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Perù
Panorama di Machu Picchu all'alba
Localizzazione
Perù - Localizzazione
Stemma e Bandiera
Perù - Stemma
Perù - Stemma
Perù - Bandiera
Perù - Bandiera
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Perù è uno Stato andino dell'America del Sud che si affaccia a ovest per tutta la sua lunghezza sull'Oceano Pacifico e confina a nord con l'Ecuador, a nord-est con la Colombia, a est con il Brasile, a sud-est con la Bolivia e a sud con il Cile.

Da sapere

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Rispetto ad altri Paesi andini e sudamericani in genere, il Perù si contraddistingue per l'abbondanza e la grandiosità dei siti archeologici. È sufficiente il nome di Machu Picchu a farne la gloria ma ve ne sono molti altri che da soli giustificano un viaggio, quali le misteriose linee di Nazca, Sipan e Chan Chan che ci svelano il grado di raffinatezza raggiunto dalle civiltà preinca.

Il Perù vanta graziosi villaggi e magnifiche città che non deluderanno chi è alla ricerca di atmosfere del passato; Cuzco e i vicini villaggi della valle Urubamba sono i più visitati. Un bel posto dove assaporare l'aria del periodo coloniale è Arequipa, spesso paragonata a Siviglia. Potrebbe comunque valere la pena andare alla scoperta di Cajamarca, Ayacucho e di molti altri centri rimasti fuori dai circuiti del turismo internazionale. Un caso a sé è costituito da Iquitos, città sul Rio delle Amazzoni avvolta da ogni lato da fitte foreste. Con le sue molte case opulente, una delle quali porta la firma di Gustave Eiffel, Iquitos ricalca l'esempio della più nota Manaus rimandandoci ai tempi dell'effimero boom del caucciù.

Il Perù presenta paesaggi variegati e non potrebbe essere altrimenti visto che il suo territorio abbraccia una sezione delle Ande, una bella fetta del bacino amazzonico e una lunga e sottile striscia di deserto costiero.

Pinguini delle Isole Ballestas

Il verde intenso della valle del fiume Urubamba, le acque blu cobalto del lago Titicaca, i paesaggi alpestri della Cordillera Blanca, le profonde gole del Colca guardate a vista da giganteschi condor costituiranno i più bei ricordi di viaggio e rimarranno a lungo impressi nelle menti di quanti hanno avuto la fortuna di vederli.

Chi è attento agli aspetti folcloristici potrà contare su un fitto calendario di feste religiose ove il cattolicesimo si mescola a credenze Inca e su una produzione artigianale di tutto rispetto che fa bella mostra di sé in uno dei numerosi mercati che si tengono ovunque nel Paese. La fiera domenicale di Písac, a una trentina di km da Cuzco è una tappa obbligata per quanti sono a caccia di oggetti particolari da portarsi a casa.

Se siete interessati alla fauna e all'eventualità di osservare colonie di animali nel loro habitat naturale, il Perù possiede una sorta di Galápagos in miniatura; si tratta delle isole Ballestas, poco più che un pugno di scogli al largo del villaggio peschereccio di Pisco. Lo sbarco non è consentito e dovrete accontentarvi di un giretto in battello. Avvisterete colonie di foche e pinguini, più stormi infiniti di uccelli attratti dalle enormi quantità di plancton trascinate dalla corrente di Humboldt proveniente dall'Antartide.

In Perù non c'è l'ora legale.

Cenni geografici

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Il Perù è il terzo Paese dell'America del Sud per grandezza del territorio (dopo Brasile e Argentina).

Cordigliera delle Ande

La Cordigliera delle Ande corre parallela all'oceano Pacifico, e separa le tre regioni tradizionalmente utilizzate per descrivere geograficamente il Paese. La costa, a ovest, è una stretta pianura, in gran parte arida, ad eccezione delle valli create da fiumi stagionali. La sierra è la regione delle Ande, costituita da altipiani con vette che superano spesso i 6.000 metri di altezza (come il monte Huascarán che raggiunge i 6768 m). La selva è formata da un vastissimo bassopiano che è attraversato da grandi fiumi (Marañón, Ucayali) che danno origine al Rio delle Amazzoni; questa regione, dal clima caldo e umido, è ricoperta da un manto di foreste impenetrabili, ed è la zona meno abitata del Perù (meno di 1 abitante per chilometro quadrato).

I maggiori bacini idrografici sono tre; il bacino del Rio delle Amazzoni, che scorre a est delle Ande, il bacino del Pacifico, dove scorrono fiumi che nati dalla Cordigliera si dirigono a ovest verso il Pacifico, e la conca del Lago Titicaca, al confine con la Bolivia. Il Titicaca è il secondo lago più vasto dell'America meridionale, nonché il più alto lago navigabile del mondo (3800 m s.l.m.).

