Italoamericani
| Italoamericani Italian Americans | |||
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| Luogo d'origine | |||
| Popolazione | per sola ascendenza italiana: 6.629.993 (2% pop. USA) con ascendenza italiana, esclusiva o combinata: 16.813.235 (5,07% pop. USA) | ||
| Lingua | inglese americano, italiano, lingue regionali (napoletano e siciliano le più diffuse) | ||
| Religione | cattolicesimo protestantesimo ebraismo | ||
| Distribuzione | |||
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Gli italo-americani o italo-statunitensi, sono un gruppo etnico degli Stati Uniti d'America composto da differenti sottogruppi che si identificano tutti con l'ascendenza italiana, non necessariamente di cultura peninsulare o possessori di cittadinanza italiana, né tantomeno di lingua italiana.
Il termine italoamericani include sia italiani di prima generazione che abitano (o hanno risieduto dal XVII secolo) negli Stati Uniti d'America in modo permanente o comunque per un periodo significativo della loro vita; sia le persone nate in Italia ed emigrate negli Stati Uniti d'America; sia quelle nate negli Stati Uniti d'America da genitori italiani, nonché tutti i loro discendenti (fino alla terza generazione) che si identifichino come appartenenti ad essa.
La eterogeneità delle discendenze e delle influenze socio-culturali nelle generazioni di italoamericani hanno portato alla considerazione che essi abbiano, nella maggior parte dei casi, un'identità propria ben distinta nelle dinamiche, nella linguistica (lingua italoamericana) e nelle abitudini sociali da quella propriamente detta "Cultura italiana".
Storia
[modifica | modifica wikitesto]I primi esploratori e missionari italiani nel nuovo mondo (dal XVI al XVIII secolo)
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I navigatori e gli esploratori italiani hanno svolto un ruolo chiave nell'esplorazione e nell'insediamento delle Americhe da parte degli europei. L'esploratore genovese Cristoforo Colombo portò a termine quattro viaggi attraverso l'Oceano Atlantico per i monarchi cattolici di Spagna, aprendo la strada all'ampia esplorazione e colonizzazione europea delle Americhe successivamente anche il fiorentino Amerigo Vespucci nel 1499-1502, al servizio del Portogallo. Né Colombo né Vespucci giunsero comunque sul territorio nordamericano nei loro viaggi di esplorazione. Questo avvenne invece anche grazie ai viaggi degli esploratori italiani Giovanni Caboto e suo figlio Sebastiano agli inizi del XVI secolo i quali tuttavia si limitarono alle coste settentrionali dell'odierno Canada per Enrico VIII. Nel 1524 Giovanni da Verrazzano fu il primo europeo ad esplorare la costa atlantica degli odierni Stati Uniti e il primo ad entrare nella Baia di New York in un viaggio al servizio della Francia.[1]
Numerosi italiani al servizio di Spagna e Francia continuarono ad essere coinvolti nella esplorazione, nella mappatura di questi nuovi territori e nella creazione di insediamenti. In cerca delle mitiche Sette città di Cibola, Padre Marco da Nizza visitò i territori dell'odierna Arizona e Nuovo Messico nel 1539 e partecipò alla successiva spedizione di Francisco Vázquez de Coronado nel 1540. Agli inizi del XVII secolo Padre Francesco Giuseppe Bressani visse otto anni (dal 1642 al 1650) fra gli indiani Huron e Algonquin nei territori settentrionali attorno ai Grandi laghi. Successivamente, Enrico Tonti esplorò la regione dei grandi laghi. Egli fondò il primo insediamento europeo nell'Illinois nel 1679 e quindi spingendosi a sud lungo il Mississippi in Arkansas nel 1683.[2] Assieme a La Salle fondò New Orleans e fu governatore del territorio della Louisiana nei venti anni successivi. Suo fratello Alfonso Tonti fu il cofondatore di Detroit nel 1701 e suo governatore per 12 anni. Tra il 1687 e il 1711 il Sud Ovest e la California furono esplorate e mappate da Eusebio Francesco Chini, gesuita ed esploratore.
Il periodo coloniale e la guerra d'indipendenza americana (1775-1783)
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Il primo italiano di cui si abbia notizia che venne a risiedere in America fu Pietro Cesare Alberti (1608–1655), un marinaio veneziano che, nel 1635, si insediò nella città di Nuova Amsterdam (l'odierna New York), allora colonia olandese.[3] Nel 1640 un gruppo di 200 Valdesi arrivò dall'Italia in cerca di un luogo più ospitale dove praticare la propria religione. La famiglia Taliaferro, originaria di Venezia, fu poi una delle prime famiglie a insediarsi in Virginia.[4] Questi primi italiani vennero in seguito raggiunti da altri connazionali in un piccolo ma costante flusso di nuovi arrivi. Tra di essi troviamo nel Settecento a Filadelfia anche i musicisti John Palma (che nel 1757 vi diresse i primi concerti pubblici a pagamento) e Giovanni Gualdo. Nel 1774-75 Pietro Sodi fu il primo famoso maestro di ballo italiano a venire negli Stati Uniti.
Tre italiani in particolare ebbero un ruolo di primo piano negli anni della Guerra d'indipendenza americana.
- Filippo Mazzei (1730-1816), medico, filosofo e promotore della Libertà fu amico e confidente di Thomas Jefferson. Pubblicò un opuscolo contenente la frase Tutti gli uomini sono per natura ugualmente liberi e indipendenti (in inglese All men are by nature equally free and independent) che Jefferson riportò sostanzialmente intatta nella sua Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America.
- Carlo Bellini (1735-1805), amico e compagno di Filippo Mazzei, fu il primo intellettuale italiano a lavorare in un'università americana, il College of William & Mary, negli anni 1779-1803 come professore d'italiano.[5][6]
- Giuseppe Maria Francesco Vigo (Francis Vigo; 1747-1836) aiutò le forze rivoluzionarie durante la guerra d'indipendenza americana, essendo uno dei finanzieri più importanti della Rivoluzione nel nord-ovest.
Oltre a questi si ricorda anche Miguel de la Grúa Talamanca, marchese di Branciforte, (Palermo 1755 ca. – Marsiglia, 1º giugno 1812), ufficiale militare siciliano e viceré della Nuova Spagna dal 1794 al 1798.
Gli Stati Uniti d'America nel primo Ottocento
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Anche dopo indipendenza americana, esploratori italiani continuarono ad essere attivi nella colonizzazione dei territori dell'ovest. Nel 1791 Alessandro Malaspina esplorò e mappò una grande parte della costa ovest delle Americhe da Capo Horn al Golfo di Alaska. La regione della sorgente del Mississippi fu esplorata da Giacomo Costantino Beltrami nel 1822-1823 nel territorio che divenne il Minnesota e a lui venne dedicata la Contea di Beltrami.

Ma il nuovo Stato cominciò ad attrarre sempre più coloni. Gli italiani arrivarono nel nuovo paese perché possedevano competenze molto richieste nel campo dell'agricoltura, della fabbricazione del vetro, della seta o nella produzione del vino. Altri furono chiamati per via delle loro abilità artistiche e musicali. Altri ancora arrivarono come avventurieri, ingegneri militari, missionari. Ma il nucleo più attivo ed influente fu costituito da rifugiati politici che abbandonarono l'Italia durante i difficili decenni del primo Risorgimento. Sin dalla fine del XVIII secolo si era consolidato in Italia il mito dell'America come terra di libertà, che Vittorio Alfieri aveva espresso nelle cinque odi del poemetto L'America libera, composto tra il 1781 e il 1783. L'elenco di coloro che giunsero in America, perché vi furono esiliati, o perché vi trovarono rifugio per convinzione e/o necessità, è lungo e comprende Giuseppe Avezzana, Alessandro Gavazzi, Pietro Maroncelli, Silvio Pellico, Federico Confalonieri, Pietro Borsieri, Felice Argenti, Giovanni Albinola, Pietro Bachi, Pietro D'Alessandro, Eleuterio Felice Foresti, Giuseppe Garibaldi, Paolo Bovi Campeggi, Luigi Tinelli, e Leonetto Cipriani. Per molti si trattò solo di una breve parentesi in attesa di condizioni favorevoli per il rimpatrio, per altri fu l'inizio di una nuova vita.[7]


Questi primi italiani si sparsero in tutto il paese, con la più grande concentrazione di italo-americani nel nord-est dove il riconoscimento delle proprie origine e della cultura italiana era maggiore. Pur costituendo nel loro complesso solo una piccola minoranza della popolazione di origine europea che viveva all'epoca in America del nord, il loro contributo fu molto significativi nell'insediamento nel nuovo mondo e nella fondazione degli Stati Uniti d'America.
Filippo Traetta fondò il primo conservatorio di musica della nazione a Boston nel 1801 e quindi a Filadelfia nel 1828.[8] Nel 1805 un gruppo di musicisti furono reclutati in Sicilia per unirsi alla United States Marine Band; tra di loro Venerando Pulizzi, allora dodicenne, che ne sarebbe divenuto il direttore, brevemente nel 1816 e quindi dal 1818 al 1827. La prima Opera House venne aperta nel 1833 a New York grazie all'impegno di Lorenzo Da Ponte, il librettista di Mozart. Boston rimane il centro della presenza musicale italiana. Vi operano il direttore Louis Ostinelli e l'organista Charles Nolcini; nel 1837 Lorenzo Papanti vi apre una rinomata scuola di danza. A metà secolo l'opera italiana comincia ad affermarsi anche grazie alle acclamate tournée del compositore e direttore d'orchestra Luigi Arditi e di celebri cantanti italiani come Marietta Alboni, Giovanni Matteo De Candia e Giulia Grisi.
