone, che adesso inizia a inglobare gli ex-attaccanti. Il ritmo imposto dalla UAE porta diversi atleti, tra cui Ben Healy, Romain Grègoire e Ben O'Connor, a perdere contatto. Sul Col du Calvaire, Baudin (che conquista entrambi i GPM centrali della corsa) e Prodhomme allungano sul resto della fuga, scollinando con 43 secondi di vantaggio sul plotone, adesso tirato da Felix Großschartner. Le velleità del duo di testa, però, sfumeranno poco dopo, quando verrano riassorbiti a undici chilometri dal termine.
La compagine emiratina continua inesorabile il forcing, mantenendo l’egemonia in gruppo. Entrati nell'ultimo chilometro, laddove le pendenze si fanno più impegnative, il vincitore della frazione precedente, Isaac Del Toro, alza i ritmi, spezzando il gruppo attorno alla quinta posizione e lasciando indietro Remco Evenepoel. Alle spalle del corridore messicano, vi sono in ordine il compagno Tadej Pogačar, Jonas Vingegaard, Paul Seixas e Richard Carapaz. Pogačar sferza un'accelerazione brutale, inimitabile per gli inseguitori, involandosi verso la vittoria. Jonas Vingegaard, Carapaz e Seixas tagliano il traguardo con due secondi di ritardo, mentre Del Toro, aiutato il proprio capitano, termina ottavo. Grazie ai quattro secondi di abbuono sul traguardo, Pogačar si trova adesso a pari tempo, in classifica generale, con Jonas Vingegaard, ma per via della somma dei piazzamenti, sarà lo sloveno a indossare la maglia gialla. Alex Baudin conquista la maglia a pois.[11][12]
4ª tappa
[modifica | modifica wikitesto]- 7 luglio: Carcassonne > Foix – 181,9 km
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Descrizione e riassunto
La quarta frazione, con partenza da Carcassone ed arrivo a Foix, presenta 2700 metri di dislivello positivo attraverso 181,9 chilometri di corsa e quattro GPM. I primi trenta chilometri non presenteranno particolari asperità, poi il percorso inizierà a salire con l'ascesa non categorizzata del Col de Villourage (lunga circa 9 chilometri) cui farà seguito il primo GPM: il Col de Bedos (quarta categoria; 3,3 km al 4,4% di pendenza media). In rapida successione i corridori dovranno poi affrontare il breve Col des Fourches ed il secondo GPM rappresentato dal Col du Paradis (terza categoria; 5,8 km al 4,1%). Seguiranno poi una dozzina di chilometri di discesa e venti di fondovalle, quindi lo sprint intermedio di Quillan ed il Col de Coudons (GPM di seconda categoria; 10,7km al 5,5%). Dopo circa venti chilometri di altopiano e una ripida discesa verso Bélesta avrà inizio l'ultima asperità categorizzata di giornata: il GPM di seconda categoria del Col de Montségur (6,9 km al 6,6%). Dopo lo scollinamento, mancheranno ancora circa 35 chilometri, perlopiù discendenti (eccettuate le brevi asperità nei pressi di Rassac e Le Pradet), al traguardo di Foix. Il disegno del percorso, perciò, si configura come adatto all'arrivo di una fuga.[13]
Iniziate le ostilità, diversi corridori tentano l'evasione dal gruppo: su iniziativa di Quinn Simmons, prende forma un manipolo di venti fuggitivi (tra gli altri, figurano Mads Pedersen, Mathias Vacek, Torstein Træen, Marco Frigo, Jan Tratnik, Raùl Garcìa Pierna, Pablo Castrillo, Alex Molenaar, Sean Quinn, Alex Kirsch, ed, in vista del traguardo volante, velocisti puri quali Jasper Philipsen e Biniam Girmay). Nel peloton, la UAE-Team Emirates si posiziona in testa, lasciando spazio alla fuga, che guadagna rapidamente margine. Molenaar conquista il GPM del Col du Paradis, mentre Girmay s'impone su Philipsen e Pedersen al traguardo volante. Tratnik, seguito da Vacek, allunga sul resto della fuga, che inizia a perdere unità; dietro, il gruppo, quando mancano circa ottanta chilometri al traguardo, è ormai staccato di sei minuti. Tratnik transita per primo sul Col de Coudons, mentre Alex Kirsch raggiunge la coppia di testa, guadagnando un margine di circa un minuto dal resto degli attaccanti.
Ai piedi del Col de Montségur, la EF Education - EasyPost e la Movistar prendono le redini del drappello inseguitore con l’obiettivo di chiudere sul terzetto di testa: il ricongiungimento avviene a quaranta chilometri dal termine. I ritmi aumentano durante la salita, e i corridori al comando rimangono in dieci. Dato il vantaggio sul peloton, che adesso sfiora gli otto minuti, Træen diviene maglia gialla virtuale, insidiato dal compagno di fuga Quinn, distante ventotto secondi in classifica generale. I tre alfieri della Lidl - Trek (Pedersen, Vacek e Simmons) neutralizzano prontamente, in vista del traguardo, gli scatti di Frigo e Castrillo; allunga quindi Pedersen, che, con una volata lunghissima, trionfa con margine. Il peloton arriverà con un distacco di circa tredici minuti: Træen diviene così la nuova maglia gialla, con Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard distanti 7’53’’. L'atleta della Uno-X Mobility aveva, nel 2022, sconfitto un tumore ai testicoli.[14] Pedersen fa sua la maglia verde.[15][16]
5ª tappa
[modifica | modifica wikitesto]- 8 luglio: Lannemezan > Pau – 158,3 km
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Descrizione e riassunto
La quinta tappa della corsa ha portato i corridori da Lannemezan a Pau su un percorso pianeggiante di 158,3 km, con un solo GPM di terza categoria.