Regioni naturali

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Regioni naturali del Perù secondo i parametri di Javier Pulgar Vidal

Nonostante la grande diversità del territorio peruviano, gli spagnoli, per ragioni politiche più che geografiche, lo divisero in tre grandi regioni: la Costa, che confina con il Pacifico; la Sierra, situata sulle alture andine; e la foresta pluviale amazzonica. Questa divisione, pur con i suoi evidenti limiti, durò fino al 1941, quando la terza Assemblea generale dell'Istituto Panamericano di Geografia e Storia approvò la creazione di otto regioni naturali, proposte dal geografo Javier Pulgar Vidal, allo scopo di stabilire una mappa fisiografica più adeguata alla realtà biogeografica del territorio. Così concepita, la mappa peruviana comprende le seguenti regioni:

  • La Chala o Costa: Questa regione è situata nella parte occidentale, con terreni leggermente accidentati che si estendono lungo la costa, dal livello del mare fino a 500 metri sopra il livello del mare. In questa regione, sulle rive dei fiumi crescono il carrubo, il palo verde, l'erba salata, la mangrovia, la canna e la canna selvatica, mentre sulle colline crescono l'amancaes, il pomodoro selvatico, il mito e la tara. La fauna costiera comprende leoni marini, acciughe e uccelli marini.
  • La Yunga: Regione di valli e burroni con terre fertili, dove si coltivano la lúcuma, la mela cotogna, la guava, l'avocado, gli agrumi e la canna da zucchero, oltre ai pittoreschi pongos o canyon fluviali. Tra i 500 e i 2300 metri sul versante occidentale, è chiamato Yunga Maritime, mentre tra i 1000 e i 2300 metri sul versante orientale, Yunga Fluvial. Le Yungas fluviali hanno un clima caldo con piogge stagionali, mentre le Yungas marittime hanno un clima desertico. La flora comprende il molle, il cabuya bianco, il pitajaya e il chuná, mentre la fauna comprende uccelli come il chaucato e il taurigaray .
  • Quechua: Regione di terre temperate, che si estendono lungo entrambi i versanti andini tra i 2.300 e i 3.500 metri sul livello del mare. Il suo rilievo alterna valli con bacini idrografici che alimentano i fiumi nello stesso bacino, con precipitazioni estive limitate. La flora comprende ontano, lambrán o rambash, gongapa e arracacha, e vengono coltivati ​​mais, zucca, frutto della passione, papaya, grano e peschi. La fauna comprende uccelli come il tordo grigio o il chihuahua.
  • Suni o Jalca: Terreni dal clima freddo e secco, con abbondanti piogge estive, situati tra i 3.500 e i 4.100 metri, caratterizzati da valli glaciali e fondali leggermente ondulati. Il paesaggio è ricoperto da erbe e arbusti come il taya-taya, il quishuar e la cantuta (un fiore sacro per gli Inca). Nonostante il clima, si coltivano, tra gli altri, quinoa, cañigua, fagioli e olluco. La fauna comprende il tordo nero e la cavia.
  • La Puna: si estende sugli altopiani e sulle scogliere andine tra i 4.100 e i 4.800 metri, dove predomina il clima freddo. Durante il giorno le temperature sono positive, ma di notte scendono sotto gli 0 °C. La vegetazione tipica è costituita da cactus e, nei laghi e nelle zone paludose, da tife . Le colture più comuni sono l'orzo, le patate e la maca. La fauna caratteristica comprende lama, alpaca, vigogna, guanaco, condor, huallata, parihuana, anatre e altri uccelli acquatici.
  • La Janca: Corrisponde alle alte vette ghiacciate, che racchiudono i domini del condor, dove il clima è glaciale e la vegetazione è molto scarsa, ridotta quasi alla yareta o yarita.
  • La Rupa Rupa o Selva Alta: contrafforti boscosi situati tra i 400 e i 1000 metri sul versante orientale delle Ande, caratterizzati da valli strette e allungate e canyon fluviali o pongos. Il clima caldo, umido e piovoso favorisce una flora tropicale variegata e una fauna diversificata, tra cui il sachavaca ( tapiro ), l'huangana e l'otorongo.
  • Omagua, Amazzonia o Selva Bassa: pianura di giungla che si estende tra gli 80 e i 400 metri sul versante andino orientale, attraverso la quale scorrono i fiumi del bacino amazzonico, formando meandri, paludi e lagune. La flora comprende alberi come il chonta, il cedro, le palme, lo shapaja e lo shebo, e piante come le orchidee. La fauna comprende il capibara, l'armadillo gigante, la lontra e il cervo rosso, uccelli come il tucano, l'hoatzin, il jabiru e l'ara, nonché pesci come il paiche e altri animali acquatici come la mucca di mare e il rospo pipa.

Quando andare

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A differenza di altri Paesi vicini all'equatore, il Perù non ha un clima tropicale in tutte le sue regioni. Le alte montagne andine determinano una grande diversità climatica tra le diverse regioni. Il Perù può essere suddiviso in tre principali regioni climatiche:

  • La regione costiera è caratterizzata da temperature moderate, scarse precipitazioni e alta umidità, fatta eccezione per le zone settentrionali più calde e umide.
  • Nella regione montuosa, la pioggia è frequente in estate, mentre la temperatura e l'umidità diminuiscono con l'altitudine fino alle cime ghiacciate delle Ande.
  • L' Amazzonia peruviana è caratterizzata da forti piogge e temperature elevate, fatta eccezione per la parte più meridionale, dove gli inverni sono freddi e le piogge stagionali.

La costa, fino ai 2000 m, ha un clima subtropicale arido con temperature influenzate dalle correnti oceaniche, le quali concorrono a determinare anche una quasi assenza delle piogge sulla costa ed una temperatura più da zona temperata che da zona tropicale. Nella sierra oltre i 1000 m il clima è temperato, le temperature si aggirano sui 20 gradi. Al di sopra dei 3000 m le temperature si abbassano ulteriormente avvicinandosi agli 0 gradi. Nell'Amazzonia invece il clima è generalmente più caldo e piovoso, con temperature comprese tra i 25 e i 30 gradi.