Nel 1806 Francesco Vigo fu il cofondatore della Vincennes University nell'Indiana. Lorenzo Da Ponte stabilì anche la prima cattedra di italiano alla Columbia University negli anni 1825-1838, succeduto quindi dal 1838 al 1858 dal genovese Eleuterio Felice Foresti (1793-1858). Analogo insegnamento fu svolto nel frattempo ad Harvard University dal 1826 al 1846 dal siciliano Pietro Bachi (1787-1853) e dal 1854 al 1859 da un altro esule siciliano, Luigi Monti.


Nel 1834-48 è a New York Giuseppe Avezzana che vi fondò una sezione della Giovine Italia. Nel 1836 vi giunse esiliato un altro mazziniano, Luigi Tinelli, che si fece notare come imprenditore nella produzione della seta e nel 1840 fu nominato console statunitense in Portogallo. Nel 1837 John Phinizy (Finizzi) divenne sindaco di Augusta in Georgia. Nel 1845 Antonio Meucci emigrò negli Stati Uniti portando con sé una innovazione che rivoluzionò le comunicazioni, il telefono. Il primo quotidiano italo americano, l'Eco d'Italia, fu pubblicato a New York nel 1849 dal mazziniano piemontese Francesco Secchi de Casale. Anche Giuseppe Garibaldi soggiornò per qualche tempo a New York, dal 1850 al 1851, ospite di Antonio Meucci.
Godendo anch'essa delle nuove condizioni di libertà, la chiesa cattolica estese la propria presenza anche nel Nord America. Giuseppe Rosati fu il primo vescovo cattolico di St. Louis nel 1824. In 1830-64 Samuele Mazzuchelli, missionario ed esperto nelle lingue indiane, predicò ai coloni europei e ai nativi americani nel Wisconsin e nell'Iowa per 34 anni e dopo la sua morte venne dichiarato venerabile dalla chiesa cattolica. Il gesuita Padre Charles Constantine Pise servì come cappellano nel Senato degli Stati Uniti dal 1832 al 1833.
Nell'Est i francescani fondarono ospedali, orfanotrofi, scuole, e così fecero i gesuiti nell'ovest, dove contribuirono anche a gettare le basi dell'industria enologica in California. Gesuiti e francescani italiani furono particolarmente attivi nel campo dell'educazione. Giovanni Nobili (John Nobili; 1812-1856), gesuita, fondò il Santa Clara College (poi diventata Santa Clara University) in California nel 1851 e nel 1855 Il gesuita Antonio Maraschi fondò la St. Ignatius Academy. Nel 1858 il francescano Panfilo da Magliano fondò il Saint Bonaventure University.
La guerra civile (1861-1865) e il contributo degli intellettuali italiani all'Unione nella seconda metà dell'Ottocento
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Tra 5.000 e 10.000 furono, tra soldati e ufficiali, gli italiani nella guerra civile americana.[9]
Grazie alla mediazione di Chatham Roberdeau Wheat l'esercito confederato reclutò un certo numero di ex-militari del disciolto Esercito delle Due Sicilie sconfitto da Garibaldi, i quali formarono il Sixth Regiment European Brigade. Si ha anche notizia dei generali confederati della Virginia di origine italiana, William Booth Taliaferro e Pierre Gustave Toutant de Beauregard.[10]









La maggior parte degli italiani combatté però nell'esercito unionista, sia per ragioni demografiche (la maggior parte di loro risiedeva nell'area di New York), sia politiche (la lotta contro lo schiavismo). Rifugiati mazziniani come Francesco Secchi De Casali e reduci garibaldini dall'Italia sostennero con entusiasmo lo sforzo bellico. Un contingente della Guardia garibaldina (Garibaldi Guard) raccolse volontari non solo dall'Italia, ma anche da Germania, Ungheria e Francia a formare il 39º New York Infantry.[11] Ci furono anche trattative volte a coinvolgere direttamente Giuseppe Garibaldi con un ruolo di comando nell'esercito unionista, che però non si concretizzarono essendo Garibaldi in quegli anni impegnato nelle vicende italiane.[12]
Tra gli italiani che ebbero ruoli di autorità nell'esercito unionista nel corso della guerra civile, si segnalano in particolare:
- il lombardo Luigi Tinelli, imprigionato dagli austriaci come mazziniano, in esilio in America dal 1836 e per 10 anni quindi console statunitense in Portogallo;
- il siciliano Enrico Fardella, un garibaldino reduce dall'impresa dei Mille, il quale organizza due corpi di volontari: il 51º Reggimento di New York nel 1861 e l'85° Volontari di New York nel 1864. Fu nominato generale da Abramo Lincoln nel 1865. Dopo la guerra rientra in Italia dove diviene sindaco di Trapani dal 1873 al 1879;
- l'italoamericano Francis B. Spinola, che nel 1863 assume il comando dell'Excelsior Brigade di New York. Dopo la guerra diventa il primo italoamericano ad essere eletto alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, dal 1887 al 1891;
- l'italoamericano Edward Ferrero, ballerino, maestro di ballo e coreografo, il quale forma un reggimento a sue spese e partecipa a numerose azioni belliche, fino a ricevere il grado di Maggior Generale.
- Il napoletano Francesco Maria Scala, direttore della United States Marine Band dal 1855 al 1871, decorato anch'egli con la Medal of Honor in quale negli anni della guerra forma uno stretto sodalizio con il presidente Abramo Lincoln, accompagnandolo con la Band in tutti i suoi impegni ufficiali, dal discorso di Gettysburg all'annuncio della vittoria sull'esercito confederato.
- Il piemontese Luigi Palma di Cesnola (1832-1904), un reduce della prima guerra di indipendenza e della guerra in Crimea, il quale forte della sua esperienza organizza una accademia militare per preparare i giovani ufficiali. Combatte come comandante del 4th NY Cavalry ed è uno dei sei italiani a ricevere la Medal of Honor per il suo valore assieme a Cesnola. Dopo la guerra è nominato console statunitense a Cipro, si scopre archeologo e dal 1879 al 1904 diviene primo direttore del Metropolitan Museum of Art di New York.
Artisti e scultori italiani vennero invitati a Washington per lavorare alla costruzione del Campidoglio e per creare alcuni dei suoi principali monumenti. Dal 1855 e il 1880, Costantino Brumidi (1805-1880) affrescò la cupola del Campidoglio e eseguì altre opere d'arte per abbellirlo. Giovanni Turini completò varie statue monumentali a New York.
- Il piemontese Vincenzo Botta fu professore di Italiano alla New York University dal 1856-1894. Nel 1886 il rabbino livornese Sabato Morais fu tra i fondatori e primo preside del Jewish Theological Seminary a New York. Il gesuita Giuseppe Cataldo fondò nel 1887 la Gonzaga University a Spokane.
- Il fotografo napoletano Carlo Gentile (1835-1893) è ricordato per i suoi studi etnografici sui nativi americani e come padre adottivo di Carlos Montezuma, primo nativo americano a laurearsi come medico e leader dei diritti civili dei nativi americani.
I musicisti italiani continuano a farsi valere nell'Ottocento come direttori di banda. Il piemontese Carlo Alberto Cappa, emigrato nel 1858, è musicista della 7th Regiment Band e la dirige dal 1881. Il toscano Francesco Fanciulli (1853-1915), giunto negli Stati Uniti nel 1876, riceve l'onore e l'onere di succedere a John Philip Sousa alla guida della United States Marine Band dal 1892 al 1897. Ma nella seconda metà dell'Ottocento comincia ad affermarsi l'opera italiana, a cominciare da San Francisco; Eliza Biscaccianti, Adelina Patti e Pasquale Brignoli furono i primi cantanti italiani ad assumere il ruolo di star negli Stati Uniti. Un altro campo in cui la presenza degli italiani è massiccia è quello della danza con Maria Bonfanti, Rita Sangalli e Giuseppina Morlacchi.
Crebbe anche la visibilità degli italiani nella vita pubblica e politica degli Stati Uniti. Il primo Columbus Day fu organizzato da italiani statunitensi a San Francisco nel 1869. Nacquero nuovi giornali degli emigranti in lingua italiana per gli emigranti, primo fra tutti Il progresso italo-americano fondato da Carlo Barsotti nel 1879. Nel 1880 Anthony Ghio divenne sindaco di Texarkana (Texas).
La Grande Emigrazione di fine Ottocento-inizio Novecento (1880-1924)
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Fino agli ultimi decenni del XIX secolo, l'immigrazione italiana negli Stati Uniti era rimasta circoscritta a poche centinaia o migliaia di persone all'anno. Erano soprattutto mazziniani e garibaldini prima e anarchici e socialisti in seguito che fuggivano per lo più dal nord Italia, per questioni politiche.