A causa del caldo e dell'arrivo in volata previsto, Baptiste Veistroffer (Lotto-Intermarché) è stato l'unico corridore in fuga per gran parte della giornata, raggiungendo un vantaggio massimo di 4 minuti. Al traguardo volante, Max Kanter (XDS Astana Team) ha battuto Pedersen, Girmay e Philipsen. Veistroffer è stato ripreso a circa 14 km dalla conclusione. Avvicinandosi al traguardo, si è verificata una caduta a 5,5 km dall'arrivo, che non ha coinvolto uomini di classifica né favoriti per la volata. Un gruppo ridotto di 20 corridori si è lanciato verso lo sprint finale, con Olav Kooij (Decathlon CMA CGM Team) che ha battuto Kanter e Tim Merlier (Soudal-Quick Step) conquistando la sua prima vittoria di tappa al Tour. Pedersen si è piazzato 7° in maglia verde, incrementando il proprio vantaggio nella classifica a punti. Træen ha conservato la maglia gialla e Baudin la maglia a pois della classifica scalatori al termine di una giornata senza particolari scossoni per il gruppo.
6ª tappa
[modifica | modifica wikitesto]- 9 luglio: Pau > Gavarnie-Gèdre – 186,2 km
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Descrizione e riassunto
La sesta tappa ha riportato i corridori nei Pirenei, con una frazione di montagna di 186,2 km da Pau a Gavarnie-Gèdre, caratterizzata da cinque GPM tra cui il Col d'Aspin di prima categoria (12 km con una pendenza media del 6,5%), la salita hors catégorie del Col du Tourmalet (17,1 km con una pendenza media del 7,3%, vetta a un'altitudine di 2.115 m, e Souvenir Jacques Goddet), prima dell'arrivo in salita al traguardo di Gavarnie-Gèdre, GPM di seconda categoria (18,7 km con una pendenza media del 3,7%).
Il clima è rimasto caldo, con temperature intorno ai 35 °C per la prima tappa di alta montagna del Tour. All'inizio della frazione è evasa una fuga di tre uomini, con Pedersen che ha conquistato con successo il massimo dei punti al traguardo volante, consolidando il suo primato nella classifica a punti. Altri corridori hanno tentato di allungare mentre il gruppo si avvicinava alle grandi salite del Col d'Aspin e del Col du Tourmalet.
Sul Col du Tourmalet, la UAE Team Emirates XRG ha impresso un ritmo elevato, riducendo presto il gruppo di testa a meno di 20 corridori e facendo perdere contatto a Træen, in maglia gialla, a 11 km dalla vetta. A 5 km dalla sommità del Tourmalet, Del Toro ha attaccato, seguito da Pogačar. Vingegaard si è subito lanciato in un inseguimento solitario, poiché il ritmo era troppo alto per Seixas, Evenepoel e Lipowitz. Pogačar è poi scattato da solo a 43 km dal traguardo, scollinando da solo in cima al Tourmalet con un vantaggio di 31 secondi su Vingegaard e di quasi un minuto e mezzo sul gruppetto formato da Seixas, Lipowitz e Del Toro. Pogačar ha quindi affrontato la discesa a gran ritmo, più che raddoppiando il suo margine su Vingegaard prima di iniziare la salita finale verso Gavarnie-Gèdre. Pogačar ha continuato a spingere sulla salita, cogliendo la vittoria di tappa con 2 minuti e 38 secondi di vantaggio su Vingegaard, il suo margine di successo più ampio in una tappa del Tour. Sei pretendenti alla classifica generale (Del Toro, Evenepoel, Seixas, Lipowitz, Ayuso e Mattias Skjelmose della Lidl-Trek) hanno tagliato il traguardo con altri 19 secondi di ritardo. Pogačar ha così indossato la maglia gialla, con un vantaggio di 2 minuti e 42 secondi su Vingegaard, mentre Del Toro (nuovo leader della classifica dei giovani) si trova a ulteriori 45 secondi. Pogačar ha conquistato anche la testa della classifica dei GPM.
Durante la discesa dal Tourmalet, Træen ha urtato la ruota di un compagno di squadra ed è caduto rovinosamente. Dopo le cure mediche, ha ripreso la corsa, concludendo la tappa con circa 30 minuti di ritardo da Pogačar. La Uno-X Mobility ha in seguito comunicato che Træen ha riportato una "commozione cerebrale e fratture multiple alle costole" e non prenderà il via il giorno successivo.
7ª tappa
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Descrizione e riassunto
Lasciando i Pirenei, la corsa si è diretta verso nord da Hagetmau a Bordeaux, su un percorso pianeggiante con un solo GPM di quarta categoria. Era previsto un arrivo in volata.
Nel corso della tappa, Veistroffer si è lanciato in fuga per la seconda volta in questo Tour, affiancato da Jakub Otruba (Caja Rural-Seguros RGA). Il loro vantaggio non ha mai superato i 2 minuti. Al traguardo volante, a 55 km dalla conclusione, Pedersen è stato il primo del gruppo a tagliare la linea, seguito al secondo e terzo posto da Girmay e Kanter. La Uno-X Mobility ha impresso un ritmo elevato e la fuga è stata riassorbita a 18 km dall'arrivo.
Avvicinandosi al traguardo di Bordeaux, le squadre hanno organizzato i propri treni per lo sprint. A 2 km dal termine, la Alpecin-Premier Tech si è portata in testa per pilotare Philipsen verso la vittoria di tappa. Tuttavia, il loro treno si è esaurito troppo presto, terminando la propria spinta a circa 250 metri dalla linea d'arrivo. Merlier ne ha approfittato, accelerando e conquistando il successo di tappa davanti a Søren Wærenskjold (Uno-X Mobility) e Girmay. Philipsen ha chiuso al 5° posto, mentre Pedersen in maglia verde si è piazzato 9°.
La tappa non ha apportato modifiche alle classifiche, con Pedersen saldamente al comando della graduatoria a punti con circa 60 lunghezze di vantaggio su Girmay e Kanter.
8ª tappa
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Descrizione e riassunto
L'ottava tappa ha portato la corsa da Périgueux a Bergerac su un percorso pianeggiante di 180,4 km, con due GPM di quarta categoria.