In generale si può dire che il miglior periodo per un viaggio in Perù è da maggio a ottobre, in coincidenza con la stagione asciutta.

Cenni storici

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Culture antiche

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Tempio bianco di Kotosh a Huanuco
Ceramica della cultura Paracas. L'emisfero superiore della camera raffigura un felino che saltella (probabilmente un giaguaro) con la testa rivolta verso l'osservatore e una lunga coda a forma di L

Il territorio dell'attuale Repubblica del Perù era il cuore del Tahuantinsuyo, il potente impero inca e, dopo la conquista spagnola, divenne il più grande dei vicereami spagnoli nelle Americhe, le cui ricchezze contribuirono alla creazione di numerose leggende.

I primi reperti della presenza umana in Perù sono datati a 32.000 anni fa. Abitato per circa 20.000 anni, secondo i resti dell'industria litica rinvenuti nelle grotte di Piquimachay (Ayacucho), da gruppi di cacciatori e raccoglitori (Chivateros, Lauricocha, Paiján, Toquepala), il territorio peruviano ospitò diverse culture primitive. Le prime organizzazioni sociali apparvero intorno al 6000 a.C. sulla costa (Chilca e Paracas) e sugli altopiani (Callejón de Huaylas). Circa 3000 anni dopo, il processo di sedentarizzazione (Kotosh, Huaca Prieta) portò alla coltivazione del mais e del cotone e all'addomesticamento di alcuni animali. Poco dopo, si svilupparono la filatura e la tessitura del cotone e della lana, nonché la cesteria e la produzione delle prime ceramiche. Del periodo 2000-300 a.C. si hanno testimonianze dello sviluppo delle prime arti: ceramica, tessitura, agricoltura e l'uso dei metalli.

Nel periodo detto Antico orizzonte si ebbe l'epoca della cultura Chavín che nei secoli successivi subì un declino a favore di altre culture locali. Considerata dall'archeologo Julio C. Tello la "cultura madre del Perù", Paracas, Mochica, Nazca, Tiahuanaco, Wari e Chimú, ebbero origine intorno al XIII secolo a.C. Dal 600 al 1000 si ha il periodo del Medio orizzonte con l'ascesa dei Wari, il primo popolo espansionista di cui si abbia notizia nella zona delle Ande. Questi popoli, in periodi diversi e successivi, e come risultato di un processo culturale sostenuto e complesso, svilupparono tecniche agricole, l'oreficeria, la ceramica, la metallurgia e la tessitura, e formarono organizzazioni sociali che culminarono, intorno al XII secolo d.C., nella civiltà Inca.

L'Impero inca

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Per approfondire, vedi: Impero inca.
Un lama che domina Machu Picchu

Nel XIII secolo inizia la storia degli Inca e del Regno di Cuzco. Questa civiltà, probabilmente la più importante della regione andina, ebbe massima espansione, anche territoriale, attorno all'inizio del XVI secolo per scomparire pochi decenni più tardi con la colonizzazione spagnola. L'Impero inca, con il suo centro amministrativo, politico e militare a Cuzco, era la civiltà precolombiana più estesa e potente delle Americhe. All'inizio del XVI secolo, il Tahuantinsuyo raggiunse la sua massima estensione, dominando un territorio che si estendeva da nord a sud, dall'attuale Ecuador e parte della Colombia al Cile centrale e all'Argentina nord-orientale, e da ovest a est, dalla Bolivia alle giungle amazzoniche.

L'impero era organizzato come una confederazione centralizzata di signorie, con una società stratificata guidata dagli Inca e sostenuta da un'economia basata sulla proprietà collettiva della terra. Questo ambizioso progetto di civilizzazione era fondato su una visione del mondo in cui l'armonia tra umani, natura e dei era essenziale.

Da una prospettiva razionalista europea, lo stato Inca è stato visto come un'utopia realizzata, il cui crollo per mano di un piccolo gruppo di soldati spagnoli è attribuito alla superiorità tecnologica di questi ultimi, che hanno sfruttato durante la guerra civile Inca innescata da due contendenti al trono. Tuttavia, questa interpretazione pragmatica tende a trascurare gli effetti devastanti che lo scontro tra due visioni del mondo fondamentalmente diverse ha avuto sull'armonia della civiltà Inca.

Alla morte dell'imperatore Huayna Capac l'impero venne diviso tra i figli Atahualpa, che ricevette la parte settentrionale, con capitale Quito e Huáscar che ricevette quella meridionale con capitale Cuzco. Nel 1530 Atahualpa sconfisse Huascar e riunificò l'impero sotto di sé.

Perù coloniale

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Per approfondire, vedi: Impero spagnolo.
L'Inca offre agli spagnoli di riempire una stanza con oro e argento fino all'altezza della sua mano in cambio della sua libertà

Nel 1531, attratti dai resoconti di un regno ricco e favoloso, Francisco Pizarro e i suoi fratelli giunsero nel territorio che chiamarono Perù, una parola che, secondo Porras Barrenechea, "non è né quechua né caraibica, ma indo-ispanica o meticcia". A quel tempo, l'impero inca era coinvolto in una guerra civile tra i principi Huáscar e Atahualpa. Approfittando di questa situazione, Pizarro eseguì un'azione decisiva che cambiò il corso della storia. Il 16 novembre 1532, durante una celebrazione a Cajamarca, Pizarro catturò di sorpresa l'Inca Atahualpa, causando grande costernazione tra gli indigeni e influenzando il futuro corso del conflitto.