L'emigrazione di massa italiana iniziò intorno al 1880 ed ebbe i suoi maggiori picchi agli inizi del XX secolo, quando centinaia di migliaia di italiani, provenienti soprattutto dalle regioni dell'annesso regno borbonico, per cercare una nuova vita, nuove opportunità e sottrarsi alla miseria, si imbarcarono verso il Nuovo Mondo. Solo tra il 1900 e il 1920 si contarono circa 4 milioni di italiani che misero piede a Ellis Island. Per diversi decenni, il numero di coloro che a New York si potevano considerare italiani era superiore alla stessa popolazione di Roma. Occorre anche ricordare che questi italiani presentavano differenze assai marcate sotto il profilo linguistico, campanilistico e di classe sociale.
I nuovi arrivati, la cui presenza era essenziale per l'economia statunitense in grande espansione, furono soggetti a condizioni lavorative fortemente diseguali, con orari e condizioni di impiego massacranti e stipendi ridotti. A ciò si aggiunsero discriminazioni razziali molto pesanti nei loro confronti, che sfociarono anche in numerosi episodi di violenza culminati nel linciaggio di 11 italiani a New Orleans nel 1891. Al loro interno le capacità di espansione e di crescita economica delle comunità italiane furono ostacolate e rallentate dalla presenza di forti organizzazioni criminali mafiose (come la Mano Nera) che praticavano l'estorsione, il ricatto e il rapimento ai danni dei propri connazionali.[13]
Gli immigrati strinsero i legami tra di loro. A New York, tra il 1895 e il 1909, il poliziotto Joe Petrosino guidò la prima reazione dall'interno al fenomeno mafioso. Sul lavoro gli operai e le operaie italiane portarono in America la ricchissima tradizione di associazionismo sindacale e di mutuo soccorso che diede un contributo fondamentale alla crescita del movimento operaio negli Stati Uniti.[14] Da questo ambiente profondamente influenzato da idee socialiste e anarchiche emersero figure di attivisti come Arturo Giovannitti, Joseph Ettor, Carlo Tresca, Pietro e Maria Botto, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, questi ultimi due condannati a morte nel 1927 al termine di un controverso processo.
Dall'esperienza delle società di mutuo soccorso partì anche l'attività imprenditoriale di Amadeo Giannini, che nel 1904 aprì in California la Bank of Italy, destinata a diventare una delle principali banche degli Stati Uniti.
Si moltiplicano anche le iniziative assistenziali ed educative del clero cattolico rivolte agli immigrati italiani. In esse si distinsero in particolare i padri scalabriniani Pietro Bandini, Giacomo Gambera, Gaspare Moretto e Riccardo Secchia, animatori a New York tra 1891 e il 1923 della Italian St. Raphael Society con il contributo dei padri Francesco Zaboglio e Antonio Demo. Si ricordano anche suor Blandina Segale (1850-1941) per le sue opere caritative nel West statunitense; e soprattutto suor Francesca Saverio Cabrini (1850-1917) che nel 1946 fu riconosciuta come prima santa statunitense e patrona degli immigrati per le molte istituzioni (scuole, ospedali, orfanotrofi) che riuscì a creare, fondò in primis l'ordine delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù. Grande influenza ebbe anche Maria Montessori, che nel 1913 visitò gli Stati Uniti per propagandare il suo metodo, ricevendone una calorosa accoglienza.
Seguendo le orme di Costantino Brumidi, altri artisti italoamericani hanno contribuito a creare gli imponenti monumenti di Washington. Attilio Piccirilli, con l'assistenza dei suoi cinque fratelli, ha scolpito il Lincoln Memorial tra il 1911 e il 1922. Lavoratori edili italiani hanno aiutato a costruire l'Union Station di Washington, considerato una delle più belle stazioni ferroviarie del paese, che fu iniziata nel 1905 e completata nel 1908; le sei statue che ne ornano la facciata sono stati scolpite da Andrew Bernasconi tra il 1909 e il 1911.
Un campo nel quale gli italiani seppero conquistarsi un ruolo di assoluto predominio culturale fu quello della musica classica e dell'opera italiana in particolare che in quegli anni assunse grande notorietà negli Stati Uniti. Dal 1908 al 1935 Giulio Gatti Casazza fu a capo del Metropolitan Opera House a New York, facendone un teatro di livello internazionale. Impressionante è l'elenco dei direttori di orchestra italiani che fecero degli Stati Uniti la loro residenza principale, da Enrico Bevignani a Luigi Mancinelli, Giorgio Polacco, Gaetano Merola e su tutti il celeberrimo e amatissimo Arturo Toscanini. Altrettanto prestigioso l'elenco dei cantanti d'opera, da Adelina Patti, a Angelo Badà, Giacomo Rimini e su tutti il grande Enrico Caruso. Anche Giacomo Puccini visitò gli Stati Uniti e compose La fanciulla del West per la première newyorchese il 10 dicembre 1910 con Caruso e Toscanini, in una serata storica per l'intera comunità italo-americana. L'America di Puccini che in Manon Lescaut era ancora un deserto d'esilio dove i protagonisti giungono a morire, è adesso diventata la terra in cui si consumano le difficoltà degli immigrati, ma dove è anche possibile trovare la gioia di una nuova vita e di un futuro migliore.
Con lo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914, non pochi furono gli immigrati non ancora naturalizzati che rientrarono in patria come soldati e ufficiali. Molti altri seguirono nel 1917–18, questa volta nei ranghi dell'esercito statunitense con l'entrata in guerra degli Stati Uniti; tra di essi, Michael Valente ricevette la più alta onorificenza militare degli Stati Uniti, la Medal of Honor, per le sue azioni in Francia del 29 settembre 1918. L'alleanza tra Italia e Stati Uniti e l'impegno comune che ne scaturì in quegli anni anche sul fronte interno fu un altro decisivo passo in aventi verso l'identificazione degli italoamericani con la società statunitense.[11]
L'epoca fascista e la seconda guerra mondiale
[modifica | modifica wikitesto]Negli anni successivi alla prima guerra mondiale, tra il 1921 e il 1924, il Governo degli Stati Uniti promulgò delle leggi urgenti per arginare l'immigrazione massiccia (chiamate Emergency Quota Act). Queste leggi riducevano drasticamente il numero di immigrati, in particolar modo dal sud e dall'est Europa, favorendo invece i nord europei. In questo modo gli immigrati italiani si ridussero a poche migliaia l'anno.
Terminato il flusso dell'emigrazione di massa dall'Italia, continuò per gli italoamericani il lungo cammino della piena integrazione. Il pedagogista italoamericano Leonard Covello fu uno dei primi ad affrontare il problema delle difficoltà di integrazione dei ragazzi italiani nelle scuole statunitensi, soprattutto dopo che nel 1938 l'approvazione di nuove leggi proibisce il lavoro minorile ed introduce l'obbligo scolastico per otto anni di istruzione.
Alcuni italoamericani cominciano ad affermarsi al grande pubblico, nel cinema, come l'attore Rodolfo Valentino o il regista Frank Borzage (Oscar nel 1929 e 1932) e Frank Capra (Oscar nel 1935, 1937 e 1939).
Nello sport emergono su tutti il pugile Primo Carnera, che nel 1933-34 fu campione del mondo, e il giocatore di baseball Joe DiMaggio.
Giulio Gatti Casazza tiene ancora saldamente le redini del Metropolitan Theatre (vi rimane fino al 1935). La tradizione di eccellenza nell'opera lirica prosegue con artisti che dall'Italia trovano successo stabile in America: cantanti come Giovanni Martinelli, Beniamino Gigli, Giacomo Lauri-Volpi e Ezio Pinza, ballerini come Rosina Galli e Francesca Braggiotti e numerosi direttori d'orchestra. Dopo un periodo di rientro a Milano, torna anche Arturo Toscanini a dirigere la New York Philharmonic Orchestra (1926–36) e la NBC Symphony Orchestra (1937-54). Direttamente dalla diaspora italiana vengono i soprano italoamericani Rosa Ponselle e Dusolina Giannini e il direttore italo-argentino Ettore Panizza.
Grande fama raggiunge anche l'architetto Rosario Candela a New York.
Un ruolo di primo piano per la diffusione della cultura italiana fu svolto in quegli anni da Giuseppe Prezzolini, dal 1929 al 1950 professore di italiano alla Columbia University, dove il 27 ottobre 1927 era stata inaugurata la Casa di Cultura Italiana alla presenza del senatore Guglielmo Marconi. A New York è sindaco per tre mandati consecutivi, dal 1934 al 1945, l'italoamericano Fiorello La Guardia, nipote per ramo materno del rabbino italiano Samuel David Luzzatto.