Per la seconda frazione consecutiva era previsto un arrivo in volata; di conseguenza il gruppo non ha concesso più di due minuti di margine alla fuga a tre composta da Otruba, Liam Slock (Lotto-Intermarché) e Thibault Guernalec (TotalEnergies). Al traguardo volante, Philipsen ha battuto Pedersen per i punti rimasti a disposizione. A 30 km dalla conclusione, il divario dagli attaccanti si è ridotto a 90 secondi, con il solo Slock rimasto da solo al comando. Il corridore ha spinto con forza, mantenendo il margine in calo costante con l'avvicinarsi del traguardo. A 10 km dall'arrivo, Slock conservava ancora circa un minuto di vantaggio, spingendo il gruppo a un forte inseguimento. A 3 km dal termine il distacco è sceso a 10 secondi e Slock si è lasciato riassorbire dal peloton.
Nel finale verso la volata, la XDS Astana Team ha preso una buona posizione all'ultima curva, ma Merlier ha piazzato l'accelerazione migliore, battendo Girmay, Kooij e Philipsen per cogliere la sua seconda vittoria di tappa consecutiva. Grazie a questi successi, Merlier è risalito al secondo posto nella classifica a punti, a 15 lunghezze da Pedersen.
9ª tappa
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Descrizione e riassunto
La nona tappa della corsa si è diretta verso nord-est da Malemort a Ussel, con un percorso collinare nel Massiccio Centrale. La frazione prevedeva quattro GPM (uno di seconda categoria, due di terza e uno di quarta). La tappa era originariamente programmata su una distanza di 185,5 km, ma a causa di un allerta rossa per l'ondata di calore emessa per il dipartimento della Corrèze, il percorso è stato accorciato di 30 km; le località di partenza e arrivo non hanno subito variazioni. Alcuni corridori hanno fatto notare che la frazione avrebbe potuto svolgersi prima nel corso della giornata per mitigare le elevate temperature.
La tappa è stata disputata sotto un caldo intenso, con temperature intorno ai 38 °C. A causa dell'accorciamento del percorso, il traguardo volante era posizionato dopo soli 13 km dalla partenza: Pedersen ha battuto Girmay conquistando il massimo dei punti. Si sono succeduti diversi tentativi di fuga, sempre riassorbiti dal gruppo, finché una pattuglia di 16 corridori è riuscita ad allungare a 95 km dall'arrivo. Quinn Simmons (Lidl-Trek) e Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility), ritenendo il gruppo degli attaccanti troppo numeroso, hanno sferrato un attacco sulla salita di seconda categoria del Suc au May, guadagnando 30 secondi. Altri atleti si sono lanciati al loro inseguimento, formando un drappello di 8 corridori (che comprendeva Simmons, Johannessen, Baudin, Tom Pidcock della Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team e Mathieu van der Poel della Alpecin-Premier Tech) che ha scollinato con 75 secondi di vantaggio sul peloton.
Gli 8 battistrada hanno collaborato per incrementare il distacco, ma in testa al gruppo sia la Netcompany Ineos che la UAE Team Emirates XRG si sono messe ad inseguire. A 50 km dal traguardo il margine era di circa un minuto, scendendo ulteriormente a 30 secondi a 25 km dal termine. Sulla breve ma ripida ascesa di quarta categoria del Mont Bressou (900 metri con una pendenza media del 7,3%), van der Poel ha piazzato uno scatto seguito da Johannessen e Pidcock. Con il rientro di Baudin in discesa, che ha trasformato il terzetto in un quartetto, i quattro si sono lanciati verso il finale mantenendo un minuto di vantaggio a 15 km dall'arrivo. La Netcompany e la Lidl si sono mandate all'attacco per ricucire lo strappo, ma il quartetto è riuscito ad approdare all'ultimo chilometro con un ridotto margine sul gruppo degli inseguitori. Nello sprint finale verso la linea di traguardo, van der Poel ha fatto valere la sua netta superiorità di spunto cogliendo il suo primo successo di tappa a questo Tour, con Johannessen e Pidcock rispettivamente al secondo e terzo posto. Filippo Ganna ha regolato la volata del gruppo tagliando il traguardo sei secondi più tardi, seguito da Pedersen in maglia verde della classifica a punti.
10ª tappa
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Descrizione e riassunto
Dopo il giorno di riposo, la corsa è ripartita dal Massiccio Centrale nel giorno della festa nazionale francese, con una tappa di montagna di 166,2 km da Aurillac all'arrivo in salita di Le Lioran. La frazione comprendeva sette GPM, tra cui le salite di prima categoria del Col du Pertus (4,4 km con una pendenza media dell'8,5%) e del Puy Mary-Pas de Peyrol (7,8 km con una pendenza media del 6%).
Il traguardo volante è stato vinto da Pedersen, che ha così consolidato la sua leadership nella classifica a punti battendo Kanter, Girmay e Philipsen. Poco dopo è evasa una fuga con circa 30 corridori all'attacco, il cui margine sul gruppo si è attestato intorno a 1 minuto e 40 secondi. Sul Pas de Peyrol, Richard Carapaz (EF Education-EasyPost) ha piazzato uno scatto uscendo dal gruppo e sgretolando rapidamente la fuga lungo l'ascesa. Proseguendo nell'azione, ha scollinato con 23 secondi di vantaggio e ha imboccato il Col du Pertus con 1 minuto e 15 secondi di margine sul peloton, guidato dall'inseguimento di UAE Team Emirates XRG e Decathlon CMA CGM Team.
A un chilometro dalla vetta (e a 15 km dal traguardo), Pogačar ha sferrato un attacco perentorio. Nessun corridore è riuscito a tenere la sua ruota e lo sloveno ha colmato il divario su Carapaz, staccandolo prima del GPM. Vingegaard ed Evenepoel hanno cercato di limitare i danni, ma Pogačar ha iniziato l'ascesa finale verso il traguardo di Le Lioran con 40 secondi di vantaggio sul gruppo dei migliori.
Pogačar ha conquistato così il suo terzo successo di tappa in questo Tour, incrementando il proprio vantaggio in classifica generale a oltre 3 minuti e mezzo. Nel gruppetto inseguitore, Evenepoel ha regolato la volata chiudendo a 32 secondi da Pogačar e guadagnando una manciata di secondi che gli ha permesso di risalire al terzo posto della generale ai danni di Ayuso (che ha comunque indossato la maglia bianca di leader dei giovani). Del Toro è scivolato al 7° posto in classifica generale dopo aver tagliato il traguardo con un minuto di ritardo dal gruppo degli uomini di classifica.