Per un certo periodo, Pizarro mantenne l'autorità degli Inca, riconoscendo Tupac Hualpa come tale, ma gli abusi dei conquistadores resero questo accordo impraticabile e il dominio spagnolo si consolidò mentre le successive ribellioni indigene venivano continuamente e sanguinosamente represse.

Mappa dei territori del Vicereame del Perù per l'anno 1810
Il conquistatore Francisco Pizarro
Francisco Pizarro
La fama di Pizarro si deve ai successi militari ottenuti per conto del Regno di Spagna alla conquista del Sud America e del Perù. Qui si scontrò con l'Impero inca e dopo numerosi eccidi e battaglie prese la capitale Cusco nel 1533.

Il ricordo della sua figura è oggi controverso, seppur le sue spoglie sono custodite in una cappella della Cattedrale di Lima.

Nonostante la lotta per il potere tra Pizarro e Diego de Almagro, che portò a una prolungata guerra civile, gli spagnoli non trascurarono il processo di colonizzazione. Uno degli atti più significativi fu la fondazione di Lima nel gennaio 1535, da dove vennero organizzate istituzioni politiche e amministrative. La necessità di consolidare l'autorità reale su questi territori portò alla creazione della Real Audiencia qualche anno dopo e, nel 1542, del Vicereame di Nueva Castilla, che in seguito fu ribattezzato Vicereame del Perù. Tuttavia, il Vicereame del Perù non fu organizzato in modo efficace fino all'arrivo del Viceré Francisco de Toledo nel 1572. Toledo pose fine allo stato indigeno di Vilcabamba, giustiziò l'Inca Tupac Amaru e promosse uno sviluppo economico basato sul monopolio commerciale e sull'estrazione mineraria, in particolare dalle miniere d'argento di Potosí, utilizzando l'istituzione Inca della mita per sottoporre le comunità indigene a un duro sfruttamento.

Il trattato di Madrid del 1750 certificò il trasferimento di gran parte della regione amazzonica dal vicereame del Perù al Portogallo. Nel 1776 fu fondato il viceregno del Río de la Plata, comprendente le odierne Argentina, Bolivia, Paraguay e Uruguay. La creazione dei due vicereami a discapito del territorio del Perù ridussero l'importanza del centro di Lima, spostando buona parte del commercio a Caracas e Buenos Aires, e la riduzione della produzione tessile e mineraria favorì il decadimento del vicereame. Questo contesto creò un clima favorevole alla diffusione di idee emancipatorie tra i creoli.

Perù indipendente

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La crisi economica del Vicereame del Perù facilitò l'emergere della ribellione indigena dal 1780 al 1781, guidata da Tupac Amaru II. Questa crisi fu aggravata dall'invasione napoleonica della Penisola Iberica e dal declino del potere della Corona spagnola, che portò alle rivolte creole a Huánuco nel 1812 e a Cuzco tra il 1814 e il 1816, ispirate dai principi liberali della Costituzione di Cadice del 1812.

Il Vicereame del Perù, sostenuto dal potere dell'oligarchia creola, divenne l'ultima roccaforte del dominio spagnolo in Sud America. Cadde definitivamente dopo le decisive campagne di Simón Bolívar e José de San Martín. San Martín, che aveva espulso i realisti dal Cile dopo l'epica campagna delle Ande, sbarcò a Paracas nel 1819 e proclamò l'indipendenza del Perù a Lima il 28 luglio 1821. Sotto il comando di Simón Bolívar, nel 1824 viene definitivamente sconfitto l'Esercito realista del Perù; l'epilogo si ebbe quando il Generale Antonio José de Sucre nel dicembre di quell'anno sconfisse le truppe spagnole nella Battaglia di Ayacucho. L'indipendenza del Perù è uno dei tanti capitoli delle guerre di emancipazione hispano-americana, che cominciò nel 1808 e terminò nel 1829.

Gli interessi contrastanti tra i diversi settori della società creola e le ambizioni particolari dei caudillos ostacolarono notevolmente l'organizzazione del paese. Ciò è evidente nel fatto che solo tre civili, Manuel Pardo, Nicolás de Piérola e Francisco García Calderón, riuscirono ad assumere la presidenza nei primi settantacinque anni di indipendenza.

Dopo la secessione dell'Alto Perú nel 1825, che portò alla creazione della Repubblica di Bolivia, e la formazione della Confederazione Perù-Boliviana nel 1837, che si sciolse due anni dopo a causa dell'intervento militare cileno, il Perù entrò in un periodo di stabilità politica ed economica a metà del XIX secolo sotto l'egemonia caudillo del generale Ramón Castilla. Tuttavia, l'esaurimento del guano, la principale fonte di reddito, e la Guerra del Pacifico con il Cile per la regione di Tarapacá ricca di nitrati, portarono a una crisi economica e a un aumento dei disordini sociali e politici nel paese. Nel 1845 salì al potere Ramón Castilla, il primo a promulgare, nel 1860, una Costituzione democratica. Dopo l'indipendenza del Perù segui l'indipendenza del resto dell'America latina; ciò avviene tra il 1811 e il 1903.