L'emergere e l'affermarsi del regime fascista in Italia furono visti inizialmente con un certo favore da vasti strati dell'opinione pubblica italoamericana, che vi vedevano un'occasione di rinascita del sentimento nazionale italiano e di rafforzamento dei propri legami con la madrepatria. Il regime fascista si adoperò anche per scopi propagandistici per rivitalizzare e diffondere le istituzioni italiane all'estero sfruttando a questo fine il prestigio di istituzioni culturali come la Società Dante Alighieri, l'influenza di politici italoamericani come Generoso Pope, la popolarità di personaggi come Guglielmo Marconi, Ugo Veniero D'Annunzio, Beniamino Gigli e Primo Carnera, o organizzando eventi spettacolari come la Crociera aerea del Decennale guidata da Italo Balbo in occasione della Esposizione universale di Chicago del 1933. Anche nella cultura popolare italiana aumentò l'attenzione nei confronti dei connazionali emigrati come la popolarità di una canzone come Le porti un bacione a Firenze (Odoardo Spadaro, 1938) ben testimonia.
D'altro lato, era presente negli Stati Uniti una forte comunità antifascista alimentata anche dall'arrivo di molti rifugiati. Tra gli intellettuali antifascisti più attivi furono Cesare Corvo, Giuseppe Lupis, Massimo Salvadori, Girolamo Valenti, Max Ascoli, Gaetano Salvemini, Giuseppe Antonio Borghese, Giorgio La Piana, Lauro De Bosis, Lisa Sergio, lo stesso Arturo Toscanini ed Enrico Fermi. Essi trovarono appoggio nelle organizzazioni operaie degli italo-americani, guidate dai leader storici del sindacalismo italo-americano come Carlo Tresca e da figure emergenti come Luigi Antonini, i quali misero in atto una aperta campagna di controinformazione sulla natura dittatoriale del regime, che diede origine anche a numerose manifestazioni pubbliche antifasciste. Lo scontro si fece aspro anche sulla stampa italoamericana: da un lato il filofascista Il progresso italo-americano di Generoso Pope, dall'altro l'antifascista Il Martello di Carlo Tresca.
Dopo la promulgazione delle leggi razziali del 1938, gli Stati Uniti divennero terra di rifugio per molti ebrei italiani, come Franco Modigliani, Guido Fubini, Giorgio Levi Della Vida, Camillo Artom, Mario Castelnuovo-Tedesco, Vittorio Rieti, Bruno Benedetto Rossi, Emilio Segrè, Massimo Calabresi e sua moglie Bianca Maria Finzi-Contini, Giorgio Cavaglieri, Ugo Fano, Roberto Mario Fano, Guido Fubini, Eugenio Fubini, Paolo Milano, Roberto Sabatino Lopez, Piero Foà, Luigi G. Jacchia, Salvatore Luria, Silvano Arieti, Bruno Pontecorvo ed altri.
Nel 1939 Max Ascoli e Gaetano Salvemini fondarono la Mazzini Society con lo scopo di dar voce alla comunità italiana antifascista in America; con lo scoppio del conflitto e l'invasione tedesca della Francia nel giugno 1940 la Society accolse i numerosi rifugiati politici italiani provenienti dall'Europa: Aldo Garosci, Alberto Cianca, Alberto Tarchiani, Randolfo Pacciardi e l'ex Ministro degli Esteri Carlo Sforza. Nel 1940 giunse in America anche don Luigi Sturzo.
Con l'ingresso degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale nel dicembre 1941, misure restrittive furono prese, specie fino al 1943, nei confronti degli italiani, ora cittadini di un paese nemico. Molti degli italiani che non erano ancora cittadini americani o che erano sospettati di simpatie fasciste vennero internati, specie in California. Le scuole e i periodici di lingua italiana furono chiusi; stessa sorte toccò alla Società Dante Alighieri. Ciò non incrinò tuttavia i profondi legami degli italoamericani con la loro nuova patria. Le organizzazioni sindacali antifasciste si batterono senza esitazioni a supporto dello sforzo bellico, nel momento in cui difendevano i diritti degli italiani da ogni forma di discriminazione; in primo luogo l'Italia-American Labor Council creato da Luigi Antonini che già il 31 gennaio 1942 promosse il "Freedom Rally" al Madison Square Garden, per dimostrare la lealtà degli italo-americani alla causa statunitense. Il trauma di Pearl Harbor portò anche i "filofascisti" di Generoso Pope a schierarsi apertamente contro Benito Mussolini. La maggior parte delle restrizioni nei confronti degli italiani residenti in America fu ufficialmente abolita già nell'ottobre 1942.
Per tutta la durata del conflitto, i figli degli italoamericani combatterono con valore nell'esercito statunitense nei vari fronti di guerra e molti furono quelli che furono impegnati sul fronte italiano. Max Corvo diresse l'Office of Strategie Services (OSS), il servizio segreto statunitense, composto da italoamericani, che sostenne le operazioni per la liberazione dell'Italia. Enrico Fermi svolse un ruolo decisivo nello sviluppo del programma nucleare americano. Alla fine del conflitto furono dodici i soldati italoamericani insigniti della Medal of Honor, la più alta onorificenza al valore militare; tra di essi il più celebrato è John Basilone.[15]
D'altro lato, i molti soldati italiani che a partire dal 1943 giunsero negli Stati Uniti come prigionieri di guerra e quindi come "nemici" poterono contare sull'assistenza delle comunità italoamericane locali e su condizioni di prigionia particolarmente favorevoli.
La situazione degli italiani in America migliorò decisamente dopo l'Armistizio del settembre 1943. L'Italia adesso si trovava divisa, tra un regime fantoccio alleato con i tedeschi al Nord ed un governo cobelligerante operante nel Sud del paese guidato dal re Vittorio Emanuele III e dal Maresciallo Badoglio.
Le associazioni italo-americani furono pronte nel sottolineare come gli italiani si trovassero ora uniti nella lotta contro il nazifascismo. Nel dicembre 1943, Arturo Toscanini fu il protagonista di un cortometraggio diretto da Alexander Hammid che celebrava il ruolo avuto dagli antifascisti italo-americani per la caduta di Mussolini e si concludeva con la rappresentazione di una speciale versione dell'Inno delle Nazioni composto da Giuseppe Verdi nel 1862, su parole di Arrigo Boito. Lo spartito verdiano includeva i motivi di tre inni nazionali: l'Inno di Mameli, La Marsigliese e God Save the King. Toscanini vi aggiunse The Star-Spangled Banner e l'Internazionale (in onore degli USA e dell'URSS, paesi fondamentali per la battaglia contro il nazifascismo) e modificò alcune parole dell'Inno di Mameli, adattandole alla situazione contemporanea. Il concerto, diretto da Toscanini con la NBC Symphony Orchestra, Jan Peerce come solista, e coristi dal Westminster Choir College, fu radio-trasmesso il 31 gennaio 1943 e riproposto dal vivo il 25 maggio 1944 in uno spettacolo di beneficenza per la Croce Rossa al Madison Square Garden di New York.
Anche ai prigionieri di guerra italiani fu offerta la possibilità di unirsi agli sforzi bellici degli Alleati e di far parte di Italian Service Units (ISUs), ricevendo un salario per il loro lavoro volontario. Moltissimi furono coloro che aderirono e le condizioni di prigionia migliorarono in generale anche per quelli che non lo fecero per paura di rappresaglie nei confronti dei loro familiari ancora nelle zone occupate in Italia. A guerra conclusa le operazioni di rimpatrio furono condotte con sollecitudine e tra i giovani soldati non pochi furono quelli che decisero di rimanere e mettere su famiglia in America.[16]
Il secondo dopoguerra
[modifica | modifica wikitesto]I ristabiliti rapporti amichevoli tra Italia e Stati Uniti nel dopoguerra favorirono la ripresa del cammino di integrazione della comunità italiana nella società statunitense. Nei difficili anni del dopoguerra alcuni italo-americani, come Luigi Antonini o Fiorello La Guardia furono impegnati direttamente nel processo di ricostruzione.
Gli anni '50 e '60
[modifica | modifica wikitesto]L'identità culturale ed etnica degli italoamericani resta forte anche se si affievoliscono i contatti diretti con l'Italia, soprattutto per la mancanza della conoscenza dell'italiano tra le nuove generazione e le perduranti politiche restrittive sull'immigrazione che non favoriscono arrivi di massa dall'Italia, che in quegli anni si indirizzano piuttosto verso l'Europa centrale o l'Australia.
Le comunità italoamericane sono soggette a trasformazioni profonde che ne segnano l'uscita definitiva dai ghetti etnici delle Little Italies e l'integrazione ad ogni livello nella società statunitense.
Nel 1950-51 i lavori del Kefauver Committee del Senato statunitense rendono per la prima volta nota al grande pubblico l'esistenza di Cosa nostra statunitense e gettano le basi per la repressione della criminalità organizzata mafiosa negli Stati Uniti. Nel 1963 Joe Valachi diventa il primo pentito a rivelare nei minimi dettagli l'organizzazione interna delle famiglie mafiose statunitensi. Per le comunità italoamericane la lotta alla mafia è la fine di un legame e di una dipendenza che a lungo ne hanno limitato le capacità di sviluppo.[13] L'opinione pubblica statunitense è affascinata da queste storie e la mafia diventa il soggetto di numerosi film sul soggetto e di servizi giornalistici ed opere letterarie culminate nel 1969 nella pubblicazione del romanzo Il padrino di Mario Puzo.