11ª tappa
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Descrizione e riassunto
La undicesima tappa della corsa si è diretta verso nord da Vichy a Nevers su un percorso pianeggiante di 161,3 km, con due GPM di quarta categoria.
Una fuga si è formata dopo 11 km con 4 corridori al suo interno, tra cui Mathis Le Berre (TotalEnergies), che in seguito ha conquistato il massimo dei punti al traguardo volante. Philipsen ha regolato lo sprint del gruppo per i punti rimasti a disposizione. Il peloton non ha concesso ampio margine agli attaccanti, mantenendo il distacco contenuto a circa 90 secondi per tutta la frazione. Nonostante un paio di cadute all'interno del gruppo, i fuggitivi sono stati riassorbiti a 6 km dalla conclusione.
La volata è iniziata a 2,2 km dal termine, ma la preparazione del finale è apparsa disorganizzata, costringendo i principali velocisti a muoversi in prima persona. Nel caos generale, l'ultimo uomo della Decathlon CMA CGM Team per Kooij, Cees Bol, ha tirato dritto guadagnando qualche metro di vantaggio sul gruppo. Søren Wærenskjold (Uno-X Mobility) ha colto al volo l'opportunità per riportarsi su Bol, riuscendo poi a conquistare la vittoria di tappa resistendo al ritorno del peloton. Kooij ha chiuso al secondo posto, con Philipsen terzo.
La frazione è risultata la tappa in linea più veloce nella storia del Tour de France, percorsa a una media di 50,9 km/h.
12ª tappa
[modifica | modifica wikitesto]- 16 luglio: Circuito di Nevers Magny-Cours > Chalon-sur-Saône – 179,1 km
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Descrizione e riassunto
La dodicesima tappa della corsa ha portato i corridori verso est, dal Circuito di Nevers Magny-Cours a Chalon-sur-Saône, lungo un percorso pianeggiante di 179,1 km con tre GPM di quarta categoria.
Nelle prime fasi della frazione, Baptiste Veistroffer si è lanciato in fuga prima di essere raggiunto da Damiano Caruso (Bahrain Victorious), Ewen Costiou (Groupama-FDJ United) e Mattéo Vercher (TotalEnergies). Il quartetto ha battistrada ha mantenuto un piccolo margine sul peloton, con Veistroffer primo al traguardo volante. Nel prosieguo della corsa, la Lidl-Trek di Pedersen ha alzato decisamente il ritmo nel tentativo di mettere in difficoltà i velocisti puri, favorendo vari attacchi da parte di corridori come Mauro Schmid (Team Jayco-AlUla), Filippo Ganna e Kévin Vauquelin (Netcompany Ineos). La fuga e tutti gli affondi successivi sono stati però riassorbiti a circa 24 km dall'arrivo.
Negli ultimi chilometri le squadre dei velocisti sono riuscite a riprendere il controllo del gruppo per impostare lo sprint finale. Tuttavia, il finale a Chalon-sur-Saône è stato caratterizzato da un'ampia e rovinosa caduta nel cuore del gruppo negli ultimi metri. Nonostante il caos alle sue spalle, Tim Merlier ha lanciato una progressione irresistibile, superando Olav Kooij e Jasper Philipsen per conquistare la sua terza vittoria di tappa al Tour de France. Pedersen ha chiuso al 9° posto, conservando la maglia verde e consolidando il suo primato nella classifica a punti. In classifica generale non si sono registrate variazioni significative, con Tadej Pogačar sempre in maglia gialla.
13ª tappa
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Descrizione e riassunto
Direzionandosi verso nord-est in direzione dei Vosgi, la tredicesima tappa da Dole a Belfort è stata la più lunga dell'intero Tour de France con i suoi 205,8 km. Il percorso, dopo una prima parte mossa ma priva di insidie insormontabili, entrava nel vivo negli ultimi 50 km con la successione del Col de Croix (GPM di terza categoria) e soprattutto dell'impegnativo Ballon d'Alsace, un GPM di prima categoria lungo 8,9 km con una pendenza media del 6,9%. Dalla vetta mancavano pochi chilometri di discesa e pianura verso il traguardo di Belfort.
La frazione è stata caratterizzata da un'azione da lontano numerosa e battagliera, scattata già nei primi chilometri di gara e lasciata con ampio margine dal gruppo della maglia gialla. L'attacco vedeva tra i protagonisti uomini di alto profilo come Tom Pidcock e Mauro Schmid. Con il passare dei chilometri il vantaggio della fuga è lievitato oltre i sei minuti, trasformando la presenza di Pidcock in una potenziale minaccia per le posizioni nobili della graduatoria.
Sulle pendenze del Ballon d'Alsace la fuga si è sgretolata sotto la spinta dei migliori scalatori del drappello. Schmid e Harold Tejada (XDS Astana Team) hanno sferrato l'attacco decisivo nel fondovalle dopo lo scollinamento: i due si sono lanciati verso Belfort resistendo al ritorno degli inseguitori: a vincere allo sprint è stato lo svizzero, andandosi a prendere una prestigiosa vittoria di tappa. Alle loro spalle, Pidcock ha gestito al meglio le energie tagliando il traguardo con un distacco ridotto, un risultato che gli ha permesso di compiere un vero e proprio balzo in classifica generale risalendo fino al 4° posto assoluto. I grandi favoriti per la maglia gialla, guidati da Tadej Pogačar, hanno invece affrontato l'ultima salita a ritmo controllato, giungendo al traguardo compatti e senza scossoni ai vertici della generale.
14ª tappa
[modifica | modifica wikitesto]- 18 luglio: Mulhouse > Le Markstein Fellering – 155,3 km
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Descrizione e riassunto
La quattordicesima tappa è rimasta sulle montagne dei Vosgi con 155,3 km da Mulhouse a Le Markstein Fellering. L'avvio è stato subito elettrizzante: sul lungo Grand Ballon si è formato un numeroso gruppo di attaccanti in cui si è inserito nuovamente Tom Pidcock. Avendo conquistato la quarta posizione in classifica generale il giorno precedente, la presenza del britannico ha spinto la UAE Team Emirates XRG a mantenere un ritmo d'inseguimento elevato per controllare la corsa e riassorbire la fuga.