Nella seconda metà dell'Ottocento iniziò un modesto fenomeno emigratorio dall'Europa verso il Perù. Oltre 100.000 Italiani si trasferirono a Lima e dintorni creandovi la comunità degli Italo-peruviani, assieme ad altrettanti Europei (specialmente ebrei).

Nella guerra del salnitro (Guerra del Pacifico)

Il movimento Civilista, guidato da Nicolás de Piérola, emerse in opposizione al caudillismo militare derivante dalla sconfitta in guerra e dal crollo economico. Piérola salì al potere dopo la rivoluzione del 1895. Le riforme del suo governo continuarono sotto la dittatura di Augusto B. Leguía, i cui mandati (1908-1912 e 1919-1930, quest'ultimo noto come "El Oncenio") promossero l'ingresso del capitale statunitense e favorirono la borghesia. Questa politica, insieme alla crescente dipendenza dal capitale straniero, generò l'opposizione sia dell'oligarchia terriera che dei settori più progressisti della società peruviana. Tra questi ultimi, la creazione dell'American Popular Revolutionary Alliance (APRA), un movimento nazionalista, populista e anti-imperialista guidato da Víctor Raúl Haya de la Torre nel 1924, e la fondazione del Partito Comunista nel 1928, guidato da José Carlos Mariátegui, furono notevoli.

Dopo la crisi globale del 1929, il Perù ha vissuto numerosi governi brevi. L'APRA ha tentato di promuovere riforme di sistema attraverso l'azione politica, ma senza successo. Durante questo periodo, ci fu una rapida crescita della popolazione e un'urbanizzazione aumentata. Il generale Manuel A. Odría instaurò una dittatura che durò otto anni (1948-1956) e terminò tra continue rivolte agrarie. Queste rivolte, insieme al crescente movimento di guerriglia dal 1963 circa, ostacolarono gli sforzi riformisti del primo governo di Fernando Belaúnde Terry. In questo contesto, il colpo di stato del generale Juan Velasco Alvarado avvenne nel 1968.

Il regime di Velasco, caratterizzato da populismo e nazionalismo, entrò in conflitto con gli interessi del capitale straniero e dell'oligarchia locale, portando al colpo di stato del generale Francisco Morales Bermúdez nel 1975. Successivamente, la crisi causata dal crescente debito estero modellò le azioni dei successivi governi peruviani, che non furono in grado di fermare il progressivo impoverimento della popolazione o l'aumento del traffico di droga e le azioni terroristiche del Sendero Luminoso e del Movimento Rivoluzionario Túpac Amaru. Né Belaúnde Terry, nel suo secondo mandato (1980-1985), né Alan García, nel suo primo mandato (1985-1990), riuscirono nei loro piani economici e sociali. In mezzo a un caos e a una violenza diffusi, la sorprendente vittoria elettorale di Alberto Fujimori si verificò nel 1990. Una volta al potere, Fujimori sciolse il Congresso e indisse un referendum per redigere una nuova costituzione nel 1992. Con il supporto dell'esercito e di organizzazioni finanziarie internazionali, implementò un rigoroso piano di aggiustamento economico e combatté efficacemente il traffico di droga e il terrorismo di Sendero Luminoso, risultati che gli consentirono la rielezione nel 1995.

Lingue parlate

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La lingua ufficiale del Perù è lo spagnolo, come in molti paesi sudamericani ed è parlato dall'84,1% della popolazione. Le altre due lingue ufficiali sono il quechua, parlato dal 13,7% della popolazione, e l'aymara, parlato dall'1,7%. Nel paese si parlano anche altre lingue native americane, ma i locutori complessivamente rappresentano l'1,2% della popolazione.

Vale la pena familiarizzare con alcune parole spagnole di base, in quanto ne avrete bisogno per girare al di fuori dei principali centri turistici. Anche se l'inglese è parlato da un numero sempre maggiore di giovani a Lima, e in misura limitata nei luoghi più turistici, troverete che l'inglese è molto meno comunemente inteso di quanto ci si potrebbe aspettare in un paese dove il turismo è una grande industria.

Come in altri Paesi dell'America Latina, il Peruviano spagnolo sostituisce il vosotros (e le coniugazioni della sua seconda persona plurale) con ustedes (terza persona plurale). A titolo di esempio: ¿Como estas? diventa ¿Cómo están?. Inoltre, nello spagnolo sudamericano colloquiale, piace molto l'uso di diminutivi (gringuito è più affettuoso di gringo).

Soprattutto quando si gira autonomamente, imparare un po' di quechua o aymara può aprire diverse porte, in quanto gli indigeni apprezzeranno altamente il vostro sforzo. Il quechua è la lingua degli Inca e la prima lingua per molti indigeni nella campagna della Sierra. L'aymara era la lingua della cultura Tihuanacu ed è ampiamente parlata nell'altipiano. In entrambi i casi, tuttavia, la gente generalmente riesce a comprendere anche l'inglese.