Gli italoamericani sono ormai una presenza complessa, affermata in tutti i campi della cultura statunitense, a cominciare dal cantante e attore Frank Sinatra, dominatore incontrastato della canzone statunitense negli anni cinquanta e sessanta e vincitore nel 1953 di un Oscar per miglior attore non protagonista. Nello spettacolo si affermano anche Perry Como, Dean Martin, Tony Bennett, e il regista Vincente Minnelli. Nello sport emergono il giocatore di baseball Yogi Berra dei New York Yankees e il pugile Rocky Marciano, campione del mondo dei pesi massimi dal 1952 al 1958. Il film Marty, vincitore del Premio Oscar come miglior film del 1955, offre per la prima volta uno spaccato di "ordinaria" vita italoamericana lontano degli stereotipi della criminalità e dell'Italian lover.
Gli Stati Uniti continuano ad offrire opportunità di successo a ricercatori e scienziati italiani, tra di loro si contano due premi Nobel: Emilio Segrè (Fisica, 1959), e Salvatore Luria (Medicina, 1969). Tra i ricercatori e intellettuali italiani che operano negli Stati Uniti nel dopoguerra ci sono anche Lamberto Cesàri, Federico Faggin, Giancarlo Rota, Paolo Soleri, Giuseppe Vaiana, e altri. Alcuni di essi erano giunti giovanissimi come profughi e rifugiati durante la seconda guerra mondiale, come Roberto Mario Fano, Giuliana Cavaglieri Tesoro, Andrew Viterbi, Paul Calabresi, Guido Calabresi, e altri.
La tradizione dei cantanti e musicisti italiani in America continua con Salvatore Baccaloni, Ezio Pinza (che conosce una seconda giovinezza come cantante a Broadway), Anna Maria Alberghetti, e Mario Lanza (attivo soprattutto nel cinema),
Due scalpellini italoamericani, Roger Morigi (1907-1995) e Vincent Palumbo (1936-2000), hanno trascorso decenni creando le opere scultoree che impreziosiscono la Washington National Cathedral.
A fare da ponte tra Italia e Stati Uniti sono soprattutto alcuni personaggi dello spettacolo la cui popolarità tocca entrambe le sponde dell'Atlantico, in primo luogo attrici come Anna Magnani, Gina Lollobrigida e Sophia Loren. L'italoamericano più noto a vivere e lavorare in Italia è stato invece, con una lunghissima carriera televisiva, il conduttore Mike Bongiorno (1924-2009). Ma numerosi sono gli italoamericani ad affermarsi in Italia nel dopoguerra, soprattutto nel campo dello spettacolo (Don Lurio, Heather Parisi) e dello sport (Mike D'Antoni).
Tra gli intellettuali italoamericano a mantenere vivi i contatti con la madrepatria si segnala in questo periodo soprattutto la figura del compositore Gian Carlo Menotti, la cui opera Amahl and the Night Visitors dal 1951 diventa un classico natalizio alla televisione statunitense e che nel 1958 è l'ideatore del Festival dei Due Mondi con sede italiana a Spoleto.
Gli anni '70 e '80
[modifica | modifica wikitesto]A metà degli anni sessanta nuove leggi statunitensi avevano abolito le quote d'ingresso per paese di provenienza, in questo modo l'immigrazione italiana poteva riprendere. A causa delle migliori condizioni economiche italiane tuttavia gli arrivi si ridussero notevolmente fino ad arrivare negli anni ottanta a poche migliaia di unità.
Grande successo ebbero alcuni film sulla vita degli italoamericani, a cominciare da Il padrino (1972) diretto da Francis Ford Coppola con due sequel nel 1974 e 1990, e Rocky (1976) con Sylvester Stallone con ben cinque sequel tra il 1978 e il 2007. Le due serie di film non furono immuni da polemiche per gli stereotipi che riproponevano ma segnarono il definitivo ingresso degli italoamericani tra i soggetti di grande successo del cinema statunitense.
Continua l'affermazione degli italoamericani in nuovi campi della cultura e della scienza, segnato da tre premi Nobel: Renato Dulbecco (Medicina, 1975), Franco Modigliani (Economia, 1985), e Rita Levi-Montalcini (Medicina, 1986). L'eccellenza nella musica classica continua con Luciano Pavarotti, e i direttori Bruno Bartoletti e Riccardo Muti. A livello popolare il calcio, a lungo relegato tra gli sporti minori statunitensi, comincia ad acquisire maggior rilevanza, grazie anche alla presenza di Giorgio Chinaglia nei New York Cosmos dal 1976 al 1983.
La presenza dell'orgoglio italoamericano nella società statunitense si fa più visibile. Nel 1977 il presidente statunitense Jimmy Carter dichiara il Columbus Day festa nazionale. Nel 1982 la vittoria della Nazionale italiana ai Mondiali di calcio in Spagna per la prima volta genera manifestazione pubbliche di giubilo anche tra i tifosi italoamericani.
Esponenti politici italoamericani raggiungono traguardi importanti. Dal 1983 al 1994 Mario Cuomo è governatore democratico dello Stato di New York. Nel 1984 l'italo-americana Geraldine Ferraro divenne la prima donna statunitense ed essere candidata alla Vicepresidenza degli Stati Uniti. Nel 1986 il presidente Ronald Reagan nominò Antonin Scalia, di tendenze conservatrici, come membro della Corte suprema degli Stati Uniti d'America, primo giudice italoamericano a raggiungere i vertici del sistema costituzionale statunitense. Nel 1987 entra in Parlamento la democratica Nancy Pelosi (nata D'Alesandro) destinata ad una lunga ed importante carriera politica.
La nuova migrazione intellettuale
[modifica | modifica wikitesto]A partire dagli anni novanta del Novecento una nuova ondata migratoria dall'Italia ha interessato gli Stati Uniti. Contrariamente a quanto avvenuto un secolo prima, in questo caso si è trattato di un'emigrazione di professionisti e intellettuali attratti dalle maggiori opportunità di lavoro nelle università e nelle imprese statunitensi. È un'emigrazione diversa rispetto al passato, con forti legami con l'Italia (favoriti dalle migliori opportunità di viaggio e anche dalle nuove tecnologie di comunicazione) e una maggior propensione all'uso della lingua italiana. Nel 2000 la concessione del diritto di voto agli italiani residenti all'estero e il riconoscimento della doppia cittadinanza hanno grandemente favorito i legami con l'Italia ed aperto un nuovo capitolo nelle relazioni tra gli italoamericani e l'Italia. L'istituzione poi nel 2005 dell'AP Italian Language and Culture Exam per gli studenti delle scuole superiori negli Stati Uniti ha fortemente stimolato il mantenimento e l'apprendimento della lingua italiana tra le nuove generazioni di italoamericani; attualmente sono circa 2.500 i ragazzi/e che ogni anno negli Stati Uniti affrontano e superano l'esame.[17]
L'immaginario collettivo statunitense resta ancora in buona parte legato agli stereotipi della mafia, della criminalità e della famiglia tradizionale italiana. Il più grande successo popolare sugli italoamericani, in sei stagioni dal 1999 al 2007, in assoluto uno dei maggiori successi televisivi di ogni tempo, ancora una volta è stato riservato ad una serie televisiva I Soprano che nel descrivere la vita di una famiglia italiana del New Jersey si rifà ancora espressamente ai modelli de Il padrino. L'immagine degli italiani tuttavia si è fatta più complessa e sfaccettata, e decisamente più moderna. Da tempo gli stilisti italiani e le grandi marche della moda italiane (Armani, Gucci, Ferragamo, Valentino, Versace, ecc.) si sono assicurati una presenza e conquistati un ruolo di assoluto primo piano anche nel mercato statunitense. Lo stesso si può dire dell'industria alimentare italiana, i cui prodotti tipici (pizza, pasta, vino, olio d'oliva, ecc.) sono ormai usciti dall'ambito nostalgico "etnico" per diventare parte della "nuova" dieta statunitense. Nuovi settori si sono aperti alla presenza italiana, come quello aerospaziale; ben otto sono gli astronauti italoamericani a prendere parte a missioni nello spazio a partire dagli anni novanta. Due nuovi premi Nobel, Riccardo Giacconi (Fisica, 2002) e Mario Capecchi (Medicina, 2007), si aggiungono alla lista dei cinque conquistati negli decenni precedenti da ricercatori italoamericani. Nel 2008 si è costituita la ISSNAF (Italian Scientists and Scholars in North America Foundation) a rappresentare le migliaia di professori e ricercatori italiani presenti ad ogni livello e in ogni settore del sistema universitario e di ricerca statunitense. Il 2013 è dichiarato "Anno della cultura italiana negli Stati Uniti" con un'ampia serie di iniziative.
Continua la presenza italiana nelle arti, nello spettacolo e nello sport. Alla fine degli anni novanta grande sensazione provocò anche negli Stati Uniti l'uscita del film La vita è bella di Roberto Benigni, premiato nel 1999 con tre Oscar inclusi quelli per miglior film straniero e miglior attore protagonista. Martin Scorsese vince l'Oscar al miglior regista nel 2007, Mauro Fiore l'Oscar alla miglior fotografia nel 2010, e Milena Canonero l'Oscar ai migliori costumi nel 2007 e 2015. Nella musica classica la tradizione d'eccellenza continua con artisti come Riccardo Muti, direttore della Chicago Symphony Orchestra, e Fabio Luisi, direttore principale della Metropolitan Opera. In ambito più leggero, se Andrea Bocelli è l'unico cantante italiano ad avere uno status di star negli Stati Uniti, Eros Ramazzotti e Zucchero Fornaciari sono tra quelli più presenti sul mercato statunitense. Nel 2006 la vittoria della Nazionale italiana di calcio al Campionato mondiale in Germania è salutata con manifestazioni pubbliche di giubilo da parte delle comunità italoamericane in tutte le maggiori città statunitensi.