La sfida decisiva si è accesa sull'inedita salita finale del Col du Haag. Sulle sue rampe impegnative, la Visma-Lease a Bike e la Decathlon CMA CGM Team hanno selezionato drasticamente il gruppo dei migliori. Jonas Vingegaard ha poi preso in mano la situazione in prima persona con un'andatura martellante che ha ridotto la testa della corsa a soli sei corridori, mettendo in difficoltà Remco Evenepoel e facendo staccare nettamente Pidcock.
A 1,5 km dalla vetta del Col du Haag, Tadej Pogačar ha sferrato il suo attacco decisivo. Lo sloveno si è involato in solitaria, affrontando a tutta il successivo altopiano verso il traguardo. Pogačar ha così conquistato il suo quarto successo di tappa in questo Tour, mentre Isaac Del Toro ha regolato lo sprint degli inseguitori chiudendo al 2° posto a 38 secondi, precedendo Paul Seixas e Vingegaard. Con questa prestazione, Pogačar ha incrementato il suo vantaggio in maglia gialla a circa 4 minuti e mezzo su Vingegaard. Alle loro spalle, la battaglia per il podio si è ulteriormente accesa: Seixas si è preso la maglia bianca di leader dei giovani, mentre la lotta tra Evenepoel, Lipowitz, Ayuso e Del Toro resta racchiusa in appena 30 secondi.
15ª tappa
[modifica | modifica wikitesto]- 19 luglio: Champagnole > Plateau de Solaison (Brison) – 183,9 km
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Descrizione e riassunto
Spostandosi verso sud verso le montagne del Giura e le Alpi, la quindicesima tappa ha portato i corridori da Champagnole fino all'arrivo in quota sul Plateau de Solaison, lungo un percorso di 183,9 km. La frazione prevedeva quattro GPM: due di terza categoria, l'ascesa di prima categoria di Le Salève - Col de la Croisette (4,6 km con una pendenza media dell'11,2%) e la salita hors catégorie verso il traguardo del Plateau de Solaison (11,3 km con una pendenza media del 9% e arrivo a un'altitudine di 1.508 m).
Prima dell'avvio della quindicesima tappa, l'International Testing Agency ha sottoposto Vingegaard a un controllo antidoping di prima mattina, verso le 2, mentre Pogačar è stato controllato intorno alle 5. I test si sono svolti al di fuori dei normali orari dedicati ai controlli, ed è emerso in seguito che queste verifiche in piena notte erano state autorizzate da un procuratore di Parigi. Commentando i test, Vingegaard ha dichiarato: "È un bene che facciano i controlli, ma quando questo influisce sulle prestazioni e sul sonno, non penso sia una bella cosa"; Evenepoel ha criticato duramente le verifiche, definendole irrispettose e "qualcosa che non dovremmo accettare come atleti".
A circa 24 km dalla conclusione, Vingegaard è caduto all'uscita da una rotatoria, urtando il cordolo della strada. Il corridore danese è stato costretto al ritiro, e in seguito è emerso che aveva riportato la frattura della clavicola. Anche Merlier si è ritirato nel corso della tappa, sebbene per le difficoltà del percorso e non per infortunio. Sull'ascesa finale verso il Plateau de Solaison, Pogačar ha guidato il gruppo davanti a Del Toro ed Evenepoel, mentre Seixas e Lipowitz hanno perso terreno alle loro spalle. Nel finale, Evenepoel ha battuto Pogačar nello sprint allo stremo, conquistando la sua prima vittoria in una tappa di montagna al Tour de France. Dopo il traguardo, Pogačar ha affermato che il controllo antidoping delle 2 di notte a Vingegaard gli avrebbe "rovinato il sonno profondo e compromesso del tutto la notte", ipotizzando che ciò possa aver causato la caduta del danese. Pogačar ha comunque precisato che "se questo è necessario per continuare a dimostrare che stiamo correndo in modo pulito, allora lo accetto totalmente".
16ª tappa
[modifica | modifica wikitesto]- 21 luglio: Évian-les-Bains > Thonon-les-Bains – Cronometro individuale – 26,1 km
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Descrizione e riassunto
La sedicesima tappa è stata l'unica cronometro individuale dell'edizione 2026 del Tour, disputata su un percorso di 26,1 km da Évian-les-Bains a Thonon-les-Bains lungo le sponde del Lago di Ginevra. La prova presentava un tracciato esigente e diviso in tre fasi, caratterizzato dalla salita di seconda categoria della Côte de Larringes (9,7 km con una pendenza media del 4,3%) posizionata nel primo terzo di gara.
Remco Evenepoel ha fatto registrare il miglior tempo a una media superiore ai 48 km/h, conquistando per la terza volta in carriera una tappa a cronometro al Tour de France e firmando il suo secondo successo consecutivo in questa edizione. Evenepoel è stato il più veloce in tutti i rilevamenti intermedi, chiudendo con un margine di 28 secondi su Tadej Pogačar. Nonostante la piazza d'onore, lo sloveno ha mantenuto un solido vantaggio in classifica generale di circa 4 minuti e mezzo sul belga. Sul terzo gradino del podio di giornata si è piazzato Mattias Skjelmose (Lidl-Trek), accusando un ritardo di poco superiore al minuto dal vincitore.
Tra i piazzati di giornata si sono distinti anche Mattia Cattaneo, giunto 6°, e Thymen Arensman, 7°. La cronometro si è rivelata amara per Florian Lipowitz, caduto rovinosamente nelle ultime curve della discesa tecnica verso Thonon-les-Bains: l'impatto gli ha causato la frattura della clavicola, costringendolo al ritiro. Nella corsa al podio e per la maglia bianca di miglior giovane, Paul Seixas ha guadagnato terreno su Isaac Del Toro, riducendo a soli 20 secondi il divario dal messicano. Con l'uscita di scena di Lipowitz, Juan Ayuso è risalito al 5° posto della graduatoria generale, pur avendo disputato una prova contro il tempo piuttosto deludente.