Cultura e tradizioni

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Un uomo di Písac in abito tradizionale

Nonostante un quarto della popolazione (2014; per lo più amerindi nelle aree rurali) viva al di sotto della soglia di povertà, la maggior parte dei peruviani è nazionalista e parlerà con amore e orgoglio del proprio paese. Per molti di loro, il governo, la polizia e gli affari politici possono essere diffidati e criticati, poiché corruzione e scandali sono ovunque. Tuttavia, non è questo che costituisce il loro amato stato del Perù. Sono le ricche risorse naturali e la forte storia come centro delle antiche culture pre-Inca, dell'Impero inca e della successiva colonia spagnola coloniale che ispirano i loro sentimenti nazionalisti.

Il gioco del sapo

Il sapo è un gioco da bar tradizionale giocato nelle chicharias di tutto il Perù. Il gioco consiste nel lanciare piccole monete, chiamate fichas, su un tavolo con un sapo (rospo) di bronzo attaccato. Ottenete punti se le fate entrare nei buchi sul tavolo e un sacco di punti se le fate entrare nella bocca del sapo. È meglio giocarci bevendo chicha (birra di mais) in un bar locale. Chiedete ai vecchi di mostrarvi la forma corretta del lancio, perché è difficile da padroneggiare.

La diversità delle persone e delle culture nel Perù si riflette in una ricca tradizione di feste, danza e musica. Nelle Ande, il flebile gemito del flauto e il ritmo del tamburo accompagnano le canzoni che descrivono la vita indigena, mentre i ballerini mascherati da diavoli e spiriti sono un connubio di credenze pagane e fede cristiana. Nella giungla, la musica cerimoniale e la danza sono una finestra sulla vita tribale. Infine lungo la costa, una miscela di eleganti suoni spagnoli e vibranti ritmi africani riflettono la conquista e poi la schiavitù lavorativa del Nuovo Mondo. Uno degli spettacoli da non perdere è il Concurso del Caballo de Paso Peruano a Lima e nella costa nord del Perù, che si tiene nel mese di aprile ed è un mix tra il caballos e il ballo chiamato "Marinera", che è l'espressione culturale costiera del Perù.

Arte peruviana

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Le teste sono monoliti scultorei che rappresentano le teste di esseri mitici. Questa scultura si trova nel tempio di Chavin de Huantar (Ancash, Perù)

Il patrimonio culturale del Perù trae origine dalle antiche civiltà andine emerse nel suo territorio prima dell'arrivo degli spagnoli. I tesori archeologici del Perù testimoniano un significativo sviluppo culturale che si è verificato senza contatto con altre culture extracontinentali.

Le prime espressioni artistiche con un alto grado di evoluzione intellettuale e tecnologica si trovano nei siti di Chavín de Huántar e Cupisnique, datati tra il IX e il IV secolo a.C. Queste espressioni includono gioielli in argento e oro, ceramiche, architettura e scultura in pietra, che riflettono l'arte simbolica e religiosa.

Tra l'VIII secolo a.C. e il I secolo d.C. si svilupparono le culture Paracas Cavernas e Paracas Necrópolis. La prima produsse ceramiche policrome con rappresentazioni religiose, mentre la seconda è nota per le sue ceramiche monocrome e tessuti complessi e delicati.

Nel periodo compreso tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C., emersero le culture urbane dei Moche a Lambayeque e dei Nazca nella valle del Rio Grande a Ica. Entrambe le culture sono note per la loro avanzata agricoltura terrazzata, l'ingegneria idraulica e le produzioni ceramiche, tessili, pittoriche e scultoree.

La civiltà Wari, tra il VII e il XII secolo, fondata ad Ayacucho, fu pioniera del modello urbano razionale, un concetto che si diffuse in altre aree come Pachacámac, Cajamarquilla e Wari Willka. La cultura Tiahuanaco, che si sviluppò sulle rive del lago Titicaca tra il IX e il XIII secolo, è nota per la sua monumentale architettura in pietra e per la scultura, facilitata dall'uso del bronzo.

Tra il XIV e il XV secolo, il popolo Chimú costruì la città di Chan Chan nella valle del fiume Moche a La Libertad, ed eccelleva nella fabbricazione di gioielli e nell'ingegneria idraulica.

Le mura del complesso religioso Inca di Sacsayhuamán, situato a nord di Cusco, Perù

La civiltà Inca, che assorbì gran parte dell'eredità culturale dei suoi predecessori, lasciò significative testimonianze come le città di Cuzco, i resti architettonici di Sacsahuamán e Machu Picchu e una rete di strade che collegavano Cuzco con altre regioni dell'impero. L'arrivo degli spagnoli portò a una fusione culturale riflessa nell'architettura peruviana, che combinava stili europei con influenze indigene. Dopo il periodo rinascimentale, il barocco raggiunse una ricca espressione in edifici come il Convento di San Francisco a Lima e la Chiesa della Compagnia a Cuzco.

La Guerra d'Indipendenza creò un vuoto creativo che il Neoclassicismo di ispirazione francese tentò di colmare. Nel corso del XX secolo, si osservò l'eclettismo architettonico, con il funzionalismo costruttivo che emerse come risposta, esemplificato dalla Plaza San Martín a Lima.

La scultura e la pittura peruviane si svilupparono da laboratori fondati da figure religiose, influenzati dalla scuola barocca sivigliana. Questo movimento artistico può essere visto in opere come gli stalli del coro della cattedrale e la fontana nella Plaza de Armas di Lima.