Si consolida la presenza degli italo-americani nella vita pubblica statunitense. Dal 1994 al 2001 Rudolph Giuliani è il sindaco di New York, guadagnandosi notorietà internazionale per la coraggiosa gestione della crisi dell'11 settembre 2001. Negli stessi anni, dal 1994 al 2008, un altro uomo politico con origini italiane George Pataki è governatore dello Stato di New York. Nel 1995 Mary Landrieu (D-La.) diviene la prima donna italoamericana eletta al Senato. Nel 2005 un altro giudice italoamericano Samuel Alito è nominato membro della Corte suprema degli Stati Uniti d'America. Dal 2007 al 2011 la democratica Nancy Pelosi (nata D'Alesandro) è Presidente (Speaker) della Camera dei rappresentanti; è la prima italoamericana e in assoluto la prima donna a ricoprire questa carica nella storia del Parlamento statunitense. Nel 2009 l'italo-canadese Sergio Marchionne è protagonista di un accordo tra FIAT e Chrysler cui si è dato merito di aver salvato e rilanciato l'industria automobilistica statunitense. Nel 2011 il figlio di Mario Cuomo, Andrew Cuomo è eletto governatore dello Stato di New York e nel novembre 2013 Bill de Blasio diviene il quarto sindaco italoamericano della città di New York.
Dal gennaio del 2019 l'italoamericano (il cognome della madre era Ruggiero, prima che suo nonno lo cambiasse in Rogers[18]) repubblicano Ron DeSantis, dopo essere diventato membro della Camera dai Rappresentanti dal 2013 al 218, diventa governatore dello stato della Florida.[19] Mentre nel febbraio del 2025 l'ex procuratrice generale della Florida di origini italoamericane[20] Pam Bondi diventa a tutti gli effetti Procuratore Generale degli Stati Uniti, la carica più alta mai raggiunta nel governo federale da un italoamericano.[21]
Comunità
[modifica | modifica wikitesto]Aspetti Generali
[modifica | modifica wikitesto]Secondo il censimento ufficiale (United States Census Bureau) del 2000, quasi 16 milioni (il 5,6%) di persone residenti negli Stati Uniti dichiararono di avere ascendenze italiane, rappresentando così il sesto gruppo etnico della nazione. Nel censimento del 2010 tale numero risulta aumentato a circa 17.250.000[22]. Tuttavia, secondo alcune importanti associazioni culturali italo-americane, gli statunitensi che possiedono una qualche discendenza italiana nella loro famiglia sono stimati in circa 25-30 milioni di persone.[senza fonte][23]. Di queste, gli iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) - persone aventi quindi cittadinanza italiana o doppia cittadinanza (italiana e statunitense) - sono oltre 200.000, per l'esattezza 223.429 stando all'ultima rilevazione alla fine dell'anno 2012[24].
Poiché le emigrazioni dall'Italia verso gli Stati Uniti cominciarono prima dell'unità italiana (raggiungendo il picco in un'epoca in cui le differenze regionali nella Penisola erano ancora molto forti e marcate, sia da un punto di vista linguistico che da un profilo etnico), molti degli emigrati italiani si riunirono - e tuttora si riuniscono - principalmente su base regionale, piuttosto che raggrupparsi su motivazione nazionale. Sono molti gli studi dedicati anche alla storia distinta dei vari gruppi regionali. Si può parlare così ad esempio di siculoamericani (Sicilian American) per indicare gli statunitensi d'origini siciliane, o di liguriamericani a indicare quelli di origine ligure, ecc.[25].
Distribuzione
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Tedeschi
Americani
Messicani
Irlandesi
Africani
Italiani
Inglesi
Giapponesi
Portoricani
Le maggiori comunità italoamericane si concentrano negli Stati del Nord Est, specialmente nella zona definita "Tri-State Area" (tra parentesi il loro numero e la percentuale sulla popolazione di quello Stato, dati NIAF del 2000:
- Stato di New York (2.737.146 / 14,4%), New Jersey (1.590.225 / 17,9%), Connecticut (652.016 / 18,6%), Massachusetts (860.079 / 13,5%), Pennsylvania (1.418.465 / 11,6%), Rhode Island (199.077 / 19,0%), Illinois (744.274 / 6,0%), Delaware (72.677 / 9,3%);
- ad Ovest: in California (1.450.884 / 4,3%), specialmente a Los Angeles (2,6%) e a San Francisco (5,0%),
- ed al Sud: in Florida (1.003.977 / 6,3%). Altre comunità consistenti si trovano anche nel cosiddetto "Profondo Sud" come a Kansas City (3,6%) e a New Orleans (3,2%).
Dopo l'abolizione della schiavitù, molti italiani sono giunti e hanno lavorato i campi come "sharecroppers" nel sud degli Stati Uniti, per questo motivo ci sono numerosi italoamericani anche negli stati Mississippi (1,4%), Louisiana e Alabama.
Gli italiani giunti negli USA crearono o si insediarono in molti quartieri, chiamati Little Italy, dove riunire abitudini e lingua e in parte sopravvivere a quegli statunitensi che li discriminavano, il più famoso è quello di Manhattan, nel cuore di New York, formatosi attorno a Mulberry Street; sempre a New York, vi sono altre Little Italy non meno importanti, come nel Bronx, a Bensonhurst, a Staten Island e nel Queens. Uscendo dal New York si trovano molte altre città, più o meno popolose, con una presenza piuttosto elevata di cittadini di origine italiana e dove ancora persistono quartieri italiani, tra queste troviamo Cleveland, Syracuse (New York), Newark nel New Jersey, Providence nel Rhode Island, Johnston (Rhode Island), Troy (New York), Boston, Filadelfia, Chicago, Pittsburgh, San Diego e North Beach (San Francisco).
Al 31 dicembre 2024 secondo l'AIRE gli italiani negli Stati Uniti erano 342.117[26].
Stereotipi
[modifica | modifica wikitesto]La massiccia immigrazione italiana nel periodo 1880-1920 e la nascita della Cosa nostra statunitense, come conseguenza di una fuga forzata di intere famiglie mafiose dalle regioni d'origine, portò al nascere di un consistente antitalianismo.
Le comunità italiane furono seconde solo agli afroamericani per numero di violenze e linciaggi subiti. Il caso dell'uccisione dello sceriffo David Hennessy portò a New Orleans al linciaggio di 11 italiani, colpevoli di avere la stessa nazionalità dei principali indagati per l'omicidio.[27]
È un diffuso luogo comune che gli italoamericani siano violenti e controllati dalla mafia, soprattutto a New York. I motivi che spingono molta gente ad associare le comunità di origine italiana al crimine organizzato permangono anche a causa di film entrati a far parte della storia del cinema, come Il padrino e Quei bravi ragazzi, che pare abbiano impresso nella mente di molte persone una figura deviata dell'italoamericano. Secondo un sondaggio della Response Analysis Corporation, il 74% degli statunitensi adulti crede che la maggior parte degli italoamericani sia direttamente associata alla criminalità organizzata o abbia comunque avuto dei rapporti con essa.[28]
L'identità italostatunitense
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Il termine "italo-statunitensi" include tutte le persone di origine italiana che risiedano (o abbiano risieduto) per almeno un periodo significativo della loro vita negli Stati Uniti. Tra coloro che negli Stati Uniti si definiscono tali, il legame con la cultura e la lingua italiana è comunque assai vario, tanto che è possibile definire almeno 3 categorie principali di italoamericani.[29]
- Italiani nati e cresciuti in Italia e quindi emigrati in America, spesso naturalizzati cittadini statunitensi, i quali abbiano l'italiano (o una lingua locale d'Italia) come lingua madre. Tra i milioni di italiani emigrati in America troviamo personaggi famosi come l'inventore Antonio Meucci, il regista Frank Capra, lo scienziato Enrico Fermi, il mezzofondista Luigi Beccali trionfatore alle Olimpiadi di Los Angeles, il pilota automobilistico Mario Andretti, lo scenografo Carlo Rambaldi, l'attrice Sophia Loren, il produttore cinematografico Dino De Laurentiis, il direttore d'orchestra Arturo Toscanini, tanti altri.
- Figli di italiani emigrati (o italiani di 2ª generazione), per i quali l'inglese è la lingua principale, ma che talora sono bilingui o hanno comunque conservato una certa conoscenza della lingua e della cultura italiana e un forte senso di appartenenza etnica. Tra di loro troviamo il cantante Frank Sinatra, il sindaco di New York Fiorello La Guardia, il giocatore di Baseball Joe DiMaggio, l'attore Dean Martin, il cantante lirico Mario Lanza, il manager Lee Iacocca, il compositore Henry Mancini, l'imprenditore Joe Bastianich e molti altri.