17ª tappa
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Descrizione e riassunto
La diciasettesima tappa è stata una frazione di 174,7 km da Chambéry a Voiron, caratterizzata da quattro GPM (tre di quarta categoria e uno di terza) concentrati nei primi 60 km di corsa.
Fin dai primi chilometri la gara è stata interpretata come una vera e propria classica, con continui attacchi e frazionamenti favoriti dal profilo altimetrico nervoso. Nel corso della tappa, Pedersen è riuscito a colmare il distacco e ad agganciarsi a un folto gruppo di fuggitivi, andando a vincere con successo il traguardo volante posizionato a circa 28 km dall'arrivo. Subito dopo lo sprint intermedio si sono susseguiti ulteriori allunghi, tra cui un attacco promossa da Jasper Stuyven, ma la Alpecin-Premier Tech ha preso con decisione le redini della rincorsa per riassorbire i battistrada e provocare una selezione.
I velocisti rimasti nel gruppo ridotto di testa si sono così affrontati nello sprint finale. Con un perfetto lavoro di squadra, Mathieu van der Poel ha lanciato una progressione ideale per Philipsen, permettendogli di imporsi davanti a Mauro Schmid e Olav Kooij e conquistare la sua prima vittoria di tappa in questo Tour. Pedersen si è invece dovuto accontentare dell'8° posto. In virtù di questo risultato, il vantaggio di Pedersen al vertice della classifica a punti si è ridotto a soli sette punti nei confronti di Philipsen, rendendo apertissima la lotta per la maglia verde a pochissime tappe dalla conclusione a Parigi.
18ª tappa
[modifica | modifica wikitesto]- 23 luglio: Voiron > Orcières-Merlette – 185,2 km
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Descrizione e riassunto
Rimanendo sulle Alpi francesi, la diciottesima tappa è salita gradualmente da Voiron fino all'arrivo in quota di Orcières-Merlette, lungo un percorso di 185,2 km. La frazione comprendeva cinque GPM: la Côte d'Engins di prima categoria (11,4 km con una pendenza media del 5,4%), seguita da due salite di terza categoria e una di seconda, prima dell'ascesa di prima categoria verso il traguardo di Orcières-Merlette (7,1 km con una pendenza media del 6,7% e arrivo a un'altitudine di 1.825 m).
Un folto gruppo di fuggitivi si è sganciato sulla prima salita, composto sia da scalatori di primo piano sia da Pedersen. Pedersen ha conquistato il massimo dei punti al traguardo volante, portando il proprio vantaggio nella classifica a punti a trentadue lunghezze. Lungo le ascese la fuga si è gradualmente selezionata, mentre Valentin Paret-Peintre (Soudal-Quick Step) cercava di accumulare punti per la classifica dei GPM. Sulla salita finale, tuttavia, Carapaz si è dimostrato il corridore più forte, staccando i quattro compagni d'avventura rimasti a 3,5 km dal traguardo e andandosi a prendere la vittoria di tappa. I contendenti per la classifica generale hanno chiuso insieme, sebbene siano emersi possibili malanni all'interno della UAE Team Emirates XRG, testimoniato dal ritiro di un luogotenente chiave di Pogačar come Brandon McNulty e dagli arrivi vicini al tempo limite di tappa da parte di Adam Yates e Tim Wellens.
19ª tappa
[modifica | modifica wikitesto]- 24 luglio: Gap > Alpe d'Huez – 127,9 km
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Descrizione e riassunto
La diciannovesima tappa ha condotto i corridori da Gap all'iconico arrivo in quota sull'Alpe d'Huez lungo un percorso di 127,9 km. La frazione comprendeva quattro GPM: due di seconda categoria in apertura, divisi dal Col du Noyer di prima categoria (7,2 km all'8,5%) e infine l'ascesa hors catégorie verso il traguardo sui 21 tornanti dell'Alpe d'Huez (13,8 km con una pendenza media dell'8,1% e arrivo a 1.850 metri d'altitudine).
La gara è partita a ritmi altissimi fin dal km zero, portando alla formazione di un maxi-gruppo di oltre 40 fuggitivi. Tra i battistrada figuravano uomini d'attacco e cacciatori di tappe come Richard Carapaz, Lenny Martinez (Bahrain Victorious) e Sepp Kuss (Visma-Lease a Bike), oltre a Pedersen, abile a inserirsi per raccogliere ulteriori punti per la classifica della maglia verde.
All'imbocco dei 21 tornanti dell'Alpe d'Huez, i fuggitivi di testa mantenevano un vantaggio di circa 3 minuti e mezzo sul gruppo della maglia gialla. A 12 km dalla conclusione, Tadej Pogačar ha sferrato un attacco secco ed esplosivo: nessuno dei rivali per la classifica generale — tra cui Remco Evenepoel, Paul Seixas e Isaac Del Toro — ha provato a seguire l'azione dello sloveno, lasciandolo andare in un'incredibile caccia solitaria.
Spinto da una cadenza impressionante e da un ritmo insostenibile per chiunque altro, Pogačar ha recuperato il ritardo dai battistrada a uno a uno. A circa 2 km dal traguardo ha raggiunto prima Sepp Kuss e poi la coppia formata da Carapaz e Martinez. Dopo un breve momento di studio, a 800 metri dalla linea d'arrivo Pogačar ha piazzato lo scatto decisivo, staccando definitivamente i compagni d'avventura e tagliando il traguardo in solitaria per conquistare la sua quinta vittoria di tappa in questo Tour. Martinez e Carapaz hanno chiuso rispettivamente al secondo e al terzo posto.
L'impresa dello sloveno è entrata direttamente nei libri di storia del ciclismo: Pogačar ha completato la scalata dell'Alpe d'Huez nell'incredibile tempo di 35 minuti e 27 secondi, sbriciolando il leggendario record storico appartenuto a Marco Pantani dal Tour de France 1995 (36 minuti e 50 secondi) di ben 1 minuto e 23 secondi.