L'ibridazione artistica era più evidente nella pittura, che incorporava elementi del patrimonio nativo. Tra gli esempi si annoverano il ritratto di Atahualpa imprigionato, realizzato da Damian de la Bastida y Mora, e le opere di artisti quali Matthew Perez de Alesio, Angelino Medoro, Francisco Bejarano, Jesus de Illescas e Joaquin Rodriguez.

Nel XVII e XVIII secolo, il barocco dominò le arti visive, mentre nel XIX secolo le correnti neoclassiche e romantiche francesi trovarono i loro migliori rappresentanti in Luis Montero, Ignacio Merino e Francisco Masías.

Nel XX secolo, la fondazione della Scuola di Belle Arti di Lima nel 1919 segnò una pietra miliare nella scultura e nella pittura peruviane. Le sculture del XVI secolo sono di grande interesse per il pubblico e vengono spesso definite "sculture del XVI secolo". Quest'ultimo guidò il movimento indigenista, pilastro della pittura peruviana contemporanea, con rappresentanti come Fernando de Szyszlo, Alberto Dávila, Armando Villegas, Sabino Springett, Víctor Humareda, Mario Alejandro Cuadros, Ángel Chávez, Milner Cajahuaringa, Arturo Kubotta, Venancio Shinki, Alberto Quintanilla, German Chavez, Tilsa Tsuchiya, David Herskowitz, Oscar Allain e Carlos Revilla.

Letteratura

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Lo scrittore peruviano Mariano Melgar

La letteratura peruviana è stata plasmata dalla convergenza della tradizione orale indigena e delle risorse tecniche della scrittura introdotte dagli spagnoli. Questa fusione, fin dall'inizio, ha permesso la raccolta e l'espressione delle diverse e complesse realtà culturali entrate in conflitto dopo la conquista.

La letteratura quechua e aymara, trasmessa oralmente, era profondamente legata a rituali religiosi, agricoli, romantici, festivi e funerari. Queste caratteristiche si riflettono in alcune forme di poesia e prosa, come si vede nelle prime cronache storiche, tra cui i Comentarios Reales di Inca Garcilaso de la Vega e Nueva Crónica y Buen Gobierno di Felipe Guaman Poma de Ayala. Notevole è anche il collegamento tra gli yaravíes e la poesia patriottica e romantica, rappresentato nell'opera di Mariano Melgar.

Durante il periodo coloniale e repubblicano, il predominio dell'oligarchia criollo nella società peruviana favorì l'adozione di forme letterarie europee a scapito di quelle indigene. In questo contesto, emersero autori neoclassici come Manuel Ascensio Segura e Felipe Pardo y Aliaga, che dominarono la scena letteraria fino alla fine del XIX secolo, quando il romanticismo prese piede attraverso figure come Carlos Augusto Salaverry e José Arnaldo Márquez. La crisi derivante dalla Guerra del Pacifico aprì la strada al modernismo, con esponenti come José Santos Chocano e José María Eguren.

Nel XX secolo, i movimenti d'avanguardia acquisirono forza, spinti da riviste come Colónida e Amauta, quest'ultima fondata nel 1926 da José Carlos Mariátegui, con collaboratori di rilievo come César Vallejo. Nel frattempo, l'indigenismo riemerse nella poesia di Luis Fabio Xammar. I movimenti d'avanguardia si frammentarono in varie proposte liriche, come quelle di Xavier Abril, Alberto Hidalgo, Sebastián Salazar Bondy, Carlos Germán Belli, tra gli altri, aprendo nuovi e diversi campi espressivi.

Nella prosa peruviana del XIX secolo, il personalismo di Manuel Ascensio Segura e Ricardo Palma, insieme al modernismo di Manuel González Prada e José Santos Chocano, segnarono il corso letterario. Nel XX secolo, la prosa indigenista raggiunse alcuni dei suoi momenti di massimo splendore con Cyrus Alegre e José Maria Arguedas, la cui influenza si estese ad autori come Sebastian Salazar Bondy, Manuel Scorza e Julio Ramon Ribeyro. Mario Vargas Llosa e Alfredo Bryce Echenique, pur mantenendo un approccio realista, incorporano nuove tecniche narrative.

Nella poesia, tra le figure di spicco figurano Emily Adolph Westphalen, George Edward Eielson, Charles Germain Belli, Arthur Corcuera, Antonio Cisneros, Washington Delgado, Marcos Martos e Carmen Ollé. Nella narrativa contemporanea, tra gli autori più importanti si annoverano, tra gli altri, Miguel Gutierrez, Gregorio Martinez, Alonso Cueto e Gustavo Rodriguez.

Arti e folclore

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Uomo quechua che suona la quena

Le culture andine preispaniche del Perù si distinguevano per la loro ricca tradizione nelle espressioni artistiche, specialmente nella musica. La maggior parte delle attività agricole comunitarie erano accompagnate da musica e canti, conosciuti in quechua come taqui. La diversità etnica dell'antico Perù ha portato alla coesistenza di varie tradizioni e costumi, che sono persistiti nel tempo e sono stati fondamentali per lo sviluppo del folklore peruviano post-ispanico.

Oggigiorno, diverse espressioni musicali, come la danza e il canto, le feste popolari (sia religiose che non religiose), l'artigianato, la gastronomia e altre attività regionali, rappresentano aspetti significativi del patrimonio culturale peruviano e latinoamericano.