- Italiani di 3ª o 4ª generazione, i quali spesso devono il loro legame con l'Italia per metà o un quarto delle loro origini o da parte di nonni e bisavoli. La stragrande maggioranza di loro ha perso i principali legami linguistici con l'Italia pur mantenendo un legame affettivo e culturale, e un forte senso identitario, ricevendo anche la cittadinanza simbolica o le chiavi della città dei paesi natii, da dove partirono i loro nonni: Al Pacino di San Fratello (Messina), Ariana Grande di Gildone (Campobasso), Francis Ford Coppola e Nicolas Cage di Bernalda (Matera), Robert De Niro di Ferrazzano (Campobasso), Sylvester Stallone di Gioia del Colle (Bari), John Travolta di Godrano (Palermo), Leonardo DiCaprio di Napoli, Madonna di Pacentro (L'Aquila), Susan Sarandon (Coreglia Antelminelli) ecc.[29]
Cultura popolare
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Molti italo-americani mantengono ancora aspetti della loro cultura. Ciò include cibo italiano, bevande, arte, feste annuali e una forte propensione per le famiglie estese.
Gli italo-americani hanno anche influenzato la musica popolare statunitense negli anni quaranta e più recentemente negli anni settanta. Molto presenti anche nel cinema, nei film che trattano di questioni culturali alcuni termini italiani vengono spesso utilizzati dai personaggi.
Anche se molti non sanno parlare l'italiano fluentemente, è nato una specie di dialetto utilizzato tra gli italo-americani che si sentono ancora legati alle loro origini e ne sono molto orgogliosi; soprattutto nel Nord-est urbano, reso popolare nei film e nella televisione.
Uno studio relativo al censimento del 2000 colloca la lingua italiana al 6º-7º posto tra le lingue più parlate in casa negli Stati Uniti (1.008.370 persone)[30][31]. Nel Massachusetts (dove gli Italoamericani sono il 13,5% della popolazione) l'1% della popolazione al di sopra dei 5 anni parla abitualmente italiano a casa[32], mentre nel Rhode Island (19% di italoamericani) la percentuale sale all'1,39%[33], nel New Jersey (17,9% di italoamericani) all'1,48%[34], nel Connecticut (18,6% di italoamericani) all'1,59%[35] e nello stato di New York (14,4% di italoamericani) all'1,65%[36].
L'italiano come prima lingua negli USA | |||
Anno |
Italofoni |
Popolazione USA |
% Popolazione |
|---|---|---|---|
| 1910[37] | 1.365.110 | 92.228.496 | 1,480% |
| 1920[37] | 1.624.998 | 106.021.537 | 1,533% |
| 1930[37] | 1.808.289 | 122.775.046 | 1,473% |
| 1940[37] | 1.561.100 | 132.164.569 | 1,181% |
| 1960[37] | 1.277.585 | 179.323.175 | 0,712% |
| 1970[37] | 1.025.994 | 203.392.031 | 0,504% |
| 1980[38] | 1.618.344 | 226.545.805 | 0,714% |
| 1990[39] | 1.308.648 | 248.709.873 | 0,526% |
| 2000[40] | 1.008.370 | 281.421.906 | 0,358% |
| 2010[41] | 723.632 | 308.745.538 | 0,234% |
In tutte le grandi città degli Stati Uniti è facile trovare un sobborgo italiano (spesso chiamato "Little Italy") dove si possono trovare le loro celebrazioni festive come la ben conosciuta festa di san Gennaro a New York, la particolare festa Our Lady of Mount Carmel "Giglio" a Williamsburg (Brooklyn), santa Rosalia a Bensonhurst (Brooklyn); san Rocco nell'East Side di Manhattan e tante altre. Le feste italiane sono caratterizzate da manifestazioni di devozione religiosa.
La celebrazione principale a livello nazionale per la comunità italiana è il Columbus Day (il giorno in cui Cristoforo Colombo approdò in America).
Feste, celebrazioni
[modifica | modifica wikitesto]Columbus Day
[modifica | modifica wikitesto]- Columbus Day Parade (San Francisco) (San Francisco, CA; 1869-), dal 1994 rinominata Italian Heritage Parade (San Francisco)
- Columbus Day Parade (Denver) (Denver, CO; 1909
- Columbus Day Celebration (Detroit) (Detroit, MI; 1909-)
- Columbus Day Parade (New York) (New York, NY; 1929-)
- Columbus Day Parade (Chicago) (Chicago, IL; 1952-)
- Columbus Day Parade (Boston) (Boston, MA)
Feste religiose
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- Festa dell'Assunzione (Cleveland) (Cleveland, OH) (1898-)
- Festa di San Sebastiano (Middletown) (Middletown, CT; 1921-)
- Festa di San Gennaro (New York) (New York, NY; settembre; 1926-)[42]
- Festa di San Gennaio (Las Vegas) (Las Vegas, NE; 1986-)
- Festa di Sant'Antonio (Boston) (Boston, MA; 1919-)[43]
- Festa dei Santi Cosma e Damiano (Boston) (Boston, MA; 1926-)
- Festa di San Gennaro (Los Angeles) (Los Angeles, CA; 2002-)
- LIADO's San Gennaro Festa (Tampa) (Tampa, FL; 2003-)
Altre feste, festivals, celebrazioni
[modifica | modifica wikitesto]- Festa Italiana (Milwaukee) (Milwuakee, WI; luglio; 1978-)[44]
- Columbus Italian Festival (Columbus, OH; 1980-)[45]
- Italian Street Festival (Indianapolis) (1984-)[46]
- Italian Film Festival (San Francisco) (San Francisco, CA; 1985-)
- Italian Film Festival (Midwest) (in varie città del Midwest; 2005-)
- Italian Film & Culture Festival (Nuovo Messico) (2007-)
Politica
[modifica | modifica wikitesto]Gli italoamericani si sono impegnati nella politica attiva, fin dai tempi della Rivoluzione americana. Il toscano Filippo Mazzei fu uno degli ispiratori della Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America e uno degli agenti inviati in Europa a perorare la causa rivoluzionaria americana.
Presto troviamo anche i primi italoamericani eletti negli organismi di rappresentanza, prima a livello locale (e statale) e poi anche a livello federale. Sia William Paca, firmatario della Dichiarazione d'indipendenza e governatore del Maryland (1782-85), sia Caesar Rodney, governatore del Delaware (1778-81), hanno una qualche lontana ascendenza italiana.
John Phinizy (Finizzi) fu sindaco di Augusta, Georgia, nel 1837. È generalmente considerato il primo italoamericano a essere sindaco di una città statunitense.
Non è infrequente il caso di fuoriusciti italiani (mazziniani e garibaldini) che lavorino nella diplomazia statunitense come consoli: Luigi Tinelli a Porto in Portogallo nel 1840-50, Eleuterio Felice Foresti a Genova nel 1856-58, Luigi Monti a Palermo nel 1861-73, Luigi Palma di Cesnola a Larnaca a Cipro nel 1866-77.
Nel 1887-91 Francis B. Spinola diventa il primo italoamericano ad essere eletto alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti. Lo stesso obiettivo fu raggiunto nel 1890 da Anthony Caminetti.
Anche Andrew Houston Longino, governatore dello Stato del Mississippi (1900-04) e Alfred E. Smith, governatore di New York (1919-21; 1923-29) hanno una qualche lontana ascendenza italiana.
Gli inizi del Novecento segnano un momento di svolta decisivo per la politica italoamericana. In conseguenza della grande immigrazione, gli italiani costituiscono adesso un significativo bacino elettorale che vuole avere una propria riconoscibile rappresentanza. Quando Charles Antony Rapallo fu eletto giudice della corte di appello di New York, questo fu visto come una vittoria della comunità italiana e così vale per l'elezione di Angelo Rossi a sindaco di San Francisco nel 1931–44 e di Robert Maestri a sindaco di New Orleans (1936-46). A New York Generoso Pope da una parte e Vito Marcantonio dall'altra si contendono apertamente la leadership politica della comunità italiana. Sindaco di New York dal 1934 al 1945, Fiorello La Guardia è nipote per ramo materno del famoso rabbino italiano Samuel David Luzzatto.
Mentre alle donne in Italia il voto restava ancora precluso fino al 1946, Anne Brancato nel 1932 divenne la prima donna italoamericana eletta in un parlamento statale, quello della Pennsylvania.
Nel 1942 Charles Poletti fu il primo politico dichiaratamente italoamericano a ricoprire la carica di governatore, sia pure per un solo mese, di uno Stato dell'Unione, lo Stato di New York. Dopo di lui, dal 1983 al 1994 Mario Cuomo è governatore democratico dello Stato. Nel 1994 viene sconfitto da un altro uomo politico di origini italiane George Pataki, che restò in carica fino al 2008. Dal 2011 al 2021 il figlio di Mario Cuomo, Andrew Cuomo, presiede la carica di governatore dello Stato.