Alle spalle del vincitore, la corsa per i gradini più bassi del podio ha visto Remco Evenepoel chiudere al 6° posto con oltre due minuti di ritardo, mantenendo comunque la seconda posizione in classifica generale. Isaac Del Toro ha staccato Seixas nelle battute finali, rafforzando la sua maglia bianca di miglior giovane e il terzo posto della graduatoria generale. In classifica generale, Pogačar ha incrementato il proprio vantaggio in maglia gialla a oltre 7 minuti su Evenepoel, ipotecando definitivamente il successo finale a due giorni dal traguardo di Parigi. Carapaz, grazie ai punti conquistati lungo il percorso, si è invece preso la maglia a pois della classifica degli scalatori.
20ª tappa
[modifica | modifica wikitesto]- 25 luglio: Le Bourg-d'Oisans > Alpe d'Huez – 170,9 km
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Descrizione e riassunto
La ventesima frazione da Le Bourg-d'Oisans all'Alpe d'Huez ha rappresentato la tappa regina di questo Tour de France, snodandosi su un percorso di 170,9 km con oltre 5.450 metri di dislivello positivo. Il tracciato prevedeva quattro GPM d'alta quota: il Col de la Croix de Fer (hors catégorie), il Col du Télégraphe (1ª categoria), l'hors catégorie del Col du Galibier (Souvenir Henri Desgrange a 2.642 metri) e l'aspro Col de Sarenne (hors catégorie), prima del tratto finale verso l'Alpe d'Huez.
Fin dai primi chilometri della prima salita, il Col de la Croix de Fer, la gara si è accesa: Juan Ayuso, intenzionato a riscattarsi e a recuperare i quattro minuti persi nella tappa precedente, dal gruppo dei contendenti per il podio finale, si è lanciato in una lunga azione d'attacco inserendosi nell'ampia fuga di giornata insieme a Richard Carapaz, Sepp Kuss e Jai Hindley (Red Bull-Bora-Hansgrohe). Lungo il percorso, Carapaz è transitato in vetta alla Croix de Fer, al Télégraphe ed al Galibier, accumulando i punti necessari per conquistare matematicamente la maglia a pois della classifica scalatori.
Nel gruppo della maglia gialla si è assistito a una scelta tattica piuttosta insolita: negli ultimi chilometri del Col du Galibier, per tutta la discesa e per l'intera ascesa del Col de Sarenne, la maglia gialla Tadej Pogačar si è messo a fare il gregario al servizio del compagno di squadra Isaac Del Toro. Con un ritmo martellante, Pogačar ha scortato il messicano per distanziare Paul Seixas e blindare la maglia bianca e la terza posizione in classifica generale.
Nel frattempo, davanti, Kuss aveva piazzato un attacco deciso staccando i compagni d'avventura. Sembrava ormai lanciato verso la vittoria di tappa, ma nei tratti guidati e in discesa prima dell'arrivo è caduto per ben due volte, spianando la strada al rientro di Carapaz.
Nel finale verso l'Alpe d'Huez, Remco Evenepoel ha sorpreso la coppia UAE sferrando un attacco deciso con cui li ha staccati prima del traguardo. Carapaz ha così tagliato il traguardo in solitaria conquistando la vittoria di tappa, mentre Evenepoel si è preso un ottimo 2° posto, davanti a Kuss. Pogačar e Del Toro sono giunti subito dopo al 4° e 5° posto a 1'05" dal vincitore, con Lenny Martinez poco dietro.
L'attacco promosso all'inizio della tappa si è rivelato infruttuoso per Ayuso, che si era staccato una prima volta sulle rampe più dure del Galibier, per essere definitivamente distanziato sul Sarenne ed arrivare al traguardo insieme a Seixas ed il suo compagno Mattias Skjelmose. Allo stesso tempo, grazie al lavoro da "super-domestique" della maglia gialla Pogačar, Del Toro ha inflitto un distacco importante a Seixas mettendo al sicuro il podio finale, mentre Pogačar ha ipotecato definitivamente la vittoria del Tour alla vigilia della tappa conclusiva a Parigi.
21ª tappa
[modifica | modifica wikitesto]- 26 luglio: Parigi (Champs-Élysées) > Parigi (Champs-Élysées) – 88,7 km[3]
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Descrizione e riassunto
La ventunesima e ultima tappa del Tour de France si è chiusa con un finale spettacolare a Parigi, ridotta a 88,7 km a causa del ridispiegamento delle forze di sicurezza impegnate nell'emergenza incendi in Gironda. La decisione del Ministero dell'Interno e di ASO ha portato a trasferire i corridori in bus da Thoiry direttamente al circuito parigino sui Champs-Élysées.
Nonostante il tratto di avvicinamento accorciato, la corsa è stata tutt'altro che una semplice passerella d'onore. Il circuito comprendeva tre passaggi sulla ciottolata e tecnica Côte de la Butte Montmartre. Proprio sull'ultima ascesa verso la Basilica del Sacré-Cœur, Tadej Pogačar e Mathieu van der Poel hanno promosso un attacco congiunto da finisseur che ha spaccato in due il gruppo.
Il duo ha collaborato nel tratto pianeggiante verso i Champs-Élysées per mantenere qualche secondo di margine sul gruppo dei velocisti in fase di rimonta. Con una volata potente, van der Poel ha tagliato per primo il traguardo precedendo di un soffio il compagno di squadra Jasper Philipsen, che ha regolato lo sprint del gruppo compatto subito alle loro spalle, firmando una doppietta per la Alpecin-Premier Tech. Pogačar ha chiuso poco dopo alzando le braccia al cielo per festeggiare ufficialmente la conquista del suo quinto Tour de France.
Evoluzione delle classifiche
[modifica | modifica wikitesto]- Maglie indossate da altri ciclisti in caso di due o più maglie vinte
- Nella 3ª tappa Juan Ayuso ha indossato la maglia bianca al posto di Isaac Del Toro.
- Nella 4ª tappa Jonas Vingegaard ha indossato la maglia verde al posto di Tadej Pogačar.