I musicisti andini preispanici utilizzavano principalmente strumenti a fiato, come la quena, il pinkillo, l'erke, l'antara o il siku (noto anche come zampoña) e il pututo. Utilizzavano anche strumenti a percussione come la tinya (tamburo a mano), le pomatinyas (realizzate in pelle di puma) e le runatinyas (realizzate in pelle umana), utilizzate in battaglia, così come il wankar, un grande tamburo.

Con l'arrivo degli spagnoli, vennero introdotti strumenti europei come arpe, chitarre, vihuelas, bandurrias e liuti. La combinazione di questi strumenti con quelli indigeni portò alla creazione di strumenti meticci, come l'arpa andina e il charango, ricavato dal carapace dell'armadillo.

Marinera Norteña, la danza più rappresentativa del Perù. Si esegue principalmente sulla costa

La fusione culturale non si limitava all'interazione tra culture indigene ed europee; l'influenza africana è evidente anche nei ritmi e negli strumenti a percussione. Questa influenza si riflette in forme musicali come il festejo e la zamacueca.

Tra le danze indigene, quelle legate al lavoro agricolo, alla caccia e alla guerra sono di spicco. Alcune di queste coreografie mostrano un'influenza cristiana. Due delle danze andine più rappresentative sono la kashua, di natura comunitaria, eseguita in gruppi in spazi aperti, e la wayño o huayno, una "danza da salone" eseguita in coppia in spazi chiusi. Altre danze di origine andina includono la yaraví e la triste, che sono canzoni con testi tipicamente molto sentimentali.

Le danze rituali includono l'Acochallo, la Pinkillada, la Llamerada (che imita il movimento delle fiamme) e la Kullawada (dei filatori). Tra le danze legate alla caccia vi sono le colorate danze degli altopiani, legate alla caccia alla vigogna.

Le danze di guerra includono il chiriguano, di origine aymara; il chatripuli, che satireggia i soldati realisti spagnoli; e il kena-kenas, che si riferisce ai soldati cileni che occuparono il Perù durante la Guerra del Pacifico (1879). Anche le danze di carnevale sono significative, una festa occidentale che nelle Ande peruviane coincide con la stagione del raccolto; molte comunità rurali celebrano con riti ancestrali e danze meticce, che segnano l'iniziazione della gioventù e, in molti casi, la formazione di nuove coppie.

La danza peruviana più riconosciuta a livello internazionale è la marinera norteña, che rappresenta il corteggiamento di un uomo verso una giovane donna. Esistono varianti locali di questa danza a Lima e in altre regioni del paese.

Le feste popolari, che derivano dalle tradizioni e dalle leggende di ogni città, riuniscono musica, danza, cibi tipici e bevande. Oltre alle feste religiose, come il Natale, il Corpus Domini o la Settimana Santa, ce ne sono altre che esprimono il sincretismo tra credenze indigene e cristiane, come le fiere di alasitas (una parola aymara che alcuni studiosi interpretano come "comprami"), che combinano una fiera di artigianato e miniatura con danze, cibi e una messa. Un'altra festa importante è il pellegrinaggio di Q'oyllor-riti (Cusco), che integra l'antico culto degli apus (divinità tutelari delle montagne) con un pellegrinaggio a un santuario cristiano, in una camminata fino a una cima innevata a oltre 5.000 metri sul livello del mare.

Tra le attività artigianali più diffuse in Perù ci sono la ceramica, sia artistica che pratica, l'intaglio, la lavorazione dell'argento, la goffratura della pelle, la tessitura della paglia e la lavorazione tessile, tra cui spiccano i tessuti colorati in lana di alpaca.

Letture suggerite

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  • Alberto Flores Galindo. Perù: identità e utopia. Firenze, Ponte delle Grazie, 1991.
  • Gabriella Chiaramonti. Ecuador, Perù, Bolivia. Le repubbliche impervie. Firenze, Giunti, 1992.
  • Manuel Plana, Angelo Trento. L'America Latina nel XX secolo. Firenze, Ponte delle Grazie, 1992.
  • Laura Laurencich Minelli. I regni preincaici e il mondo inca. Milano, Jaca Book, 1992.
  • Laura Laurencich Minelli. La scrittura dell'antico Perù. Bologna, Clueb, 1996.
  • Alfred Metraux. Gli inca. Torino, Einaudi, 1998.
  • William H. Prescott. La conquista del Perù. Roma, Newton & Compton, 1992.
  • Mario Polia "Il Perù prima degli Incas" Xenia, Milano, 1998
  • Gabriele Poli. Magie delle Ande. Torino, EDT, 2000.
  • Paolo Valente, Il sole è mio padre. Favole del Perù, EMI, Bologna 2010.


Territori e mete turistiche

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      Costa centrale del Perù — La regione centrale accoglie la capitale, Lima e la città di Huaraz, base per escursioni alla Cordillera Blanca. È un'area molto densamente popolata e la più grande area metropolitana sulla costa pacifica del Sud America.
      Costa meridionale del Perù — Ancora il sud ci riserva la città coloniale di Arequipa il cui centro storico figura nella lista dei Patrimoni Mondiali dell'Umanità dell'UNESCO. Poco più a nord sta la valle del fiume Colca che si restringe fino a formare gole profonde 3000 m, superando il primato del più celebre Grand Canyon negli USA. Se da Arequipa imbocchiamo la carretera panamericana e risaliamo l'arida costa in direzione di Lima ci attendono altre sorprese: le