Altri Stati importanti hanno avuto o hanno tuttora come governatori dei politici italoamericani. John O. Pastore fu governatore del Rhode Island (1945-50), Foster J. Furcolo del Massachusetts (1957-61); Albert Rosellini dello Stato di Washington (1957-65), Michael DiSalle dell'Ohio (1959-63); Christopher Del Sesto del Rhode Island (1959-61); John A. Notte del Rhode Island (1961-63); John A. Volpe del Massachusetts (1961-63; 1965-69); Phillip W. Noel del Rhode Island (1973-77); Ella Grasso del Connecticut (1975-80) e James Florio del New Jersey (1990-94). John Baldacci è stato governatore del Maine dal 2003 al 2011 e Joe Manchin quello della Virginia Occidentale dal 2005 al 2010. Anche l'ex governatore repubblicano del New Jersey Chris Christie ha origini italiani da parte di madre.
Si amplia la lista dei sindaci italoamericani delle grandi città con Thomas D'Alesandro Jr. a Baltimora nel 1947-59; Vincent Impellitteri a New York nel 1950-53; Anthony Celebrezze a Cleveland nel 1953-62; Victor H. Schiro a New Orleans nel 1961-76; Joseph Alioto a San Francisco nel 1968-76; Frank Fasi a Honolulu nel 1969-81 e 1985-94; Frank Rizzo a Filadelfia nel 1972-80; George Moscone a San Francisco nel 1976-78; e Richard Caliguiri a Pittsburgh nel 1977-88.
John O. Pastore (D-R.I.) è il primo senatore italoamericano, dal 1950 al 1976.
Fino agli anni sessanta, gli italoamericani erano un buon bacino elettorale per il Partito Democratico statunitense. Più di recente, secondo un'indagine, una buona metà di loro vota per i Repubblicani.
La prima donna italoamericana ad essere eletta alla Camera è Ella Grasso (D-Conn.), dal 1970 al 1975.
Nel 1984 l'italo-americana Geraldine Ferraro divenne la prima donna statunitense ed essere candidata alla Vicepresidenza degli Stati Uniti.
Nel 1986 il presidente Ronald Reagan nominò Antonin Scalia, di tendenze conservatrici, come membro della Corte Suprema, primo giudice italoamericano a raggiungere i vertici del sistema costituzionale statunitense.
Dal 1994 al 2001 Rudolph Giuliani è il sindaco di New York, guadagnandosi notorietà internazionale per la coraggiosa gestione della crisi dell'11 settembre.
Nel 1995 Mary Landrieu (D-La.) diviene la prima donna italoamericana eletta al Senato.
Dal 2007 al 2011 la democratica Nancy Pelosi (nata D'Alesandro) è Speaker della Camera dei rappresentanti; è la prima italoamericana e in assoluto la prima donna a ricoprire questa carica nella storia del Parlamento statunitense.
Nel 2013 Bill De Blasio nipote di emigranti italiani viene eletto sindaco di New York, nello stesso anno viene eletto a Los Angeles Eric Garcetti, anch'egli di origini italiane; il suo bisnonno Massimo Garcetti, un giudice, emigrò dapprima in Messico e poi negli States.
La Italian American Congressional Delegation (IACD) del 113º Congresso statunitense include 5 senatori e 36 rappresentanti della Camera, i quali dichiarano le proprie origini italiane. Ne sono associati un centinaio di altri deputati da distretti dopo c'è una forte presenza italoamericana. La Delegation, presieduta dal democratico Bill Pascrell e dal repubblicano Pat Tiberi, funziona come punto di riferimento degli interessi della comunità italoamericana nei suoi rapporti con le istituzioni politiche statunitensi.[47]
Dal gennaio del 2019 l'italoamericano (il cognome della madre era Ruggiero, prima che suo nonno lo cambiasse in Rogers[18]) repubblicano Ron DeSantis, dopo essere diventato membro della Camera dai Rappresentanti dal 2013 al 218, diventa governatore dello stato della Florida.[19] Mentre nel febbraio del 2025 l'ex procuratrice generale della Florida di origini italoamericane[20] Pam Bondi diventa a tutti gli effetti Procuratore Generale degli Stati Uniti, la carica più alta mai raggiunta nel governo federale da un italoamericano.[21]
Religione
[modifica | modifica wikitesto]Gli italiani giunti negli Stati Uniti erano (e sono) in maggioranza cattolici, con significative minoranze protestanti (valdesi) ed ebraiche.
Il contributo del cattolicesimo italiano
[modifica | modifica wikitesto]I primi cattolici italiani presenti sul territorio degli Stati Uniti durante il periodo coloniale furono missionari al servizio della Spagna (Pedro Linares, Marco da Nizza, Eusebio Francesco Chini) o della Francia (Francesco Giuseppe Bressani).[48] Anche dopo che il nuovo Stato americano aprì le porte ai cattolici, l'impegno dei missionari italiani rimase rivolto alla conversione delle popolazioni native americane, specie nei vasti territori ancora inesplorati dell'Ovest e della California. Accanto all'impegno missionario cominciò a diffondersi anche quello educativo, specie da parte dei gesuiti e di altri ordini religiosi, volto alla creazione di scuole e college.
L'inizio a metà dell'Ottocento di una sempre più massiccia emigrazione dall'Italia cambiò radicalmente le priorità di impiego del clero italiano, la cui presenza si rendeva ora necessaria e urgente in primo luogo per la cura pastorale dei numerosi immigranti. Esemplare a questa proposito la vicenda di padre Pietro Bandini, giunto dapprima negli Stati Uniti come missionario tra i nativi americani e poi divenuto, al pari di Francesca Saverio Cabrini, uno dei simboli dell'impegno cattolico verso gli immigranti italiani.
Nella società americana a maggioranza protestante i cattolici italiani incontrarono una situazione per loro inedita di minoranza ma anche di libertà alla quale non erano in alcun modo preparati. Provenendo poi da regioni diverse e con tradizioni diverse essi ebbero molti problemi ad integrarsi sia con i cattolici già presenti in America (in maggioranza di origine irlandese) sia tra di loro (la separazione linguistica e culturale tra coloro che provenivano dal nord e quelli del Sud era particolarmente profonda). L'emigrazione di massa favorì la concentrazione di larghi gruppi omogenei, spesso provenienti dalla stessa regione e finanche dallo stesso paese, i quali tendevano a riprodurre nel nuovo mondo le proprie usanze e i propri costumi. Si assisté così a partire dalla seconda metà dell'Ottocento (e quindi in maniera crescente tra fine Ottocento e primo Novecento) alla formazione di parrocchie nazionali italiane guidate da sacerdoti e da alcuni ordini religiosi italiani, quali i francescani e i salesiani. Particolarmente significativa fu a questo riguardo la costituzione nel 1888 dell'Ordine dei Parti scalabriniani, il primo ordine religioso cattolico espressamente formatosi per la cura degli immigranti italiani, al quale fu affidata la cura di numerose parrocchie italiane negli Stati Uniti. I legami strettissimi che spesso si crearono tra la Chiesa cattolica e le comunità italoamericane fece sì che alcuni sacerdoti come Luigi Ligutti e Geno Baroni si distinguessero non solo per la loro opera pastorale ma anche come campioni dei diritti civili degli italoamericani.
L'esperienza delle parrocchie italiane è progressivamente declinata nel seconda dopoguerra a causa della perdita dell'identità linguistica e delle dinamiche demografiche che hanno portato alla quasi totale scomparsa dei tradizionali quartieri italiani dove un tempo si concentrava la popolazione italiana, ormai assimilatasi al resto della popolazione. Il radicamento tuttavia di alcune tradizioni e rituali distintivi, coltivati come un argine contro l'assimilazione alla società protestante statunitense, nonché la capacità di alcune parrocchie di farsi portavoce dell'identità nazionale italiana attraverso la creazione di centri culturali, han fatto sì che il fenomeno delle chiese italiane, pur ridottosi, non sia affatto scomparso. Anzi negli ultimi decenni si è assistito in molti casi ad un revival di interesse attorno a feste e sagre religiose italoamericane, capaci di attrarre migliaia di partecipanti ben al di là del numero dei membri della chiesa.
Numerosi sono gli italoamericani ad aver servito come vescovi in diocesi statunitensi. Si trattò dapprima di italiani emigrati in America, da Giuseppe (Joseph) Rosati, vescovo a St. Louis agli inizi dell'Ottocento, a Joseph Maria Pernicone, vescovo ausiliare a New York negli anni 1950. Francis John Mugavero fu il primo figlio di immigrati italiani a divenire vescovo ordinario, a Brooklyn, dal 1968 al 1990. Quattro vescovi italoamericani sono stati nominati cardinali: Joseph Louis Bernardin nel 1983, Anthony Joseph Bevilacqua nel 1991, Justin Francis Rigali nel 2003 e Daniel DiNardo nel 2007.
Chiese cattoliche italiane
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- Chiesa di Santa Maria Maddalena de' Pazzi (Filadelfia), (1852-2000). La parrocchia si era costituita nel 1852, prima parrocchia italiana degli Stati Uniti (soppressa nel 2000). La chiesa fu costruita nel 1891.
- Chiesa della Madonna di Pompei (New York). La parrocchia fu fondata nel 1859, la chiesa attuale fu inaugurata nel 1888.
- Chiesa di San Leonardo da Porto Maurizio (Boston), costruita nel 1885-99. La parrocchia si era costituita nel 1875.
- Chiesa di San Leone (Baltimora) (1881-). Fondata nel 1881 da padre Joseph Leo Andreis.