- Dalla 7ª alla 14ª tappa Jonas Vingegaard ha indossato la maglia a pois al posto di Tadej Pogačar.
- Dalla 15ª alla 19ª tappa Valentin Paret-Peintre ha indossato la maglia a pois al posto di Tadej Pogačar.
Classifiche finali
[modifica | modifica wikitesto]Classifica generale - Maglia gialla
[modifica | modifica wikitesto]| Pos. | Corridore | Squadra | Tempo |
|---|---|---|---|
| 1 | UAE | 73h56'26" | |
| 2 | Red Bull | a 6'26" | |
| 3 | UAE | a 9'42" | |
| 4 | Decathlon | a 11'56" | |
| 5 | Bahrain | a 13'02" | |
| 6 | Lidl | a 14'59" | |
| 7 | Lidl | a 17'48" | |
| 8 | EF | a 20'00" | |
| 9 | Pinarello | a 29'28" | |
| 10 | TotalEnergies | a 33'21" |
Classifica a punti - Maglia verde
[modifica | modifica wikitesto]| Pos. | Corridore | Squadra | Punti |
|---|---|---|---|
| 1 | Lidl | 559 | |
| 2 | Alpecin | 475 | |
| 3 | NSN | 367 | |
| 4 | XDS | 289 | |
| 5 | Decathlon | 246 |
Classifica scalatori - Maglia a pois
[modifica | modifica wikitesto]| Pos. | Corridore | Squadra | Punti |
|---|---|---|---|
| 1 | EF | 156 | |
| 2 | UAE | 100 | |
| 3 | Soudal | 99 | |
| 4 | Visma | 55 | |
| 5 | Red Bull | 50 |
Classifica giovani - Maglia bianca
[modifica | modifica wikitesto]| Pos. | Corridore | Squadra | Tempo |
|---|---|---|---|
| 1 | UAE | 74h06'08" | |
| 2 | Decathlon | a 2'14" | |
| 3 | Bahrain | a 3'20" | |
| 4 | Lidl | a 8'06" | |
| 5 | Visma | a 54'01" |
Classifica a squadre
[modifica | modifica wikitesto]| Pos. | Squadra | Tempo |
|---|---|---|
| 1 | 224h57'43" | |
| 2 | a 36'57" | |
| 3 | a 1h06'22" | |
| 4 | a 1h47'44" | |
| 5 | a 2h18'03" |
Note
[modifica | modifica wikitesto]Esplicative
Bibliografiche
- ↑ Tour de France 2026, svelato il percorso ufficiale: da Barcellona a Parigi con doppio arrivo all’Alpe d’Huez, su cyclingpro.net, 23 ottobre 2025. URL consultato il 25 ottobre 2025.
- 1 2 A fronte di una lunghezza prevista di 185,5 km, sono stati eliminati 30,9 km a causa dell'allerta meteo per l'eccessivo caldo. Vedi: Tour de France 2026, allerta meteo alla Grande Boucle: tagliata la nona tappa, su cyclingpro.net, 11 luglio 2026.
- 1 2 A fronte di una lunghezza prevista di 132,5 km, sono stati eliminati 43,8 km a causa dell'emergenza incendi che ha colpito la Francia e che ha richiesto anche la mobilitazione di parte del personale che avrebbe dovuto garantire la sicurezza della manifestazione. Per questo motivo la tappa è stata accorciata e nella città di Thoiry, dove sarebbe dovuta avvenire la partenza del gruppo, è avvenuta solo la presentazione delle squadre, che successivamente si sono dirette in pullman verso Parigi dove ha avuto inizio effettivamente la tappa. Vedi: Change the route of the final stage, su letour.fr. URL consultato il 26 luglio 2026.
- ↑ Davide Terraneo, Tour de France 2026, Presentazione Percorso e Favoriti Seconda Tappa: Tarragona – Barcellona (168,1 km), su cyclingpro.net.
- ↑ Davide Terraneo, Tour de France 2026, Isaac Del Toro si prende la seconda tappa in parata con Tadej Pogačar! Jonas Vingegaard è 4° e tiene la Maglia Gialla, su cyclingpro.net.
- ↑ Stefano Brienza, Pogačar e Del Toro UMILIANO TUTTI a Barcellona | Tour de France 2026 Tappa 2 | I VERI Highlights, su youtube.com.
- ↑ Francesco Mitola, Tour de France 2026, le altre classifiche, su cyclingpro.net.
- ↑ Alessandro Farina, Tour de France 2026, Presentazione Percorso e Favoriti Terza Tappa: Granollers – Les Angles (195,9 km), su cyclingpro.net.
- ↑ Francesco Mitola, Tour de France 2026, vasto incendio nella zona dell’arrivo della terza tappa: corsa confermata, ma senza pubblico (AGGIORNATO), su cyclingpro.net.
- ↑ Luca Pellegrini, Tour de France 2026, caldo e incendi: a rischio le prossime tappe?, su cyclingpro.net.
- ↑ Alessandro Farina, Tour de France 2026, Tadej Pogačar si prende tappa e Maglia Gialla a Les Angles! 2° Jonas Vingegaard, 4° Paul Seixas, su cyclingpro.net.
- ↑ Stefano Brienza, L'UAE Team Emirates NON FA PRIGIONIERI | Tour de France 2026 Tappa 3 | I VERI Highlights, su youtube.com.
- ↑ Davide Filippi, Tour de France 2026, Presentazione Percorso e Favoriti Quarta Tappa: Carcassonne – Foix (181,9 km), su cyclingpro.net.
- ↑ Francesco Torrente, Torstein Traeen, chi è il nuovo leader del Tour? Dal tumore sconfitto alla maglia gialla: ecco dove può arrivare, su eurosport.it.
- ↑ Alessandro Farina, Tour de France 2026, la fuga va in porto a Foix: successo netto di Mads Pedersen, Torstein Træen si prende la Maglia Gialla – 4° Marco Frigo, su cyclingpro.net.
- ↑ Stefano Brienza, Dal TUMORE alla MAGLIA GIALLA | Tour de France 2026 Tappa 4 | I VERI Highlights, su youtube.com.
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su letour.fr.
